I banchieri non hanno capacità di autocritica. E sono anche un pò fessi. Parola di Gailbraith

Nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, il complesso delle banche italiane ha assommato perdite per 50 miliardi di euro, ma non sembr pronto a rivedere le proprie posizioni. Non potendo dare fiducia alla  classe politica , cerchiamo conforto altrove.

Forse i nostri banchieri e economisti potranno darci conforto. Vediamo spesso  soloni della Bocconi, banchieri alla Passera,

da sinistra: Montezemolo,Profumo e Passera. Per Gailbraith sono più compatibili col burocratismo che con l'intelligenza

 lo stesso Profumo  che ha mutato ruolo ma non addetto stampa, rivolgersi a noi di teleschermi per ammonire, prevedere, offrire.

Propongo di dare un’occhiata in giro e fermare lo sguardo su questi  gestori  di disastri economico-finanziari che,  ci assicurano, non dipendono da loro. Da loro dipemdeva quando le cose andavano bene

. E’ il caso di ascoltarli? Sanno quel che stanno facendo? Hanno sicurezza di se o non sanno che pesci pigliare?

Potrebbe un banchiere salvare l’Italia?

Sentiamo  un guru dell’economia  mondiale: John Kenneth Gailbraith. Il testo è tratto da “BREVE STORIA DELL’EUFORIA FINANZIARIA”  edito da Rizzoli nel 1991. Siamo a pagina 23.

Siamo indotti ad associare un livello di intelligenza non comune  con la direzione di importanti istituzioni finanziarie: grandi aziende di credito, banche di investimento, compagnie di assicurazione  e società di intermediazione.

Quanto maggiori sono le attività patrimoniali e il flusso di reddito controllati tanto più profondamente si presume  la percezione finanziaria, economica e sociale.

In realtà gli individui ai vertici  di quelle istituzioni occupano quei posti perché, come succede di norma nelle grandi organizzazioni, le loro facoltà mentali erano le più prevedibili e , in conseguenza, dal punto di vista burocratico, le meno ostiliper il rivale.

Essi sono dunque dotati dell’autoritàche incoraggia l’acquiescenza dei loro subalterni e il plauso degli accoliti, e che esclude critiche e opinioni diverse.

Sono perciò gelosamente protetti in quella che può essere considerata una forte coazione all’errore.”

e ancora ” C’è poi anche un altro fattore. Nella routine quotidiana chi ha del denaro da prestare è oggetto di speciale deferenza, per forza di abitudine, tradizione e , più in particolare , in rapporto alle esigenze e ai desideri dei mutuatari.

Ciò è subito tradotto dal destinatario in una conferma della propria superiorità mentale. Se mi trattano in questo modo , non posso che essere saggio. Di conseguenza, l’autoanalisi, condizione indispensabile perchè vi sia un minimo di buon senso, è a rischio.”

Queste sono le personalità psicologiche  cui affidiamo i nostri destini. I loro azionisti prelevano gli utili – anche quando non ci dovrebbero essere – e li distribuiscono a famiglie bisognose. Le loro.

Credo sia il momento di  nazionalizzare le azioni in possesso delle “fondazioni ex bancarie”  e distribuirle ai cittadini che pagano la patrimoniale per sistemare i conti del deficit dello stato.

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Commenti

  • Roberto  Il febbraio 3, 2011 alle 12:31 pm

    I banchieri alla passera non ci tirano. Per quello c’è berlusconi.

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