POVERA RAVENNA, PERSEGUITATA DALLA SFIGA

Ravenna, che divide con Roma assieme a Istanbul e Capri il privilegio di essere stata una delle capitali dell’impero romano è sfortunata: viene piuttosto ricordata come il luogo di sepoltura di Dante e dell’imperatore Teodorico, la sua fortezza veneziana è stata svilita del film di Monicelli che ha usato l’appellativo Brancaleone trasformandola in un soggetto ridanciano.

Essa è anche la capitale del PD in termini di voti portati a quel partito ed ai suoi antenati di cui siamo stanchi di ripetere i nomi a mo’ di litania.
Eppure nessuno le mostra gratitudine: non gli italiani per aver ospitato il sepolcro del sommo poeta, non i tedeschi che visitano la tomba del loro imperatore e proseguono verso l’adriatico senza fermarsi a dormire ; non il partito egemone che non l’ha collegata al resto d’Italia in maniera soddisfacente; non io che dopo aver spinto per creare un istituto di “peacekeeping” mi son preso un infarto che mi ha impedito di valorizzarlo adeguatamente.
Anche il mondo cattolico ravennate, pur importante, che ha dato alla Patria Benito Zaccagnini come ministro dei trasporti, non ha valorizzato la cosa per via di quel nome trasformato in Benigno che si prestava a malignità e perché il ministro lo fece nel ministero Tambroni, timbrato come fascista.
E adesso l’inciampo dell’atleta Josepha, membro di una importante famiglia che ha dato alla Patria più partigiani che contribuenti. Cercheranno di dimenticarla.
È destino….

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Commenti

  • gicecca  Il giugno 25, 2013 alle 7:35 am

    Ma se la Ministra costretta ad andarsene non viene sostituita, a che serviva anche prima ? Idem come adesso ? GiC

    • antoniochedice  Il giugno 25, 2013 alle 7:43 am

      Serviva a offrire un esempio ai giovani. Missione compiuta.

  • ettore  Il giugno 25, 2013 alle 8:13 am

    una cosa è certa nessuno sentirà la sua mancanza……….

  • Roberto  Il giugno 25, 2013 alle 8:58 am

    L’insegnamento che ci lascia Giuseppa Krukka è che in Italia per essere naturalizzati più che lo jus sanguinis o lo jus soli serve lo jus paraculis

  • Mario Maldini  Il giugno 25, 2013 alle 11:37 am

    Se il Generale Armando Diaz vedesse tutto questo da Marte, potrebbe scrivere
    che i resti di quella che fu una delle canoe più potenti del mondo risalgono scon-
    fitti e senza speranza i fossi e le chiuse ( siamo nella bassa Romagna) che furono discesi con orgogliosa sicurezza. Comunque, anche l’anticomunista viscerale che sonnecchia in me, svegliandosi spesso, deve ricordare che il vecchi PCI etc. etc. non si sognava nemmeno di dare incarichi importanti ai suoi
    esponenti romagnoli, quand’anche oriundi, forse per la persistenza presenza dei vizi contratti da noi nei secoli del servaggio papalino.

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