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IN MORTE DI UN FACCENDIERE OSANNATO DA COMPARI E FAMIGLI.

POICHE’ E’ D’USO NON PARLAR MALE DEI MORTI DOPO IL TRAPASSO, PUBBLICO QUEL CHE HO SCRITTO PRIMA, QUANDO ERA PROTETTO E INFLUENTE.

Eugenio Scalfari, fu un uomo coraggioso, come molti calabresi, fino alla temerarietà. Dipinto nella sua vera dimensione in un libro scritto da Giancarlo Perna ( Scalfari, una vita per il potere, ed Leonardo Mondadori) accolto ” da un fragoroso silenzio”e fatto sparire dalla circolazione, tanto che lo conoscono quasi olo i più anziani. Vi illustro l’operazione giornalistica che lo rese famoso e deputato, benché il grosso del lavoro sia stato fatto dal suo partner dell’epoca, Lino Jannuzzi.

Lui si offrì di correre il rischio della querela che giunse puntualmente, ma l’obbiettivo di far rimuovere il capo di S M dell’esercito che aveva cancellato un triennio di commesse al gruppo Agnelli, fu raggiunto e, proprio come Di Pietro, ne colse i frutti. In un paese in cui i cagasotto abbondano, un coraggioso ha la strada aperta.

Il suo secondo partner fu il giornalista Giuseppe Turani col quale scrisse ” Razza padrona“, anche quella, probabilmente, farina di un altro sacco.

Ora che é il giornalista più ricco del cimitero probabilmente scambierebbe volentieri un po dei suoi miliardi con qualche giorno di vita in più, ma dubito che il padreterno abbia tenuto in considerazione la raccomandazione sebbene autorevolmente inoltrata.

La vicenda che lo fece promuovere da ex direttore amministrativo dell’ESPRESSO, sherpa di Arrigo Benedetti, a direttore effettivo é nota come la storia del ” Piano solo” o del ” golpe de Lorenzo”.

Ma si trattò di un piano in cui , contrariamente a quanto noto, non fu ” solo”, in quanto redatto in piena collaborazione con l’Aeronautica ( di cui ricorre il centenario) e non ci fu nessun golpe.

Poiché, per una serie di circostanze ho avuto modo di conoscere ta fondo protagonisti e retroscena, li ho raccontati aprendo il corrieredellacollera.com per lasciarli a futura memoria, indignato per il trattamento fatto a de Lorenzo che della vicenda fu uno dei più onesti e corretti protagonisti.

I primi due link spiegano perché mi sono preso la briga di scrivere, gli altri, sono la storia fedele di quanto avvenuto.

Eccoli:

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ITALIA: NON È UN PAESE PER VECCHI E NEMMENO PER GIOVANI. È UN PAESE PER SMEMORATI E PER PARACULI. di Antonio de Martini

Il giornalista Mario tedeschi su ” IL BORGHESE” pubblicò – anni sessanta – nell’inserto fotografico delle pagine centrali della rivista, la fotocopia della richiesta inoltrata dal Monte dei Paschi di Siena negli anni 30 (35 o 36) in cui il Monte chiedeva alla Banca d’Italia l’autorizzazione a celebrare il cinquantenario dell’istituto.
Questa della Banca “operante da cinque secoli”, è comunque la panzana più veniale raccontata su questa vicenda dai contorni maleodoranti, ma è indicativa delle fiabe su cui si basa l’Italia di oggi.
L’aspetto più grave, casomai, è che nessuno si chieda quale impiego abbiano avuto i fondi scomparsi. Il metodo investigativo del ” follow the money” evidentemente non viene applicato ai fondi distratti dalle banche, eppure seguire le tracce di quattro miliardi ( se sono solo quattro) non dovrebbe essere difficile. Continua a leggere

Tunisia: Da Didone a Ben Alì. comunque vada…..

I tunisini , con un aiutino, si sono liberati del loro Presidente . Il vice , sta cercando di  far sopravvivere qualcosa  promettendo le elezioni tra sei mesi. Continua a leggere

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