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OBAMA E LA SIRIA: CRITICHE ANCHE DAI MILITARI USA. di Antonio de Martini

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http://www.washingtonpost.com/world/national-security/us-military-officers-have-deep-doubts-about-impact-wisdom-of-a-us-strike-on-syria/2013/08/29/825dd5d4-10ee-11e3-b4cb-fd7ce041d814_story.html

E` di tre giorni fa ma vale la pena leggerlo.
Il Washington post da voce ai militari – di ogni livello gerarchico – contrari all’intervento per ragioni squisitamente tecniche: Continua a leggere

PANORAMICA DEGLI INTERVENTI MILITARI USA SIMILI A QUELLO CHE VOGLIONO FARE IN SIRIA. UNA SERIE DI CANTONATE E DI ATTACCHI ALLA CIECA. di Antonio de Martini

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ecco una carrelata di azioni militari intraprese dagli Stati Uniti sotto i vari presidenti
La caratteristica principale è che la legalità è stata spesso considerata un optional e il numero dei compagni di avventura diminuisce in proporzione diretta al ben fondato delle iniziative.

Con la Siria, la situazione è che note lobbies interne ed esterne cercano attivamente di compromettere il dialogo distensivo col nuovo presidente iraniano Rouhani , cercando di stringere Barak Obama nelle tenaglie del dilemma: se non bombarda, manca alla parola data sulla linea rossa. Se bombarda, rompe il filo del dialogo con l’Iran. Ha un giorno ancora per impostare una soluzione che salvi capra e cavoli.

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CRISI SIRIANA: l’ITALIA – LO IMPONE LA COSTITUZIONE – DEVE RESTARE NEUTRALE E COMUNQUE NON PUÒ DECIDERE CHE DOPO IL VERDETTO ONU. SULLO SFONDO L’IMPEACHMENT DI NAPOLITANO. I NUMERI CI SONO QUASI E TUTTI I TROMBATI DELLA LEGGE ELETTORALE POTREBBERO RIBELLARSI. di Antonio de Martini

La cadenza delle informazioni deformate sulla Siria continua con flussi costanti e i comprimari del primo atto di accusa ( ONU in primis) risultano scomparsi dalla comunicazione mondiale.

l’Italia è impedita all’intervento dall’articolo 11 della Costituzione se non per mandato delle Nazioni Unite che, visto l’atteggiamento di Russia e Cina ( e penso Brasile), non ci sarà.
Siamo i soli ad avere un indifeso corpo di pace alla frontiera siriana in situazione di pericolo qualora prendessimo posizione con leggerezza.
Ogni intervento di aggressione o di riequilibrio di una situazione militare è comunque proibito dal primo comma art 11 della Costituzione ” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”
Dalla barca della propaganda, dopo due giorni di falsa indignazione, stanno scendendo in molti:

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SIRIA: NEL PIANIFICARE L’ATTACCO GLI USA NON HANNO TENUTO CONTO DEL PRECEDENTE DI SADDAM HUSSEIN 1991, MA NON POSSONO PRETENDERE CHE L’AVVERSARIO STIA FERMO. di Antonio de Martini

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Nel post precedente potete vedere la presentazione dell’attacco alla Siria ( pubblicato da FOREIGN POLITICS) pianificata dall’analista Chris Harmer, il primo pianificatore di questo genere di attacchi che consentono di colpire una serie di obiettivi senza essere colpiti, poiché le navi lanciamissili possono rimanere a oltre mille miglia di distanza dal territorio siriano e quindi fuori tiro rispetto alle armi in dotazione allo Stato Maggiore di Assad.

Se avrete la pazienza di scorrere le diapositive fino in fondo, vedrete anche le foto aeree delle basi da colpire e i singoli bersagli fissi.
Appunto, fissi. Vorrebbero bombardare a patto che il nemico non si muova.

In questi brillanti pianificatori, manca quello che nei processi di canonizzazione si chiama l’avvocato del diavolo.

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BLACK HAWK DOWN E FINMECCANICA PURE. PER FEDELTÀ ALLE ALLEANZE ( o per mazzetta già incassata) COMPRIAMO DAGLI USA. LORO COMPRANO GLI ELICOTTERI DALLA RUSSIA. IL CONTO NON TORNA. di Antonio de Martini

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Il Dipartimento della Difesa americano ha acquistato – a valere sul bilancio 2012 – trenta elicotteri Mi 17 alla russa Rosoboronextport per circa 572 milioni di dollari, per equipaggiare l’aeronautica afgana.
Questo artifizio contabile ha aggirato un blitz congressuale USA che proibisce, a partire da questa settimana e a valere per il bilancio 2013, acquisti dalla predetta società russa con la motivazione che i suoi prodotti vengono venduti anche al governo siriano che – secondo la proponente Rosa De Lauro deputata repubblicana del Connecticut – vengono usati per realizzare ” stermini di massa”.

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L’ULTIMO DEI SAUD VUOLE ESSERE RE E FORSE HA UN VECCHIO PIANO: MUQRIN BEN ABDEL AZIZ AL SAUD 67 ANNI MIRA AL TRONO E A DARE SCACCO AI CLERICALI. CAMBIA LA CARTA DEL MONDO ARABO? di Antonio de Martini

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i media di tutto il mondo invitano a puntare lo sguardo verso Londra dove starebbe per nascere l’erede del principe William che è a sua volta l’erede del Principe di Galles Carlo, erede presuntivo al trono di Gran Bretagna e Irlanda.
l’Inghilterra continua a sedere nel G20 col contegno di una zia squattrinata che guata il buffet, mentre chi ha un forte potere contrattuale è l’Arabia Saudita, che dopo aver soppiantato l’Egitto nel consesso grazie al PNL, vi rappresenta i popoli arabi e i loro interessi.
Ossia, Islam, petrolio, grane, Israele

Il fondatore della dinastia regnante dei Saud, Abdel Aziz classe 1902, ha sparso i suoi quarantadue figli sul globo, come un patriarca biblico e fatto un patto di alleanza con gli Stati Uniti ( Roosevelt) nel 1945 che dura ancor oggi ed assicura agli uni il petrolio e all’altro la protezione militare.

Cinque dei figli di Abdel Aziz ( Saud, Faisal, Khaled, Fahd, Abdallah) hanno regnato dopo di lui sulla penisola araba meritando anche loro il titolo di custodi dei luoghi santi della Mecca e di Medina, tolto alla dinastia Haschemita ( la famiglia del profeta Maometto) che ora regna in Giordania con re Abdallah II figlio di Hussein bin Talal e di una inglese, allevato all’Accademia di Sandhurst e sposato con una americana di lontana origine palestinese.

Re Abdallah ben Abdel Aziz al Saud , è morto ufficialmente la notte del 30 maggio nella sua residenza preferita in Marocco e dopo cinquantadue giorni di sede vacante non ha ancora un successore.

La situazione è tanto più delicata, in quanto i tre grandi alleati degli USA nella regione ( Arabia Saudita Katar e Bahrein) sono – i primi due – in una fase di transizione del potere autocratico e il terzo – dove la sesta flotta USA ha la sua base – è in rivolta contro il re che si appoggia ai carri armati sauditi per resistere.

Opportuno quindi il dirottare l’attenzione verso l’innocuo infante britannico e opportunissima la discrezione con cui il principe Muqrin ( lo chiameremo così abbreviando il nome) sta puntando ad impossessarsi del potere reale.

I suoi dati biografici e le sue ambizioni le abbiamo descritte nel post del 1 febbraio scorso segnalando l’irritualità della sua nomina a vice crownprince., ossia principe ereditario del principe ereditario che all’epoca era già in avanzato stato di demenza senile.

Muqrin è stato per lunghi anni inviato personale di re AbdAllah di cui godeva la piu completa fiducia e capo del servizio segreto interno – il puntello del trono – fino a che non fu scalzato da Bandar Bush , il principe Sultan col soprannome americano , vittima, pare, di un attentato un paio di giorni dopo l’insediamento.

Scomparve per quattro e più mesi, per poi ricomparire un paio di setimane fa a Parigi in un negoziato riservato con il presidente transalpino Hollande in veste di ” tecnico”.

Muqrin anni 67 è l’ultimo dei figli del fondatore della dinastia che si è trasmessa da un fratello all’altro ignorando – fino a che ha potuto – i discendenti delle generazioni successive.
Da poco, ma i due figli di Nayaf ( ex ministro dell’interno,morto) governano rispettivamente la Difesa e la provincia orientale e il figlio di re Abdallah comanda la guardia nazionale. Tre voti e centri di potere decisivi.

In base alla consuetudine il Consiglio di famiglia , presieduto dal principe Mishaal, 86 anni figlio del fondatore – ma di una madre diversa, una Armena dunque cristiana in origine a nome Shadida , dovrebbe scegliere tra tre designati dal re, ma questa prassi darebbe troppo peso alla componente clericale del Consiglio ( semplificando, la famiglia Saud è composta da due tronconi uno di guerrieri-principi e una di dotti in diritto coranico hanbalita-Wahabita) e fino a che i clericali avranno un peso decisivo, i salafiti otterranno tutti i fondi che vorranno.

La manovra di Muqrin è consistita finora nel tessere una serie di alleanze con la giovane generazione già citata, promettere posizioni e alleanze ai rami ” trascurati” della famiglia e soddisfare altre ambizioni e ambiziosi, su, su, verso la maggioranza, ma preferirebbe saltare il passaggio ” democratico”.

Per farlo, tende a valorizzare i suoi buoni rapporti con la Siria ( e le numerose missioni riservate presso Assad svolte fino al 2009) ma con alcune importanti novità:

a) l’Egitto del generale Al Sisi , per distinguersi da Morsi, ha deciso di riprendere le relazioni diplomatiche con la Siria rotte clamorosamente poche settimane fa.

b) la Giordania ( con un sospiro di sollievo) ha annunziato di approvare la svolta egiziana in toto, quindi anche quella verso Assad.

c) In Bahrein la polizia ha sciolto alle spicce una manifestazione di solidarietà verso il deposto presidente egiziano, che marciava verso ( contro) l’Ambasciata Americana.

d) la lega araba ha chiosato che la sospensione della Siria dalla Lega non significa automaticamente l’assegnazione del seggio ai ribelli siriani e quindi la sedia deve essere intesa come vuota, non come occupata da altri…

e) il governo libanese ha chiesto ufficialmente alle Nazioni Unite di non considerare Hezbollah ” una organizzazione terrorista” atteso che rappresenta ” larga parte del popolo libanese”

f) l’Unione Europea ha comunicato ufficialmente al governo israeliano che non prenderà in considerazione alcun programma che coinvolga territori che prima del 1967 appartenevano a paesi arabi ( Golan, Cisgiordania, Gerusalemme).

g) le Nazioni Unite hanno informato Israele che dovrà pagare i danni ( 1,1 milione di dollari) per aver bombardato una casermetta delle Nazioni Unite, distruggendola.

h) John Kerry annunzia che Israele e Palestinesi sederanno per l’ennesima volta al tavolo dei negoziati dopo un intervallo di un quarto di secolo.

Insomma pare che la ” primavera” si stia calmando e che il vecchio motto di Isaac Rabin “in fondo la pace si fa coi nemici” abbia trovato ascoltatori.
Netanyahu è ridotto al silenzio, i leader arabi sono impossibilitati a presentare un fronte di opposizione dal disordine imperante.

Bene, se la politica di recupero dei rapporti nel Levante e in particolare con la Siria portata avanti nel silenzio da Muqrin vince in tutto il Levante che conta, “il secondo vice primo ministro” Muqrin ben AbdelAziz non può essere messo in ballottaggio proprio quando la sua iniziativa politica vede la luce e non sarebbe opportuno mostrare la spaccatura in seno al Consiglio di famiglia con una votazione. Scacco al clero.

L’eccesso di liquidità mondiale consentirebbe un nuovo piano Marshall per lo sviluppo delle aree numerose aree depresse e se Assad volesse far partecipare la Siria, non ha che da andarsene spontaneamente.

In pratica Muqrin tenta di scalare il trono con una proposta di accomodamento generale appoggiata dai principali protagonisti, banchieri inclusi.
Si avvera – se riescono – la profezia di Gamal Abdel Nasser che negò validità alla politica dei piccoli passi chiedendo un accordo globale che non ebbe mai.

Dei famosi ” amici della Siria” che pretendevano la resa incondizionata dei siriani filo governativi e volevano armare al Kaida, Al Nusra e aspiranti martiri vari, restano silenziosi Netanyahu, Erdoghan e la Emma Bonino che potrà però consolarsi coi successi che otterrà in Kazakistan e in India .

EGITTO: IL SISTEMA DI AIUTI ECONOMICI ALLA RADICE DI TUTTI I MALI DEL MEDITERRANEO. L’OBBIETTIVO È IL CANALE DI SUEZ. di Antonio de Martini

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La crisi politica, sociale, economica e istituzionale in cui l’Egitto è piombato a causa degli eventi provocati dal modo in cui il dipartimento di stato, diretto da Hillary Clinton ha gestito la successione a Hosni Mubarak, offre l’opportunità di una riflessione a tutti azimut sul rapporto tra questi due paesi tra loro e con noi.

Una recente indagine svolta tra i giovani americani ha appurato che il 63% di questi non ha saputo localizzare l’Irak sulla carta geografica e il 54% hanno ammesso di non sapere che il Sudan fosse un paese africano.

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ABLYAZOV ERA UN FUORUSCITO POLITICO E LO SAPEVANO TUTTI. ECCO IL DOCUMENTO CHE LO PROVA. O SONO COMPLICI O DEFICIENTI. E NON SO COSA SIA PEGGIO. di Antonio de Martini

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Richard Nixon definì la CIA in modo lapidario ” forty thousand people reading newspapers”. I nostri segugi non fanno nemmeno quello.
Ecco nel link sottostante un documento datato dell’anno 2011 e cancellato dal web che prova Ablyazov essere un oppositore del regime Kazako ben noto ai giornali e alle polizie di tutto il mondo.

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LA FEMME FATALE CHE INCASTRERÀ BERLUSCONI ADESSO HA SETTE ANNI ? Di Antonio de Martini e Leo Rugens

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L’anno scorso abbiamo trattato della extraordinary reddition di Abu Omar per rapimento del quale il PM ha chiesto, mi pare, dodici anni di reclusione per l’ex capo del SISMI Nicola Pollari.. Per Abu Omar che voleva far saltare la scuola della comunità USA a Milano, nulla. Gli Egiziani lo hanno rilasciato…

Qualche mese fa ho pubblicato un post di Piero Laporta ( di oltrelanotizia.it ) che lamentava la sudditanza della polizia italiana verso l’FBI per la extraordinary reddition del cittadino italiano Pino Lo Porto – di anni 80 – portato di peso in aeroporto e spedito negli USA con l’accusa di aver picchiato la moglie, in assenza di un qualunque straccio di prova, come ad esempio un certificato medico. È noto persino ai Parlamentari di questa legislatura che uno stato di diritto non estrada i propri cittadini. Chi l’ha deciso?

Oggi pubblico un post di Leo Rugens il blog che ha recentemente avuto l’onore di na citazione del deputato Brunetta su “il Foglio”, su un tema che ora non ricordo.

Lo cito per questo articolo che pubblico integralmente per l’extraordinary reddition di una giovane donna e la figlia di sette anni, catturate e spedite senza tanti o complimenti in Kazakistan nella notte in cui c’è stato – notare la finezza – il passaggio di consegne tra il capo della polizia ad interim e quello subentrante

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MEDIO ORIENTE : LA POLIZIA PAKISTANA AVEVA MULTATO OSAMA BEN LADEN PER ECCESSO DI VELOCITÀ. RISCHIO CHE NON HA CORSO LA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULL’INCURSIONE DI ABBOTTABAD. di Antonio de Martini

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Magniloquentemente chiamato Ben Laden’s file ecco nel link sottostante il testo originale della commissione di inchiesta nominata dal governo pakistano per capire come mai Osama Ben Laden abbia potuto vivere nove anni in Pakistan in sei diverse localita senza mai essere identificato e come mai un reparto armato, munito di ben tre di elicotteri, abbia violato lo spazio aereo pakistano per duecento chilometri e – a missione compiuta durata oltre due ore – se ne sia ritornato per la stessa strada indisturbato.

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