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GUERRA DI SIRIA. AVVISO AGLI SPETTATORI: L’ATTACCO È RIMANDATO PER IMPRATICABILITÀ DEL CAMPO. di Antonio de Martini

La rottura ormai consumata tra governi e governati dell’occidente non potrebbe essere più netta di così: dopo sette giorni di intensissima indignazione mondiale a comando – con ogni tipo di media – per ” l’esecrabile infamia” attribuita a Bashar el Assad, le percentuali di cittadini contrari all’intervento militare punitivo in Siria non sono cambiate : negli Stati Uniti i contrari sono il 70% ( PEW research) e in Francia il 59% ( ifop).
I dati italiani e inglesi non sono stati divulgati.
L’assalto dei Presidenti-sceriffi al necessario consenso delle rispettive opinioni pubbliche è fallito.
L’opzione militare diventa politicamente impraticabile, oltre che strategicamente pericolosa, tatticamente inutile, umanamente crudele e giuridicamente precipitosa e infondata.

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SIRIA: NEL PIANIFICARE L’ATTACCO GLI USA NON HANNO TENUTO CONTO DEL PRECEDENTE DI SADDAM HUSSEIN 1991, MA NON POSSONO PRETENDERE CHE L’AVVERSARIO STIA FERMO. di Antonio de Martini

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Nel post precedente potete vedere la presentazione dell’attacco alla Siria ( pubblicato da FOREIGN POLITICS) pianificata dall’analista Chris Harmer, il primo pianificatore di questo genere di attacchi che consentono di colpire una serie di obiettivi senza essere colpiti, poiché le navi lanciamissili possono rimanere a oltre mille miglia di distanza dal territorio siriano e quindi fuori tiro rispetto alle armi in dotazione allo Stato Maggiore di Assad.

Se avrete la pazienza di scorrere le diapositive fino in fondo, vedrete anche le foto aeree delle basi da colpire e i singoli bersagli fissi.
Appunto, fissi. Vorrebbero bombardare a patto che il nemico non si muova.

In questi brillanti pianificatori, manca quello che nei processi di canonizzazione si chiama l’avvocato del diavolo.

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SIRIA: IL DIRITTO DI INTERVENTO SECONDO FRANCOIS HOLLANDE SI BASA SULLA SUPERIORITÀ MORALE E LA CONOSCENZA DEL MONDO ARABO. di Antonio de Martini

Sempre a caccia di diversivi dalla figuraccia fatta in Egitto, Barak Obama scavalcato a sinistra dal generale Colin Powell – segretario di Stato del presidente Bush – che proprio ieri lo pubblicamente ha invitato alla cautela e
a ” restarne fuori”, ha trovato un supporto in David Cameron ( ansioso di mostrarsi affiatato con gli USA visto che minaccia la UE a giorni alterni di andarsene) e Francois Hollande che a oltre un anno dalla elezione a Presidente, dopo aver mantenuto tre anodine promesse elettorali , sta perdendo quota con la regolarità di un metronomo.

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OBAMA VUOLE LA RIVINCITA E SCEGLIE DI COLPIRE LA SIRIA PER DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DALL’EGITTO E DAI NEGOZIATI ISRAELE-PALESTINA ( in bilico) E DALLA CONFERENZA RUSSO-AMERICANA SULLA SIRIA ( che non si farà) di Antonio de Martini

Ricapitolando in breve: la Libia è ormai fuori controllo; l’Egitto rappresenta un disastro di immagine equivalente alla invasione sovietica della Cecoslovacchia; la Siria è la Stalingrado di un Obama che si è incaponito a voler ascoltare i consigli di Francia e Turchia, sempre pronti a fare la guerra con la pelle degli altri.

Il governo siriano ha vinto la battaglia per sbloccare la via da Damasco verso la pianura libanese della Bekaa e tagliato i rifornimenti ai mercenari che fingono di essere ribelli.
Dalle stesse ammissioni americane distribuite via Reuters, anche i sobborghi di Homs e un sito fortificato ribelle presso Latakia ( in zona Alawita) è stato espugnato e ripulito.
Dal Libano ha ricevuto decisivi rinforzi dall’Hezbollah.

Erdoghan, il campione di democrazia al kebab, ha dovuto affrontare rivolte studentesche che lo hanno squalificato ed il ringalluzzimento dei militari turchi che si sentono tornati di moda da quanto è accaduto al Cairo. Da zero problemi alle frontiere è passato a zero amici alle frontiere.
L’Egitto ha scacciato Morsi, il presidente che aveva rotto le relazioni con la Siria e la Lega Araba ha chiarito che la Siria non è mai stata scacciata dal consesso, ma solo sospesa e la sua sedia è sempre li che la attende.

Gli scontri a fuoco tra i ribelli dell’Esercito Siriano Libero ( FSA) e i Jihadisti stranieri di Al Nusra, continuano.
I fondi del Katar se non sono già cessati del tutto, stanno estinguendosi.
La Commissione di inchiesta dell’ONU sull’uso di gas nervini chiesta dal governo Assad è giunta l’altro ieri a Damasco per investigare.

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STATI UNITI D’AMERICA. CENTO ANNI DI SOLITUDINE: DALL’ISOLAZIONISMO ALL’ISOLAMENTO POLITICO. di Antonio de Martini

La grande differenza tra gli Stati Uniti e l’Italia è che mentre la legittimità di governo italiana per ragioni geopolitiche non può prescindere dalla politica estera, quella statunitense – per ragioni storiche si basa unicamente sulla politica interna e anche se la storia degli USA è costellata di interventi esteri, questi hanno in se sempre una motivazione di politica interna e qualche volta vi sottende addirittura una mera logica elettorale.
Questo legame con le problematiche interne americane stanno sempre più portando gli Stati Uniti all’isolamento politico internazionale.

Se date un’occhiata alla storia degli interventi militari USA degli ultimi anni, ne calcolate diciassette.

Il primo intervento ( del nuovo periodo, perché dalla guerra di secessione in poi, ne contiamo tredicimila classificati in tre gruppi: overt, covert e clandestine) fu a Granada, una piccola isola caraibica identificata come un pericoloso focolaio comunista caraibico che era necessario debellare, anche a richiesta di una non più vista o sentita ” Associazione degli Stati dei Caraibi Orientali”.

I morti – 19 – furono a un dipresso le perdite subite durante una manovra del ” fuoco amico” in una tranquilla esercitazione nel Nevada.

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IN EGITTO IL PREMIO È SUEZ, NEL LEVANTE IL NUOVO GIACIMENTO, IN MEDIO ORIENTE L’ACCESSO DIRETTO DELLA CINA AL PETROLIO IRANIANO, PERCHÈ LO SCOPO FINALE È SEMPRE LA CINA E IL CONTROLLO DI UN POSSIBILE “REGIME CHANGE” CHE FA PAURA. di Antonio de Martini

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Riassumo e commento una stagione intera nota come “Primavera araba” ( non è stata ne l’una ne l’altra), ma in realtà parlo della Cina.

l’analisi é ripartita in capitoletti per agevolare la lettura.

L’EGITTO E SUEZ

Per lo Yemen ( Salah), la Tunisia ( Ben Ali), la Libia ( Gheddafi) la Siria ( Assad) l’argomento instaurazione della Democrazia agli inizi era difendibile. Difendibilissimo.
Si trattava di regimi polizieschi duri e di durata.
Per il povero Mohammed Mursi, eletto democraticamente appena un anno fa, gli USA dovranno trovare un’altra motivazione, dato che quella di impopolarità tende a sgretolarsi dopo le reazioni di piazza – ad onta dello stillicidio di morti e di arresti – a favore del prigioniero che minacciano addirittura di provocarne il ritorno.

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EGITTO: IL SISTEMA DI AIUTI ECONOMICI ALLA RADICE DI TUTTI I MALI DEL MEDITERRANEO. L’OBBIETTIVO È IL CANALE DI SUEZ. di Antonio de Martini

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La crisi politica, sociale, economica e istituzionale in cui l’Egitto è piombato a causa degli eventi provocati dal modo in cui il dipartimento di stato, diretto da Hillary Clinton ha gestito la successione a Hosni Mubarak, offre l’opportunità di una riflessione a tutti azimut sul rapporto tra questi due paesi tra loro e con noi.

Una recente indagine svolta tra i giovani americani ha appurato che il 63% di questi non ha saputo localizzare l’Irak sulla carta geografica e il 54% hanno ammesso di non sapere che il Sudan fosse un paese africano.

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TYSON GAY RECORDMAN DEL 100 METRI POSITIVO AL TEST ANTIDOPING. di Antonio de Martini

La notizia l’avrei lasciata affondare nel suo squallore, se non rappresentasse la metafora degli Stati Uniti di Barak Obama, altro meticcio spacciato per prodigio.
Il ” campione” sportivo , pizzicato, si è messo a piangere ed ha annunziato che non parteciperà ai mondiali che si terranno tra un mese. Vorrei vedere….

Il campione delle ” libertà civili “in una settimana ha dovuto ammettere di spiare il mondo intero ( cosa sempre addebitata al KGB); ha sponsorizzato un golpe in Egitto, ma insiste a non chiamarlo così sennò entra automaticamente in funzione il paragrafo 508 della legge USA che proibisce di dare aiuti a un regime golpista; continua a rifornire di armi e volontari pakistani la ribellione siriana; un suo figlio privilegiato lo ha ripudiato preferendo andare a vivere in Russia in una sala d’aspetto, dove si sente più libero.

Obama però continua a voler competere ai campionati del mondo della democrazia, come se non avesse orinato fuori dal vaso.
Il primo è un falso sportivo, il secondo un falso democratico.

GOLPE IN EGITTO: SPACCATURA NELLA N.A.T.O. ( TURCHIA) E NEL MEDITERRANEO ( TUNISIA). SI ANDRÀ AL G20 IN ORDINE SPARSO? di Antonio de Martini

I due Presidenti della Repubblica che hanno costruito le proprie fortune politiche sulla leva religiosa con l’elettorato meno avvertito, Moncef Marzouki ( Tunisia, semi moderato) e Recep Tajip Erdoghan ( Turchia, ultramoderato), sotto pressione dei propri eletti e alleati, sono stati costretti a stigmatizzare il colpo di Stato che ha defenestrato Mohammed Morsi..

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EGITTO : ARRIVANO I COLONNELLI MA LA CONFUSIONE È GENERALE. SPECIE IN AMERICA. di Antonio de Martini

Barak Obama deve iniziare a rammaricarsi di aver creduto alle storielle sull’Islam politico raccontate dal nonno keniota, David Petraeus e Leon Panetta.

Il governo americano ha dato ordine di evacuare tutto il personale non necessario dell’ambasciata e ha già trasferito in Marocco i 18 “borsisti” che seguivano corsi di perfezionamento in arabo.
Una svagata dichiarazione di Obama esprime preoccupazione e ricorda che ha i cordoni della borsa dei militari, ma non spiega che scelta faranno gli USA verso l’Egitto.
Evidentemente medita sugli inevitabili riflessi in Yemen, Libia, Tunisia ( dove l’opposizione agli islamisti già scalpita) , Siria, Giordania e Bahrein.
Tra la Democrazia e interesse nazionale cosa sceglierà?

Anche nel mondo arabo, le reazioni sono parecchio confuse: il nuovo sceicco del Katar, Tamim Ibn Hamad al Thani, che stava continuando a finanziare Morsi e la fratellanza ma era intenzionato a far loro abbassare i toni, tace imbarazzato in attesa di capire che faranno gli USA.
I Salafiti difendono Il Presidente destituito, imbarazzando gli americani per un gemellaggio sgradito.

Assad plaude al golpe e gongola assieme al re di Giordania nella constatazione che l’Islam politico sunnita non riesce a governare. Come faranno a imporgli adesso una soluzione “islamica” ?

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