IN EGITTO IL PREMIO È SUEZ, NEL LEVANTE IL NUOVO GIACIMENTO, IN MEDIO ORIENTE L’ACCESSO DIRETTO DELLA CINA AL PETROLIO IRANIANO, PERCHÈ LO SCOPO FINALE È SEMPRE LA CINA E IL CONTROLLO DI UN POSSIBILE “REGIME CHANGE” CHE FA PAURA. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera.com

Riassumo e commento una stagione intera nota come “Primavera araba” ( non è stata ne l’una ne l’altra), ma in realtà parlo della Cina.

l’analisi é ripartita in capitoletti per agevolare la lettura.

L’EGITTO E SUEZ

Per lo Yemen ( Salah), la Tunisia ( Ben Ali), la Libia ( Gheddafi) la Siria ( Assad) l’argomento instaurazione della Democrazia agli inizi era difendibile. Difendibilissimo.
Si trattava di regimi polizieschi duri e di durata.
Per il povero Mohammed Mursi, eletto democraticamente appena un anno fa, gli USA dovranno trovare un’altra motivazione, dato che quella di impopolarità tende a sgretolarsi dopo le reazioni di piazza – ad onta dello stillicidio di morti e di arresti – a favore del prigioniero che minacciano addirittura di provocarne il ritorno.

I fratelli mussulmani hanno mostrato intelligenza politica, isolando gli estremisti – sempre pronti a combattere con la pelle degli altri – e lanciando una campagna di protesta civile cui i militari non erano preparati.

I generali rispondono con alternando fucilate e ultimatum a cessare di manifestare, ma il piano
” democratico” di estromissione dal potere è sostanzialmente fallito al punto che gli USA hanno dovuto chiamare le cose col loro nome e sospendere gli aiuti militari ex art 508 della legge sugli aiuti USA.

Le notizie di stampa circa l’arresto di Mohammed Badie ( capo dei FM) e del suo vice si sono rivelate esagerate o false, come le voci ricorrenti di nomine importanti al solito el Baradei, ex direttore dell’Agenzia Atomica ancora in attesa di incassare il dividendo dei suoi anni di collaborazione con l’occidente.

Anche la seconda motivazione per l’intervento – . L’opposizione all’imposizione della Sharia – alla prova dei fatti, non può reggere poichè l’Irak è stato il primo, con la benedizione dell’occupante americano, a inserirla nella Costituzione e gli USA , ancora potenza occupante, non si opposero

Inoltre, lo stesso colpo di Stato – perché di questo si tratta – mostra con la sua riuscita che Morsi, morsi non ne aveva dati contentandosi di abbaiare.

Il gran Muftì di Al Ahram aveva emesso una fatwa ( parere avente forza di legge coranica) dichiarando islamicamente legittime le manifestazioni dell’opposizione e il Presidente Morsi aveva anche accettato lo scorso 1 maggio la costituzione del movimento TAMROD ( ribelle) – un cartello di partitini sconfitti alle elezioni – che aveva come unico scopo dichiarato la sua cacciata.

Inoltre i paesi in cui la Sharia ( legge islamica ispirata rigidamente al Corano) è da sempre in vigore fino alla demenza, sono proprio i principali alleati degli Stati Uniti: Arabia Saudita, Katar, Emirati Arabi Uniti.

È della scorsa settimana una sentenza a Dubai – ha fatto il giro del mondo – in cui una donna norvegese violentata ha preso 19 mesi di prigione per adulterio e uso di bevande alcoliche, mentre il violentatore ha avuto 13 mesi perché non aveva bevuto.

GLI USA: UN MISTO DI IDEALISMO E CUPIDIGIA

Gli Stati Uniti d’America, essendo da sempre una potenza commerciale come l’Inghilterra il cui impero stanno assorbendo , hanno in realtà tre obiettivi geoeconomici da raggiungere nell’area mediterranea e un obiettivo geopolitico nel quadro geostrategico della rivalità commerciale con la Cina, che è l’unico avversario di taglia mondiale.

Nella loro visione, la Cina deve essere il centro di produzione e gli USA il centro di vendita e distribuzione del mondo.

La strategia cinese, punta ad accettare transitoriamente questo ruolo subordinato , ma a investire tutte le sue risorse nella creazione di rotte marittime commerciali mondiali autonome e di autonomi approvvigionamenti energetici e di terre rare ( i nuovi minerali indispensabili alla industria elettronica e nucleare), non piace e insidia il benessere degli Stati Uniti e satelliti.

Si tratta di una rivalità a lungo termine che finora si è svolta in forma indiretta, per Stati interposti ( Giappone, Corea, Filippine, Taiwan, Tibet) ovunque.
Dagli abissi marini ( le risorse minerarie nelle forme di raccolta più interessanti sono sui fondi marini) alla corsa allo spazio; dall’elettronica al web, dall’Africa all’America Latina; dall’Asia all’Europa, non c’è attività umana che non veda queste due visioni del futuro incontrarsi, misurarsi, competere in un rapporto di odio amore e di reciproca aggressività /ammirazione.
La Cina mira al duopolio, gli stati Uniti no.

La strategia americana con tutti i paesi rivali è sempre stata disporre del rubinetto del petrolio o distruggerlo, ma mai lasciare crescere l’autonomia strategica di un avversario. In questo caso straordinario – non si era mai visto un impero ” risorgere” dopo secoli – stanno anche assicurandosi il controllo militare dei punti di passaggio marittimi essenziali:

Suez e il canale, lo stretto di Bab el Mandeb , la porta sud del mar rosso, dove hanno stanziato una squadra navale NATO a Gibuti, in funzione anti pirateria. Lo stretto di Hormuz , presidiato grazie alla crisi iraniana, di cui parleremo.

SIRIA E LEVIATHAN

È sufficiente andare a vedere i sondaggi in America per rendersi conto che la popolazione degli Stati Uniti osteggia in massima parte qualsiasi forma di intervento in Siria e il rapporto è di due a uno.
L’ultimo sondaggio è dell’11 luglio. È stato condotto dall’Universita del Connecticut e potete trovarlo su http://quinnipiac.edu/polling

Gli elettori americani 61% contro 27% affermano che ” non è nell’interesse nazionale che gli USA siano coinvolti in Siria” . La percentuale scende a un comunque ancora confortevole 59% contro 27% di fronte all’ipotesi di dare armi e rifornimenti ai ribelli Jihadisti, senza intervenire.

Ulteriori domande circa lo spedire droni e missili per colpire ” senza rischio di vite americane” riducono i margini a un 49% contro il 38. Ma la contrarietà persiste.

IL LIBANO E HEZBOLLAH

Paradossale è la messa fuori legge di Hezbollah in Libano da parte della Unione Europea: le stesse persone sono da considerarsi fuorilegge se sono armate, legali quando non lo sono.

La quasi totalità del libanesi circola armata ( basta assistere a un matrimonio per rendersene conto: invece di lanciare il riso, tutti sparano in aria in segno di giubilo).
Vanno disarmati solo alla toilette di casa e solo se non è in corso un attacco israeliano.
Si può ragionevolmente mettere fuori legge un partito che alle elezioni prende il 50% dei voti?
Perché non l’hanno fatto con l’Ira in Irlanda e coi Baschi in Spagna?

E che gli Hezbollah siano persone civili, è provato anche da un libro dell’americano Neil Mac Farquhar per sei anni corrispondente della Associated Press e cinque del New York Times ( “” L’ufficio stampa di Hezbollah, ti augura buon compleanno” UTET) che racconta tutta la sua meraviglia quando giunto in Libano, invece delle bombe minacciate dall’ambasciata USA, riceveva bigliettini di auguri per il compleanno e feste comandate, inviti a cocktail, tavole rotonde e proposte di interviste.
Hezbollah fa politica e le guerre cui ha partecipato, sono tutte guerre di difesa del proprio territorio.

L’IGNORANZA DELLA GEOPOLITICA

Tornando a bomba, passatemi la boutade, nel complesso tutta la politica estera di Barak Obama viene bocciata a 52 contro 40 e l’intera performance di Obama come Presidente viene bocciata con 48 contro il 44%. .
Non si tratta di antipatia: il 50% lo ritiene onesto e il 52% ritiene che abbia doti di leadership e che si preoccupi dei meno abbienti..
Al quinto anno, non è male.

La ragione per cui Barak Obama accetti di tenersi la zavorra della politica estera e continui a insistere in una politica errata e di insuccessi, non può essere spiegata semplicisticamente con oscure trame politiche , ma va forse ricercata nella disastrosa situazione economico-finanziaria degli Stati Uniti che gli impone scelte neocolonialiste senza scrupoli per sfuggire a un crack che non avrà le piccole dimensioni delle ultime cinque bolle ( internet, immobiliare ecc.) che pure hanno avuto strascichi tragici.

Lo scontro tra le due anime dell’America, una idealista e l’altra avida, produce la paralisi e la contraddittorietà decisionale che da alcuni viene interpretata come perfida e premeditata doppiezza.
Nel caso siriano, c’è stata una coincidenza di interessi tra idealismo e cupidigia che ha prodotto un mostro politico-militare, ma che a tratti lascia affiorare un minimo di realismo politico che non riesce mai a sopravvivere abbastanza a lungo da produrre un compromesso politico.
Della conferenza di pace a conduzione russo-americana che doveva tenersi prima a maggio, poi a giugno e infine ” entro luglio”, non riesce a mettere insieme ne una data, ne un elenco dei partecipanti e nemmeno un ordine del giorno.

Sono rimasto molto colpito da alcune contraddizioni, la più recente delle quali è l’aver spinto l’Europa a inserire Hezbollah ( più correttamente Hizb Allah) tra le organizzazioni terroriste, quando questo movimento politico è sceso in campo con la propria milizia a combattere gli Jihadisti di al Kaida eredi degli attaccanti delle due torri e gli stessi che l’America ha combattuto in Irak e combatté in Afganistan.
Quasi contemporaneamente, gli USA hanno tolto dall’elenco delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato la banda iraniana ( ex gioventù comunista del partito Tudeh) di Masoud Rajavi e consorte, i Mujahieddin Al Khalk , colpevole accertata di alcuni singoli omicidi di funzionari americani. ( vedere post del 13 marzo).

ANCHE L’IRAN È UN EQUIVOCO PARADOSSO

Anche spostando il baricentro dell’attenzione dalla Siria all’Iran e al golfo persico ( vds post di Tribertico di avant’ ieri) , l’impegno alla distruzione anche del regime iraniano ( oltre a quello siriano) appare sproporzionato allo effettivo sforzo e rischio che gli USA sembra siano disposti ad affrontare: l’allargamento della guerra a tutto il medio oriente.

La Russia potrebbe intervenire in caso di attacco alla Siria, ma interverrebbe certamente in caso di un attacco all’Iran che porterebbe gli USA
a ridosso dagli impreparati confini meridionali dell’impero e a un tiro di sasso dal petrolio del Caucaso.

Questo elemento di rischio mi ha aiutato a capire che la posta in gioco doveva essere ben più alta se gli USA se ne facevano carico.

Fin dai tempi della guerra di Libia ho sostenuto che il vero scontro geopolitico fosse tra Stati Uniti e Cina e che questi due colossi avrebbero combattuto ” fino all’ultimo africano e fino all’ultimo euro” ossia per interposta persona.

Mi rendo conto che si tratta di una ipotesi azzardata e basata unicamente sull’ostinazione nell’espugnare la Siria per castigare l’Iran con una incursione israeliana e disporre a proprio arbitrio del rubinetto persiano del Petrolio alla Cina, all’India e al Pakistan, ma in primis della Cina.

Non per distruggerla, anzi, ma per assicurarsi l’obbedienza della gallina dalle uova d’oro che si crede un gallo.

In fondo è il momento giusto.

La Cina rallenta la sua crescita da oltre sei mesi al 7,5% e il traguardo di compensare le mancate esportazioni – come da direttiva del Congresso del PC cinese- con la crescita del consumo interno, è sostanzialmente fallito.

Il numero delle rivolte locali, sempre più frequenti sta aumentando e la instabilità cinese mette in pericolo l’esistenza stessa degli Stati Uniti d’America, sia che si risolva in un crollo economico ( hanno in mano un terzo del debito USA e in titoli a breve) sia che l’impero di centro raggiunga vette di potenza militare/commerciale, troppo alte.

Gli STATI UNITI vogliono che tutto resti com’è in Cina oggi, ma il modello di crescita adottato nello scorso decennio, non è più sostenibile e col cambio di questo, la legittimità del PC cinese a governare il cambiamento è in crisi.
Per mantenere il controllo del paese, la governance cinese deve riuscire a mantenere un ritmo di crescita economica che trova sul suo cammino una serie di ostacoli esteri quasi impossibili a controllarsi:

a) la crisi economica in Europa ha ridotto l’export verso il vecchio continente.

b) la difesa anglofrancese dei propri interessi in Africa, anche manu militari, riduce anche quei mercati per la Cina.

c) la ripresina USA, buona per i sondaggi ma insufficiente a dar respiro al colosso cinese.

d) gli investimenti cinesi in America Latina – essenzialmente in campo energetico col Venezuela nella Orinoco Belt – sono ancora in fase iniziale.

Per gli ostacoli interni è quasi peggio:

a) Il sistema Hukou legislazione che impedisce ai contadini inurbati di usufruire dei servizi sociali e di fatto di acquistare case, impedisce lo sviluppo dell’edilizia e la formazione di capitali a supporto della crescita e dei consumi interni. ( mobili, elettrodomestici ecc).

b) l’assenza di un sistema di welfare costringe i cinesi a un risparmio forzato in vista di malattie o della vecchiaia non più sostenuta dalla famiglia a causa della legge del figlio unico..

c) altro esempio: la legge che esonera dal vincolo del figlio unico se si possiede una casa all’estero, ha provocato una miriade di investimenti in case all’estero con esodi che stanno diventando un fenomeno sociale ed economico importante.

d) i risparmi raccolti per far fronte agli imprevisti della vita e della vecchiaia non vanno nel sistema bancario o alimentano quello parallelo.

Insomma abbiamo quattro paradossi:

1) il sistema consumista occidentale ha creato la ricchezza della Cina che però non è in grado di applicarlo a se stessa.

2) il sistema comunista cinese potrà sopravvivere a patto di creare un sistema di welfare che ucciderebbe il successo economico cinese basato sul basso costo del lavoro

3) quasi tutti i provvedimenti legislativi a carattere sociale presi dalla casta degli ingegneri comunisti specializzati in produzioni industriali di massa, per migliorare la vita del popolo, sta producendo danni forse irreversibili alla cultura ed alla civiltà cinese favorendo l’emigrazione dei migliori.
4) Gli Stati Uniti, dopo aver trascorso 44 anni di lotta per distruggere il comunismo russo, si trovano a dipendere dalla stabilità di quello cinese.

LA CRISI IRANIANA

atteso che i due fornitori di tecnologia nucleare all’Iran sono la Germania e la Russia, agli Stati Uniti basterebbe porre la questione in termini ultimativi ai diretti interessati, piuttosto che promuovere nei servizi segreti alleati uffici anti-proliferazione che complicano la vita a tutti gli interessati ( fornitori e clienti) per inventare pretesti utili a costituire un casus belli valido per una rappresaglia preventiva israeliana.

Lo scopo ultimo degli USA è ottenere il controllo diretto dei rifornimenti di petrolio e gas alla Cina, perché, fermo restando che hanno interesse a che questa si sviluppi economicamente, ma non autonomamente, non possono permettersi e non vogliono che abbia uno sviluppo militare o economico in armonia con altri.

Le rotte marittime sono sotto sorveglianza e possono essere interrotte ad horas, mentre i due pipeline che la Cina sta finanziando partono dall’Iran e dal Kazakistan e devono essere interrotti o ritardati o acquistati..

Da questa un po’ confusa descrizione dei problemi sul tavolo strategico del Presidente americano, appare evidente che nel prossimo futuro, Suez verrà presidiata militarmente.
Già il Keasarge è uscito dal Mediterraneo con a bordo un battaglione molto rinforzato di Marines ed ora fa la spola, da oltre due mesi, tra Eilat e Suez, pronto a intervenire in Egitto o in Yemen, oppure a Bab el Mandeb o a Hormuz ( appoggiato dalla Nimitz) per dare credibilità alla minaccia.

Tecniche di guerra psicologica che Cinesi, Persiani e Assiri applicavano qualche migliaio di anni fa nei rispettivi imperi, ma sapevano farsi obbedire.

COSA È MANCATO AGLI USA

1)intanto è mancato il tempo per una vera valutazione del “POMED” piano per la Democrazia nel Medio Oriente, messo a punto da un certo McInerney. Era forse un ” contingency plan” come altri, messo precipitosamente in funzione da uno staff inadeguato di una immatura Hillary Clinton alla notizia di una sollevazione in Tunisia provocata dall’auto sacrificio di un ambulante.
L’area MENA era una polveriera fin dalle rivolte della fame del 2007/8 e il contagio era nell’aria.
Si preferì una fuga in avanti, come – forse per reazione – si sottovalutò l’attacco “all’ambasciata” di Bengasi.

2) la mancata coesione degli alleati principali degli USA : Israele e la Turchia. Prima ( 30 maggio 2010) l’incidente del Mavi Marmara il battello arrembato dalla guardia costiera israeliana che provocò otto morti turchi.
La mentalità da bulli levantini dei due premier coinvolti, ha fatto il resto.
Una pacificazione maldestra inasprì la situazione. I cieli turchi interdetti agli israeliani e la convenzione militare con Cipro in funzione antiturca, Il rapporto privilegiato tra Israeliani e Kurdi ( in guerra da un quarto di secolo coi turchi, ha disarticolato il coordinamento della guerra contro la Siria.
3) la sottovalutazione americana della coesione del regime Alawita che ha saputo coalizzare e coordinare tutte le minoranze religiose ed una grossa parte della maggioranza sunnita attorno a un progetto di unità e indipendenza nazionale che ha avuto la meglio contro la solita armata Brancaleone di mercenari salafisti venuti dall’estero. La Siria era un impero diciotto secoli prima dell’avvento dell’Islam e il laicismo Baathista finora ha retto alla prova dello scontro col fanatismo religioso islamico.

4) L’atteggiamento USA di aperta aggressività verso la Cina e il banco di prova iraniano stanno riuscendo a saldare nuovamente russi e cinesi che il binomio Nixon -Kissinger era riuscito a dividere creando le premesse di un trentennio di prosperità. L’aver mischiato – pressati dagli eventi –  il dossier cinese e quello mediorientale è stato un errore  della equipe presidenziale di Bush jr. che rischia di avere conseguenze nel tempo.

L’America ha sostenuto per anni Il principio democratico prima per l’Irak e poi per la Siria che una minoranza del non può governare su una maggioranza di persone di diverso orientamento religioso.
Ci vorranno anni, ma il paragone di un mondo globalizzato con sette miliardi e mezzo di persone governate da una minoranza di 450 ( forse) milioni di protestanti ( 13%? Fate il conto voi) ha iniziato il suo cammino.
Chissà se qualcuno dei cretini che ha lanciato questo macigno contro uno stato mosaico, piccolo ma coeso, sarà ancora vivo quando il problema lambirà gli Stati Uniti, grande stato mosaico policromo e non sufficientemente coeso.
Mi piacerebbe vederlo.

Annunci
I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Commenti

  • ray.issa  Il luglio 27, 2013 alle 8:26 am

    Sempre piu convinto che la tua analisi della situazione nel medio oriente e quasi perfetta manca solo secondo me la politica in israele con i paesi arabi

    • antoniochedice  Il luglio 27, 2013 alle 9:25 am

      Contrariamente a quel che pensa la maggior parte della gente, ritengo che non esista una politica autonoma di Israele, se non nella vulgata ad uso delle collette della diaspora.

      Israele ha funzione di testa di ponte permanente nella penisola arabica ( funzione che la tecnologia tende a superare, ma ancora necessaria) e a volte viene premiato con un giorno di libertà o con un certo grado di tolleranza verso alcune ” fissazioni” che gli americani non capiscono.

      Gli USA hanno verso gli israeliani lo stesso atteggiamento che avevano verso gli scout indiani nel west: utili per interpretare segnali per loro indecifrabili, ma con il vizio di volere degli scalpi da appendere alla cintura e la virtù di accollar si compiti che potrebbero suscitare istinti di vendetta ( ultimo caso noto: stuxnet) .

      Una volta descritta la strategia americana, descritto tutto. A un détail près.

  • ray.issa  Il luglio 27, 2013 alle 2:51 pm

    Non e stato creato lo stato di Israele con questo intento e l’america e obbligata di farlo sopravvivere per la sua propria sopravvivenza.Non so chi usa l’altro tra gli USA ed Israele?

    • antoniochedice  Il luglio 27, 2013 alle 3:29 pm

      Esiste la legenda che la ” lobby ebraica” condiziona le elezioni presidenziali americane. Certo, fa del suo meglio come altre organizzazioni, ma Barak Obama e la sua rielezione hanno dimostrato che è, appunto, una legenda.
      L’America mantiene a piè di lista le forze armate di Tsahal ( tre miliardi di dollari annui base, più sostegni logistici e donazioni straordinarie) .
      Inoltre il governo USA consente ed agevola le donazioni dagli Stati Uniti verso Israele.
      Senza questi apporti, Israele sarebbe in difficoltà economica seria.
      Tra i donatori la stragrande maggioranza è di religione ebraica e molti cittadini americani hanno il doppio passaporto o fanno addirittura la spola tra i due paesi.
      Ma quando il governo di Israele ha cercato di boicottare la ricandidatura di Obama, pochi o nessuno hanno seguito.
      Quando Israele ha ripetutamente chiesto di graziare Johnathan Pollard , condannato a vita per spionaggio, gli USA hanno risposto picche.
      la volta scorsa in cui Netanyahu fu primo ministro ( e gli USA si accorsero che gli mancava una rotella) ne ottennero la sostituzione in forma abbastanza palese.
      Israele non è nato per questo, ma vive grazie a questo e lo sa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: