Arriva il golpe de Lorenzo nella versione di Paolo Mieli e Mimmo Franzinelli. Perché ?

Il generale de Lorenzo: più che un golpe fu un baratto

Dalla fine delle ferie  a questa parte, è tornato di moda il Golpe. Ha iniziato Tina Anselmi, disseppellita da un giornalista, che ha confidato di essere stata officiata a quel delicato incarico dall’on  Leopoldo Elia ( DC) che le diede la linea guida da seguire: “tutto è cominciato nel 1964 ecc” Ha proseguito Paolo Mieli nel “Corriere della Sera” del 21 settembre, tallonato da Lino Jannuzzi il 23 sulla pagina dell’ambasciatore Sergio Romano. Benissimo, facciamo luce.

Se non si inquadra la situazione dell’epoca e non la si relaziona al presente,  non si capisce PERCHE’ una fasulla ‘ipotesi di “Colpo di Stato” . In realtà un’operazione di ordine pubblico progettata abbia tanto influito sulla politica italiana. Ecco cosa è successo e come.

Il 1960 segna la fine della ricostruzione  post bellica e l’inizio delle manovre di potere per il controllo della DC e del governo  da parte dei giovani DC allievi di Monsignor Montini.  Fanfani , Moro e compagnia, sono gli “eredi ” che, ucciso, nemmeno tanto ritualmente,  De Gasperi e liberatisi liberatisi della vecchia guardia dei popolari di Scelba, Pella, Piccioni ( scandalo Montesi)  e dei centristi ( Scalfaro, Bettiol, Lucifredi ecc) che rappresentavano l’ala moderata della DC, maggioritaria, iniziarono a contendersi il potere per avere il privilegio di realizzare gli ideali di giustizia sociale vaticinata dalla cultura cattolica  e neutralista di Dossetti e di Montini il quale,  aveva rapporti riservati col PCI fin dal tempo di guerra.

Gronchi vinse la prima “manche” facendosi eleggere Presidente della Repubblica  grazie ai voti dei partiti di sinistra,  usando come  trampolino la presidenza della Camera dei Deputati. Nel primo giorno del suo  settennato, fece comprare all’IRI una fabbrica di vernici di sua proprietà che vivacchiava alle pendici del Vesuvio ( citò il conflitto di interesse possibile) e ordinò di estromettere il capo del SIFAR Ettore Musco reo di aver redatto un memorandum che sconsigliava il candidato Gronchi in quanto non in linea con la politica atlantica  pietra miliare di tutti i politici italiani fin dalla fine della guerra. Burocrati e militari erano avvertiti:  Gronchi voleva comandare e non ammetteva repliche .

Giovanni Gronchi

Il Presidente,   ricordando un colonnello col monocolo che aveva diretto l’artiglieria in una manovra a fuoco in Puglia, lo fece nominare al posto di Musco. Al SIFAR de Lorenzo ebbe successo: due encomi scritti dal presidente della Repubblica per l’attività in Medio Oriente, Due missioni personalmente svolte dietro la cortina di ferro ( Ungheria),  un deciso potenziamento tecnologico grazie allo scambio tra fondi segreti e fondi del ministero ( di fatto un riciclaggio ante litteram) e la stroncatura decisa del terrorismo in Alto Adige .

La presidenza Gronchi fu azzoppata politicamente  dal fallimento delle sue ambizioni mediterranee ( offrì per otto volte la sua mediazione a Nasser durante la crisi di Suez) e dall’episodio Tambroni ( che gli alienò la sinistra) e da un episodio di Berlusconismo ante litteram per un incidente capitato a una signora – nota  attrice TV – con la quale il Presidente usava intrattenersi al Quirinale.  A pagare fu il giovane questore di Roma, Marzano, che vide la sua carriera stroncata  con un pretesto da cui Alberto Sordi trasse un film di successo( Il Vigile).

In quel periodo si respirava ancora l’aria della Ricostruzione: il mondo della finanza internazionale premiava la lira con “L’Oscar delle monete”. La nostra bilancia dei pagamenti era eccedentaria, L’emigrazione era in frenata, si era creata la Comunità Economica Europea e la comunità del carbone e dell’acciaio, eravamo entrati nel Patto Atlantico,  c ‘era lavoro  e speranza per tutti , la motorizzazione di massa era in pieno sviluppo, era arrivata la TV e , le Olimpiadi a Roma celebrarono  il ritorno all’occidente democratico dell’Italia repubblicana che si incamminava verso l’opulenza.

La nuova classe di governo, ansiosa di leggittimarsi con una politica sociale forte,  richiedeva mezzi di gran lunga superiori a quelli disponibili; Le grandi banche internazionali premevano per spingere l’Europa verso l’indebitamento e l’acquisizione dei socialisti all’area di governo – “per staccarli dal PCI ” fu la scusa – richiedeva una politica di deficit spending cui le nostre casse non erano aduse.

Inevitabile che chi aveva partecipato agli sforzi della Ricostruzione vedesse con preoccupazione l’arrivo dei nuovi, leggeri, governanti. Nacque l’espressione ” Assalto alla diligenza”

Di tutto questo, l’ex direttore del “Corriere della sera” si limita a ricordare l’episodio Tambroni ( vedi dopo) come esigenza di predisporre un ordine pubblico robusto. Falso.  Quel che mancò a Tambroni fu l’appoggio della Democrazia Crstiana in Parlamento e non gli bastò per sopravvivere, abbassare di venti lire il prezzo dello zucchero, come non bastò al ministro del tesoro Andreotti stanziare la cifra di rimborso spese di benzina ai tassisti a seguito della crisi di Suez del 1956 ( 54 mila lire a bimestre in pagamento anche oggi!).

Fernando Tambroni con un giovane Giulio Andreotti

Altro falso storico importante: Il ruolo della Confindustria è completamente ignorato, mentre consta che fu di assoluto rilievo, specie quello di Assolombarda.  Altra Omissione significativa:  per mostrarsi informato, l’articolo cita casi di omosessualità vere e presunte senza nessun accenno ai dossier dei  numerosi prelati ed a una serie di lettere compromettenti per il papa Pio XII, recuperate in Africa dal  colonnello Viggiani e che valsero a questo la nomina a successore di de Lorenzo alla guida del Sifar.

Veniamo al fatto vero e proprio. La descrizione della situazione “by Mieli & Franzinelli” mostra un  Antonio Segni in balia del generale de Lorenzo e delle sue veline( non nel senso di donnine leggere);un Merzagora che “inciuciava” per fare un governo minestrone con addirittura Luigi Longo titolare in pectore di un portafoglio ministeriale  e lascia intuire una congiura.

Congiura un corno. Segni era il capo della corrente dorotea che era maggioranza nella  DC  e agiva alla luce del sole.  Quando si seppe del “piano solo” , l’operazione fu definita “di alta ortodossia costituzionale” e non ci fu un solo costituzionalista che osò definirlo ” colpo di Stato”. E Luigi Longo non c’entra per nulla.de

La verità è che  le principali  teste pensanti dell’economia italiana – artefici del miracolo economico –  da  Menichella a Carli a Colombo a Merzagora,  Pacciardi, Maranini e altri costituzionalisti,vedevano con preoccupazione il deterioramento del Bilancio statale e de i  fondi pubblici indirizzati a cloroformizzare la pubblica opinione, I socialisti, i sindacati.  I più avvertiti tra i governanti iniziavano a sentire la necessità di  realizzare alcune parti della Costituzione rimaste inattuate ( diritto di sciopero) e ammodernare le parti che non avevano retto alla prova dei fatti ( irresponsabilità del Presidente della Repubblica e modalità di elezione dello stesso), anche per supplire al fallimento della legge maggioritaria proposta da De Gasperi e fieramente avversata dalle sinistre.

Trascorso “l’infortunio parlamentare” del settennato Gronchi ( ribattezzato “la Gazza di Pontedera”)  la maggioranza moderata riprese gradatamente il controllo del paese mentre le posizioni governative erano ancora in mano alla sinistra Dc che cercava una maggioranza nell’area della sinistra socialcomunista appoggiata dai fondi messi a disposizione da Enrico Mattei.

Inevitabile la tentazione di un nuovo “Governo del Presidente” in sostituzione dei governicchi ( altro neologismo d’epoca) che oscillavano dalla mancanza di voti del monocolore, alla paralisi programmatica quando entravano i socialisti.

La situazione economica  e politica  si deterioravano e  Antonio Segni, decise di intervenire. In quel periodo  De Lorenzo ed il Sifar entrarono in azione – su ordine di Fanfani –  prima per “convincere ” i socialisti e repubblicani riottosi all’apertura a sinistra,  poi per studiare le possibili reaioni del PCI alla chiusura a sinistra. Nota:  Strano che il PCI temesse la fine di un esperimento mirante a isolare i comunisti.

Esempi di corruzione a cura del Sifar su politici per “aprire a sinistra”:

Ai congressisti del PRI di Ravenna  1961- decisivo  ai fini della pronunzia suzll’apertura a sinistra – si presentarono un giornalista di quelli che ancora oggi navigano ” coi fondi dello Stato nei bassifondi dell politica” ( Lando Dell’Amico)  con una valigia contenente sessanta milioni di lire ( equivalente al costo di tre appartamenti nei quartieri alti di Roma) scortati dal maggiore dei CC Antonio Buono.

I Repubblicani avvertirono l’on Pacciardi che era a capo della corrente ostile  all'”apertura” e tesero una trappola ai due compari. Pacciardi pensò fossero fondi dell’ENI di Mattei e, ingenuamente  telefonò  all’on  La Malfa, suo antagonista nel partito, per protestare. Il Dell’amico e il carabiniere  non si presentarono più all’appuntamento dove  erano attesi dal questore di Bologna.  Mattei giurò su sua madre che i soldi non provenivano dall’Eni e la cosa finì lì fino a che  Aloia, per separare Pacciardi da de Lorenzo, presumo su istigazione di Andreotti , spifferò la cosa a Pacciardi che denunziò il fatto alla magistratura.

Randolfo Pacciardi

L’on La Malfa, interpellato dalla stampa quando  – a margine della vicenda de Lorenzo la storia di Ravenna divenne di pubblico dominio- rispose in perfetto stile mafioso: ” se si sono spesi 60 milioni per un congresso provinciale del PRI, chissà quanto si sarà speso per il congresso DC”.  La polemica cessò d’incanto.

Sulla vicenda giudiziaria sollevata dal Pacciardi, calò il sipario  con una lettera del Presidente del Consiglio dell’epoca  Emilio Colombo   che chiese la sospensione del processo ponendo il “segreto politico-militare”(!).  Il generale Aloia chiamato a testimoniare fu ammonito dal PM e considerato teste mendace non avendo confermato quanto detto all’on. Pacciardi in privato. La sua reticenza fu  premiata con la presidenza dei cantieri navali di Taranto.

Alcune  prove della corruttela  furono pubblicate dal generale  de Lorenzo a scopo di difesa e minaccia quando fu messo sotto inchiesta. Beneficiari degli assegni risultarono: Pietro Nenni e l’ on Pieraccini.

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L ‘elezione di Segni ( capo dei dorotei, altro che uomo debole ! fino a che ci fu lui i dorotei filarono uniti e compatti.) alla Presidenza della Repubblica  avviene proprio per mettere la parola fine all’esperimento di centro sinistra. I socialisti erano giudicati immaturi per governare, famelici, arruffoni  e il costo delle loro riforme insostenibile.

Notazione  falsa del Mieli: Il presidente Segni non ha mi mandato il generale de Lorenzo da Moro, che a casa Morlino stava negoziando  il nuovo governo, con la delegazione socialista. De Lorenzo ci andò di sua iniziativa e mise Moro al corrente dell’ordine ricevuto di rendere operativo il “piano solo”. Moro confabulò coi suoi interlocutori ( Nenni incluso) e poi tornò da de Lorenzo dicendo le testuali parole ” Generale, non ne faccia niente. Sapremo esserle grati”. Nel dicembre successivo de Lorenzo fu accontentato con la promozione a capo di Stato Maggiore dell’Esercito.  Ecco spiegato a Paolo Mieli perché Nenni Saragat e compagni votarono la promozione di de Lorenzo a capo dello Stato Maggiore dell’Esercito. Si era trattato di un baratto e non di una minaccia.

Il rapporto di de Lorenzo col sistema,  si incrinò  solo quando, giunto sulla poltrona di capo dello SME, scopri che Aloia, il predecessore che disprezzava perché notoriamente uomo mediocre, non onestissimo ( aveva esibito il testamento del nonno per giustificare un acquisto importante e il Sifar certificò che si trattava di ottocentomila lire soltanto), aveva impegnato tutti i fondi del triennio successivo. Incurante del fatto che le ingenti commesse avevano tutte un nome e cognome stampato in fronte, de Lorenzo annullò i contratti.

La lobby facente capo al potente gruppo industriale, dopo quindici mesi di tentativi di recupero, perse la pazienza e Scalfari attaccò frontalmente il duo Segni de Lorenzo per ottenere la testa di de Lorenzo. Un pò come ai giorni nostri, hanno attacato Tronchetti e Tavaroli, per avere la testa di Tavaroli. Un ricco senza intelligence, non fa paura a nessuno.

Scalfari nella sua autobiografia ” La sera andavamo a via Veneto”, scrive che se Agnelli gli avesse chiesto di smettere, lo avrebbe fatto. Peccato che non abbia scritto chi gli chiese di incominciare. Caduto de Lorenzo, il nuovo capo di Stato Maggiore, Vedovato, fratello di un deputato DC ( scandalo delle banane somale) riprese la rotta e  le cose tornarono a posto.

Altra balla indimostrabile: Paolo  Mieli / Franzinelli dice che il Colpo di Stato non si fece perché USA e Chiesa non erano d’accordo.

A riprova, nell’articolo del “Corriere della Sera” si cita un messaggio dell’ambasciata americana a Roma, senza fornire la data.  Chiunque abbia una minima dimestichezza con la politica di quel tempo sa che , quando nacque il centrosinistra ,1962, l’amasciatore USA (Frederik Reinhart) era in tutt’altre faccende affaccendato. Fu trovato dalla  in un’auto sull’Appia antica in intimo colloquio col suo autista. I rapporti politici di carattere strategico erano tenuti da altri, in altre sedi.

Quanto alla Chiesa,  la sua  posizione era chiara fin dal 1962 : con un trafiletto, l’Osservatore Romano scrisse che non avrebbe approvato la creazione di un secondo partito cattolico. L’inclinazione del governo non veniva contestata, si voleva l’unità e basta. Questo atteggiamento ostile verso l’esistenza di due partiti cattolici, affondò la scissione già in essere della componente Scelbiana ( 40 deputati tra cui Scalfaro, Bettiol ecc) più nove deputati PSDI capitanati dal vicepresidente della Camera Paolo Rossi e  tre repubblicani pacciardiani ( su sei in totale)  anch’essi ostili al centrosinistra. Degli oltre  cinquanta deputati che si erano impegnati a votare contro il centro sinistra, l’unico a farlo fu il solito Pacciardi.

I rapporti riservati con il Vaticano, inoltre, erano tenuti tramite Monsignor Cagna  di stanza a villa Ruffo. Fallita l’operazione Segni, mons Cagna fu assegnato alla sua  nuova sede  in Giappone. L’episodio delle lettere di Pio XII sarebbe bastato da solo, comunque ad ottenere via libera.

Last, not least: Segni, Merzagora, Pacciardi non erano gente che andava a chiedere il permesso agli americani. Semmai questi pellegrinaggi li fecero  Fanfani dal giovane e inesperto Kennedy a raccontare un sacco di frottole e  Aldo Moro, meno creduto, da Kissinger.

Anche a sinistra .  dell’esperimento Segni si sapeva  tutto. La Stampa di metà luglio 64  – cito il solo Panorama di Lamberto Sechi – nel numero di metà luglio ’64 dice testualmente nell’editoriale che  il mondo politico romano era  al corrente di una nuova soluzione politica alla quale “personalmente esprimeva contrarietà”.

Altro Balla: il Mieli fa un solo fascio dei Generali Gaspari, Beolchini e Manes ( quest’ultimo carabiniere), dicendo che essi” reagirono  a de Lorenzo segnalando a La Malfa e a Parri ecc.” Balle: in ordine di apparizione Gaspari  fu la persona indicata presumibilmente dal col Rocca ( che morirà suicida poco tempo dopo mentre apparteneva all’intelligence privata di Agnelli), come il più facile da far parlare per ragioni di personale rancore:  aspirava alla direzione del Sifar e la nomina di de Lorenzofrustrò le sue ambizioni legittime. Gaspari dirà poi  ai giudici che  il giornalista che lo intervistò ( Jannuzzi) “era ben orientato” cioè sapeva tutto e voleva solo un nome autorevole per l’intervista.

Il generale Beolchini era un  militare e un gentiluomo tutto di un pezzo. Fu incaricato di condurre una inchiesta formale sugli eventi dal Ministro ( Tremelloni). Il suo rapporto non fece sconti a nessuno, nemmeno al generale Manes che aveva raggioni di rancore personale  verso de Lorenzo per essere stato bistrattato quando questi passò al comando dei Carabinieri.

Altra ( mini)balla: “il consigliere del ministro” Andrea Lugo era inrealtà un consigliere di stato  e venne da de Lorenzo ad offrire il posto di Ambasciatore in Brasile, sapendo che il generale aveva , unico tratto in comune con Gaspari, un debole per le belle donne.

Altra balla/omissione: non si fa cenno dell’altro innesco che scatenò la bufera: l’inimicizia grave di Saragat  quando scoprì , grazie ad un ufficiale dei carabinieri che frequentava il figlio, che le pecche genitoriali e fraterne  gelosamente custodite nel segreto della famiglia, erano note ai CC nei più piccoli dettagli.  L’ufficiale spiegò l’arcano di come arrivare a conoscere i dossier: bastava chiedere ai comandi locali dei CC quali informazioni avessero inoltrato al Sifar, per riceverne copia.  Scoppiò un putiferio.   La pretesa di Saragat di far arrestare de Lorenzo, che si era limitato ad applicare un protocollo NATO, permise ai lobbisti di scatenare la bufera che costrinse de Lorenzo a rifugiarsi in Parlamento.

Giuseppe Saragat

Colmo dell’ingenuità politica, de Lorenzo chiese un seggio ai socialisti che considerava suoi beneficati. Ci volle del bello e del buono per dissuaderlo e le pressioni della moglie che tifava per i monarchici, lo convinsero a desistere.  Tutti i carabinieri  della circoscrizione Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con le famiglie  votarono compatti per lui. 18.000 preferenze nel partito monarchico.

Aveva preso un’arma con settemila biciclette e l’aveva dotata di tremila Giulie  comprate all’Alfa Romeo a parità di spesa.  Aveva ridato spirito di corpo ai CC abolendo l’uso della uniforme Kaki e rendendo obbligatoria quella nera. Nei due  anni  e passa del suo comando, nell’arma dei carabinieri ci furono ZERO deceduti per servizio. Non era mai successoprima  e non risuccesse mai più.

Viste le condizioni del partito  monarchico, dopo pochi mesi, il generale  se ne uscì sbattendo la porta. Gli altri pochi ( quattro?) deputati eletti  lo seguirono  nel MSI, altro posto in cui nessuno poteva dirgli di no. la prima unificazione della Destra la si deve  lui.

Perchè tante balle tutte in una volta ?

  • Alcune distorsioni mirano ad attenuare il ruolo del capo dello stato ( certo non per amicizia verso Segni . Mieli era un ragazzino).
  • La figura del “militare cattivo” de Lorenzo ne esce come quella di un democratico  a 24 carati. Non era ne l’uno ne l’altro. Era un ingegniere efficiente e corretto nell’amministrazione, disponibile a compromessi per giungere in vetta ( come tutti).
  • Un eventuale piano ” tipo solo”, mutatis mutandis ,viene presentato come depotenziato nelle sue valenze illegali ( quindi percorribile magari in miniatura?)
  • Se avesse voluto  il vero, gli sarebbe bastato pubblicare il rapporto del gen Beolchini, ma quello non si trova su Internet.
  • Crea degli “antenati democratici ” a generali di oggi eventualmente  desiderosi di trovare un precedente cui riferirsi.

Se Mieli lo ha fatto senza volere, allora non è tanto intelligente  e professionale come dicono i suoi estimatori.

con questa copertina dell'Espresso iniziava la campagna per destituire il capo dello Stato Maggiore dell'Esercito de Lorenzo. Non accadeva da Caporetto

In una prossima puntata riaffronteremo questi temi

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Commenti

  • Giacone Alessandro  Il ottobre 11, 2010 alle 11:50 pm

    Ho l’impressione che Lei non abbia letto il libro di Mimmo Franzinelli, ma solo l’articolo di Mieli, che riassume in malo modo le novità del libro.
    Non esiste una linea Mieli-Franzinelli: il primo è un giornalista, il secondo uno storico serio che lavora su documenti.
    Legga con attenzione il nuovo libro ed avrà le risposte a molte sue osservazioni (ad esempio, il fatto che Segni invio’ De Lorenzo a casa Morlino). Cordiali saluti,
    AG

    • antonio de martini  Il ottobre 29, 2010 alle 5:41 pm

      Caro prof.
      Adesso il libro l’ho letto almeno fino a pagina 127. TRoverà la recensione. Mi pare che lei abbia qualità estranee al soggetto. Lo lasci ai suoi rancori.
      saluti

  • Giacone Alessandro  Il ottobre 11, 2010 alle 11:53 pm

    Complemento al mio commento:
    Il libro di Franzinelli non scagiona Segni, anzi tende a sottolineare le sue responsabilità, mentre riabilita parzialmente De Lorenzo, che di certo non agi’ da “solo”.
    Ripeto: legga il libro e scoprirà molte cose nuove.

  • antonio de martini  Il ottobre 12, 2010 alle 11:47 am

    Il commento del sig Giacone – datato 11 ottobre – è giunto stamattina.
    E’ vero, non ho letto il libro e non lo leggerò. Ho commentato l’articolo di Mieli ( credevo lo storico fosse lui) reputando Franzinelli giornalista.
    Sono stato spettatore diretto di molti degli aspetti di quel periodo ed ho parlato, a lungo, con tutti i protagonisti.
    Ho raccontato quel che sapevo e non credo che il Franzinelli – che lei mi assicura essere uno scrupoloso storico abbia scritto cose importanti sfuggite all’occhiuto Mieli. Se mi manda il libro lo leggo volentieri.

  • antonio de martini  Il ottobre 12, 2010 alle 11:49 am

    Credo sia in corso una campagna assolutoria per de Lorenzo ( tanto è morto) in vista di incoraggiare altri a obbedir tacendo.

  • alessandrogiacone@hotmail.com  Il ottobre 12, 2010 alle 12:28 pm

    Beh, secondo me farebbe meglio a leggerlo prima di commentarlo, anche perché non basta conoscere le persone, ed anche i testimoni più sinceri tendono ad annacquare i propri ricordi (sono storico, so di cosa parlo). Mimmo Franzinelli, invece, ha potuto consultare gli archivi privati di De Lorenzo, di Manes, di Moro, di Taviani, di Nenni e l’immenso materiale (senza omissis) prodotto dalla Commissione Alessi (sono cinque volumi stampati dal Senato nel 90-91, sono pochi ad averli letti tutti).
    Soprattutto, nel libro troverà una trascrizione del testo del Piano Solo e la lista degli enucleandi: non penso che i suoi testimoni gliel’abbiano data…

    Nel suo articolo, Paolo Mieli si limita a dire che il “Piano Solo” non fu un vero e proprio colpo di stato (il che è vero), ma non rende assolutamente conto della ricchezza del libro. Quindi saranno venti euro ben spesi, se deciderà di comprarlo (io, ovviamente, ho solo la mia copia).

    Cordiali saluti
    AG

    • antoniochedice  Il ottobre 12, 2010 alle 2:16 pm

      Caro signor Giacone, Lei si qualifica come storico, ma elimina a priori le mie fonti senza conoscerle. Moro Taviani e Nenni erano, per dovere professionale interpretato con passione, dei bugiardi patologici. Esistono tre tipi di bugie: le balle, le grandi balle e le memorie autobiografiche. Sono certo che nelle carte private di Taviani non c’è traccia dell’ordine dato da lui di finanziare il MSI e in quelle di de Lorenzo non ha trovato l’autocertificazione dell’avvenuto pagamento. Nenni non parla dei finanziamenti avuti dal SIFAR e pubblicati in fotocopia dai giornali. Vero? Come può una persona seria credere a queste esercitazioni bibliografiche ? E’ rimasto ancora alla storiella del Golpe? De Lorenzo fu fatto fuori per aver eliminato una serie di contratti triennali di importanti forniture di materiale. Adesso lo si vuole riqualificare con motivazioni che mi piacerebbe conoscere. La lista degli “enucleandi” all’epoca fu pubblicata dai giornali e non ha alcuna rilevanza ai fini della nostra storia. Se proprio vuole una chicca, Pecchioli ebbe a dire che molti “clandestini” del PCI non vi figuravano e la lista era obsoleta ( ma non si è mai chiesto se fosse proprio quella vera). E anche questo non lo troverà nelle memorie di Pecchioli, se le ha scritte. Io mi tengo i venti euro e lei l’ammirazione per lo storico Franzinelli, al quale invidio solo la tenace sua amicizia.

      A de M

  • alessandrogiacone@hotmail.com  Il ottobre 12, 2010 alle 4:32 pm

    Gentile A de M,

    io non elimino nessuna delle sue fonti, né ho criticato gli elementi del suo blog (tra l’altro molto interessante), ma solo il suo commento su un libro che non ha letto.

    Mi dispiace rinviarla un’altra volta ad un’opera che lei non vuole comprare (cosa che è liberissimo di fare), perché tutte le cose di cui parla (i finanziamenti al PSI, un contributo personale del SIFAR a Saragat, i rapporti Taviani/De Lorenzo, le omissioni di Moro…) sono ampiamente documentate in questi archivi, e Franzinelli le tira fuori. Dimostrando tra l’altro che la disgrazia di De Lorenzo era, appunto, dovuta annullamento delle commesse militari di Aloja. Provi a rivolgersi alla sua biblioteca.

    E’ un peccato non si possa discutere serenamente su elementi fattuali di temi grande interesse, ma solo in base a partiti presi (questo articolo non mi piace/ quindi il libro è cattivo/ c’è quindi una volontà di revisionismo). Un’ultima annotazione: Pecchioli non ha scritto memorie, ma i suoi archivi sono disponibili dal 1° gennaio 2009.

    Cordiali saluti,
    Alessandro Giacone
    Università di Grenoble III(visto che ci tiene).

  • antonio de martini  Il ottobre 12, 2010 alle 5:02 pm

    Caro Sig Giacone,
    intanto grazie per essersi presentato. Mi ha convinto: comprerò il libro, ma, attento che poi lo recensirò….
    Nel mio pezzo ho chiarito che avevo letto la recensione di Mieli. Ne ho, forse frettolosamente, dedotto che fosse in sintonia con l’autore, visto che non c’erano critiche e che il modus operandi dell’abile Mieli è quello di fare quella che chiamo “la messa ortodossa” (io ti incenso a te e poi tu a me). Ieri sera ad esempio si è prodotto in un duo con Amato su la 7 che spero non si sia perso.

  • alessandrogiacone@hotmail.com  Il ottobre 12, 2010 alle 5:15 pm

    In questo caso, leggero’ con piacere la sua recensione.
    Concordo sulla sua opinione su Mieli, per quello ci tenevo a distinguere l’articolo dal libro.
    E quando parlavo di testimoni che annacquano i propri ricordi, mi riferivo alla mia esperienza personale e non alle sue fonti che, ovviamente, possono essere attendibili.
    A presto,AG

    • antoniochedice  Il ottobre 12, 2010 alle 6:16 pm

      Non si preoccupi, non ho la coda di paglia. Scrivo tra un impegno di lavoro e l’altro e sono spicciativo, ma non mordo che a ragion veduta. A presto A de M

  • Carlo Cadorna  Il ottobre 13, 2010 alle 6:44 pm

    Conosco molti degli episodi raccontati, e la ricostruzione è esatta come i giudizi.

  • antoniochedice  Il ottobre 13, 2010 alle 8:56 pm

    ti riferisci al libro o a me ?

    • Carlo Cadorna  Il ottobre 15, 2010 alle 2:07 pm

      A Te! E’ perfetto…per quello che ne so io…

      • antoniochedice  Il ottobre 15, 2010 alle 2:24 pm

        Ti ringrazio. Ho comprato il libro e lo recensirò a breve. Le prime tre cose che sono andato a leggere, sono errate. Spero meglio nel week end in cui leggerò sistematicamente. A de M

  • antoniochedice  Il agosto 2, 2013 alle 1:43 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    ARRIVA IL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA STAGIONE DEI GOLPE. ECCO QUELLO DI DE LORENZO CHE È STATO IL PRIMO E RESTA IL PIÙ SENSATO. SE L’AVESSERO FATTO, OGGI L’ITALIA AVREBBE UN MILIONE DI MILIARDI DI DEBITI IN MENO E PAOLO MIELI NON AVREBBE ROVINATO IL ” CORRIERE”.

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