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LE MULTINAZIONALI DELLA COMUNICAZIONE SONO IL FERRO DI LANCIA DELL’IMPERIALISMO SUI SINGOLI.

APPLE, TWITTER, MICROSOFT, FACEBOOK, AMAZON,SONO LE TAPPE ECONOMICHE DELL’ASSERVIMENTO PSICOLOGICO INDIVIDUALE

In questa videointervista fattami da Arnaldo Vitangeli, illustro le analogie tra le varie “Compagnie mercantili” ( delle Indie Orientali, del Massachusset, ecc) usate dai paesi del Nord Europa a partire del 1600 per prevalere sul commercio mediterraneo che era il centro mondiale dei traffici e terminale della via della seta.

Oggi che il Mediterraneo – grazie allo sviluppo industriale della Cina- é tornato ( effetto non calcolato dagli USA) al centro del Mondo, ricominciano impudentemente , con la pirateria e la guerra e mille altri pretesti ma con un solo obbiettivo: far tornare al centro del mondo del commercio planetario i porti del Nord e la ” comunità transatlantica”.

Egli dedica îl libro nel frontespizio con un brano di Leone Tolstoj che illustra il tutto con l’illustrazione della foto di destra e che é quanto mai opportuna la nazionalità del poeta in questi giorni di guerra mascherata da crociata.

LA GUERRA DELL’INFORMAZIONE IN OCCIDENTE E IN ORIENTE HANNO UN CREDO IN COMUNE.

TRA LA COMUNICAZIONE DI MASSA E L’INDIVIDUO, ORA C’E’ LA TRIBU’ E I SUOI CAPI. I GRANDI MEDIA USCIRANNO SCONFITTI.

DA LEGGERE:UNO DEI RARI TITOLI IMPORTANTI EDITI DALLA ERI, L’EDITRICE DELLA RAI TV. DOPO MEZZO SECOLO ANDREBBE RISTAMPATO DATA L’ATTUALITÀ’ PROVOCATA DALLA GUERRA UCRAINA E LA BELLA INTRODUZIONE DEL PROFESSOR FERRAROTTI.

Elihu KATZ insegnava sociologia alla Università di Chicago e Paul LAZERFELD alla Columbia, entrambi di origini europee e quest’ultimo considerato il miglior sociologo del suo tempo.

All’indomani dello sbarco di Normandia ( 5 giugno 1944) seimila soldati USA furono sottoposti a un questionario che sostanzialmente mirava ad appurare come mai un giovanotto dell’Oklahoma avesse affrontato ostacoli e pallottole per sbarcare su una spiaggia di cui nemmeno conosceva il nome. Indagavano sul mistero dell’obbedienza…

Le risposte, una volta codificate, lasciarono tutti di stucco.

Alla domanda ” chi te lo ha fatto fare”, le risposte non si rifacevano mai alle comunicazioni ufficiali: Niente crociata contro il nazismo, meno che mai lotta per la Democrazia o liberazione dell’Europa.

Nessuno che abbia citato il Presidente e nemmeno il generale Eisehnower.

Ogni singola risposta di ogni G.I: si rifaceva a una sorta di piccola tribù entro la quale il soldato ritrovava la sua vita e le sue sicurezze: ” ammiravo molto il mio capitano, lui ha detto avanti, ragazzi ! ed io ho obbedito”. Oppure :” il mio sergente é un uomo molto tosto; temevo , disobbedendo, che mi prendesse a calci davanti a tutti”. Meglio ancora: “negli ultimi mesi sono sempre stato assieme al mio compagno di branda, lanciatosi lui, l’ho seguito”: stava nascendo, dalla guerra, la “ teoria degli opinion leaders” che trovò la sua prima applicazione pratica nel campo della moda. Poi, a seguire, cinema, beni di consumo domestici e infine, affari pubblici.

La differenza tra la tribù del paleolitico e quella moderna é che, un tempo, il capo era l’opinion leader per ogni cosa: dalla caccia al cibo, agli accoppiamenti, alla medicina.

La tribù moderna si è parcellizzata: l’opinion leader dell’eleganza è Filippo, ma quello per gli investimenti è l’amico che lavora in banca, al quale mai ci sogneremmo di chiedere consigli per la salute…

Si constatò che il mondo intero è costituito da microentità di cento/centocinquanta persone , diverse per ogni ramo dello scibile che per le loro decisioni, scelte, acquisti, fanno riferimento a un ” capo” – detto ormai leader d’opinione- al cui parere si rimettono spesso fideisticamente.

Avviene anche in politica e , a maggior ragione, in tempi di guerre e/o calamità. Ma funziona?

Col tempo si è constatato che la situazione ideale si ha quando i mass media e gli opinion leaders remano nella stessa direzione, mentre, se queste due correnti di pensiero si contrastano – contro ogni previsione della vigilia- prevale l’avviso degli opinion leaders, anche se per esplicare al massimo la loro influenza serve molto più tempo. A livello planetario circa quindici anni.

Ecco che, alla luce dei recenti avvenimenti, prendono significato i toni isterici dei mass media che tendono a supplire con la quantità alla mancanza di credibilità. La narrativa dei mass media iniziata nel 2011, resisterà al massimo fino al 2026 per poi soccombere al crescendo critico dei capi tribù che la contrastano.

Il paradosso politico cui stiamo assistendo dal 1947 é che i due concorrenti alla leadership mondiale si sono scambiati più volte i ruoli: prima la Russia puntava sulla comunicazione di massa e gli Stati Uniti sugli opinion leaders. Ora si sta verificando il contrario: in molti casi: gli USA gestiscono l’86% ( Brezinsky dixit)della comunicazione mondiale mentre il blocco orientale punta sugli influencer ( nuovo termine) per indicare ipotetici capi tribù virtuali.

In pratica, ognuno finisce per non credere nelle scelte che ha fatto e dopo un certo periodo di tempo, tenta una nuova strada…

Già, adesso la sfida é se il capo tribù virtuale abbia la stessa influenza di uno reale. Facebook crede di si e punta tutto il suo sviluppo in questa direzione. Io credo di no ed è per questa ragione che ho ripreso a scrivere su questo blog. Credo negli individui, e non nella massa, credo nella realtà e non nel virtuale. Credo negli uomini e non nelle macchine. Compratevi il libro ( su amazon.it magari lo trovate ancora) , leggetelo e sappiatemi dire.

QUANTO VIVE UN POST SU FACEBOOK? POCO E MALE ED E’SGRADITO? CIAO !

la recente polemica – accompagnata da un blackout mondiale – accesa dalla testimonianza della ex product manager di Facebook FRANCES AUGEN mi ha messo una pulce nell’orecchio e mi sono messo in testa di valutare se fosse più utile postare un articolo su quella piattaforma – che viene sottoposta al controllo censorio di un computer e di alcune congreghe di finocchi-segnalatori, oppure di WordPress dove scrivo liberamente, su questo blog da anni.

Per aver fatto una inoffensiva battuta con un amico di Facebook, sono stato sospeso per tre giorni per via di una denunzia presentata da una associazione omosessuale presa sul serio da un algoritmo.

Ho fatto ” ricorso”, ma non ho avuto alcuna risposta, né riscontro. Dettagli.

Constato però, che sono cinque anni che questa piattaforma non mi comunica dati sui miei lettori ( cinque anni fa mi scrisse che avevo ottenuto quarantamila “like” poi più nulla); che a sicurezza dei dati stiamo come dimostrato dal blackout planetario durato quasi un giorno e se c’é un luogo divisivo e non inclusivo, questo é Facebook che ha , oltretutto la spocchia di un gallo cedrone e le petulanti pretese di eticità di un sacerdote di Minerva.

Per amore di comparazione, ho preso un articolo del http://www.corrieredellacollera.com a caso tra quelli scritti da me su WordPress.

La mia scelta é caduta sull’articolo ” LA PAGA DEL SOLDATO E I PROGRESSI DELLA TECNOLOGIA UCCIDONO I TOP GUN E RIVOLUZIONERANNO IL PENSIERO STRATEGICO” un titolo non particolarmente popolare pubblicato l’11 luglio 2013.

L’anno record é stato il 19 con oltre 4.000 lettori

Dal grafico WordPress ( statistiche) che quotidianamente aggiorna i numeri, vedo che l’articolo ha raggiunto i cinquantamila lettori, nessuno ha cercato di censurarmi e deciso al mio posto se mostrare o meno il post tra i ricordi per un giorno.ibertà di espressione,

Accanto alla testata – che é di mia proprietà- c’é segnato che i miei scritti sono stati visti da oltre un milione di persone , il 10% dei quali residenti negli USA e ho raccolto lettori , numerosi “Think Tank” di oltre novanta paesi sparsi tra l’Irlanda e la Cina, Arabia Saudita inclusa. Posso se voglio incassare una royalty sulle eventuali inserzioni pubblicitarie o chiedere di rimuoverle.

Per far conoscere notizie e i commenti che giudico utili ai lettori fb continuerò a ribloggare i miei “pezzi”, ma senza più scriverci appositamente.

Gli italiani un pò acculturati potrò trovarli più facilmente su Linkedin, dove le persone sono obbligate a pubblicare un curriculum e dove non trovo profili fasulli che insultano e inveiscono, gestiti dall’omogiovanotto pagato dal venditore di profilattici Matteo Salvini oppure mòniti pseudo etici di un algoritmo valido anche per il dialetto tibetano e che mi definisce ” hater”.

Da oggi i miei post li trovi su corrieredellacollera.com, LinkedIn e Twitter.

ERDOGAN, IL SULTANO CATTIVO. SEI COSE IMPORTANTI DA SAPERE PER CAPIRE. di Antonio de Martini

Stamattina, inconsolabile vedovo dell’IPad che mi ha lasciato non prematuramente, mi sono rivolto al notiziario televisivo che mi ha travolto con una incredibile dovizia di commenti mondiali su Erdogan, le sue elezioni, le prospettive democratiche della Turchia e le interviste a turchi e turche risiedenti da anni in Occidente.E’ stato scomodato persino l’OSCE, un tenue ombreggiato parcheggio per diplomatici a fine carriera.

L’eretico Trump che telefona per complimentarsi col tiranno, è stata la ciliegina sulla torta. Continua a leggere

SANGUE ROMAGNOLO, OVVERO L’ITALIA CHE MERITI.

Un brillante politico in ascesa, una giovane e bella militante del Pd, una relazione sentimentale finita con uno strascico di mail diffamatorie e cattiverie assortite sui social network.
Ci sono tutti gli ingredienti per una piccante storia di politica di provincia.
Ma in realtà quella che arriverà venerdì nell’aula del tribunale di Forlì è una storia di vera e propria violenza telematica, attuata attraverso il furto di password, la sostituzione di persona e l’intrusione nel profilo Facebook altrui.
Fin qui il Resto del Carlino io aggiungo:

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