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MONTEPASCHI È SOLO UNA DELLE FONDAZIONI BANCARIE DA INDAGARE. BREVE STORIA DI UNA APPROPRIAZIONE INDEBITA. di Antonio de Martini

La storia delle avventure del Monte dei Paschi è degna di un Pirandello dei momenti migliori.

Molti si chiedono cosa siano mai queste “FONDAZIONI DI ORIGINE BANCARIA” che ad ogni scandalo appaiono e scompaiono come fuochi fatui sul cimitero dell’economia italiana.

Giuliano Amato, dovendo privatizzare le banche ( durante la crisi del 1992/3), ebbe l’idea di creare una serie di fondazioni bancarie, conferendo loro la proprietà delle azioni delle banche.

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SE RADDRIZZIAMO LE FINTE PRIVATIZZAZIONI DELLE BANCHE NAZIONALIZZANDO LE FONDAZIONI BANCARIE E LE PRIVATIZZIAMO CORRETTAMENTE, LO STATO INCASSA CENTO MILIARDI SENZA SPENDERE UN EURO. SERVONO PER LA RINASCITA. di Antonio de Martini

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L’avvocato SIMONA SIANI nel 2002 ha pubblicato un parere legale sulla rivista MAGISTRA ( dello studio legale Tidona e Associati) l’articolo che pubblichiamo integralmente sulle fondazioni bancarie e sulla operazione svolta sulla pelle degli italiani. consiglio di leggerlo con attenzione. QUESTE SONO LE VERE RAGIONI DI INDIGNAZIONE per persone che non vivano la crisi come crisi dell’intelligenza.

SE CANCELLIAMO QUESTO OBBROBRIO E DIAMO LE AZIONI COME DIVIDENDO SOCIALE AGLI ITALIANI CON OBBLIGO DI NON VENDERLE PER X ANNI ED ACQUISTARE UN PACCHETTO MINIMO DI BPT O BOT, NON C’È PIU’ BISOGNO DI PIAGNUCOLARE ALL’ESTERO, SI FA OPERA DI GIUSTIZIA E SI FA UNA VERA PRIVATIZZAZIONE INCASSANDO 100 MILIARDI DI EURO SENZA DOVER PAGARE INDENNIZZI DATO CHE LE FONDAZIONI SONO “RES NULLIUS ” !

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ROMA: IL FANTASMA DELLA LIRA SI AGGIRA PER VIA NAZIONALE. IL 31 MAGGIO UN GRUPPO DI DONNE CORAGGIOSE LO VUOLE EVOCARE. di Antonio de Martini

Giovedì 31 maggio, come ogni anno per un paio d’ore, assisteremo alla Pasqua di resurrezione della Banca d’Italia.
Un cadavere che risorge , “l’espace d’un matin” per autocelebrarsi con il solito rito delle “considerazioni finali” lette dal governatore alle quali tradizionalmente replica, per un paio di minuti, – nella generale disattenzione dei VIP in deflusso – il banchiere dell’ istituto di maggiori dimensioni: Bazoli di Intesa S Paolo. Continua a leggere

CROSETTO (PDL) ALLA SETTE: PER RECUPERARE LIQUIDITA’ TOCCARE LE FONDAZIONI BANCARIE, L’ORO DI BANKITALIA E LA LIQUIDITA’ DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI. FINALMENTE!

L’ex sottosegretario alla Difesa Crosetto, parlando della crisi italiana finanziaria ha finalmente proposto di metter mano al patrimonio delle fondazioni bancarie – che ha valutato in 250 miliardi- ed ha rivendicato la proprietà’ pubblica dell’oro depositato presso la Banca d’Italia, chiedendo che si ponga mano anche a quello. Egli ha anche citato la liquidità della cassa depositi e prestiti.
La Signora Emanuela Palermi ( partito dei comunisti italiani) e il rappresentante del PD ( Orlando) si sono detti assolutamente d’accordo, mentre la onorevole Flavia Perina di FLI ha signorilmente sorvolato sulla questione che evidentemente le riusciva nuova.
Finalmente cominciamo a trovare qualcuno che abbia il coraggio di tirare fuori gli argomenti veramente importanti e divulgarli in televisione. Il problema dei problemi e’ quello di trovare rapidamente dei fondi e per avere quelli delle fondazioni bancarie basta un decreto.
La Perina ha cercato di spostare la conversazione – utilizzando un accenno della Palermi – distraendo l’uditorio parlando della corruzione che si annida negli enti pubblici. Verissimo.
Peccato che non si sia resa conto di trattare lo stesso argomento: le fondazioni bancarie sono i nidi in cui si allevano i pulcini del potere occulto – la signora Fornero e’ l ‘esempio classico essendo nella fondazione S Paolo – che non ha conquistato il denaro che amministra, non lo amministra se non nel proprio interesse , non ne risponde a nessuno e lo trasmette per cooptazione.
Si tratta di una parte del patrimonio pubblico.
Alberto Orioli vice direttore del SOLE 24 ORE difensore d’ufficio del governo, ha parlato del mercato del lavoro e del conflitto generazionale evitando di pronunziarsi sulle fondazioni bancarie, sull’oro di Bankitalia ecc. complimenti. Diventerà direttore.

LE FONDAZIONI BANCARIE: FINTA PRIVATIZZAZIONE?

L’avvocato SIMONA SIANI nel 2002 ha pubblicato un parere legale sulla rivista MAGISTRA ( dello studio legale Tidona e Associati) l’articolo che pubblichiamo integralmente sulle fondazioni bancarie e sulla operazione svolta sulla pelle degli italiani. consiglio di leggerlo con attenzione. QUESTE SONO LE VERE RAGIONI DI INDIGNAZIONE per persone che non vivano la crisi come crisi dell’intelligenza. SE CANCELLIAMO QUESTO OBBROBRIO E DIAMO LE AZIONI COME DIVIDENDO SOCIALE AGLI ITALIANI CON OBBLIGO DI NON VENDERLE PER CINQUE ANNI ED ACQUISTARE UN PACCHETTO MINIMO DI BPT O BOT, NON C’È PIU’ BISOGNO DI PIAGNUCOLARE ALL’ESTERO, SI FA OPERA DI GIUSTIZIA E SI FA UNA VERA PRIVATIZZAZIONE INCASSANDO 95 MILIARDI DI EURO SENZA DOVER PAGARE INDENNIZZI DATO CHE LE FONDAZIONI SONO “RES NULLIUS ” !

L’apertura del mercato dei capitali, l’Unione economica monetaria, l’area Euro e la crescente
globalizzazione del mercato del credito, hanno condotto alla riforma del sistema bancario pubblico
italiano che, sin dalle leggi bancarie del 1926 e del 1936-38, si caratterizzava per la forte prevalenza della mano pubblica sulle aziende bancarie e sul mercato del credito.

Ciò aveva determinato un innaturale connubio fra politica e banche, che operavano in mercati segmentati e protetti rispetto alla concorrenza sia interna che esterna, godendo di una posizione

di monopolio nella intermediazione finanziaria e che si caratterizzavano per i modesti livelli di efficienza gestionale ed allocativa, per via della scarsa gamma dei servizi finanziari offerti e della
scarsa razionalità delle loro strutture proprietarie e di governo societario.

Fu così che, nel 1990, la legge n.218, recante “Disposizioni in materia di ristrutturazione ed
Integrazione patrimoniale degli istituti di credito di diritto pubblico”, cd. Legge Amato, seguita dal D.lgs.20 novembre 1990, n.356, recante “Disposizioni per la ristrutturazione e per la disciplina del gruppo creditizio”, con il preciso obiettivo di determinare la fuoriuscita dello Stato dalla diretta gestione delle banche e così favorire il raggiungimento di una mobilità delle risorse investite nelle
banche pubbliche, ha incentivato la trasformazione delle banche pubbliche in Società per Azioni
E’ stata, in particolare, introdotta la trasformazione in società per azioni delle Casse di risparmio, delle Banche del Monte, degli Istituti di credito di diritto pubblico e degli Istituti di Credito speciale.
In breve, si operò lo scorporo dell’azienda bancaria, conferita a società costituite unilateralmente
con la creazione di Enti conferenti (con la forma delle Fondazioni) cui la riforma attribuiva, essenzialmente, il compito di proseguire le originarie funzioni non creditizie e di utilità sociale, che da sempre avevano caratterizzato gli Istituti di diritto pubblico che gestivano le banche e di
conservare, obbligatoriamente, per legge, il controllo pubblico sulle Banche scorporate con riguardo alla partecipazione.

Il controllo “pubblico” esercitato dalle Fondazioni diventava, in tal modo, l’assetto proprietario
prevalente nel sistema bancario italiano.

Con la riforma Amato ci si è dunque trovati di fronte a due soggetti distinti: la Banca S.p.A., che proseguendo la funzione creditizia dell’ente originario, si liberava di quelle finalità sociali accessorie di assistenza e beneficenza e la Fondazione bancaria o “Ente conferente”, rivestita di una qualificazione pubblicistica, che diventava, sostanzialmente, uno strumento di conservazione
del controllo pubblico sulle banche, con scopi istituzionali di interesse pubblico e di utilità sociale
nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione, dell’arte e della sanità e con un ruolo attivo, dunque , nel settore “non profit”.

La legge Amato, tuttavia, non conseguì i risultati attesi, in quanto le Fondazioni-azioniste solo marginalmente si impegnavano nei nuovi compiti, preferendo di gran lunga continuare adoccuparsi di credito.

Al fine di separare le Banche S.p.A. dalle Fondazioni, e fissare, per queste ultime, un regime
civilistico, si rendeva, pertanto, necessario un nuovo intervento, attuato con legge delega 23 dicembre 1998 n.461 “Delega al Governo per il riordino della disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti, di cui all’art.11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n.356 e della disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria”, alla quale sono seguiti il D.lgs. 17 maggio 1999, n.153 e l’Atto di indirizzo del Ministro del Tesoro Amato del 5 agosto 1999.

Tale ultima riforma rendeva per le Fondazioni, che divenivano enti di diritto privato nel settore “non profit”, dotate di autonomia statutaria e gestionale, la dismissione delle partecipazioni di controllo delle Banche un imperativo ineludibile. Alle Fondazioni veniva imposta, da un lato, >l’uscita dal capitale delle banche e, più precisamente, la dismissione da parte delle Fondazioni del 51% del capitale delle S.p.A. in un tempo massimo di quattro anni, pena la perdita delle numerose agevolazioni fiscali sui trasferimenti delle azioni, sugli scorpori aziendali e sulla tassazione dei dividendi e, dall’altro, il divieto di detenere partecipazioni di controllo di imprese che non fossero strumentali ai settori istituzionali di utilità sociale, riaffermati quale unico terreno della loro attività.

Si giunge, così, alla legge 28 dicembre 2001, n.448 che ha introdotto rilevanti modifiche al D. Les. e in particolare , il nuovo regolamento Tremonti sulle Fondazioni bancarie, in vigore dal 16 ottobre 2002 ed adottato con decreto 2 agosto 2002, n.217, nell’ottica del completamento del processo di privatizzazione nel settore del credito, ribadisce l’obiettivo di favorire la fuoriuscita delle
Fondazioni dalle Banche, per cui le prime saranno definitivamente chiamate ad occuparsi di attività “non profit” nel cd. Terzo settore, laddove le seconde si occuperanno della gestione del credito.

L’obiettivo di separare le Fondazioni dalle Banche è incentrato sull’obbligo di dismettere le partecipazioni di controllo sulle Banche conferitarie. Obbligo a cui è possibile derogare conl’introduzione della alternativa di affidare la gestione delle partecipazioni a SGR (Società di gestione del risparmio). In tal caso la dismissione della partecipazione di controllo, fissata per il 2003, potrà slittare sino al 2006. Per selezionare le Società di gestione del risparmio a cui le Fondazioni dovranno affidare le partecipazioni bancarie, sarà effettuata una gara europea, mentre
un regolamento ancora all’esame di Consob e Bankitalia disciplinerà il loro funzionamento.

Con riferimento ai settori di intervento verso i quali la Fondazione potrà indirizzare la propria attività, è stata introdotta una rilevante modifica degli artt. 2, 4 e 7 del D.lgs. 153/99.

In particolare, l’emendamento Tremonti introduce maggiori vincoli alla destinazione del reddito delle Fondazioni, indirizzandolo verso la promozione dello sviluppo locale, che assurge al rango di “settore rilevante di intervento” degli Enti conferenti nel “non profit” ed assegna agli Enti locali
del territorio di riferimento la prevalenza dei posti negli organi di indirizzo.

Il nuovo principio, sancito nell’art.3 del decreto 217/2002, è quello secondo cui, per le Fondazioni di origine associativa, l’organo di indirizzo è composto da una prevalente e qualificata rappresentanza degli interessi del territorio, ossia da membri designati da Comuni, Province,Regioni e città metropolitane, cui si affiancheranno, in posizione minoritaria, soggetti di chiara fama e riconosciuta indipendenza in possesso di competenza ed esperienza specifica nei settori di intervento della Fondazione.

Peraltro, la discrezionalità dell’organo di vigilanza nella attività di regolamentazione del sistema bancario, la compressione dell’allocazione finanziaria della ricchezza, indirizzata, in maniera prevalente, al territorio di riferimento, che dovrà essere individuato nello Statuto e conforme al luogo di insediamento, alle tradizioni storiche ed alle dimensioni della Fondazione, la rappresentanza prevalente negli organi di indirizzo delle Fondazioni attribuita agli Enti locali del territorio di riferimento, rischiano di far allontanare l’obiettivo della loro privatizzazione e di
incentivare un ritorno alla loro ripubblicizzazione.

I banchieri non hanno capacità di autocritica. E sono anche un pò fessi. Parola di Gailbraith

Nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, il complesso delle banche italiane ha assommato perdite per 50 miliardi di euro, ma non sembr pronto a rivedere le proprie posizioni. Non potendo dare fiducia alla  classe politica , cerchiamo conforto altrove.

Forse i nostri banchieri e economisti potranno darci conforto. Vediamo spesso  soloni della Bocconi, banchieri alla Passera,

da sinistra: Montezemolo,Profumo e Passera. Per Gailbraith sono più compatibili col burocratismo che con l'intelligenza

 lo stesso Profumo  che ha mutato ruolo ma non addetto stampa, rivolgersi a noi di teleschermi per ammonire, prevedere, offrire.

Propongo di dare un’occhiata in giro e fermare lo sguardo Continua a leggere

Economia : il futuro non è più quello che fu… a meno che non si ricominci a pensare

L’intervento  di Giorgio Vitangeli sulle cause del disastro  sociale che si annunzia, scatena la caccia alla salvezza.

L’antidoto alla crisi, secondo i “padroni del vapore”  consisterebbe  nel mettere in mano al sistema bancario  un gran numero di miliardi di nuova moneta , nella speranza che succeda qualcosa di positivo per tutti.

Una gustosa vignetta americana, mostra un Obama cogitabondo davanti a un foglio di conti, con una matita in bocca che si chiede ” cosa viene dopo un trilione?” . Glielo diciamo noi:  viene il diluvio, specie se i marinai sono quelli del precedente naufragio.

 

D'Artagnan morì a Maastricht. Adesso tocca a noi?

 

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