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Berlusconi e la salma di Augusto

Il gettito dell’IRAP rende mediamente 30/35 miliardi di euro. C’e chi ha ritenuto intelligente incassarli e poi spenderli – la stessa cifra- in cassa integrazione guadagni dei lavoratori italiani.
Forse sarebbe stato più’ dignitoso per gli interessati( ministro dell’economia, ministro del lavoro, sindacati, giornalisti) far notare che l’ abolizione dell’ Irap avrebbe scongiurato molta di questa cassa integrazione, gli operai non sarebbero stati mortificati nella loro dignità’ personale e lo stato si sarebbe risparmiato montagne di carta, timbri, bonifici, controlli e geremiadi degli oppositori. Gli industriali non avrebbero avuto alibi per non fare e ci si sarebbe conformato al dettato europeo che ha giudicato la tassa non legittima.
Questo e’ uno dei cento esempi di quanto male funzioni la mente dei più’ noti tra i ministri, di quanto ci sia di impreparazione professionale tra i ” manager” pubblici e di quanto bene i sindacati tutelino la dignità’ dei lavoratori.
Un secondo e ultimo esempio e’ la incapacità’ dello stato – direi di quel che ne resta – di aumentare la quota , che e’ già ampiamente ‘ maggioritaria, del debito pubblico italiano in mano a cittadini e istituzioni italiane per diminuire l’impatto delle cosiddette reazioni dei mercati internazionali.
Basterebbe lanciare un prestito nazionale il cui vantaggio – invece degli interessi aumentati artificiosamente con ” boatos di stampa” sia un certo grado di esenzione fiscale. Lo stato pagherebbe un basso interesse ancorando il prestito all’oro e al territorio nazionale e molti possessori di capitale “eludenti” potrebbero trovare una soluzione nazionale al loro interesse personale che esiste ed esisterà’ sempre.
Una operazione nazionale di prestito ” patriottico” la fece nei primi anni cinquanta il presidente del consiglio francese Pinay. Salvo’ le finanze francesi stremate dalla guerra mondiale e da quella di Indocina ( oggi si chiama Viet Nam)e resto’ per oltre un decennio l’uomo politico piu’ popolare di Francia.
Basterebbe offrire un prestito decennale con queste caratteristiche e magari la non nominatività’ dei titolari, per coprire in breve una fetta di debito tale da far considerare ” le reazioni dei mercati” per quello che sono: una speculazione di gnomi annidati in non più’ di tre città’ del mondo e senza nessuna influenza reale sull’ andamento della nostra economia.
Sempre meglio della stolta idea di Befera di proporre un premio per chi paga le tasse. Di quanto? Con quali criteri di premierebbe? Creeremmo un’ altra agenzia con altri timbri come i certificati antimafia?
L’ultimo intervento istituzionale in materia di risparmio , che io ricordi, fu l’ esortazione agli italiani di Carlo Azeglio Ciampi a investire in borsa. Immagino la gratitudine di chi ne ha seguito il consiglio. Vorremmo una esortazione di Berlusconi a sottoscrivere BTP senza deleghe a terzi. per lui sarebbe un test di credibilita’ ( se riesce) e per l’opposizione, di patriottismo ( se non ostacolano).
La funzione di Berlusconi, il reale coordinamento dei ministri, e’ stata carente ed ha prodotto effetti negativi perché’ ha delegato queste attività’ ai suoi principali aspiranti alla successione: Letta e Tremonti.
Visto che Berlusconi un po’ di fanciulle dell’ est Europeo pare le abbia frequentate, almeno una lezione dovrebbe aver appreso: se assumi una badante per il nonno e te ne vai a spasso spensierato, non aspettarti che sia tu ad essere l’ erede della casa….
Molti si chiedono cosa accadrà’ nel dopo Berlusconi. Nulla che non accada già .
Alla morte di Augusto, avvenuta in Campania, la salma tardo’ tre mesi ad essere trasportata a Roma dove il successore avrebbe preso il suo posto. Per mandare avanti il “giorno per giorno” dell’impero, la soluzione fu che tutti i maggiorenti continuarono a riunirsi quotidianamente di fronte al feretro facendo rapporto su quanto avveniva ed era stato disposto. L’ ordinaria amministrazione fu così mantenuta grazie al coordinamento del….cadavere.
Auguro a Berlusconi di vivere i 120 anni che il suo medico gli assicura, ma politicamente e’ esattamente quel che già’ accade da ben più’ di tre mesi e il fetore soffoca.

UNA TEMPESTA SUL NULLA: L’UNESCO NON E’ MAI PIACIUTA AGLI USA E VICEVERSA, MA…

Irina Bokova, dieci anni nel partito comunista bulgaro, attuale direttore generale dell’UNESCO, e’ riuscita a fare entrare l’ANP nell’UNESCO, l’ente culturale delle Nazioni Unite.
Si tratta del terzo tempo della polemica silente e velenosa tra Benjamin Netanihau e il governo americano.
Il governo USA già’ una volta aveva fatto sentire tutto il suo peso, ottenendo l’allontanamento del falco Netaniahu da primo ministro a causa delle sue prese di posizione giudicate troppo intransigenti.
La mossa del premier dell’autorità palestinese mirante a premere per ottenere il riconoscimento della Palestina all’ONU, aveva irritato Netanihau ed il suo superfalco Lieberman che il premier israeliano ha insediato agli esteri proprio per coprirsi a destra.
La risposta israeliana non si era fatta attendere ed e’ consistita nel semi-riconoscimento di fatto di Hamas ottenuto indirettamente con la trattativa per la liberazione del sergente Shalit.
Col fatto di aver accettato di liberare , in cambio del sergente, quasi mille prigionieri palestinesi,Israele ha oscurato la mossa diplomatica di Abu Mazen- il premier palestinese in pectore- della richiesta di riconoscimento all’ONU e ha fatto del capo di Hamas un vincitore popolarissimo.
Mai nessuno aveva ottenuto la liberazione di un palestinese coinvolto in atti di resistenza ( se si eccettua la liberazione di Hilarion Cappuchi, Vescovo greco cattolico di Gerusalemme, ottenuta dal Vaticano, a fine anni settanta.)
La risposta americana, per interposta persona, e’ stata l’accoglimento dell’ANP in seno all’UNESCO che e’ l’anticamera del riconoscimento della Nazioni Unite.
Impensabile che 107 paesi – compresa Francia e Gran Bretagna- decidano di ” riconoscere” l’ANP in un momento tanto delicato della politica e dell’ economia internazionali, senza un’intesa ai massimi livelli.
Italia e Germania , già’ escluse dall’affare Libico, fuori anche in questa ” combine” si sono astenute.
La lobby israeliana ha reagito con furia e immediatezza, ma la sanzione era tata gia’ prevista e fissata dalla stesa lobby filo Israele: “sospensione dei finanziamenti a qualsiasi organizzazione internazionale che riconosca i palestinesi prima che questi firmino la pace con Israele”.
Ecco come una cautela predisposta con cura si e’ trasformata in una trappola.
Anche per i finanziamenti da togliere gli USA possono trovare una via di uscita.
UNESCO ha come principale programma, l’addestramento di seicentomila maestri di base in Afganistan. Senza questo programma ( e quello di ” early warning” degli tsunami nel Pacifico) l’attività non militare in Afganistan e Waziristan, perderebbe ogni senso, se mai ne ebbe uno.
I fondi passeranno per qualche altro canale, arricchiti dall’apporto di insegnanti palestinesi.
L’Arabo e’ una delle lingue ufficiali dell’ UNESCO e i palestinesi hanno uno dei più’ alti tassi di professori disoccupati , mentre la loro presenza sul teatro Afgano, avrebbe un valore politico evidente.
Gli Stati uniti non hanno mai amato l’organizzazione culturale dell’ONU e nel 1984 erano giunti ad uscirsene per protesta contro un ordine del giorno che qualificava Israele come “Stato razzista”.
Sono rientrati nel 1995 e da allora hanno imparato ad usare l’arma della persuasione a tutti azimut.
Superfluo far notare che da quando l’UE si e’ dotata di un ” portavoce autorevole” per esprimersi con una sola voce, le occasioni di prese di posizioni comuni sono sempre più’ rare.
Il fatto che questo portavoce sia inglese – un paese che non fa parte dell’euro – non e’ casuale.

Antonio de Martini

I GRECI HANNO BUONA MEMORIA E CHIEDONO LA RESTITUZIONE DELL’ORO TRAFUGATO DAI TEDESCHI DURANTE LA GUERRA E MAI RESTITUITO. di Antonio de Martini

Teodoros Pangalos e’ il vice primo ministro greco in carica.
Deve essersi stancato di sentire i sermoni della Cancelliera Merkel sulle virtù’ del risparmio, la vita da cicale, la possibilità’ o meno di ripagare i debiti che ha la Grecia eccetera.
Ha deciso di rispondere ricordandosi di essere discendente di Leonida e di Temistocle ed ha deciso di mettere i puntini sulle i . La REUTERS ha prontamente ripreso la dichiarazione.
L’anniversario della “OXI” , il 28 ottobre data dell’inizio dell’invasione dell’Asse e il fatto che i vignettisti dei giornali non cessano di rappresentare gli ispettori della UE in uniformi militari tedesche, non aiuta a distendere l’atmosfera.
In buona sostanza, Panaglos, ha detto che il clima di austerità instaurato in Grecia a seguito della legislazione imposta dalle esigenze UE ( in realtà’ Franco-tedesche) ricorda il clima della occupazione nazista della Grecia durante la seconda guerra mondiale
Egli ed altri organi di opinione quali ad esempio il blog GREEK REPORTER, destinato in particolare ai greci d’oltremare, hanno sollevato il tema dei risarcimenti di guerra per i tre durissimi anni di occupazione, le requisizioni, il lavoro forzato e le vittime del controterrore.
L’ultima stoccata e’ stata la più’ forte: chiede la restituzione dell’oro della Banca Centrale Greca, sottratto dai tedeschi e mai più’ restituito.
La Reuters riferisce che il governo tedesco ha declinato di commentare questa dichiarazione.
Intanto si potrebbe suggerire a Berlusconi di dotarsi di un vice primo ministro – magari donna – capace di amichevole brutalità’ come il vice premier greco, in modo che lui possa continuare a sbaciucchiare la – sono parole sue – ” culona inchiavabile”.
Poi si potrebbe , a livello di cittadini dei nostri due paesi mediterranei, organizzare una raccolta di firme miranti a chiedere congiuntamente la restituzione dell’oro della Banca d’Italia e di quello greco, parimenti ” scomparso” .
Insomma , mentre per gli ebrei hanno rimborsato ogni singola persona e dato soddisfacenti indennizzi allo Stato che all.’epoca non esisteva, a Grecia e Italia non e’ stato restituito nemmeno l’oro della Banca Centrale, per non parlare delle opere di’ arte che ancora andiamo spigolando qua e la’. E gli inglesi potrebbero restituire il frontone del Partenone che andrebbe benissimo nel meraviglioso nuovo museo archeologico di Atene.
Se avete indirizzi di greci che si interessano di politica, e’ il momento di tirarli fuori e di creare il movimento mediterraneo congiunto per la restituzione dei beni sottratti dalla furia teutonica che adesso chiede il pagamento dei crediti, dopo aver sorvolato sui loro debiti da rapina per settanta anni.

IL FALSO PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO. di Antonio de Martini

Mano a mano che il tempo passa, vediamo che Tremonti il montanaro ha partorito il topolino mentre le contraddizioni cominciano ad affiorare a tutti i livelli.

La Standard & Poors dopo aver tolto una serie di galloni ai singoli paesi della U E – Italia inclusa – ha dato la tripla A di debitore certamente solvibile al fondo salvastati , un fondo che , per ora , esiste solo sulla carta e che sara’ composto dai singoli stati declassati in precedenza.
Come dire che Gianni non e’ credibile e nemmeno Pinotto, ma faccio credito a Gianni e Pinotto.
Altra contraddizione , a mio modo di vedere, e’ data dai consigli e dai commenti di Barak Obama agli europei: il premio Nobel per la pace , indebitato fino al collo che da consigli di gestione economica e finanziaria agli altri.
Ancora. La banca X viene declassata perche’ lo stato che la ospita e’ troppo indebitato. Allora lo Stato interviene – indebitandosi ulteriormente – sostiene la banca con un finanziamento e tutto rientra nella normalita’. Delirante.
Tutti questi stati predicano trasparenza, dicono che la BCE e’ indipendente dai governi e poi pretendono che uno dei consiglieri eletto alla unanimità’ ( Bini Smaghi ) debba dimettersi per fare posto a un non meglio identificato rappresentante del governo francese. Ci vorranno dire almeno di chi si tratta? Come si chiama questo atteso Salvatore dell’ Europa? Non sarà’ Sarkosi jr visto l’impegno del papa’?
Un mezzo vantaggio gli italiani lo hanno avuto da tutta questa pagliacciata: il governo ha decretato che se si pagano interessi passivi a una banca, questi possono essere interamente dedotti ai fini della composizione del bilancio. Grazie. Ma non e ‘ un incentivo a fare debiti mentre ci si accusa di averne troppi ?
Credo che la intera vicenda debba essere riletta così: nel caso di un individuo, se questo muore senza patrimonio, il debito muore con lui. in tal caso e’ normale classificare le persone a seconda della solvibilità’ .
Ma se si tratta di uno stato o una comunità’ , questi non muoiono mai e quindi il pagamento di un debito E’ SOLO QUESTIONE DI TEMPO.
Se uno Stato ha contratto troppi debiti promettendo il rimborso , mettiamo, in un decennio, lo pagherà’ in quindici o venti anni e nei periodi di prolungamento delle rate, l’accesso al nuovo credito andrebbe razionato e il governo ipso facto dimissionato, indicendo nuove elezioni.
Che l’attuale sistema creditizio internazionale sia inadatto, e’ dimostrato dall’ Argentina che ha pagato i suoi debiti al 25% degli importi e l’Islanda che ha bellamente rifiutato di rimborsare le banche, dopo un referendum che chiede di punire chi ha contratto il debito, non tutti i cittadini.
Nessuno ha preso provvedimenti a loro carico.
Se la sono presa tutti con la Grecia – oggi- con un altro – domani- al solo fine di aumentare gli interessi che si percepiscono dal loro certificati di credito.
La Germania ha sbraitato contro l’Italia ed ha ottenuto di percepire più’ interessi dai nostri BOT e CCT.
Altra contraddizione: le banche centrali che regolano i flussi monetari, stanno alla chetichella diventando ASSOCIAZIONI PRIVATE i cui utili non si capisce bene dove finiscano.
La legge italiana e lo stesso statuto della Banca d’Italia dichiarano che la banca e’ pubblica, ma il dettato della legge non viene rispettato e NESSUNO INTERVIENE.
Altra contraddizione: e’ un assioma che i governanti sono quelli che preparano il futuro.
Orbene, tra sei mesi Sarkosi e la Merkel (li chiamano Sarkel) saranno al museo delle cere trombati dai rispettivi elettorati.
Al prossimo gennaio Obama ( col 75% di insoddisfatti tra i cittadini USA ) farà’ trionfare la previsione di Steve Jobs del ” presidente da un solo mandato” e sarà’ ricordato come il solo premio Nobel per la pace che fece tre ( forse quattro?) guerre e tutte ingiuste.
Berlusconi finirà’ nella annetoddica politica come l’ emulo della torre di Pisa.
Zapatero ha già’ dato forfait. Cameron e’ già’ ai ferri corti coi liberali, ha perso il ministro della Difesa. – in piena guerra – perché’ questi non sapeva difendere con decisione i suoi accessi posteriori ed i fondi dello stato dai focosi attacchi del suo amichetto.
Insomma l’ Europa e’ senza un leader capace di durare, senza una visione del futuro e senza idee.
Che futuro ci stanno preparando?
Continuano a riunirsi, baciarsi, posare davanti alle telecamere, fare comunicati contraddittori e incomprensibili e chiedersi quando e’ che Carla’ ci farà’ vedere quel che ha saputo fare suo marito in un settennato.
A controllare i conti di tutti, una serie di contabili di origine indiana o di Sri Lanka annidati nelle società’ di revisione e di consulenza, i cui campioni abbiamo incontrato nel post di ieri grazie all ‘ interessamento dell’ F.B.I.
Possibile che nessuno se ne interessi e che tutti siano ormai rassegnati o comprati?

QUEL CHE BERLUSCONI NON FARA’, L’HA FATTO UNA DONNA CON GLI ATTRIBUTI

Berlusconi ha la faccia tosta di dare la colpa della indisponibilita’ dei franco-tedeschi nei confronti di dell’Italia a Bini Smaghi, un furbetto raccattato su consiglio di qualche cacicco.
Ma il furbetto ha ragione: se e’ vero che la BCE e’ indipendente dagli Stati Nazionali, non c’e’ ragione che dia le dimissioni e spero che resti.
Sarkosi doveva chiedere il cambio della guardia tra italiani prima della nomina di Draghi. Se siamo tutti europei, non c’e ragione di cambiare un europeo con un altro. se non siamo europei, ma nazionalisti, vale l’articolo quinto ( chi c’ha i soldi in mano ha vinto) e questa gaffe va imputata al presidente francese.
In realtà la indisponibilità dei franco tedeschi e’ dovuta in gran parte alla eccessiva disponibilità di chi ha saputo solo mettersi a novanta gradi di fronte a una signora ormai senza base elettorale e un ungherese prestato alla Francia – come Dreyfus – per il quale e’ già iniziato il rigetto.
La caccia spasmodica di Berlusconi alle donne e’ un simbolo evidente delle sue insicurezze e Tremonti – dall’opposto versante – non e’ da meno.
Invece di piagnucolare, B e T dovrebbero chiedersi quale considerazione si debba avere di gente che viola un trattato liberamente sottoscritto ( non dare basi per attacco alla Libia), che si rivela incapace di imporre una mediazione per un conflitto nel mediterraneo, che finiscono sputtanati per debolezze sessuali su tutti i giornali , che litigano tra loro come comari e che definiscono il premier tedesco una ” culona inchiavabile” e non riesce a imporre il segreto in base all’ art 270 della legge sul segreto di stato, per evitare il diffondersi di pettegolezzi nocivi per lo stato.
Casini complice, invece, si grida alla lesa Italia. Si vuole nuovamente ricreare il mito della “vittoria mutilata ” che si ebbe dopo la prima guerra mondiale.
La realtà e’ che Vittorio Emanuele Orlando non spiccicava una parola di inglese, lingua dei colloqui, mentre Wilson, Clemenceau e Lloyd George si esprimevano in quell ‘idioma.
Conseguenza: nei colloqui piu’ privati l’italiano si accontentava di brandelli di interessata traduzione che Clemenceau centellinava… Leggere per credere a pag 40 , edito da Adelphi , “Le conseguenze economiche della pace” di John Maynard Keynes .
Nel capitolo sulla conferenza di pace di Versailles si scoprirà anche che il giorno in cui si doveva parlare delle riparazioni di guerra, il rappresentante italiano era assente ingiustificato e l’Italia non fece richiesta di indennizzi per le distruzioni causate dalla guerra in Veneto.
Se Berlusconi cerca un trionfo elettorale all’altezza delle sue ambizioni megalomaniche, può prendere esempio da una donna che difendendo la parte meno fortunata del suo popolo , per un terzo di origine italiana, ha visto una vittoria elettorale decisa dopo aver trattato il Fondo monetario internazionale come andrebbe trattato. Pare che il fenomeno si chiami ” post peronismo”. Non si capisce perché ” post”.
Si e’ limitata a dare il fatto loro ai banchieri di casa e di fuori.
Berlusconi, Tremonti, Kircner. L’unico vero uomo e’ la signora.

LE FONDAZIONI BANCARIE: FINTA PRIVATIZZAZIONE?

L’avvocato SIMONA SIANI nel 2002 ha pubblicato un parere legale sulla rivista MAGISTRA ( dello studio legale Tidona e Associati) l’articolo che pubblichiamo integralmente sulle fondazioni bancarie e sulla operazione svolta sulla pelle degli italiani. consiglio di leggerlo con attenzione. QUESTE SONO LE VERE RAGIONI DI INDIGNAZIONE per persone che non vivano la crisi come crisi dell’intelligenza. SE CANCELLIAMO QUESTO OBBROBRIO E DIAMO LE AZIONI COME DIVIDENDO SOCIALE AGLI ITALIANI CON OBBLIGO DI NON VENDERLE PER CINQUE ANNI ED ACQUISTARE UN PACCHETTO MINIMO DI BPT O BOT, NON C’È PIU’ BISOGNO DI PIAGNUCOLARE ALL’ESTERO, SI FA OPERA DI GIUSTIZIA E SI FA UNA VERA PRIVATIZZAZIONE INCASSANDO 95 MILIARDI DI EURO SENZA DOVER PAGARE INDENNIZZI DATO CHE LE FONDAZIONI SONO “RES NULLIUS ” !

L’apertura del mercato dei capitali, l’Unione economica monetaria, l’area Euro e la crescente
globalizzazione del mercato del credito, hanno condotto alla riforma del sistema bancario pubblico
italiano che, sin dalle leggi bancarie del 1926 e del 1936-38, si caratterizzava per la forte prevalenza della mano pubblica sulle aziende bancarie e sul mercato del credito.

Ciò aveva determinato un innaturale connubio fra politica e banche, che operavano in mercati segmentati e protetti rispetto alla concorrenza sia interna che esterna, godendo di una posizione

di monopolio nella intermediazione finanziaria e che si caratterizzavano per i modesti livelli di efficienza gestionale ed allocativa, per via della scarsa gamma dei servizi finanziari offerti e della
scarsa razionalità delle loro strutture proprietarie e di governo societario.

Fu così che, nel 1990, la legge n.218, recante “Disposizioni in materia di ristrutturazione ed
Integrazione patrimoniale degli istituti di credito di diritto pubblico”, cd. Legge Amato, seguita dal D.lgs.20 novembre 1990, n.356, recante “Disposizioni per la ristrutturazione e per la disciplina del gruppo creditizio”, con il preciso obiettivo di determinare la fuoriuscita dello Stato dalla diretta gestione delle banche e così favorire il raggiungimento di una mobilità delle risorse investite nelle
banche pubbliche, ha incentivato la trasformazione delle banche pubbliche in Società per Azioni
E’ stata, in particolare, introdotta la trasformazione in società per azioni delle Casse di risparmio, delle Banche del Monte, degli Istituti di credito di diritto pubblico e degli Istituti di Credito speciale.
In breve, si operò lo scorporo dell’azienda bancaria, conferita a società costituite unilateralmente
con la creazione di Enti conferenti (con la forma delle Fondazioni) cui la riforma attribuiva, essenzialmente, il compito di proseguire le originarie funzioni non creditizie e di utilità sociale, che da sempre avevano caratterizzato gli Istituti di diritto pubblico che gestivano le banche e di
conservare, obbligatoriamente, per legge, il controllo pubblico sulle Banche scorporate con riguardo alla partecipazione.

Il controllo “pubblico” esercitato dalle Fondazioni diventava, in tal modo, l’assetto proprietario
prevalente nel sistema bancario italiano.

Con la riforma Amato ci si è dunque trovati di fronte a due soggetti distinti: la Banca S.p.A., che proseguendo la funzione creditizia dell’ente originario, si liberava di quelle finalità sociali accessorie di assistenza e beneficenza e la Fondazione bancaria o “Ente conferente”, rivestita di una qualificazione pubblicistica, che diventava, sostanzialmente, uno strumento di conservazione
del controllo pubblico sulle banche, con scopi istituzionali di interesse pubblico e di utilità sociale
nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione, dell’arte e della sanità e con un ruolo attivo, dunque , nel settore “non profit”.

La legge Amato, tuttavia, non conseguì i risultati attesi, in quanto le Fondazioni-azioniste solo marginalmente si impegnavano nei nuovi compiti, preferendo di gran lunga continuare adoccuparsi di credito.

Al fine di separare le Banche S.p.A. dalle Fondazioni, e fissare, per queste ultime, un regime
civilistico, si rendeva, pertanto, necessario un nuovo intervento, attuato con legge delega 23 dicembre 1998 n.461 “Delega al Governo per il riordino della disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti, di cui all’art.11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n.356 e della disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria”, alla quale sono seguiti il D.lgs. 17 maggio 1999, n.153 e l’Atto di indirizzo del Ministro del Tesoro Amato del 5 agosto 1999.

Tale ultima riforma rendeva per le Fondazioni, che divenivano enti di diritto privato nel settore “non profit”, dotate di autonomia statutaria e gestionale, la dismissione delle partecipazioni di controllo delle Banche un imperativo ineludibile. Alle Fondazioni veniva imposta, da un lato, >l’uscita dal capitale delle banche e, più precisamente, la dismissione da parte delle Fondazioni del 51% del capitale delle S.p.A. in un tempo massimo di quattro anni, pena la perdita delle numerose agevolazioni fiscali sui trasferimenti delle azioni, sugli scorpori aziendali e sulla tassazione dei dividendi e, dall’altro, il divieto di detenere partecipazioni di controllo di imprese che non fossero strumentali ai settori istituzionali di utilità sociale, riaffermati quale unico terreno della loro attività.

Si giunge, così, alla legge 28 dicembre 2001, n.448 che ha introdotto rilevanti modifiche al D. Les. e in particolare , il nuovo regolamento Tremonti sulle Fondazioni bancarie, in vigore dal 16 ottobre 2002 ed adottato con decreto 2 agosto 2002, n.217, nell’ottica del completamento del processo di privatizzazione nel settore del credito, ribadisce l’obiettivo di favorire la fuoriuscita delle
Fondazioni dalle Banche, per cui le prime saranno definitivamente chiamate ad occuparsi di attività “non profit” nel cd. Terzo settore, laddove le seconde si occuperanno della gestione del credito.

L’obiettivo di separare le Fondazioni dalle Banche è incentrato sull’obbligo di dismettere le partecipazioni di controllo sulle Banche conferitarie. Obbligo a cui è possibile derogare conl’introduzione della alternativa di affidare la gestione delle partecipazioni a SGR (Società di gestione del risparmio). In tal caso la dismissione della partecipazione di controllo, fissata per il 2003, potrà slittare sino al 2006. Per selezionare le Società di gestione del risparmio a cui le Fondazioni dovranno affidare le partecipazioni bancarie, sarà effettuata una gara europea, mentre
un regolamento ancora all’esame di Consob e Bankitalia disciplinerà il loro funzionamento.

Con riferimento ai settori di intervento verso i quali la Fondazione potrà indirizzare la propria attività, è stata introdotta una rilevante modifica degli artt. 2, 4 e 7 del D.lgs. 153/99.

In particolare, l’emendamento Tremonti introduce maggiori vincoli alla destinazione del reddito delle Fondazioni, indirizzandolo verso la promozione dello sviluppo locale, che assurge al rango di “settore rilevante di intervento” degli Enti conferenti nel “non profit” ed assegna agli Enti locali
del territorio di riferimento la prevalenza dei posti negli organi di indirizzo.

Il nuovo principio, sancito nell’art.3 del decreto 217/2002, è quello secondo cui, per le Fondazioni di origine associativa, l’organo di indirizzo è composto da una prevalente e qualificata rappresentanza degli interessi del territorio, ossia da membri designati da Comuni, Province,Regioni e città metropolitane, cui si affiancheranno, in posizione minoritaria, soggetti di chiara fama e riconosciuta indipendenza in possesso di competenza ed esperienza specifica nei settori di intervento della Fondazione.

Peraltro, la discrezionalità dell’organo di vigilanza nella attività di regolamentazione del sistema bancario, la compressione dell’allocazione finanziaria della ricchezza, indirizzata, in maniera prevalente, al territorio di riferimento, che dovrà essere individuato nello Statuto e conforme al luogo di insediamento, alle tradizioni storiche ed alle dimensioni della Fondazione, la rappresentanza prevalente negli organi di indirizzo delle Fondazioni attribuita agli Enti locali del territorio di riferimento, rischiano di far allontanare l’obiettivo della loro privatizzazione e di
incentivare un ritorno alla loro ripubblicizzazione.

L’EUROPE, C’EST FINI? di Antonio de Martini

I veri problemi che l’Italia affronta sono legati al fatto che lItalia ha commesso una serie di errori dovuti al provincialismo della classe dirigente che fa finta di indignarsi perche’ veniamo trattati come la Grecia.
In realta’ veniamo trattati come abbiamo trattato l’Albania nel 1990.
Dicemmo senza perifrasi a Fatos Nano “socialista” – in realta’ comunista- e Sali Berisha ” liberale” che se volevano essere aiutati, avrebbero dovuto costituire un governo di coalizione e subito.
L’ “invito” fu accettato obtorto collo e parti’ l’operazione ALBA diretta dal generale Mario Buscemi.
La disponibilità i tutti i politici ad andare al governo e’ nota.
La sinistra pero’ non poteva decentemente accettare Berlusconi come premier a causa della campagna di attacchi personali lunga e feroce.
Berlusconi non ha trovato tra i suoi milioni di seguaci nessuno cui affidare con fiducia il testimone.
Il ricordo di come Craxi fu buttato a mare da Amato, il suo fido, e’ ben presente, ravvivato dalla sorpresa del 1994, quando Dini – da lui indicato per palazzo Chigi – si mise in proprio e il suo patriottismo e’ peloso come quello di Bersani.
Prova ne sia, il fatto che fa circolare nomi per la successione di soggetti più screditati di lui per scongiurare l’evento temutissimo delle dimissioni.
Dopo mesi di “surplace” durante i quali Casini si dice abbia alzato il prezzo fino a immaginarsi Presidente del Consiglio, i partner europei – che hanno avuto modo di pesare il loro interlocutore nella vicenda libica – hanno fissato dei termini precisi, mentre le esitazioni , dovute anche a motivazioni elettorali, stanno per essere superate frettolosamente e verra’ fuori, il solito aborto.
In questo blog abbiamo spesso ripetuto fino alla noia una serie di suggerimenti quali la nazionalizzazione temporanea delle fondazioni bancarie in maniera da disporne la vendita del patrimonio valutato a oltre 95 miliardi di euro.
Contrariamente alle nazionalizzazioni classiche , questa azione avrebbe anche il vantaggio di non avere passivi dato che le fondazioni non hanno padroni. Niente indennizzi.
Resterebbero colpiti alcuni ex baroni del pentapartito che fece una falsa privatizzazione delle banche mettendo a capo delle fondazioni loro ex dirigenti – Guzzetti gia’ presidente DC della Lombardia negli anni ottanta, Emanuele Emanuele in rappresentanza dei PSDI ecc- che oramai non godono piu’ di protezioni istituzionali perché i loro partiti sono morti.
Sono come le stelle fisse: sono tanto lontane da noi che arriva la loro luce anche se sono morte da un pezzo.
Altri dicono che sarebbe opportuno imporre una patrimoniale sugli immobili. Benissimo. Anche questi denari potrebbero contribuire a coprire le necessita’. Non sono i debiti da pagare che mancano.
Con un decreto si potrebbero unificare gli enti previdenziali , compresi quelli dei giornalisti e si potrebbe così incamerare enti invisi agli iscritti come l’ENPAM ente cui i medici devono versare – grazie a una legge fascista- un obolo annuo per aver diritto a iscriversi all’ordine dei medici.
Questo ente ha un patrimonio di sei miliardi di immobili e altrettanti di liquidita’.
Gli stessi medici sarebbero lieti di liberarsi di questo ente che eroga pensioni di CENTO EURO MENSILI ed ha un consiglio di amministrazione di CENTOTRE persone….
Qualcuno dice di privatizzare le ferrovie. Perché no? Anche questi fondi potrebbero diminuire il debito. Personalmente ho proposto anche la liberalizzazione della della Marjuana che potrebbe dar vita a un giro di affari almeno pari a quello della manifattura del tabacco.
Nelle buste paga di tutti gli italiani c’e una trattenuta per la formazione continua che frutta un tesoretto di circa un miliardo l’anno e che rappresenta un business per confindustria e sindacati che fanno molto, ma non molta formazione. In Francia ogni singolo lavoratore usa i suoi fondi di formazione come crede. noi siamo obbligati a passare per una burocrazia.
Ecco: questa e’ una serie di riforme a costo zero, realizzabili con un decreto, che permetterebbero di rastrellare e /o produrre oltre cento cinquanta miliardi di euro che potrebbero servire a colmare il debito pubblico in misura tale da metterci in zona di sicurezza.
Quanto a un governo di coalizione nazionale, questo sarebbe benvenuto a condizione che i ministri non siano scelti tra gli ex ministri di destra o sinistra. L’hanno ottenuto i tunisini , possiamo chiederlo anche noi.
Se non faremo così, si verificherai’ la previsione di Jose’ Fralon fatta un quarto di secolo fa nel suo libro ” l’Europe, c’est fini ” . Mi dispiacerebbe dargli ragione dopo tanto tempo.

La guerra di Libia sta per cominciare, mentre il CNT viola la prima legge dell’Islam: seppellire i morti entro ventiquattro ore.

Se qualcuno si illude che la morte di Gheddafi porra’ fine all’ “unrest” libico oppure sia di monito a eventuali aspiranti dittatori, si ripassi la storia. Aiutiamolo.

Non e’ mai successo che la morte o la cattura di un capopopolo abbia provocato la fine di un conflitto e a maggior ragione di un conflitto civile.
La morte di Cesare non rese vincitori i ” democratici” che lo uccisero, la morte di Mussolini non ha scoraggiato i suoi seguaci che si riunirono -dopo eventi con qualche somiglianza barbarica con quelli odierni – in un partito che ha finito col sopravvivere e prevalere sui partiti del CLN che sono scomparsi ormai quasi totalmente ( PCI, PSI, PRI, GL, DC,PLI, Monarchici) mentre gli epigoni di Mussolini siedono oggi al governo.
Non e’ successo alla decapitazione di Luigi XVI in Francia e i seguaci di Saddam Hussein sono stati dichiarati ufficialmente sconfitti nel 2002 dal presidente USA George Bush jr e -dopo nove anni di duri scontri – dal Presidente USA Barak Obama ieri.
I dettagli bestiali della fine di Muammar Gheddafi consentono di considerare l’uccisione di Mussolini e la sua esposizione a piedi in su, come quasi una festa campagnola se non fosse che persino i libici – considerati feroci barbari dal mondo arabo autentico, ossia quello della sola penisola arabica – hanno evitato di uccidere l’amante colpevole di amare ed estranea alla politica.
Il cadavere di Mussolini fu restituito dopo dodici o tredici anni, mentre per il colonnello pare si trattera’ di ” pochi giorni”. Parola di CNT.
Si proclamano religiosi ma violano le regola coranica di seppellire i morti entro 24 ore dal decesso.
La pace in Libia non tornerà nel 2012 e nemmeno nei cinque anni successivi.
Avremo una balcanizzazione della Libia e un probabile contagio a qualche altro paese dell’area.
Il Mediterraneo si troverà quindi con due aeree che avranno cessato di essere attori della geopolitica ed una terza, la nostra, sulla via di diventarlo in maniera permanente.
Fino agli ani trenta esistevano due aree – intrise di petrolio – cui gli inglesi diedero lo status di ” Neutral Zone “. Si trattava di due vaste zone desertiche al confine tra L’ Arabia ( divenuta Saudita nel 1928) e l’Irak ( all’epoca monarchia a protettorato inglese). L’indicazione e’ scomparsa dalla carta geografica, ma non vi e’ traccia di riconoscimento di una qualche sovranita’ di uno dei due silenziosi confinanti. Regnano i petrolieri e non devono royalties a nessuno.
Una nuova versione della ” Neutral Zone” e’ stato il Kosovo, tolto, nel 1996, per ragioni ” etniche” alla Serbia con una guerra – appaltata alla NATO – tuttora presidiato e non sovrano, dove l’ esercito di liberazione e’ stato messo su in maniera abborracciata per il tempo di insediare un picchiatore alla presidenza e installare una poderosa base militare USA, dicono più grande della base di Ramstein in Germania. anche in quella. zona periodici scontri, assicurano la necessita’ di truppe straniere per operazioni di “peacekeeping”.
quando Bush padre, alla vigilia della prima guerra irachena nel 1991, parlo’ di ” un nuovo ordine mondiale” abbiamo tutti pensato a una indovinata formula propagandistica.
Ci siamo sbagliati. The new World order sta realizzandosi a prescindere dal colore – anche politico- del presidente USA e noi siamo dalla parte dei paria grazie a una classe politica che non ci invidia nemmeno il Botswana.

UNA PROPOSTA DI SVILUPPO ECONOMICO A COSTO ZERO

Dalle indiscrezioni dei media trapelano notizie sul decreto sviluppo. La
Idea meno peregrina he si e’ ventilata e’ la garanzia statale ai mutui delle giovani coppie.
Non e’ una cattiva idea, ma oscilliamo tra la rassicurante banalità e il favore alle banche. Serve di piu’ e di meglio. La prudentissima Merkel, proprio ieri ha dichiarato la necessita’ di iniziative fuori dall’ordinario per far fronte ad una situazione fuori dall’ordinario.
Si sa, da che mondo e’ mondo, che se si vuole sviluppare un’ economia bisogna riuscire a dare il via ad un ciclo ” virtuoso” capace di generare flussi di denaro e posti di lavoro prima inesistenti.
Senza questa premessa, non c’e’ sviluppo.
Si sa anche che e’ necessario riportare nell’ alveo della legalità segmenti di popolazione costretti a delinquere per sopravvivere.
Mi chiedo se la crisi che ci tormenta non sia anzitutto crisi dell’intelligenza.
Non mi stancherò di ripetere che basterebbe – per ridurre significativamente il debito pubblico – ” nazionalizzare temporaneamente le fondazioni bancarie e cedere le azioni delle banche in esse contenute ai cittadini italiani a titolo di ” dividendo sociale” con impegno a conservarle per almeno cinque anni come si fa con gli immobili che gli enti pubblici hanno ceduto di recente.
Si inietterebbero oltre 90 miliardi di euro nelle casse statali e anche la più bieca speculazione accuserebbe il colpo. Sarebbe una operazione di cassa positiva non essendo dovuti indennizzi a chicchessia, ma anche questo non e’ sviluppo vero.
La mancanza di sviluppo in Italia e la sua stagnazione ritengo siano dovute a sistemi ipocriti e “moralistici” nel senso deteriore del termine come ad esempio ridicole certificazioni antimafia che non servono a nulla. Altro esempio:la magistratura provvede ad ingenti sequestri di beni e di denari che vengono sottratti al circuito monetario e magari depositati in banca vincolati.A mio avviso i fondi sequestrati dovrebbero essere investiti in Buoni del Tesoro e restare così fino alla fine dei tre gradi del procedimento invece di essere affidati a magistrati che non sono in grado di creare ricchezza.
E questo sarebbe un primo minimo passo.
Il secondo passo potrebbe essere quello di imitare lo stato della California che prendendo in seria considerazione l’idea di liberalizzare la cannabis, detta volgarmente marijuana .
Esaminando spassionatamente la situazione – personalmente non fumo e non ho mai provato la marijuana – possiamo prevedere che emerga l’attuale commercio clandestino , migliorando la situazione della pubblica sicurezza; la nuova situazione avrebbe un benefico influsso sull’agricoltura in quanto verrebbe prodotta in Italia; si potrebbero dare licenze sulla falsariga delle licenze dei sali e tabacchi ( non agli stessi) sulla base di due licenze mediamente per ogni comune ( 16.000 nuove piccole attività commerciali) otto depositi di area come i tabacchi, autotrasportatori, una forza di vendita e un giro di affari assimilabile a quella del monopolio tabacchi; un gettito fiscale comparabile.

I LAZZARONI A ROMA. Cronache di una rivolta evitabile. di Antonio de Martini

L’amico Gic, inviandomi tre foto prese nel suo quartiere
teatro dei disordini, ha testimoniato l’emozione suscitata nelle fasce di
borghesia che privilegia l’ordine e il voto moderato.

Cercando di inviare le foto assieme al commento, ho fatto
un passo falso col nuovo computer e mi si e’ cancellato tutto. Riprovo.

La prima impressione che si ha del fenomeno di ieri e’
che i bravi ragazzi che manifestavano ( gli indignati) erano espressione
di un fenomeno nazionale ( in un
contesto di internazionalità democratica
) e i ” cattivi” del “Blackblock” esprimevano
interessi e cultura stranieri e una violenza in cui gli italiani non si
sono riconosciuti.

Ritengo vero il contrario. Quelli col nome italiano
“indignati” sono eterodiretti e i Blackblock sono cafoni di casa nostra.

Il link qui sotto e’ della Agenzia REUTERS del 13
ottobre. Spiega che il fenomeno del movimento ” occupate wall street
” e’ sostenuto dal finanziere George Soros, famigerato rapinatore della
lira del 1992. La REUTERS ha trovato anche la prova di un finanziamento fatto
in Canada ai quel tipo di manifestanti e promotori di iniziative che – per
opera dello Spirito Santo o del libretto degli assegni di Soros – si espandono nel
mondo con fulmineità.

Non lo si puo’ denunziare perché ha preso la precauzione
di restituire i fondi che amministrava , Limitandosi ad amministrare i suoi
beni personali. Non ha azionisti cui.
Render conto.

E’ il miliardario N 22 della classifica mondiale, ha 81
anni e non ci resta da aspettare che muoia, visto che il governo si lascia fare
come una delle ” segnorine” di Berlusconi.

I giovani che hanno partecipato alla manifestazione in
buona fede e con grande ignoranza, sono i portatori stupidi di una ideologia
romantica che non ha contezza del debito accumulato dai governi di centro sinistra per comprare i
voti dei loro padri che sono i veri ladri di futuro dei figli.

La pensione dei figli se la sono mangiata i genitori
anzitempo.

Credevano che l’Italia fosse l’orto dei miracoli in cui
seppellendo i cinque zecchini si faceva nascere l’ albero di monete d’oro.

Se solo qualcuno gli spiegasse che possono invece
manifestare per recuperare quel che non e’ stato ancora dilapidato ( AD ESEMPIO L’ORO DELLA BANCA D ‘ ITALIA ,
CHE CERCANO DI FAR DIVENTARE “PRIVATA” SENZA CHE NESSUNO SE NE
ACCORGA O ECCEPISCA) sarebbero una bella
massa di manovra per un cambiamento vero.

Chi li usa per chiedere l’ elemosina mentre sono loro i
veri proprietari della Nazione, prima o poi dovra’ render conto.

Anche il fondo USA
BLACKROCK ( attenti alla differenza coi teppisti) ha proposto per la
Grecia una “temporanea nazionalizzazione delle banche ” per
ripristinare il credito. Quando l’ho scritto io mi hanno preso per matto. Nazionalizzando
le fondazioni bancarie si fa torto a settanta milionari e si recuperano 94
miliardi per ripianare il debito pubblico vendendo agli italiani azioni valide,
sottraendole ai rappresentanti dei vecchi partiti che li nominarono nel 92/93.(
e non ci sono indennizzi da pagare’ le fondazioni essendo res nullius!

>

> http://www.reuters.com/article/2011/10/13/us-wallstreet-protests-origi

> ns-idUSTRE79C1YN20111013

>

> Fenomeno prettamente nazionale invece quello dei
BLACKBLOCK ( da non confondere coi banchieri USA che amministrano il debito
greco, come Citibank gran parte di quello italiano).

Si tratta – ci
giurerei – degli stessi LAZZARONI NAPOLETANI , assortiti con qualche oriundo
che gia’ il 14 dicembre scorso “attaccarono” il Senato mentre era in
corso il voto sulla fiducia al governo.

Di questo attacco sono stato involontario testimone come
ricordera’ chi ha letto il resoconto che ne feci su ” Il Corriere della
Collera ” . Il blog e’ sempre li e lo si puo’ vedere.

Mentre si votava la fiducia – molto contestata – al
governo Berlusconi , un gruppo di questi facinorosi si infiltrava tra i
ragazzini che manifestavano e lancio’ alcune potenti bombe carta per creare
panico ” le Saddam” e riuscì a incendiare un blindato vuoto messo
assieme ad altri a mo’ di barricata su corso rinascimento per impedire ai
manifestanti di accedere al tratto di strada prospiciente palazzo madama.

Li incrociai mentre fuggivano – non inseguiti – verso
Piazza Navona. Erano due e parlavano
napoletano stretto e ” cafone” Io sono nato a Napoli e riesco a
distinguere a sufficienza.

Questa volta, banditi i mortaretti che fanno troppo San
Gennaro, i LAZZARONI hanno avuto lo
stesso modus operandi, con alcune
migliorie tecniche; badando a fare danni ” visibili all’occhio dei bravi
borghesi” ma non troppi. Un
blindato, qualche auto, una casa e beni comunali ( strade , sanpietrini ecc).

La distruzione della statuetta della Madonna sotto
l’occhio delle telecamere, bisogna riconoscere che e’ stata un capolavoro di
comunicazione politica.

Il numero risibile dei fermati ( non arrestati, si badi)
e’ un altro elemento di sospetto.

La TV ha fatto vedere i LAZZARONI IN NERO in alcuni
filmati e poliziotti in altri. io non sono riuscito a vedere scontri tra le due
forze armate in campo. Ho visto
poliziotti che caricavano i non violenti.

Il fenomeno dei LAZZARONI risale al periodo della guerre
napoleoniche nella penisola. Erano sbandati reclutati dal cardinale Ruffo di
Calabria per fare resistenza ai “senza Dio francesi” nel regno di
Napoli. La tradizione continua con appena qualche variante. circomvesuviana.

La paura c’e’. Manca il condono e poi siamo pronti per
andare alle urne.

Antonio de Martini