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SPIE E SABOTAGGI : UN TRIBUNALE IN LUSSEMBURGO INDAGA SU GLADIO: AHI, AHI, C’È UN PENTITO. ITALIANI A BORDO? di Antonio de Martini

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Una magistrata lussemburghese Sylvie Conter, sta indagando su Gladio.
Difficoltà di traduzione mi impediscono di capire di quale magistratura si tratti( europea o lussemburghese) – c’è n’è più di una – ma tutte con sede in Lussemburgo.

Qualche affezionato lettore ricorderà come l’ex capo dell’intelligence lussemburghese accusò lo stesso Granduca di essere al soldo dell’intelligence Service britannico ( M I 6), ma naturalmente nessun media italiano riprese la notizia.( mio post datato 4 dicembre 2012 e ribloggato oggi 6 luglio.
È probabile che anche questa notizia non trovi spazio e sembri essere una risposta all’attacco subìto dalla casa regnante.
Di certo, volano bei nomi.

In Lussemburgo lo chiamano già il processo del secolo o anche Bommeleeër
( collocatori di bombe) e riguarda gli anni ottanta e la struttura N.A.T.O. ” Stay behind” una rete segreta stesa sul continente e destinata a compiere sabotaggi in caso di invasione dell’Europa da parte dei paesi del Patto di Varsavia.

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EGITTO : ARRIVANO I COLONNELLI MA LA CONFUSIONE È GENERALE. SPECIE IN AMERICA. di Antonio de Martini

Barak Obama deve iniziare a rammaricarsi di aver creduto alle storielle sull’Islam politico raccontate dal nonno keniota, David Petraeus e Leon Panetta.

Il governo americano ha dato ordine di evacuare tutto il personale non necessario dell’ambasciata e ha già trasferito in Marocco i 18 “borsisti” che seguivano corsi di perfezionamento in arabo.
Una svagata dichiarazione di Obama esprime preoccupazione e ricorda che ha i cordoni della borsa dei militari, ma non spiega che scelta faranno gli USA verso l’Egitto.
Evidentemente medita sugli inevitabili riflessi in Yemen, Libia, Tunisia ( dove l’opposizione agli islamisti già scalpita) , Siria, Giordania e Bahrein.
Tra la Democrazia e interesse nazionale cosa sceglierà?

Anche nel mondo arabo, le reazioni sono parecchio confuse: il nuovo sceicco del Katar, Tamim Ibn Hamad al Thani, che stava continuando a finanziare Morsi e la fratellanza ma era intenzionato a far loro abbassare i toni, tace imbarazzato in attesa di capire che faranno gli USA.
I Salafiti difendono Il Presidente destituito, imbarazzando gli americani per un gemellaggio sgradito.

Assad plaude al golpe e gongola assieme al re di Giordania nella constatazione che l’Islam politico sunnita non riesce a governare. Come faranno a imporgli adesso una soluzione “islamica” ?

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DEMOCRAZIA IN KATAR E IN EGITTO. ALTOLÀ USA A SALAFITI E ZELOTI IN TUTTO IL LEVANTE. LA POSTA IN GIOCO È ECONOMICA. di Antonio de Martini

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La decisione americana di temporeggiare invece di consegnare ai ribelli siriani le nuovissime armi ” game changer” ( ovvero capaci di rovesciare la situazione tattica in Siria) piuttosto che l’annunzio del repentino cambio della guardia alla guida dello sceiccato del Katar e la ripresa del ribellismo in Egitto, hanno tutte un fil rouge ( o noir….) che le collega ad un cambio di atteggiamento della Casa Bianca nei confronti dei fratelli mussulmani che – a giudizio di molti in USA – non stanno mantenendo gli impegni presi con gli USA, di democratizzazione e liberalizzazioni economiche.

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STATI UNITI D’AMERICA: CENTO ANNI DI SOLITUDINE. DALL’ISOLAZIONISMO ALL’ISOLAMENTO POLITICO. ( seconda parte). di Antonio de Martini

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nella ” puntata” precedente abbiamo esaminato una serie di momenti e di eventi, alcuni in nuce che segnalano l’allontanamento degli alleati tradizionali degli Stati Uniti e il lento processo di isolamento cui la politica estera degli USA sta sottoponendo il paese.

La dirigenza americana sembra non rendersi conto della differenza tra isolazionismo del XIX secolo ( voluto e richiamabile) e isolamento del XXI secolo ( subìto e di difficile richiamabilità).

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POVERA RAVENNA, PERSEGUITATA DALLA SFIGA

Ravenna, che divide con Roma assieme a Istanbul e Capri il privilegio di essere stata una delle capitali dell’impero romano è sfortunata: viene piuttosto ricordata come il luogo di sepoltura di Dante e dell’imperatore Teodorico, la sua fortezza veneziana è stata svilita del film di Monicelli che ha usato l’appellativo Brancaleone trasformandola in un soggetto ridanciano.

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IL TRAFFICO DI ARMI VERSO LA SIRIA È ARMA A DOPPIO TAGLIO MA I GUADAGNI SONO IRRESISTIBILI PER MOLTI . di Antonio de Martini

L’ufficializzazione dei rifornimenti di armi ai ” ribelli” Jihadisti-salafisti operanti in Siria contro il regime Baathista del presidente Assad, come ogni cosa al mondo, presenta aspetti positivi.
Fintanto che l’operazione si svolgeva sotto il manto della clandestinità della CIA o altre organizzazioni collegate, non era possibile mettere a nudo gli aspetti di business connessi alla fornitura.
D’ora in poi sarà possibile almeno cercare di scoprire i nomi di chi si arricchisce commerciando in morte.

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A PROPOSITO DI ORO: CHI HA LA CONCESSIONE ESCLUSIVA PER LO SFRUTTAMENTO AURIFERO PER UN TRILIONE DI DOLLARI IN AFGANISTAN?” di Antonio de Martini

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La migliore ( unica…) definizione della vicenda l’ha data il giornale studentesco della New York University : NYULOCAL del 14 settembre 2012 per la penna di un premio Pulitzer in erba a nome John Surico : ” immaginate la corsa all’oro del 1849 sullo sfondo di Tora Bora fatta dalle stesse persone che ci hanno portato i derivati.”
L’articolo, interessante in quanto unico apparso sul tema se si eccettua un rigo sul New York Times,nell’articolo “Potential for a Mining Boom Splits Factions in Afghanistan” (” an investment consortium arranged by JP Morgan Chase is mining Gold”) ci dice che nel 2010, uno degli anni più cruenti del conflitto afgano,

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MEDIO ORIENTE: STATO DELL’ARTE DELLA GUERRA DI SIRIA. LE OPZIONI DI OBAMA E I REQUISITI PER LA VITTORIA NON COMBACIANO. di Antonio de Martini

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Le tre condizioni per la vittoria dei ribelli siriani contro Assad sono:
a) unità delle opposizioni
b) disporre di un ” santuario” ( paese vicino in cui rifugiarsi e da dove ricevere rifornimenti).
c) un atteggiamento deciso da parte dell’occidente.

PRIMO: nessuna unità delle opposizioni

Esistono l’opposizione politica interna e quella in esilio, l’opposizione armata interna e quella alle frontiere turca e giordana; l’opposizione laica e quella salafita e quella takfirita, tutte in perenne contrasto tra loro.

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SIRIA, LIBANO E DINTORNI: SIAMO ANDATI SUL POSTO A VEDERE. ECCO LA TESTIMONIANZA . di Antonio de Martini

Durante la scorsa settimana sono andato in Libano assieme a mio figlio Francesco. Lui è andato nella pianura della Bekaa fin quasi alla frontiera siriana, mentre io sono rimasto in città.
Abbiamo entrambi parlato con decine di persone nell’intento di farci un’idea più realistica possibile
degli avvenimenti.
La prima informazione che possiamo dare è che la Bekaa è un’oasi di pace lunga 120 km e larga 16, coltivata secondo criteri ultramoderni.
Molti dei lavoratori dei campi sono semi-nomadi e contadini siriani.
Francesco l’ha attraversata per un giorno intero mentre le agenzie parlavano di sedici razzi sparati sulla pianura.
Non ha visto ne sentito nulla che assomigliasse alla guerra, a preparativi militari o adunate politiche. Niente colonne di profughi o accampamenti di disperati. L’ambasciata di Francia proibisce ai suoi cittadini di andare nella Bekaa, ma c’erano americani e australiani accolti dai locali in piena allegria.

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ALTRE BANDIERE STRANIERE SI AGGIUNGONO A QUELLE USA E BRITANNICHE NEL MEDITERRANEO. di Antonio de Martini

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Una controprova della rinata centralità del Mediterraneo è rappresentata dalla rinnovata presenza di prue militari straniere nelle nostre acque.
La nuova stagione invasiva è stata inaugurata dagli iraniani che nelle ultime due estati hanno inviato ” in crociera di addestramento e per manovre congiunte con i siriani” nelle acque del Levante una nave da sorveglianza elettronica, scortata da un caccia.
La quinta flotta USA è ormai installata nel nostro mare dal 1943 ( sbarchi in Marocco-Algeria, Sicilia e Salerno) insediandosi a Napoli, Maddalena ( in dismissione) e Smirne come NATO e alla fonda sulla Costa azzurra come flotta americana.
Sono anche presenti in numerose isole con stazioni meteo come a Lampedusa e stazioni radar come quella bloccata in Sicilia da un veto sanitario della Regione.
Ieri sono giunti a Sigonella centocinquanta Marines come forza di pronto intervento a tardiva protezione del corpo diplomatico in Libia.
La nave Keasarge da trasporto truppe è in visita a Eilat sul mar rosso, ma abitualmente fa parte della flotta mediterranea.

Alla presenza di navi militari straniere siamo tanto rassegnati da considerare il naviglio da guerra britannico come una flotta di casa.
Lo era fino a che l’Inghilterra era la potenza mandataria della Palestina, deteneva il Protettorato sull’Egitto, possedeva le isole di Cipro e Malta ed era l’alleato tradizionale della Grecia.
In fondo, i mille a Marsala sbarcarono anche grazie alla presenza di due corvette battenti la bandiera dell’Union Jack.
Adesso, a parte un paio di basi aeree NATO sull’isola di Cipro e lo scoglio di Gibilterra che può essere considerato più una soglia che parte della casa, le navi di sua maestà brittannica sarebbero senza porti di appoggio se non stessero insinuandosi in Libia dove giocano sulla rivalità Tripoli-Benghazi e la trasformazione del territorio in una crescente zona priva di personalità giuridica internazionale reale e riconosciuta come è accaduto nei Balcani ( Kosovo) e nel Levante (Cipro-Nord e la sua Repubblica turca) in aperto contrasto con la UE.

Ed è proprio verso Cipro che stanno andando le navi da guerra russe provenienti dalla flotta del Pacifico e transitate tre giorni fa dal Canale di Suez. L’annunzio è stato dato dal portavoce della flotta russa del Pacifico ( Roman Martov) che ha indicato in Limassol il porto di attracco.

Il gruppo navale si compone di un Caccia l’Ammiraglio Panteleyev, due navi anfibie Peresvet e Ammiraglio Nevelskoi, una nave rifornitrice il Pechengae e il rimorchiatore Fotiy Kroylov. Questo gruppo navale va ad aggiungersi a quello gia operativo nel Mediterraneo composto dal Severomorsk un grosso cacciasommergibili, la fregata Yaroslav Mudry, il rimorchiatore  Altai, la nave rifornitrice Lena, e la nave da sbarco Azov.

Il comamdante in capo della flotta, Ammiraglio Viktor Kirkv ha dichiarato che la squadra potrebbe essere arricchita da un  sommergibile nucleare  ed una portaelicotteri classe Mistral.

Il fatto che non attracchino nella base militare di Tartous ( Siria) e scelgano la più sicura Limassol, mostra  – assieme alla composizione della flotta –  l’intenzione non aggressiva.

Infatti le navi da sbarco, cerrtamente ciascuna comunque con a bordo un battaglione di Spetnatz, non sono adeguatamente protette per un impiego offensivo, ma sono adattissime ad operazioni di evacuazione, specie se assistite dai rimorchiatori la cui presenza altrimenti non si spiegherebbe.

Il messaggio è chiaro: Putin sta prendendo tutte le precauzioni ed è pronto ad evacuare il suoi cittadini ( e i suoi amici) scortandoli adeguatamente e se necessario facendo affluire in loco un battello nucleare (dissuasione)  ed una portaelicotteri per missioni di search and rescrue nell’interland.

La flotta del Mar nero resta intatta e probabilmente in allarme. Il tutto nel caso che i missili che ha spedito non bastino a reggere la situazione .

Il tasso di rischio è alto e prima nasce una iniziativa di neutralizzazione del Mediterraneo, meglio sarà. Anche come inquinamento ecologico.