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COSA DOPO BERLUSCONI E MONTI. ( seconda puntata sul futuro prossimo) di Antonio de Martini

Prima di darmi del pazzo , gli amici che mi seguono da tempo, ricordino che quando lo scorso anno scrissi della esigenza di un governo di unita nazionale, mi diedero dell’utopista.
Oggi, tutti gli italiani, a prescindere dall’eta e dalle convinzioni politiche, convengono su alcuni elementi basilari di convivenza politica:

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1) gli attuali partiti, tutti, devono lasciare il campo a nuove formazioni e nuovi dirigenti
2) il problema dei problemi e' la crescita economica e occupazionale, tutto il resto, debito compreso, e' secondario.
3) per uscire dalla crisi, e' indispensabile la partecipazione generale della popolazione a un progetto " italiano" , ossia audace, innovativo e strategicamente improvvisato.

Berlusconi e Monti non hanno capito queste tre esigenze o le hanno tradite. Devono lasciare e favorire il cambiamento.

Berlusconi ha si, creato nuove formazioni politiche, ma con i vecchi screditati dirigenti del pentapartito che ha creato la voragine del debito, servita " ai mercati" per ricattarci, oppure arruolando suoi impiegati – attratti dal miraggio di compiacere il capo azienda- molti dei quali privi delle motivazioni etiche necessarie a sacrificarsi per la politica, nella quale hanno visto una promozione sociale.
Berlusconi e Monti hanno promesso rispettivamente un milione di posti di lavoro e l'11% di crescita economica tra le risate degli esperti di tutto il mondo. Non hanno la più pallida idea di come provocare la crescita che serve all'Italia. Ora.
Nessuno di loro , entrambi privi di vocazione politica, ha stimolato forme di partecipazione popolare, di consultazione di base che non fossero fasulle, nessun recepimento di istanze che non fossero di amici, parenti, conoscenti.
Sempre in queste ristrette cerchie, entrambi hanno scelto ministri e " manager di stato", col solo criterio della fedeltà al capo e al clan.
Monti lo ha fatto con più forma, data la tradizionale ipocrisia della vita accademica.
Queste sono le ragioni profonde per cui i rispettivi tentativi fallirono nascendo.
Esistono elementi secondari a favore dell'uno o dell'altro, ma gli italiani riconoscono in loro le caricature di Mussolini e di Badoglio e si aspettano il peggio.
Attualmente e' in corso una battaglia di retroguardia mirante a rastrellare fondi con imposte e campagne intimidatorie che mirano a convincere i contribuenti alla delazione del vicino con la scusa che POI pagheranno di meno.
Ovviamente, nessun governo ha promesso di usare il maggior gettito per diminuire le tasse, per il semplice motivo che non può. I soldi servono a pagare gli interessi sul debito che sono più che raddoppiati a causa della crisi finanziaria.

CHE GOVERNO SERVE

1) serve un governo politico " diretto" e non un " governo amico" coi partiti in maggioranza ma non al governo.
2) la classe dirigente italiana non e' in grado di esprimere due classi dirigenti capaci di alternarsi al potere. Tra tutti, possono mettere insieme un ministero appena sufficiente alla bisogna.
3) per fare questo governo e un programma, e' indispensabile che i due schieramenti si confrontino in privato , mettano a punto UN SOLO programma, scelgano i più capaci e seri e non i più influenti o fedeli al capo.
4) forte della intesa nazionale, il governo potrebbe fare a meno di alcuni condizionamenti esteri e interni, la Costituzione completata nelle parti non attuate e aggiornata in quelle desuete, le regioni ridotte a otto, i comuni a quattromila.
5) dovrebbero utilizzare a pieno i fondi della CDP ( cassa depositi e prestiti) , cancellare tutti gli stanziamenti effettuati ma non spesi ( i famosi residui passivi) per riutilizzarli. Ammodernare la contabilità di stato.
La pubblica amministrazione opportunamente depurata da tutti quelli che non vi entrarono per concorso e dai parenti, dovrebbe passare dall'agire per atti amministrativi all'azione per progetti e si dovrebbe creare un fondo che lanci una offerta pubblica su tutta la parte di debito venduta all'estero. Il fondo dovrebbe agire in assoluta franchigia fiscale.
Eco perché , cara signora, questi mezzi uomini devono uscire di scena. Sono inutili e non possono che aggravare la situazione.

COSA DOPO BERLUSCONI E DOPO MONTI? CERTO, NON LORO. RICORDANO MUSSOLINI E BADOGLIO. SERVE IL NUOVO. di Antonio de Martini. ( primo di due post sul futuro prossimo)

Al mio post del 31 gennaio , il sig Cavallaretto1 mi ha scritto in un commento una assennata considerazione che merita una risposta più ampia di quanto non abbia fatto nella risposta diretta, forzatamente succinta.
Egli si e’ detto contrario alle dimissioni del governo Monti perché ritiene che io parteggi per un ritorno di Berlusconi e perché i ministri dell’attuale governo lavorano seriamente.
Non mi e’ mai passata per la testa di vedere Berlusconi a palazzo Chigi e tutti i miei post lo testimoniano.
La ragione per cui Monti deve dare le dimissioni – ci ho aggiunto anche quelle del presidente Napolitano – e’ che ha impostato una strategia , condivisibile, ma ha fallito.

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MORIRE PER MAASTRICT? VALE LA PENA SACRIFICARSI PER DIFENDERE QUESTA REPUBBLICA ?

Il nuovo anno inizia con due mosse americane: una di buon senso del team presidenziale e l’altra stupida della camera dei rappresentanti.
Il vice presidente USA Joe Biden, ha rilasciato una dichiarazione che definisce i talebani, “non necessariamente nemici”.
E’ certamente un altro segnale distensivo dopo quello – da noi già segnalato la scorsa settimana – della cancellazione del nome del Mullah Omar dall’elenco dei criminali ricercati dall’ FBI.
Questo gesto equivale a riconoscere che fare la guerra invece di presentare una normale richiesta di estradizione motivata per Osama Ben Laden, non e’ stata un’idea brillante e non sta portando alla vittoria, ne militare, ne politica.
Gli USA stanno evidentemente adempiendo a una serie di precondizioni per intavolare un negoziato di pace che faccia durare il regime afgano di Hamid Karzai, almeno per qualche settimana dopo il ritiro delle truppe della NATO.
La seconda novità’

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IL PROGETTO FRANCO-TEDESCO DI ARMONIZZAZIONE FISCALE IN EUROPA NON RISOLVE IL PROBLEMA DELLA SPECULAZIONE SUI BOND. GARANTISCE SOLO LO STATU QUO TRA TRA PAESI RICCHI E POVERI.

In termini di urgenza, la priorità’ per l’Italia e’ costituita dalla proposta di affrontare entro il mese di marzo un nuovo accordo – proposto dal duo Franco-tedesco – sulla armonizzazione fiscale e tributaria tra i ventisei paesi ( l’Inghilterra si e’ chiamata fuori per meglio negoziare).
Credo che si debbano fare alcune considerazioni e metterle a disposizione di un governo impolitico , non politico e non tecnico.
L’armonizzazione fiscale cozza contro il principio federalista:mentre penso che il federalismo a livello della penisola italiana sia una autentica scemata, a livello continentale e’ una esigenza ineludibile.
L’armonizzazione fiscale mira a creare, evidentemente, una certa omogeneità che, se realizzata sul passo dei paesi più forti, darebbe almeno un decennio di fame a quelli più deboli; mentre se creata sul metro dei paesi più deboli darebbe – paradossalmente – un vantaggio competitivo ai paesi economicamente più forti che darebbero un apporto minimo alla costruzione economica comune, con la conseguenza di far scivolare il peso dell’Europa sui paesi minori.
Infine, la considerazione più semplice da capire e’ offerta dall’ esempio dell’Irlanda, che, proprio grazie ad una franchigia fiscale della U E , ha goduto di un tasso di crescita che l’ha tolta da uno stato di sottosviluppo in cui versava dal seicento.
L’Inghilterra e l’Ungheria si sono opposte immediatamente a questa trovata elettorale di Sarkosi e tre giorni dopo sono state seguite dalla Repubblica Ceca , il cui presidente ha subito annacquato la propria adesione chiarendo che sarebbe stato necessario un voto del Parlamento.
Romania, Bulgaria, Slovacchia ed altri paesi a tradizionale influenza britannica, vengono corteggiati in questi giorni e finiranno per schierarsi contro questa soluzione che non risolve un bel nulla.
Si rischia lo stallo, mentre una posizione contraria e chiara dell’Italia sarebbe risolutiva.

Una delle caratteristiche del buon governo consiste nella capacita’ di attrarre investimenti sul proprio territorio. Lo strumento principe per ottenere investimenti, consiste nel creare una fiscalità di favore per i capitali in cerca di impiego.
La Romania , grazie a questa possibilità ha portato sul suo territorio ben seimila imprese italiane prevalentemente dalla provincia di Treviso.
Il sistema dei ” porti franchi” sottratti alle imposizioni doganali, e’ vecchio quanto il navigare.
Orbene, privando i territori di questa opportunità, si condannerebbero interi paesi a rinunziare a questo strumento ed ad accettare in patria condizioni di lavoro e produzioni di tipo schiavistico per sopravvivere oppure ad emigrare nei paesi ricchi ( Germania e Francia) a condizioni ben note.
Che avere una sola moneta non significhi dover avere un solo sistema fiscale, e’ dimostrato dalla Svizzera dove ogni Cantone ha un diverso sistema impositivo in concorrenza con gli altri per attrarre investimenti.
Visto che ci siamo, come mai lo Stato della California – che ha un PIL delle dimensioni dell’Italia – dichiaro’ bancarotta senza che questo abbia avuto effetti sul dollaro USA, mentre nel caso dell’Euro si minaccia la fine del mondo?
Se gli italiani sono benestanti e risparmiatori e lo Stato costa oltre il 50% del PIL ed e’ inefficiente, perche’ non lasciarlo fallire? Datemi una sola ragione.

Una gita all’estero e’ istruttiva Specie se si parla di politica.

Sono stato in Inghilterra tre giorni per un incontro internazionale. Il mio gruppo era composto di uno svedese, uno svizzero, un’austriaca, una francese, un inglese , due spagnoli.
Negli intervalli di lavoro, le domande vertevano su Berlusconi, sul debito italiano e su cosa sarebbe successo nel prossimo futuro.
Nessuno dei presenti – tutti managers della consulenza – sapeva che l’Italia possiede il terzo deposito di riserve auree del mondo e il secondo in Europa.
Tutti sapevano che Berlusconi era uno sporcaccione. Tutti vollero sapere per chi avrei votato alle prossime elezioni.
L’Inglese ha detto, che i tedeschi e la Merkel dovevano rassegnarsi a pagare il nostro debito.
Le mie risposte – a caldo – hanno stupito tutti, me compreso.
La notizia che avevamo piu’ oro della Francia e dell’Inghilterra ha colto nel segno: allora non siete messi così male e’ stato il commento. Perché non si sa?
La mia domanda su come gli europei conciliassero il loro atteggiamento moralistico sul tema Berlusconi con la tradizione libertina francese e il totem della privacy britannico li ha spiazzati fino a convenire che la stampa non avrebbe dovuto impicciarsi tra le lenzuola di Assange e quelle di Berlusconi, così come la stampa britannica ha limitato il suo interesse per la disavventura sessuale di Mad Max Mosley ( quello della formula 1).
L’ affondo elettorale e’ stato quello della vittoria finale: ho detto, Dio mi perdoni, che fino a che avessi avuto come alternativa di voto i superstiti organizzati del vecchio PCI che ha cambiato nomi piu’ volte, ma che ha la stessa dirigenza, avrei votato Berlusconi.
La notizia che il PCI era ancora li , armi e bagagli pronti, ha fatto breccia. Hanno annuito e ammesso che alcune cose non erano penetrate nella pubblica opinione europea e si sono tuffati sui sandwich.
Ecco un’ altra colpa di Berlusconi. Altro che voto.

LA MANOVRA MONTI VISTA DALL’ESTERO E DA NOI. di Francesco Venanzi a proposito di un articolo del prof HUDSON sul Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui nota il passaggio dei paesi europei dalla democrazia, verso l’oligrarchia.

 

In sintesi, il prof. Hudson sostiene che le misure di austerità che ora vengono invocate e varate dai governi europei  dell’area euro – che riducono il welfare, colpiscono i lavoratori e i loro sindacati, mettono nelle mani di privati beni, imprese e servizi pubblici –  vanno sostanzialmente a beneficio delle banche, che sono responsabili del credito facile seguito dalle sofferenze, e di coloro che acquistano  i beni e le imprese che gli Stati dovranno vendere per  coprire i propri deficit. Hudson sostiene anche che i  privati non sempre garantiscono  maggiore efficienza, ma  acquisiscono  i profitti e diventano una classe di oligarchi. E se sono stranieri  portano i profitti all’estero.  Inoltre, le banche traggono benefici   dalla regola che impedisce alla BCE di finanziare i deficit degli Stati emettendo nuova moneta; infatti  gli Stati sono così costretti a  ricorrere al mercato, cioè  alle banche, pagando interessi  elevati.  Secondo Hudson, sarebbe preferibile che la BCE finanziasse i deficit, come fanno le banche centrali di Usa e Regno Unito, senza per questo, entro certi limiti, provocare inflazione.  L’analisi di Hudson contiene molte verità ed è piuttosto suggestiva, e preoccupante.

Il prof. Hudson manca però di inserire i problemi  dell’Europa, e di tutti i paesi di antica industrializzazione,  nel quadro della globalizzazione.  Quelle economie hanno perduto  competitività  a fronte degli sviluppi industriali di paesi come la Cina dotati di grandi disponibilità di manodopera a basso costo.   I deficit di bilancio di paesi  come l’Italia sono originati dal fatto che molte delle attività industriali che hanno prodotto  nel passato  i redditi  su cui è stato costruito il sistema di welfare non sono più competitive sui mercati internazionali e hanno quindi smesso di esportare, prima, e di produrre, poi;  mentre i loro prodotti sono stati sostituiti da quelli di importazione dai paesi di nuova industrializzazione.  L’intero “sistema paese” contribuisce alla perdita di competitività con l’elefantiasi della pubblica amministrazione, l’antica e superata regolamentazione del fattore lavoro, l’inefficienza della giustizia civile, il peso del welfare.  E, nel caso dell’Italia, il mancato adeguamento delle infrastrutture,  a causa di  decenni di  paralisi dovuta all’eccessivo indebitamento dello Stato causato , appunto, dalle dette inefficienze.

Si deve quindi ammettere che le misure di austerità chieste ai Paesi europei  servono per tentare di  recuperare competitività. Se fosse possibile finanziare il deficit dello Stato stampando nuova moneta, mancherebbero gli stimoli per ridare efficienza al sistema.

Guardando alle misure finora varate dal governo Monti, si deve  osservare che solo la riforma delle pensioni agisce chiaramente nella direzione di ridare efficienza al sistema (ma penalizzando i consumi), mentre tutte le altre misure di aggravio delle tasse servono solo per  far cassa senza incidere sulla efficienza del sistema.  La riduzione dei costi della politica, compresa l’abolizione delle provincie e la riduzione del numero dei parlamentari, sarebbe stata positiva, ma è di la da venire. La riforma della regolamentazione del lavoro è per ora una pia intenzione e solo l’atmosfera di grave crisi (e la tenacia di Marchionne) ha portato i sindacati a trattare la riforma del contratto di lavoro della Fiat, realizzando così un passo avanti  per ridare competitività ad un importante settore industriale (ma uno dei  sindacati  è ancora schierato a difendere  schemi non più sostenibili). Non si vede la radicale riforma della giustizia civile necessaria per ridare certezza ai diritti e recuperare la fiducia degli investitori esteri. Gli investimenti nelle strutture sono ridotti al minimo a causa delle difficoltà di finanziamento e  delle miopi contestazioni dei “Non nel mio giardino”. E l’aggravarsi delle tassazioni induce molte imprese a studiare nuove delocalizzazioni.

Quanto alle privatizzazioni annunciate come altra misura di risanamento, dubito che siano la soluzione miracolosa che  ridarà efficienza al sistema.  Trovo azzeccate le tesi in proposito di Hudson. I miglioramenti della gestione dei servizi potrebbero essere ottenuti anche mantenendo la proprietà pubblica  se si sapesse sottrarre le gestioni  dalle ingerenze politico-clientelari. Resta allora anche qui la sola funzione di far cassa.

Siamo quindi lontano dall’obbiettivo del recupero della competitività e  credo che la crisi generata dalla globalizzazione si protrarrà a lungo, con alti e bassi ed episodi ricorrenti di nuove strette.  Credo che gli Stati in questa contingenza dovrebbero assumere un ruolo più attivo nella gestione della economia.  In particolare l’Italia dovrebbe far leva sulla posizione geografica e su una posizione politica da ricostruire facendo leva su antichi meriti nelle relazioni con i paesi emergenti, per sviluppare relazioni  speciali con molti di quei paesi, capaci di generare scambi, sviluppo  e reddito.

 

 


[1] “Europe’s deadly transition from social democracy to oligarchy” apparso il 3 Dicembre 2011 su Frankfurter Allgemeine Zeitung  con il titolo “Der Krieg der Banken gegen das
Volk”

500 ANNI DOPO GALILEO CI SENTIAMO ANCORA AL CENTRO DEL MONDO E CREDIAMO CHE LA CRISI L HA PROVOCATA BERLUSCONI E LA RISOLVERÀ MONTI. INTANTO CI SPOLPANO. DUE VOLTE. di Antonio de Martini

Due grossi errori di noi italiani: siamo provinciali e – paradossalmente – siamo ancora Tolemaici. Crediamo che nel mondo si occupino di noi. Quando gli affari andavano bene – anni 70 – gli investimenti USA in Italia rappresentavano il 2% del totale dei loro investimenti nel mondo. Il secondo errore – l’altra faccia della medaglia – e’ che crediamo che quel che accade in Italia abbia ripercussioni nel mondo. Spiamo la borsa di Tokyo per vedere che effetto ha fatto la nomina di Monti.
Ci chiediamo che effetto abbia fatto a Pechino o a Berlino e facciamo finta che tutto sia cambiato.
Sara’ il caso di vedere anche se il gattopardo ha colpito , mentre gli USA ci spolpano politicamente e la Francia economicamente.
La prima cosa che salta agli occhi e’ che Monti sta ripercorrendo – con altra cultura e conoscenza della lingua italiana – la stessa strategia errata di ” e’ arrivato il Messia” che Berlusconi lascio’ diffondere a suo tempo.
Entrambi hanno creato una tale atmosfera di aspettativa, da rendere inevitabile un altrettanto grande e crescente “effetto delusione” man mano che ci sarà’ lo scontro con la realtà’ .
La differenza sostanziale e’ che Monti , con la sua aria schiva – che un arguto amico ha definito da pesce lesso da trangugiare quando si e’ malati – e’ riuscito ad evitare l’antagonismo dei più’ e, abituato a tener conto delle personalità’ complesse dei cattedratici, ha saputo citare tutti e dare importanza a ciascuno.
L’accoglienza e’ stata imponente come la maggioranza raccolta alla Camera: quasi dieci a favore per ogni oppositore.
Anche questo e’ un punto in comune col Berlusconi che ritenne di avere ” la camera introvabile” con cento deputati di differenza con l’opposizione.
Nessuno dei due potrà’ addurre l’alibi del non consenso.
Il terzo punto in comune e’ il ” Ghe pensi mi” . Enzo Biagi scriveva che se avesse avuto le tette, Berlusconi avrebbe fatte anche l’annunziatrice nelle sue TV.
Monti ha riunito nella sua persona entrambe le funzioni di Berlusconi ( presidenza) e di Tremonti ( economia).
Entrambi hanno un atteggiamento personale patologico: l’uno troppo estroverso e l’altro troppo schivo.
Entrambi si sono circondati di persone ben conosciute, spacciandole per specialisti. Entrambi contano sui viaggi all’estero per crearsi una immagine alta in Patria.
Entrambi attenti piu’ all’immagine che alla sostanza. Oggi Monti e’ andato all’aeroporto per salutare il Papa in partenzaj per l’Africa, ricevendone in cambio il terzo apprezzamento ufficiale in tre giorni. Dal portavoce padre Lombardi, dopo la dichiarazione a favore del Vaticano ier l’altro e della CEI ieri.
Manca solo che il Cardinale arcivescovo di Milano annunzi che ha trovato “l’uomo della provvidenza” titolo dato prima d’ora a Mussolini e a Berlusconi.
Le differenze tra i due sono minime. Hanno entrambi studiato dai preti- uno dai salesiani, l’altro dai gesuiti. Uno si e’ trapiantato il toupet e l’altro ha una capigliatura folta.
Entrambi considerano il programma di governo un optional sul quale soffermarsi il meno possibile e entrambi parlano di aiutare i piu’ deboli, l’uno togliendo l’ICI e l’ altro aumentando le pensioni minime, ma ripristinando l’ICI.
Insomma una riforma a costo zero perché’, come mi ha spiegato il vecchio cameriere in pensione ( minima) del BAR EUCLIDE , pare che gli aumenteranno la pensione minima , il cui importo incrementale comunque dovrà’ versare come ICI, perché in una vita di lavoro, spesso precario, una casa l’ha comprata.
Gran lavorio di burocrazia per non ottenere granché’. Nessuno dei due ha scalfito ( o scalfirà’ ) i grandi interessi.
L’unica seria differenza tra i due e’ che Berlusconi ha incrementato i posti di lavoro – circa diecimila – nelle aziende sue e Monti ha tolto di mezzo una cinquantina di posti disponibili, accaparrandoseli lui .
Sono tanto simili che Berlusconi direbbe che sono quasi gemelli: Romolo e Remolo.
Vediamo il concreto.
Siamo tutti informati che Pechino ha il 30% del debito USA e tiene gli americani ” per le palle”, ma pochi hanno fatto mente locale al fatto che la Francia possiede il 35% del nostro debito e sta ottenendo col ricatto spazi immensi di dominio per i propri imprenditori.
Diamo un ‘ occhiata ?
ENERGIA

EDF ( Electricite’ de France )’ sta trattando una partecipazione con EDISON che e’ il secondo gruppo elettrico italiano. EDF gia’ controlla La Fenice spa che opera in Italia, Spagna, Polonia, Russia.
GDF SUEZ: ha una partecipazione in ACEA e controlla la TIRRENO POWER.

LUSSO: a settembre LVHM ha acquistato il 98% di BULGARI dopo aver rilevato i marchi PUCCI e FENDI.
PPR: ha comprato i marchi GUCCI, BOTTEGA VENETA , SERGIO ROSSI.
EURAZEO: ha comprato il 45% di MONTCLER che nel 2003 era stata comprata da un italiano.

BANCHE

BNP PARIBAS ha acquistato la BANCA NAZIONALE DEL LAVORO.
CREDIT AGRICOLE ha il controllo di CARIPARMA ( oltre mille sportelli) s FRIULADRIA ed e’ socio di BANCA INTESA S PAOLO.
VINCENT BOLLORE’ , compagno di merende di Sarkosi, attraverso la FINANCIERE DU PERGUET S.A. ha acquistato una forte partecipazione in GENERALI e in PREMAFIN .
DEXIA ha acquistato il 70% di CREDIOP.
GROUPAMA ha acquistato la NUOVA TIRRENA e una consistente partecipazione in MEDIOBANCA.
AXA ha il 50% del comparto assicurativo di MONTEPASCHI ( sei miliardi di raccolta).

ALIMENTARI

PARMALAT e’ l’acquisizione piu’ recente che va ad aggiungersi a DANONE E GALBANI.

TRASPORTI

La realizzazione della TAV TORINO LIONE ( che a noi non serve a nulla ) fa parte del pacchetto e ALITALIA e’ il prossimo boccone. Renault che e’ ancora pubblica finira’ per assalire Le industries che abbiamo privatizato e Che non difendiamo, in nome del Libero mercato.

Ditemi adesso se Monti con le sue frasette tra l’ovvio e il banale e Berlusconi con le sue senili rodomontate non fanno la figura dei polli Di Renzo nei ” Promessi sposi” , mentre I contraffattori cinesi e napoletani – a mio avviso – sono l’ultimo bastione del patriottismo Italiano e della attivita’ produttiva reale, contro l’avanzata degli strozzini d’oltralpe.
la conseguenza della internazionalizzazione del debito pubblico voluta da Ciampi e Draghi e’ che paghiamo due volte I Paesi sottoscrittori: quando paghiamo fior di interessi e quando cediamo alle pressioni di richieste di penetrazione commerciale.

LA SOLUZIONE DI UN PROBLEMA EUROPEO STA NELL’ EUROPA

Mi sono accorto che affrontando temi di politica interna, mi lascio trascinare tanto dalla indignazione per la mancanza di rispetto verso l’intelligenza dei cittadini che eccedo.
Torniamo a vedere le cose dal punto di vista il più’ coscienzioso possibile.
27 paesi , quasi tutti europei, si sono uniti in un processo di aggregazione continentale.
Di questi, 17 si sono saldati anche con l’adozione di una moneta comune.
L’ arroganza culturale ci ha fatto credere che il mondo avrebbe marciato al passo dell’Europa.
La realtà’ ci ha dimostrato il contrario e adesso non vogliamo fare marcia indietro per non ammettere le carenze strategiche del progetto e non vogliamo fare marcia avanti perché’ abbiamo paura, avendo capito che non abbiamo capito il nostro tempo.
L’euro soffre non perché’ e’ debole, ma perché i suoi bond vengono messi sul mercato a prezzi differenti a seconda del paese emittente.
E’ inevitabile che gli speculatori vogliano lucrare provocando scompensi.
Succedeva con le monete diverse ( il solito Soros) e una classe politica europea da Cottolengo, non ha pensato che sarebbe successo anche coi certificati di credito se questi avessero avuto delle differenze tra i tassi.Se ci pensate un momento, la cosa ha dell’incredibile.
I tedeschi avevano la leadership della operazione, l’esperienza dei due processi di unificazione tedesca con Otto von Bismarck e con poi con Helmut Kohl, ma , accecati dalla smania di guadagno e dal desiderio di non far scappare nessuno degli accalappiati, non previdero un piano “B” e acconsentirono alla proposta Prodi di immediato allargamento a tutti i paesi dell’est Europa.
In altre parole alla costruzione dell’Europa manca la scala antincendio e il regolamento di condominio. Grandi ingegneri….
Per unificare un continente che ha duemila anni di storia ( noi ne abbiamo tremila ), una mentalità da caserma non basto’ come non basterà’ la attuale mentalità’ da bottegai calvinisti.
L’ Europa e’ un salto di qualità’ o non e’.
I tedeschi stanno dimostrando che non hanno saputo gestire il processo di unificazione perché’ non hanno altra idea fondante che non sia la prevaricazione dei più’ deboli.
Al solito vinceranno un anno di battaglie e poi , al solito, rovineranno sotto il peso della loro arroganza, col solito politico nostrano che cercherà’ di riparare in Valtellina.
La politica – quella col senso della storia- suggerisce quattro strade per superare la crisi e a me quella dei tedeschi non piace. Abbiamo altre opzioni e dobbiamo farlo sapere a tutti.

LA PRIMA ( il sogno dei padri):spingere verso la creazione della federazione Europea, trasferendo al Parlamento Europeo il potere di approvazione di bilanci preventivi dei singoli paesi aderenti alla moneta unica, escludendo da questo momento decisionale i paesi come l’Inghilterra che non ne fanno parte e che avranno il fair play di astenersi. Sarebbe un grosso freno per i nostri reggitori nazionali, regionali e comunali.
A fronte di questa scelta, i certificati di debito potrebbero avere gli stessi tassi e la corsi sarebbe superata.
LA SECONDA( compromesso):fissare la quantita’ accettabile di indebitamento di ciascun paese e quella sarebbe garantita da tutti i partners. Le eccedenze sarebbero invece responsabilita’ del singolo stato nazionale che vedrebbe ridotta la possibilita’ di attingere a fondi europei in percentuale uguale a quella che si discosta dalle indicazioni comuni. ( se hai un 30% di fondi extra sconsigliati dal PE, avrai il 30% in meno di fondi europei rispetto a quanto concordato in precedenza e questi denari vanno a un fondo di stabilita’ europeo). Vantaggio per i virtuosi: il fondo di stabilita’ verrebbe alimentato dai paesi disobbedienti.

LA TERZA( la schiavitù’):seguire la via tedesca che sembra si stia per seguire di lacrime, sangue e di repressione sociale . Benché’ non esista prova nella storia del mondo che il rigore abbia generato sviluppo. Questa scelta ha sapore punitivo e di vendetta per i differenti stili di vita tra mediterraneo e paesi a cultura protestante. Alla fine di questa strada ci sara’ solo una nuova Norimberga per chi l’avrà voluta, perche’ una cosa che i popoli non perdonano, sono i sacrifici umani in nome di una idea fissa. ieri il Reich, oggi il rigore.

LA QUARTA( la voce grossa): sfruttare il fatto che nell’accordo di Maastricht non esiste un sistema di espulsione dei membri recalcitranti e cancellare o sospendere le leggi nazionali che proibiscono alla Banca d’Italia di finanziare il governo e la rendono indipendente.
Riprendiamo il finanziamento dei piani di sviluppo governativo ( serio pero’) e apriamo una trattativa con i tedeschi per rivedere gli accordi.
Ci seguirebbero almeno dieci dei diciassette paesi dell’euro e a quel punto la leadership della Germania e le sue manie rigoriste andrebbero a remengo assieme ai suoi Quisling locali che risalirebbero “in disordine e senza speranza ” le tre valli varesine che ieri hanno disceso con orgogliosa sicurezza.

CON LE MIGLIORI INTENZIONI. di Antonio de Martini

Ha del meraviglioso il fatto che noi italiani riusciamo regolarmente in politica a provocare effetti opposti a quelli che ci proponiamo e che alcuni sogni vengano realizzati da persone da cui non si aspetta niente.
Ormai siamo in un regime presidenziale realizzato da chi si opponeva fermamente alla riforma della Costituzione in senso presidenziale, con l’anomalia democratica di un presidente del consiglio eletto ( quasi ) dal popolo che subisce l’iniziativa del capo dello stato che ha deciso di esercitare tutti i suoi poteri anche se privo della verifica popolare che ne avrebbe legittimato l’azione ( e nel nostro caso, eletto da una maggioranza che perse le scorse elezioni).
Il Presidente, ripeto, non rafforzato dal suffragio universale che lo avrebbe legittimato, nomina, in sostituzione dell’eletto , un professore di economia privo dell’ investitura democratica anche minima.La motivazione di tanti calci alla Costituzione e’ l’emergenza economico-finanziaria e la necessita’ di ricorrere ad una personalità’ esperta e rispettata universalmente.
L’unico caso di cui ho memoria e’ quello di Oliveira Salazar , che chiamato a risanare nel 1932 l’economia portoghese, rimase al potere fino al 1968 ( poi mori’) provocando un ristagno economico da cui il paese lusitano deve ancora riprendersi.
Monti ha in comune con Salazar – oltre al fatto che non rappresenta un elettorato – il fatto che e’ professore di economia , e’ di estrazione cattolica ed ha un’aria da salutista impudente.
Credo che abbia molto di più’ in comune con Giovanni Spadolini, ma in versione internazionale.
Non ci crederete, ma se guardate su wikipedia nelle sue note biografiche , vedrete che bazzica ogni ambiente e raccatta ogni carica ( membro della commissione Trilaterale di cui e’ il presidente europeo e del gruppo Bildeberg e di una serie di commissioni che negli anni hanno studiato il fenomeno del debito pubblico italiano con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.)
E’ stato anche vice presidente della Banca Commerciale italiana , la cui fine e’ nota a tutti ed e’ autore di una ricerca su come si comporta una banca in regime di monopolio.
Ha argutamente concluso che fa come gli pare.
Ha anche avuto l’accortezza di trovarsi un coautore di fama , il nobel Klein.
Per chi conosce il mondo accademico, non c’e bisogno di commentare. Per chi non lo conoscesse, possiamo dire che e’ il Gervaso di ogni Montanelli.
Andava fatto senatore Klein.
I due mandati che ha fatto a Bruxelles li ha fatti, uno a nomina di Berlusconi e l’altro a nomina di D’Alema , ma questo non lo dice nessuno.
La Tv lo ha mostrato abbracciarsi con la Bonino – sua collega nel primo mandato – ma nessuno ricorda che il collega del secondo mandato e’ Prodi.
Sopratutto nessuno ricorda che il primo mandato fu interrotto – caso unico nella storia della UE – dalle dimissioni della commissione Santer a causa di irregolarità’ amministrative di alcuni commissari e che il famoso caso contro Microsoft che gli diede notorietà’ mondiale e’ ancora in piedi e non e’ affatto detto che finisca bene per le sue tesi. se a questo aggiungiamo che e’ di Varese, sorge il sospetto che lo abbiano scelto solo per tentare Bossi e Tremonti.
Non credo che ce la fara’. Se ce la facesse, non fara’ nulla, Se farà’ qualcosa, sarà’ un disastro.

IL FALSO PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO. di Antonio de Martini

Mano a mano che il tempo passa, vediamo che Tremonti il montanaro ha partorito il topolino mentre le contraddizioni cominciano ad affiorare a tutti i livelli.

La Standard & Poors dopo aver tolto una serie di galloni ai singoli paesi della U E – Italia inclusa – ha dato la tripla A di debitore certamente solvibile al fondo salvastati , un fondo che , per ora , esiste solo sulla carta e che sara’ composto dai singoli stati declassati in precedenza.
Come dire che Gianni non e’ credibile e nemmeno Pinotto, ma faccio credito a Gianni e Pinotto.
Altra contraddizione , a mio modo di vedere, e’ data dai consigli e dai commenti di Barak Obama agli europei: il premio Nobel per la pace , indebitato fino al collo che da consigli di gestione economica e finanziaria agli altri.
Ancora. La banca X viene declassata perche’ lo stato che la ospita e’ troppo indebitato. Allora lo Stato interviene – indebitandosi ulteriormente – sostiene la banca con un finanziamento e tutto rientra nella normalita’. Delirante.
Tutti questi stati predicano trasparenza, dicono che la BCE e’ indipendente dai governi e poi pretendono che uno dei consiglieri eletto alla unanimità’ ( Bini Smaghi ) debba dimettersi per fare posto a un non meglio identificato rappresentante del governo francese. Ci vorranno dire almeno di chi si tratta? Come si chiama questo atteso Salvatore dell’ Europa? Non sarà’ Sarkosi jr visto l’impegno del papa’?
Un mezzo vantaggio gli italiani lo hanno avuto da tutta questa pagliacciata: il governo ha decretato che se si pagano interessi passivi a una banca, questi possono essere interamente dedotti ai fini della composizione del bilancio. Grazie. Ma non e ‘ un incentivo a fare debiti mentre ci si accusa di averne troppi ?
Credo che la intera vicenda debba essere riletta così: nel caso di un individuo, se questo muore senza patrimonio, il debito muore con lui. in tal caso e’ normale classificare le persone a seconda della solvibilità’ .
Ma se si tratta di uno stato o una comunità’ , questi non muoiono mai e quindi il pagamento di un debito E’ SOLO QUESTIONE DI TEMPO.
Se uno Stato ha contratto troppi debiti promettendo il rimborso , mettiamo, in un decennio, lo pagherà’ in quindici o venti anni e nei periodi di prolungamento delle rate, l’accesso al nuovo credito andrebbe razionato e il governo ipso facto dimissionato, indicendo nuove elezioni.
Che l’attuale sistema creditizio internazionale sia inadatto, e’ dimostrato dall’ Argentina che ha pagato i suoi debiti al 25% degli importi e l’Islanda che ha bellamente rifiutato di rimborsare le banche, dopo un referendum che chiede di punire chi ha contratto il debito, non tutti i cittadini.
Nessuno ha preso provvedimenti a loro carico.
Se la sono presa tutti con la Grecia – oggi- con un altro – domani- al solo fine di aumentare gli interessi che si percepiscono dal loro certificati di credito.
La Germania ha sbraitato contro l’Italia ed ha ottenuto di percepire più’ interessi dai nostri BOT e CCT.
Altra contraddizione: le banche centrali che regolano i flussi monetari, stanno alla chetichella diventando ASSOCIAZIONI PRIVATE i cui utili non si capisce bene dove finiscano.
La legge italiana e lo stesso statuto della Banca d’Italia dichiarano che la banca e’ pubblica, ma il dettato della legge non viene rispettato e NESSUNO INTERVIENE.
Altra contraddizione: e’ un assioma che i governanti sono quelli che preparano il futuro.
Orbene, tra sei mesi Sarkosi e la Merkel (li chiamano Sarkel) saranno al museo delle cere trombati dai rispettivi elettorati.
Al prossimo gennaio Obama ( col 75% di insoddisfatti tra i cittadini USA ) farà’ trionfare la previsione di Steve Jobs del ” presidente da un solo mandato” e sarà’ ricordato come il solo premio Nobel per la pace che fece tre ( forse quattro?) guerre e tutte ingiuste.
Berlusconi finirà’ nella annetoddica politica come l’ emulo della torre di Pisa.
Zapatero ha già’ dato forfait. Cameron e’ già’ ai ferri corti coi liberali, ha perso il ministro della Difesa. – in piena guerra – perché’ questi non sapeva difendere con decisione i suoi accessi posteriori ed i fondi dello stato dai focosi attacchi del suo amichetto.
Insomma l’ Europa e’ senza un leader capace di durare, senza una visione del futuro e senza idee.
Che futuro ci stanno preparando?
Continuano a riunirsi, baciarsi, posare davanti alle telecamere, fare comunicati contraddittori e incomprensibili e chiedersi quando e’ che Carla’ ci farà’ vedere quel che ha saputo fare suo marito in un settennato.
A controllare i conti di tutti, una serie di contabili di origine indiana o di Sri Lanka annidati nelle società’ di revisione e di consulenza, i cui campioni abbiamo incontrato nel post di ieri grazie all ‘ interessamento dell’ F.B.I.
Possibile che nessuno se ne interessi e che tutti siano ormai rassegnati o comprati?