Archivi delle etichette: Barak Obama

LE CONSEGUENZE DEL RITIRO DALL’AFGANISTAN PER IL CONTROLLO DELL’AREA. di Antonio de Martini

Da giovanotto ho avuto modo di assistere a una colazione cui partecipava il figlio dell’ex premier iraniano Mossadeq defenestrato nel 1953.
Ficcanaso di natura, gli chiesi come mai avessero deciso di sfidare la allora importante potenza imperiale inglese, nazionalizzando il petrolio iraniano sperando di farla franca.
La sua risposta ha incatenato per sempre nella mia memoria gli accadimenti del Levante con quelli del Medio Oriente che avevo sempre immaginato separati: qui il regno di Lawrence, li quello di Kipling.

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TURCHIA. IN CERCA DI UN NUOVO ATATURK PER RESTARE IN EUROPA. di Antonio de Martini

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Abituati ormai a vedere i paesi del sud mediterraneo ad andare in crisi uno alla volta, siamo rimasti interdetti nel vedere la Turchia in preda alla febbre politica mentre la crisi siriana è ancora in corso.
C’è chi ha esplicitato la domanda che tutti abbiamo sulla punta della lingua; la solita domanda paranoica: chi c’è dietro?
Tutti e nessuno. Vinceranno i contestatori? No, ma hanno innescato un processo di emarginazione delle tesi islamizzanti piu ipocrite, fatte di piccole rivincite rituali, di limitazioni al bere, di sottomissione femminile spacciata per virtù. Ora che I Turchia Hannover Imperatori a ribellarsi, nulla sarà come prima.

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MEDIO ORIENTE: STATO DELL’ARTE DELLA GUERRA DI SIRIA. LE OPZIONI DI OBAMA E I REQUISITI PER LA VITTORIA NON COMBACIANO. di Antonio de Martini

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Le tre condizioni per la vittoria dei ribelli siriani contro Assad sono:
a) unità delle opposizioni
b) disporre di un ” santuario” ( paese vicino in cui rifugiarsi e da dove ricevere rifornimenti).
c) un atteggiamento deciso da parte dell’occidente.

PRIMO: nessuna unità delle opposizioni

Esistono l’opposizione politica interna e quella in esilio, l’opposizione armata interna e quella alle frontiere turca e giordana; l’opposizione laica e quella salafita e quella takfirita, tutte in perenne contrasto tra loro.

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LA STRATEGIA POLITICA E ECONOMICA AMERICANA IN QUESTO NUOVO SCORCIO DI SECOLO È PRECISA E IMPLACABILE. CHI PUÒ FERMARLA È… di Antonio de Martini

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Come la morte di Stalin nel 1953 diede uno stop allo sviluppo del processo di integrazione europea, così la morte dell’URSS nel 1991 ha dato un colpo mortale all’interesse degli europei verso il potenziamento della N.A.T.O.

Questo fatto non inaspettato ha innescato negli Stati Uniti una fase di pensiero strategico iniziata col concetto di New World Order lanciato dal Presidente George Bush senior nello stesso anno 1991 ( prima guerra irakena) e un ulteriore sviluppo pratico nell’attacco all’Irak nel 2003 ( seconda guerra irakena) in cui si ebbe conferma che in assenza di un Grande Nemico una coalizione militare difensiva ha maggiori difficoltà a tenere assieme i partners e che più ci si allontanava dalla data della scomparsa dell’URSS, più le coalizioni a guida USA diventavano incerte con adesioni simboliche quando non addirittura ambigue.

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SIRIA:ECCO IL PIANO DI ACCORDO DEI RIBELLI. ( da Lookout) SEMBRA UN PIANO DI GUERRA FATTO MALE. di Antonio de Martini

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Il famoso Mouaz Al Khatib, già impiegato di una società di software telecom in Texas specializzata nella clientela rurale, ha presentato la sua bozza di accordo di pace.

Dal testo, si deduce che

a) lo ha scritto da solo ( con ortografia anglosassone) data l’approssimazione e nessun riferimento alla realtà operativa dei ribelli sul territorio, al comportamento del corpo diplomatico nel mondo, alla creazione di una magistratura di garanzia e senza prevedere nemmeno un ordine “congiunto” di cessate il fuoco.

b) la frase “religiosa” di apertura non è un versetto del Corano, ma un “hadith” ( ovvero un detto tramandato da testimoni) e si riferisce non a un’anima ( rauch) come tradotto malamente, ma a una vita ( nafsan) e non credo che abbia altro senso che il ricordare che si tratta dell’hadith citato da Barak Obama nella famosa prima allocuzione al mondo arabo alla Università di El Ahzhar al Cairo prima di scatenare il carnaio.

In genere documenti importanti ( anche di non zelanti) iniziano con la “fatiha” ( il versetto di apertura del Corano).

c) il testo non parla nemmeno in via ipotetica di elezioni democratiche e nemmeno le promette in futuro segno di inettitudine politica dell’estensore e della volonta di soprassedere al dettaglio, oltre che della consapevolezza che in caso di confronto elettorale con Bashar el Assad,  Al Khatib e compari non raccoglierebbero che il voto dei parenti, e nemmeno tutti.

d) Non c’è alcun accenno all’Islam e alla Sharia come fonte di diritto, ritengo pertanto che – se il testo rimarrà intatto – non verrà accettato nemmeno dalle frange estremiste jihadiste e salafiste; dall’Arabia Saudita ed altri. Continua a leggere

S-300 IN SIRIA: DISINFORMAZIONE CONTINUA. ECCO I FATTI E MENTRE TUTTI GUARDANO A EST….. di Antonio de Martini

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I fatti sono da intelligence ” tradizionale” proprio quella di cui Barak Obama lamenta la mancanza tra le file USA.
il quotidiano Vedomosti aveva notato e segnalato sul sito internet del fabbricante – l’officina Nijni Novgorod – che nel bilancio 2011 c’erano iscritti 105 milioni di dollari per il contratto firmato con la Siria per la consegna di un sistema antiaereo.
Il bilancio 2011 fu subito tolto dal sito internet dell’officina e non rimase che la parola del giornale piu un grosso dubbio: un sistema antiaereo S 300 costa 115 milioni di dollari, più un milione a missile. Diciamo un totale di 150 milioni.

Mancano all’appello almeno una trentina di milioni di dollari per sconto ottenuto, oppure si tratta di un acquisto di aggiornamenti del sistema dato che non si tratta del più moderno sulla piazza: il sistema è del 1978 e in 35 anni ha avuto numerosi aggiornamenti.
La Russia mantiene sull’argomento un indispensabile silenzio ricattatorio, limitandosi a dire che “fornirà ai siriani solo quanto previsto dai contratti in essere e nulla più.” Che ” colpire gli USA uccidendo piloti sarebbe inimmaginabile”. E non aggiunge altro.

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SIRIA: LE OTTO OPZIONI MILITARI DI BARAK OBAMA SUL FRONTE EST. E LE DUE DI BACHAR EL ASSAD. di Antonio de Martini

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Mentre, come abbiamo visto nel post che precede, nell’Occidente ( Maghreb) arabo la situazione è sotto controllo tranne che nella Libia egemonizzata dagli angloamericani ( ai francesi hanno fatto scoppiare una bomba contro l’Ambasciata) , nel Levante ( Mashrek) arabo la situazione è resa piu complicata dalla presenza dello Stato di Israele e dall’assenza di una potenza dalle più che bimillenarie radici mediterranee – come l’Italia – capace di capire la cultura ed il pensiero levantino, rappresentando al meglio gli interessi dell’occidente.
Questa presenza e quest’assenza si sentono anche negli USA sottoposti come sono alle continue pressioni della lobby filo israeliana ( che richiede una interlocuzione continua) e quasi mai a pressioni riequilibratrici, dato che una lobby filo italiana degna del nome non esiste.
Fatte le recriminazioni di rito, passiamo all’esame della situazione militare ed al confronto delle opzioni disponibili per il Presidente americano.

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Chuck Hagel: un “game changer” in soccorso di Obama di Antonio de Martini

Chuck Hagel ( che mi ostino a chiamare Hagen) sta iniziando a imprimere le sue idee politiche sul Pentagono ed i suoi  strateghi, alcuni dei quali inseriti da Donald Rumsfeld e Richard Pearle ( soprannominato l’angelo della morte dai suoi stessi amici).

La prima unghiata, il nuovo segretario alla Difesa l’ha data alla Cina mostrando al mondo che questa sta quietamente cercando di cambiare la sua strategia assumendone una piu offensiva, grazie  all’omissione di una semplice frase dalla dottrina ufficiale.

Il presupposto per l’uso di missili balistici era di risposta ad un primo colpo inferto da un ipotetico nemico.  Nella nuova libretta dttrinaria ( un white paper), il concetto di risposta al colpo non c’è piu. Se ne può dedurre sia che la Cina stia rispondendo strategicamente all’accerchiamento americano in atto da ormai due anni,  sia che d’ora in poi, i cinesi terranno le mani libere per – ad esempio – un eventuale intervento a favore di un paese alleato, anche in assenza di un attacco diretto al territorio nazionale.

Questa ambiguità di interpretazione, sta suscitando perplessità in seno agli Stati Maggiori. e ormai anche la  recente decisione del governo australiano –  di dare il via a un programma di riarmo navale con la costruzione di dodici sottomarini ( nucleari?) ed altro naviglio minore –   non si sa piu di quale valenza strategica ( difensiva o offensiva) sia parte.

La seconda unghiata di questo spirito indipendente ( gli americani dicono “maverick” ossia un vitello che rifiuta la marchiatura) è ancora più significativa in quanto tocca il nervo scoperto di Israele, ma sempre improntata al più rigido professionalismo.

Nell‘Annual Report on the Military Power of Iran di quest’anno, il documento del Pentagono che valuta il potenziale militare di ogni paese  strategicamente interessante –  dopo aver confermato che l’Iran espande la propria sfera di influenza – specie tra i paesi un tempo  cosiddetti non allineati  –  conferma:

a) che il finanziamento di movimenti e gruppi guerriglieri nel mondo fa parte da anni di una strategia di guerra asimmetrica che non risulta essere stata abbandonata;

b) che entro il 2015 l’Iran testerà un missile balistico intercontinentale suscettibile di essere adattato per veicolare armi nucleari

c) che la Marina iraniana è certamente in grado di bloccare lo stretto di Hormuz come ha ripetutamente minacciato, ma non in grado di mantenere il blocco impedendo il traffico marittimo;

d) che gli studi e le sperimentazioni nucleari non sono passati al livello di realizzazione, ma si mantegono a quello di studi di aggiornamento, essendo i tentativi di realizzazione cessati nel 2003.

e) che il tipo di addestramento della FFAA e di indottrinamento delle milizie mostrano che la strategia iraniana è di tipo difensivo e mira essenzialmente alla difesa del territorio nazionale da una possibile invasione.

Non si tratta evidentemente di una frasetta con significato eminentemente militare. Il senso politico è chiaro: il Pentagono d’ora in poi inizia una fase di disintossicazione dalla disinformazione praticata dalla “Israeli lobby” e consente ai tecnici del Pentagono di mettere in luce elementi ben noti che finora non venivano messi in evidenza, dato che la comunicazione con i media non era di loro pertinenza.

Siamo al centesimo giorno del rinnovo del mandato presidenziale di Barak Obama e sembra che soltanto il Pentagono sia governato da un ministro attivo. Su tutto il resto delle attività di governo, l’Amministrrazione, a partire dal piano di assistenza sanitaria , sembra essere in ritirata.Ad opporsi alla nomina di Chuck Hagel i repubblicani avevano le loro ragioni.

GUERRA DI SIRIA: È IL MOMENTO DELLA SCELTA TRA COMPROMESSO POLITICO E ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. PRESSIONI SU OBAMA E DISINFORMAZIONE SUL PUBBLICO. di Antonio de Martini

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Più di un amico mi ha espresso dubbi circa la mia analisi della attuale fase della crisi siriana.
” Dici che i militari siriani hanno vinto la partita sul terreno e la tregua è vicina, ma i recenti attacchi dinamitardi a Damasco e le dichiarazioni di Obama di ieri, fanno pensare il contrario.
Se gli Americani intervengono in forma diretta, per la Siria è la fine.”
So per esperienza che se tre persone ti fanno una obiezione, gli obiettori sono cento.

Come sempre quando c’è uno scontro militare tra una forza armata che dispone di aerei ed una che non li ha, la prima prevale anche se la seconda dispone di importanti sponsors che non mettono ” The boots on the ground”.

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LA GUERRA MEDITERRANEA INIZIATA DUE ANNI E MEZZO FA, ESPLODE ALLO SCOPERTO. NON C’È ODORE DI GAS, MA PUZZA DI IMBROGLIO. di Antonio de Martini

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Il 25 Aprile ho pubblicato un post dal titolo lungo e complicato ” I paesi francofoni iniziano a contrastare il reclutamento di volontari per la guerra di Siria. i paesi arabi anglofoni continuano. ecc. “

Il titolo interminabile e me ne scuso, serviva per iniziare a far capire una delle grandi differenze tra il mondo multipolare vissuto in Europa tra il 1945 e il 1992 ( resa dell’impero sovietico all’Inghilterra della Tatcher) e il mondo unipolare e globalizzato che si è affacciato col nuovo secolo.

Non mi stanco di ripetere che dal 2000 in poi, i sistemi di alleanze non hanno più senso.
Con la globalizzazione e la competizione economica, ogni paese diventa rivale di ogni altro.
Le alleanze durano fino a che conviene per togliere il mercato a un terzo paese e la guerra è essenzialmente guerra per la prevalenza economica.
I campi in cui ci si misura sono il cibo, l’acqua, le risorse minerali essenziali, l’energia, la demografia..

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