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L’Unione Europea, nacque come esigenza di protezione economica, politica e militare all’indomani della guerra mondiale e con Stalin vivo.
La morte di Stalin prima e la fine della guerra fredda poi, hanno messo la sordina agli aspetti politico culturali che ne avevano provocato l’entusiastica accettazione delle popolazioni, per diventare sempre più luogo di incontro e scontro mercantile di interessi pur legittimi ma a volte illegittimamente promozionati.
L’Unione Europea del dopo guerra fredda richiama sempre più un enorme vetro di sicurezza colpito da un meteorite che mostra una serie di crepe.
Siamo ormai in molti a chiederci quale sarà la crepa che cederà per prima e se non sia il caso di pensare a rinforzare la lastra prima del crack.
Dietro il mito di Europa dei 27( ormai 28) si sono formati gruppi di stati accomunati da un interesse a loro avviso trascurato dal centro.
Quando in una unione recente iniziano moti centrifughi, è segno che la spinta unitaria ha esaurito la sua forza e potrebbe aver inizio il processo inverso.
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luglio 9, 2013 – 4:43 am
Categorie: economia internazionale, Politica Estera
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EtichettatoBanca SIMEST, Europa divisa, Franciszek Tusk, Gianni De Michelis, gruppo di Visegrad, Lacune della politica UE, Pentamerale, Simest, Unione europea del Mediterraneo
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Gli Stati Uniti sono angosciati per il loro fedele pupillo Mohammed el Baradei che nella sua ricerca di una sistemazione politica in seno al nuovo ordine egiziano, sembra la Sora Camilla ( Tutti la vogliono, nessuno la piglia).
Per parlare a suocera perché nuora intenda, hanno detto che potrebbero non pagare il loro consueto obolo ( che in gran parte torna a casa sotto forma di acquisti di armamenti per mantenere l’equilibrio bellico con Israele, paese che gli Egiziani si sono impegnati a non attaccare) a meno che non si dimostri la volontà di ripristino di un poco di democrazia.
Ad esempio prendendo el Baradei al governo.
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Novantuno anni fa nacque, su iniziativa della Società delle Nazioni, una iniziativa che permise ai ” sans papier” dell’epoca – i profughi russi della rivoluzione del 1917 – di disporre di un documento di identità internazionalmente riconosciuto in attesa di avere eventualmente una nuova nazionalità.
Il documento prese il nome da quello del presidente della seduta, il norvegese Federico Nansen.
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Una magistrata lussemburghese Sylvie Conter, sta indagando su Gladio.
Difficoltà di traduzione mi impediscono di capire di quale magistratura si tratti( europea o lussemburghese) – c’è n’è più di una – ma tutte con sede in Lussemburgo.
Qualche affezionato lettore ricorderà come l’ex capo dell’intelligence lussemburghese accusò lo stesso Granduca di essere al soldo dell’intelligence Service britannico ( M I 6), ma naturalmente nessun media italiano riprese la notizia.( mio post datato 4 dicembre 2012 e ribloggato oggi 6 luglio.
È probabile che anche questa notizia non trovi spazio e sembri essere una risposta all’attacco subìto dalla casa regnante.
Di certo, volano bei nomi.
In Lussemburgo lo chiamano già il processo del secolo o anche Bommeleeër
( collocatori di bombe) e riguarda gli anni ottanta e la struttura N.A.T.O. ” Stay behind” una rete segreta stesa sul continente e destinata a compiere sabotaggi in caso di invasione dell’Europa da parte dei paesi del Patto di Varsavia.
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luglio 6, 2013 – 2:48 PM
Categorie: disinformazione, intelligence, Politica Estera, Storia, terrorismo
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EtichettatoAldo Moro, Andreas Kramer, Charles Hoffmann, Giorgio Pizzedaz, Giulio Andreotti, Gladio, Jacques Santerre, Jean Claude Junker, Lussemburgo, Stay behind
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I due Presidenti della Repubblica che hanno costruito le proprie fortune politiche sulla leva religiosa con l’elettorato meno avvertito, Moncef Marzouki ( Tunisia, semi moderato) e Recep Tajip Erdoghan ( Turchia, ultramoderato), sotto pressione dei propri eletti e alleati, sono stati costretti a stigmatizzare il colpo di Stato che ha defenestrato Mohammed Morsi..
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luglio 4, 2013 – 3:25 PM
Categorie: economia internazionale, intelligence, Politica Estera, religione
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EtichettatoBarak Obama, canale di Suez, gasodotto southstream, John Kennedy, Moncef Marzouki, Nikita Kruscev, Recep Tajip Erdoghan, Vladimir Putin
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“Caro Antonio, mi limito a fare un breve commento relativo agli F35.
Io sono stato contrario a quel programma fin dall’inizio, ma chi avrebbe dovuto non mi ha voluto ascoltare. Ora però è troppo tardi per uscirne. Perderemmo troppi soldi già spesi,vanificheremmo investimenti già fatti, annulleremmo posti di lavoro creati, rinunceremmo a programmi di ricerca già avviati. Senza alcuna contropartita.
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luglio 4, 2013 – 2:00 PM
Categorie: corruzione, economia internazionale, guerra tecnologica, Politica Estera, Presidente della Repubblica
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Etichettato"La Repubblica", Alberto Zignani, Beniamino Andreatta, Eurofighter, F35, Finmeccanica, Franco Angioni, Giorgio Napolitano, Lockeed, Marco Panara, SU 35, Virginio Rognoni
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Barak Obama deve iniziare a rammaricarsi di aver creduto alle storielle sull’Islam politico raccontate dal nonno keniota, David Petraeus e Leon Panetta.
Il governo americano ha dato ordine di evacuare tutto il personale non necessario dell’ambasciata e ha già trasferito in Marocco i 18 “borsisti” che seguivano corsi di perfezionamento in arabo.
Una svagata dichiarazione di Obama esprime preoccupazione e ricorda che ha i cordoni della borsa dei militari, ma non spiega che scelta faranno gli USA verso l’Egitto.
Evidentemente medita sugli inevitabili riflessi in Yemen, Libia, Tunisia ( dove l’opposizione agli islamisti già scalpita) , Siria, Giordania e Bahrein.
Tra la Democrazia e interesse nazionale cosa sceglierà?
Anche nel mondo arabo, le reazioni sono parecchio confuse: il nuovo sceicco del Katar, Tamim Ibn Hamad al Thani, che stava continuando a finanziare Morsi e la fratellanza ma era intenzionato a far loro abbassare i toni, tace imbarazzato in attesa di capire che faranno gli USA.
I Salafiti difendono Il Presidente destituito, imbarazzando gli americani per un gemellaggio sgradito.
Assad plaude al golpe e gongola assieme al re di Giordania nella constatazione che l’Islam politico sunnita non riesce a governare. Come faranno a imporgli adesso una soluzione “islamica” ?
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luglio 4, 2013 – 6:23 am
Categorie: corruzione, elezioni, Politica Estera, Presidente della Repubblica, Storia
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EtichettatoAbdel Fattah al Sisi, Augusto Pinochet, Barak Obama, Corriere della sera, Diwght Eisenhower, Gamal Abdel Nasser, Mohammed Morsi, Salvador Allende, Tamin bin Hamad al Thani
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Un milione di persone in piazza sono l’1,5% della popolazione egiziana. Come dire un comizio di seicentomila persone in Italia. Non bastano.
A riprova dell’ovvietà che il governo del “corrotto Mubarak” era la loro situazione ideale, gli Yankees tornano sui loro passi e decidono che tutto sommato è meglio lasciare i religiosi islamici dove stavano e trattare coi militari come avevano sempre fatto. Il progetto POMED ( Project on Middle East Democracy) ha fatto un altro buco nella sabbia.( Stephen McInerney, se non ricordate il mio post, vedete wikipedia).
I militari vedono premiata la politica attendista che ha fatto loro sopportare due anni di “passaggi democratici elettorali”, una autentica pagliacciata in un paese in cui l’analfabetismo è la regola e l’istruzione un optional.
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luglio 3, 2013 – 7:15 PM
Categorie: corruzione, costume, disinformazione, economia internazionale, Politica Estera, Presidente della Repubblica
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EtichettatoAbdel Fattah el Sisi, AFP, al Ahram on line, colpo di stato in Egitto, Delta Force, Finmeccanica, Gianni De Gennaro, Giorgio Napolitano, hosni mubarak, Khairat EL Shater, Mohammed Badie, Mohammed EL BARADEI, Mohammed Morsi, Pier luigi bersani, Rai TV, Vescovo Ratzinger
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La decisione americana di temporeggiare invece di consegnare ai ribelli siriani le nuovissime armi ” game changer” ( ovvero capaci di rovesciare la situazione tattica in Siria) piuttosto che l’annunzio del repentino cambio della guardia alla guida dello sceiccato del Katar e la ripresa del ribellismo in Egitto, hanno tutte un fil rouge ( o noir….) che le collega ad un cambio di atteggiamento della Casa Bianca nei confronti dei fratelli mussulmani che – a giudizio di molti in USA – non stanno mantenendo gli impegni presi con gli USA, di democratizzazione e liberalizzazioni economiche.
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luglio 1, 2013 – 10:05 PM
Categorie: costume politico, disinformazione, Libano, Medio Oriente, Politica Estera, Presidente della Repubblica, religione, Storia, terrorismo
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EtichettatoFamiglia Al thani, famiglia Athias, Mhammed Morsi, Mohammed EL BARADEI, Mossad, Movimento Tagarod, movimento Tamarod
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