ERDOGAN, IL SULTANO CATTIVO. SEI COSE IMPORTANTI DA SAPERE PER CAPIRE. di Antonio de Martini

Stamattina, inconsolabile vedovo dell’IPad che mi ha lasciato non prematuramente, mi sono rivolto al notiziario televisivo che mi ha travolto con una incredibile dovizia di commenti mondiali su Erdogan, le sue elezioni, le prospettive democratiche della Turchia e le interviste a turchi e turche risiedenti da anni in Occidente.E’ stato scomodato persino l’OSCE, un tenue ombreggiato parcheggio per diplomatici a fine carriera.

L’eretico Trump che telefona per complimentarsi col tiranno, è stata la ciliegina sulla torta.

Una piacevole giovanetta,( mi piace ricordarla così come mi intervistò anni fa su temi promozionali, msa adesso sarà madre di famiglia) Elisabetta Rosaspina , ha commentato per il “Corriere della sera” ed è la sola che ha usato l’intelligenza per descrivere il soggetto anche se poi credo ne abbia  frainteso le finalità.

E’ vero che Tajip Erdogan basa le sue carte sul trinomio ” Dio, Patria , Famiglia“, come del resto fece  l’inglese John Major col suo “back to basics” anni fa rimontando il vantaggio laburista in Gran Bretagna; è vero che il suo “benchmarck” è kemal Ataturk, ma non è vero che voglia distruggerne l’opera: vuole completarla e diventare anch’egli padre della patria, ma procediamo con ordine.

  1. ERDOGAN CONOSCE ED USA BENE LA DEMOCRAZIA. Infatti, negli anni novanta ha scalato il partito di Turgùt Ozal ( il professore scelto dalla giunta militare per raddrizzare l’economia del paese con un liberismo sfrenato) che divenne presidente della Repubblica e morì prematuramente. Proveniva da Konia il maggior centro teologico di Turchia, gradito agli USA.                                                                                      Divenne sindaco di Istanbul , la megalopoli del paese con all’epoca dieci milioni di abitanti. Non ebbe bisogno di brogli e governò molto bene ripulendo la città ( facile far invidia a Roma, ma fece invidia anche a Milano), rilanciando il turismo, curando il decoro urbano. Divenne inviso ai militari beccandosi una condanna a diciotto mesi per confessionalismo per aver citato i versi di un famoso poeta turco che diceva ” le nostre spade sono i versetti del Corano”. Una risposta a chi lamentava che il partito non poteva usare la forza. Invece di vederne l’aspetto pacificante, il generale Evren vide l’aspetto di violazione dell’obbligo di mischiare religione e politica.  La condanna non lo fermò, giunse al potere e divenne primo ministro. Non si può quindi dire che non conosce o non abbia praticato la democrazia. E’ di oggi la notizia che il Patriarcato ortodosso di Istanbul ha acquistato la terza chiesa piu vecchia del mondo a Bursa ( antica capitale) costruita nel 789 da Costantino Porfirogenito per 400.000 dollari. Se fossero tanto fanatici, non l’avrebbero permesso.
  2. L’ACCUSA DI ASPIRAZIONE ALLA TIRANNIA E’ STRUMENTALE. In effetti, dal 1960 ad oggi la Turchia ha subito tre colpi di Stato riusciti ( 1960, 1970, 1980) e un tentativo di ” golpe” abortito. La comunità internazionale ha sempre rapidamente riconosciuto i governi frutto dei colpi di stato militari e  – diciamolo a bassa voce- simpatizzato anche  con i putschisti del luglio scorso, avvalorando nei media di tutto il mondo che adesso gridano al dittatore, notizie di fuga di Erdogan, di richieste di asilo in Germania, di minacce alla base aerea NATO di Incirlik ecc.
  3. I PROBLEMI CON L’OCCIDENTE SONO INIZIATI CON LA CRISI DEL MAVI MARMARA , la nave turca in navigazione propagandistica verso Gaza che fu abbordata con la violenza dagli israeliani che per aver ragione dell’equipaggio armato di bastoni, ne uccise otto, sparando. Israele rifiutò di chiedere scusa e Erdogan ruppe il trattato di cooperazione militare che consentiva a Israele di addestrare i propri jet senza sorvolare territori arabi ostili.                                                                         Da allora, il “Don Giussani islamico” a nome Fetullah Gulen, capo di una sorta di massoneria  mussulmana  forte tra gli insegnanti, i magistrati e la polizia,  installato negli USA, ruppe col partito AKP di Erdogan e iniziò a fare la fronda.                A questa organizzazione è probabile sia attribuibile l’assoluzione in tribunale  dall’accusa di golpismo dei trecento ufficiali denunziati dal servizio segreto al governo.   A queste forze fecero capo gli studenti che organizzarono , tre primavere fa,una rivolta cui si associarono anche le altre opposizioni, ma che il premier riuscì a fermare. Insidiato da una confraternita più ” religiosa di lui” e alleata degli USA, Erdogan iniziò ad avere il complesso di Macbeth che, in qualche caso, lo ha portato ad eccedere.
  4. ERDOGAN AVREBBE SFRUTTATO LA POSIZIONE STRATEGICA DELLA TURCHIA PER RICATTARE L’EUROPA E LA NATO? Ogni paese benedetto o maledetto – a seconda dei casi – da una caratteristica risorsa naturale a valenza geopolitica ( petrolio, luogo strategico, risorse minerarie)  e, specie se non dispone di una potenza difensiva adeguata, è destinato a subire colpi della sorte. La Turchia ” debole” ha subito attacchi ininterrotti dal 1911 ( la prima fu l’Italia che le tolse la Libia) fino al 1923, anno in cui gli attacchi cessarono più per sfiancamento degli avversari( anglo-franco-greci)  che per propri meriti. Ammaestrata dall’esperienza, la Turchia si tenne fuori dal secondo conflitto mondiale ( cosa che io non cesso di proporre agli italiani) e nel dopo guerra aderì alla NATO contemporaneamente alla Grecia, vecchia nemica. Erdogan ha anche lui imparato dall’esperienza ed ha accettato subito di collaborare con il nuovo stato d’Israele e con gli alleati.  Mantenuta costantemente fuori dalla Comunità Economica Europea prima e dall’Unione Europea dopo, la Turchia ha offerto a Erdogan le seguenti opzioni geopolitiche: (i) guardare alle sue vecchie colonie arabe; (ii) costituire un altopiano turco iranico con l’Iran; (iii) guardare alla Russia, nemica secolare ( dodici guerre in 150 anni). Se ne deduce che la Turchia NON HA RICATTATO L’EUROPA o LA NATO, ma è stata illusa con l’apertura di un negoziato ultratrentennale che non vede mai la conclusione.
  5. LA TURCHIA E I PROFUGHI. Confinando con paesi molto difficili come l’Iran, l’Irak e La Siria, la Repubblica turca ha incamerato circa un milione di persone provenienti da questi paesi. Da est, invece non ci sono stati flussi di profughi, ma una emorragia costante dovuta alla comunanza di lingua ( non completa, ma esiste una affinità notevole) che porta naturalmente chi vuole avvicinarsi all’occidente a mirare alla Istanbul capitale morale dell’area. Fino a che non ha fatto comodo alla Germania nessun aiuto è stato dato alla Turchia in questo campo, benché sia uno dei paesi fondatori del Consiglio d’Europa e, anche dell’OSCE.
  6. PERCHÉ IL MONDO INTERO ADESSO E IN ALLARME, MENTRE I GOLPE A RIPETIZIONE  PER TRENTA ANNI NON HANNO ALLARMATO NESSUNO ? Semplice, anche in questo caso, della democrazia non importa nulla a nessuno, mentre del Mediterraneo, specie orientale, importa a tutti.                                                                                                                     Nell’area esistono alcune potenze medie che aspirano a un ruolo regionale egemone: Arabia Saudita, Iran, Egitto e Turchia.  Per un certo periodo Siria e Irak sono fuori gioco.                                                                                                                    L’Arabia Saudita non ha voce in capitolo per deficit demografico, L’Iran perché, appena tocca la palla, l’arbitro USA fischia una punizione.  Israele è inviso a tutti ( un po meno ai sauditi da qualche tempo) per poter svolgere un ruolo in tempo di pace.                                                                                                                                                                                          Restano in Lizza Egitto e Turchia entrambi con una demografia importante, Forze Armate ben addestrate, sunniti ( data la composizione dell’aera) ed entrambi con un grande fabbisogno energetico.  Al Sissi gioca la carta laica e Erdogan quella religiosa. Sissi gioca la carta araba che Erdogan non può giocare ( i turchi non sono arabi)  e quindi punta sull’Islam e mette in difficoltà gli egiziani che non possono più giocare la carta palestinese….   Tutte carte ” normali” per un gioco normale.  Ma ergersi a campione del nazionalismo turco  ( contro il globalismo); affermare l’interesse nazionale  snobbando il dominio incontrastato di chi influenza la pubblica opinione mondiale  ( che per intenderci vuole delegittimare la politica – quindi la democrazia- per  gestire il mondo senza seccature parlamentaristiche, ma a colpi di Amnesty, Transparency International, Moody, wikileaks, e Facebook e  tutte le altre organizzazioni finto-private che Tajip ha sconfitto a ridicolizzato in questi tre anni, è intollerabile.                                                                              Ed è insopportabile che abbia proclamato la vittoria elettorale, mentre le elezioni francesi, tedesche e italiane sono ormai garantite in mano a quaquaraquà grazie all’opera di delegittimazione della politica in quanto tale fatta dai media del mondo. Ha difeso la democrazia contro i militari amici dell’America, ha rifiutato di fare la guerra alla Siria per conto della C.I.A., adesso vuole ammodernare la Repubblica per renderla funzionale ai veloci tempi moderni. Se riesce verrà imitato da tutto il mediterraneo…                                                                                                                                                                                       Recep Tajip Erdogan  tutto questo,  se non lo sa , lo ha intuìto ed è per questo che evita di fare il superuomo sportivo  alla Obama e sotto il solito cappotto porta un giubbotto antiproiettile.

 

 

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Commenti

  • Carlo Cadorna  On aprile 19, 2017 at 7:10 pm

    Grande articolo, pieno di realismo!

  • mgargioni  On aprile 20, 2017 at 12:28 pm

    Grazie Antonio, lei è un faro nella notte della disinformazione.

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