GOLPE IN EGITTO: SPACCATURA NELLA N.A.T.O. ( TURCHIA) E NEL MEDITERRANEO ( TUNISIA). SI ANDRÀ AL G20 IN ORDINE SPARSO? di Antonio de Martini

I due Presidenti della Repubblica che hanno costruito le proprie fortune politiche sulla leva religiosa con l’elettorato meno avvertito, Moncef Marzouki ( Tunisia, semi moderato) e Recep Tajip Erdoghan ( Turchia, ultramoderato), sotto pressione dei propri eletti e alleati, sono stati costretti a stigmatizzare il colpo di Stato che ha defenestrato Mohammed Morsi..

In tutto il mediterraneo, Italia inclusa, guai a toccare la moglie o il collegio elettorale a un politico.
Magari trascurano l’una e l’altro, ma guai a proporre un cambiamento dello statu quo.
La democrazia , specie mediterranea, presuppone un ipocrita sistematico inganno degli elettori e una doppia morale.
Anche da noi in Italia, la dirigenza PDL che difende i valori della famiglia è nella quasi totalità al secondo o terzo matrimonio – se etero- ostenta patriottismo di facciata e chiede alla moglie di ” impegnarsi nel sociale”, mentre pagano la colf in nero.

Il PD , partito dei ” lavoratori precari e delle donne “che predica il pauperismo, è infarcito di Banchieri, usurai e industriali ( da Calearo a De Benedetti a Colaninno , a Della Valle) e
trombano – elettoralmente si intende – la Bindi, la Turco, la Finocchiaro , la Concia, la Binetti alla prima occasione utile.

Nel sud mediterraneo, è lo stesso, solo che pregano in Moschea e obbligano la moglie e le figlie a mettere il velo per conservare il seggio. Anche loro sono monoteisti, nel senso che tutti adorano il dio denaro.

Per conservare il potere, ecco che la ” convinta adesione alla democrazia occidentale” va a farsi benedire e , nel caso di Erdoghan , si ignorano anche le più elementari norme di prudenza internazionali.
Riunione di gabinetto d’emergenza in Turchia e condanna ufficiale per l’estromissione del Presidente Egiziano che assume tutte le virtù del caro estinto.
I quattrocento militari processati e condannati per un golpe mai avvenuto, passano in cavalleria.
Il tunisino, ormai ambiguamente compromesso nella repressione dei Jihadisti di casa propria e dei “volontari” in Siria e impacciato da un governo di coalizione, si limita ad una dichiarazione di condanna ferma e decisa e trema all’idea che qualcuno possa dare ascolto all’appello golpista dell’opposizione.
C’è rischio che – per legittima difesa – torni alla Jihad.

Obama, in crisi con l’ipocrisia della Unione Europea che gli rimprovera l’utilizzo a fini di spionaggio di una vecchia tecnologia ( che stanno vendendo alla nostra Agenzia delle Entrate) ;
in crisi con la N.A.T.O. per l’ipocrisia turca su Morsi, quando difende la propria gestione dell’elettorato;
in crisi per l’ipocrisia yankee che vorrebbe tutti superdemocratici pentecostali,
deve affrontare anche quel fiorellino di virtù di Putin che gli rimprovera sornione azioni spionistiche ( spionaggio UE, Chris Stevens, Christofer Fogle) di vario conio e predica la moderazione e la pace in Siria, godendosi la vittoria dell’Azerbaigian che ha convinto ad adottare il gasodotto southstream.

Con questa serie di mosche moleste, il Presidente americano si prepara al vertice a due che si terrà in quel di San Pietroburgo, a margine del G20 del tre settembre, prima grande prova del nuovo mandato. Si parlerà di Euromissili , di Cina e di una nuova Yalta.
Putin si presenterà in posizione vantaggiosa e quindi sarà quello che più avrà da perdere da un nulla di fatto.

Barak Obama arriva al G20 con gli alleati N.A.T.O. divisi e fiaccati dalla crisi economica, insicuro dei propri partners insidiati e spiati , a loro volta assaltati dalle sue banche e timorosi di nuove incursioni nei loro affari interni e nuove rivelazioni. Forse senza neppure la conclusione del negoziato commerciale con l’Unione Europea o la conferenza internazionale sulla Siria, incapace di portare i Talebani al tavolo delle trattative.

Sembra una replica della brutta figura del primo vertice di Vienna tra Kennedy e Krusciov, ma JFK , all’epoca, era un novizio….
Intanto a Suez come a Bouhair i partigiani di Morsi , in armi, inalberano la bandiera di al Kaida , ponendo una ipoteca sull’arteria femorale dell’Europa.
Una primavera araba da dimenticare?

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Commenti

  • ray.issa  Il luglio 5, 2013 alle 7:29 am

    Bravo l’unico che sa leggere ed analizzare la politica estera in medio oriente ;l’ipocrisia e generalizzata in occidente

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