l Piano solo e le favole dei golpe del ’60; del ’64 del ’70 e del ’74. Quinta parte

pag 14  ” su direttiva di Pacciardi il servizio segreto emargina  dall’ambiente militare i simpatizzanti di sinistra“. Falso :   nell’ambiente militare non c’erano simpatizzanti di sinistra,non allora, a meno che non si voglia alludere ai giovani di leva, che non venivano allontanati, ma sorvegliati.

I coscritti segnalati come comunisti, furono – in base alla circolare 300/R – ripartiti in A, B ;C cioè simpatizzante, iscritto, attivista. Questo lavoro capillare  fu svolto dalle stazioni dei carabinieri e non dal centri di controspionaggio, anche perché non era di spie che si trattava.

Il ministro Pacciardi, su direttiva del presidente Einaudi per conto del quale assunse la responsabilità politica ( art 90 della Costituzione), licenziò gli iscritti ed attivisti del PCI  che lavoravano nell’industria bellica  nazionale e segnatamente nei cantieri di Livorno e La Spezia.

pag 15 ” nel 1953, il ministero dell’interno insedia la commissione speciale per la lotta al comunismo” . Falso. Anche qui si cerca di togliere di mezzo Pacciardi.  Nel 1948 – dopo l’attentato a Togliatti – il governo crea la “commissione interministeriale per la difesa delle istituzioni repubblicane ” con presidente Randolfo  Pacciardi, ministro della difesa. L’informazione è rilevabile in ogni “navicella” (annuario parlamentare) dell’epoca, nella biografia del predetto. Questo comitato interministeriale ha preso tutte le decisioni che hanno condizionato la scelta occidentale dell’Italia.Di esso facevano parte anche il ministro dell’Interno e della giustizia.  E da quel’epoca che data il rapporto amichevole tra Pacciardi, Scelba e Gonella, durato una vita.

pag 22: La nomina di de Lorenzo. ” Il SIFAR è affidato a Giovanni de Lorenzo, su proposta del capo di Stato Maggiore  Giuseppe Mancinelli, avvallata dal ministro Taviani. ” lettura burocratica  dell’avvenimento. Come sappiamo, il de Lorenzo fu scelto dal  molto interventista Presidente Gronchi, capo della sinistra DC.

A pag 32 finalmente una verità: “ gli statunitensi perseguono equilibri più avanzati, anche per controbilanciare l’influenza gollista in Europa“. Vero, peccato che tutto il libro poi non ne parli. Questa è la chiave di lettura per cui gli USA, sabotarono , senza parere, ogni sforzo di riforma in Italia, giungendo a impedire la carriera politica sia di Pacciardi –  il padre dell’adesione dell’Italia al Patto Atlantico e membro del Board di Radio Free Europe – che di  Fanfani, energico riformista di area cattolica e neutralisteggiante. Si preferì favorire le carriere di  soggetti deboli o  ricattabili e dalla schiena non dritta.

La ricerca dei finanziamenti URSS del PCI. L’autore a pag 15 li definisce pudicamente “parte cospicua dei fondi illegali perviene infatti al PCI attraverso società di import export  con l’Europa Orientale”. anche qui Il Franzinelli ha perso una buona occasione per parlare. Se i soldi arrivavano attraverso le società, da dove originavano?

Il giornalista Sergio D’Angelo ( che ha “importato”  nel mondo libero il  capolavoro di Pasternak ” IL DOTTOR ZHIVAGO” )  ha testimoniato  – ed è vivo e vegeto a San Martino al Cimino –  che Eugenio Reale  che assieme a lui ed altri , tra cui il cassiere dei fondi neri del partito ,   abbandonarono il PCI per i fatti di Ungheria-  si offri per ben due volte di ragguagliare il governo Fanfani su questi finanziamenti segreti dall’URSS.

Fanfani, terzoforzista,   finse per ben due volte  di non sentire. Chissà se lo ha scritto nel  diario letto da F .

A pag 52 si parla di favori fatti a Carnelutti, raccomandato da Segni in relazione a un episodio di cronaca nera  noto come  il delitto Fenaroli .

Il SIFAR mise a disposizione  della Polizia  giudiziaria gli apparati di intercettazione ambientale che permisero di scoprire che  il giorno stesso dei funerali della signora Fenaroli, il marito, il ragionier Sacchi e il Raul  Ghiani, organizzarono un’orgia  con donnine nell’appartamento della defunta.

Da questa “prova”, non presentabile in giudizio, gli inquirenti trassero la convinzione di colpevolezza che – forse – indusse qualcuno a migliorare la qualità delle prove a disposizione. Altro che favorire il Carnelutti che era l’avvocato difensore!  De Lorenzo, molto probabilmente,  si era cautelato cautelato coprendosi  con un accenno al presidente. Non a caso lo chiamavano “l’ingegnere”.

A pag 59 F. cita due frasi tratte , a suo dire,  dal discorso di Pacciardi contro il governo di centro sinistra: della prima frase ” questo è un governo di avventura estremamente pericoloso per il paese” non ho trovato traccia nel discorso del 12 dicembre sulla fiducia al centro sinistra. La seconda frase  ” un’anima di Attila che tutto distrugge”, rivolta a Moro è deformata dall’estrapolazione.

Infatti, rivolto a Moro, Pacciardi prima  dimostrò che  quello aveva messo in crisi tutti i partiti democratici a partire dal proprio,  proseguendo :”  Vi ho seguito poi in questa vostra brillante  carriera parlamentare, e la vostra figura, che è mansueta, onesta, quasi mesta, non mi sarei mai aspettato nascondesse un’anima di Attila che tutto distrugge. Dove passate voi, non nasce più erba” il discorso è chiaramente riferito al fatto che Moro era riuscito a mettere in crisi tutti i partiti democratici.  L’autore lascia intendere che la frase era diretta all’azione di governo di Moro.

A riprova della corretta analisi politica condotta dall’oratore,,  alle elezioni successive la DC perse quasi un milione di voti e il PCI ne guadagnò uno.  Strano modo per isolarlo.

A pag 61 ancora  su Pacciardi : “ La stizzita reazione di Pacciardi, battitore libero contro il centro sinistra, è è un’ammissione di disfatta”: “l’organo ufficiale di uno stato estero, ha indotto, con una pressione scoperta, un gruppo di deputati che avevano già dichiarato che non avrebbero votato la fiducia al governo, a cambiare parere”

A parte che non vedo alcuna  stizza, cito testualmente dal resoconto parlamentare ” Vi è stata – dicevo – una scoperta pressione morale verso un gruppo numeroso di colleghi che avevano già dichiarato che non avrebbero votato la fiducia al governo. Invece, dopo la dichiarazione  o la intimazione del giornale ricordato, hanno cambiato parere e voteranno a favore del governo. E’ singolare che ciò avvenga  durante la prima esperienza  di un governo a partecipazione socialista.

Io penso però che questi gesti, questi interventi, avviliscono la dignità del governo, della Camera  e anche della Nazione libera e indipendente. Perciò , elevando la mia protesta, dichiaro di votare, come avevo annunciato, contro il governo.”

Citando la intera frase pronunziata da Pacciardi, si scopre che il “battitore libero” si era in realtà collegato con oltre cinquanta deputati DC ( da Scelba a Gonella, Scalfaro, Bettiol, Vedovato, Restivo, ecc) e nove deputati PSDI capitanati dal vice presidente della Camera Paolo Rossi e tre deputati del PRI per dare vita – votando contro il centro sinistra – a un partito nuovo  e di centro  forte di  sessantacinque deputati;  si scopre che l’intervento del parlamentare  non fu stizzoso e che Pacciardi non era un “battitore libero” allo stato brado. Solo a uno storico di Brescia legato alla curia e alla sinistra DC poteva venire in mente la parola “stizza”.  A me ricorda dignità.

Al ritrarsi dei DC,  l’onorevole Paolo Rossi ( PSDI) ribadì  a Pacciardi l’impegno d’onore suo e dei suoi otto parlamentari amici a votare contro ” se lo ritieni opportuno”, aggiunse.

Pacciardi capì il messaggio.   Riconobbe l’inutilità del sacrficio che i deputati restanti erano pronti a fare e li liberò dall’impegno. Decise  però che a futura memoria avrebbe votato lui solo contro il governo.

A Pag . 80,  Angiolillo viene definito direttore del  quotidiano romano ” Il Messaggero”, mentre , come ognun sa,   era l’editore-direttore de “Il Tempo”  di influenza molto, ma molto, minore.  Di estrema destra per tutta la legislatura, tranne nelle campagne elettorali, in cui esortava a votare DC, passando alla cassa.   Il direttore de “Il Messaggero” che veniva ricevuto al Quirinale dal Presidente Segni, era Mario  Missiroli.

Il colonnello  Renzo Rocca, contrariamente a quanto affermato dal F. , non era militare.  Non più dal 1946.

Aveva dato le dimissioni dall’Esercito  all’indomani del referendum monarchia-repubblica e se ne era andato in America in cerca di fortuna contando su un parente yankee.

il colonnello Rocca, Non era colonnello. Era un civile.

Dopo una sfortunata esperienza americana,  tornò in Italia e  grazie ai vecchi compagni di corso  fu ripescato nel SIFAR  dove  costituì una sezione REI ( Ricerche Economiche Industriali, che i maligni ribattezzarono presto ” Ritaglia E Incolla”) La REI ebbe sede a Palazzo Doria in via del Corso, al secondo piano.

A pag 127 si mette in bocca , durante un comizio in Puglia, al segretario dei centri di azione agraria  una frase  che dice a Pacciardi ” tu antifascista da sempre, hai abbracciato i militi della Repubblica Sociale in nome dell?italia Nuova”. La fonte – udite, udite – è  l’Espresso  in un articolo ” Alalà per Pacciardi” del giugno del 1964 !

Pacciardi l’appello alla concordia nazionale lo fece  nel discorso di inaugurazione della Repubblica, in Campidoglio nel giugno 1946. Non andrò più a leggere  le altre citazioni del libro, perché, ormai abbiamo capito che ognuno ha le sue antipatie e Pacciardi è quella di Franzinelli.

Limitiamoci a stabilire  il fatto che nessuna suocera dovrebbe  scrivere sul genero. Nemmeno se pagata.

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