Archivi Categorie: terrorismo

USA. HANNO CAMBIATO POLITICA ESTERA RISPETTO AI TEMPI DEL VIETNAM: ADESSO SONO MOLLI IN ASIA E DURI NEL MEDITERRANEO. di Antonio de Martini

In uno dei miei primissimi post di politica estera, scrissi che la costante della politica estera americana era di essere duri in Asia ( e in America Latina) e molli in Europa.
Il trend e’ rovesciato.
L’intervento nei Balcani prima e lo scatenamento di una serie di rivolte nel corso dell’ultimo anno in particolare nel Vicino Oriente e nel Nord Africa, dimostrano che entrambe le divisioni della segreteria di stato USA che si occupano del mediterraneo e dell’Asia hanno constatato il loro fallimento e si sono scambiate i metodi.
Alla radice di tutte queste scelte, c’è e’ sempre – lo dico con ammirazione – la ricerca dell’interesse nazionale.
Negli ultimi due anni, le spese del dipartimento della Difesa USA destinate alle PR in Asia centrale, sono passate da dieci a centoventuno milioni di dollari.
E’ nato il sito” central Asia online” che si occupa dei progressi dell’ Uzbekistan e del Kirghizistan verso la democrazia ed e’ molto elogiativo verso un regime efferato anche per gli standards asiatici.
” Reporter sans frontieres” non e’ dello stesso parere avendo classificato 168 sui 178 paesi censiti l’ Uzbekistan governato da Islam Karimov per la liberta’ di stampa e di informazione in genere.
Potrete vedere analoghe classifiche di Amnesty e altri enti in vena di selezionare le sofferenze umane.
Non e’ stato sempre cosi’. Nel 2005 infatti, il Presidente Karimov era considerato un ” cattivo” per un massacro fatto in una città’ ribelle ( Andjan) al punto che gli USA promossero una inchiesta, in risposta alla quale il Presidente chiuse la base aerea concessa alla U S Air Force , molto utile ai fini della alimentazione della guerra in Afganistan.
Nella filiera di rifornimento della guerra, la Russia e i paesi dell’Asia centrale sono indispensabili e questa strada viene definita “Northern Distribution Network.”
Senza di questa la guerra Afgana costerebbe molto, molto di più’ perché’ finirebbero per dover trasportare per via aerea anche la carta igienica.
Capita l’ antifona, il governo USA ha assegnato i centoventun milioni di dollari al SOCOM ( special operations command) di stanza a Tampa in Florida e questo ha assegnato il lavoro alla General Dinamics Information Technology che ha creato una serie di siti tutti elogiativi di tutti i dittatorelli che insistono su questo nuovo ” sentiero Ho Chi Min” destinato al trasporto della Coca Cola .
Islam Karimov, non pago, ha ottenuto anche la levata dell’embargo USA dalla fornitura di certi tipi di armi e la Hillary Clinton il 22 ottobre scorso durante il suo viaggio a Tashkent ha pubblicamente elogiato il Presidente per i suoi progressi nel campo dei diritti umani, tra l’ilarità generale.
L’ attacco aereo americano – per errore, provocato da ” sconosciuti” – a un checkpoint point pakistano che ha provocato 26 morti e nuove tensioni, ha ulteriormente bloccato la linea dei rifornimenti USA, mostrando: quanto sia utile la filiera Uzbeka, intelligente e disinvolto Karimov, disinformata l’intelligence americana e non affidabile la guerra tecnologica .
Per vincere in Asia bisogna sparare dopo aver visto il nemico nel bianco degli occhi.
I rapporti USA Pakistan non sono stati peggiori nemmeno dopo l’attacco a Ben Laden.
Se continua così’ a Karimov ci scappa un Nobel.
Quale credibilità’ politica e morale abbia la signora Clinton quando lamenta la situazione dei diritti umani in Siria, mentre e’ reduce dagli elogi – e rifornimenti di armi – al presidente Uzbeko, lascio decidere ai lettori.

LA CRISI SIRIANA : AUMENTA LA PRESSIONE E IL LIBANO TREMA ..DIARIO DI UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA. SARA’ GUERRA LOCALE O GENERALE? di Antonio de Martini

E’ di stamattina la notizia che il governo americano ha ordinato a tutti i suoi cittadini di abbandonare la Siria ed ha annunziato che l’Ambasciatore USA non rientrerà a Damasco.

Un sito americano ha fatto la conta delle perdite irakene, USA e alleate in questi fronti: unmilionequattrocentocinquantacinquemilacinquecentonovanta irakeni e quattromilaottocentouno americani sono morti per realizzare un aborto di democrazia.
In Afganistan sono deceduti duemilaottocentoquindici soldati NATO ( tra cui i nostri).
Il costo delle due guerre – Afganistan e Irak – assommma a milleduecentottantuno Miliardi.
La Libia agli USA è costata un miliardo scarso, mentre la conta dei morti – specie i civili – è ancora top secret.

Questi dati sono forniti dal NATIONAL PRIORITIES PROJECT una ONG USA che ha per compito la trasparenza dei dati forniti dal governo federale in maniera da consentire ai cittadini di controllare l’attività del governo e capirla.

Se riusciamo a capire i conti ragionieristici del governo USA, non riusciamo invece a capire come (e se) questi ragionino sotto l’egida del premio Nobel per la pace Barak Hussein Obama .

Ecco l’elenco scheletrico di quel che è accaduto OGGI di inquietante.

    Afganistan: 30 “insurgents” morti e 40 catturati. La NATO colpisce un villaggio uccidendo sei bambini e ferendo due ragazze. Un terrorista morto. Karzai ordina una inchiesta.
    Somalia:un drone uccide sette persone in una zona centrale del paese( Kalaberka).

    Siria: quattro civili uccisi dalla polizia prima della scadena dell’ultimatum che minaccia le sanzioni della lega araba.
    <Irak : bomba a Bassora fa 9 morti e 40 feriti.
    <Yemen: il presidente Abdullah Saleh firma il passaggio dei poteri al vice, in cambio di immunità, ma gli insorti non cessano il fuoco.
    <lTurchia: bombarda le due provincie di Suleimaniah e Arbil ( in pratica tutto il kurdistan , forse per demolirli prima di attaccare la Siria, per evitare due fronti).
    <lLibia: il premier Abdurrahman el Keib offre il ministero della Difesa al capo banda che ha catturato Gheddafi jr a condizione che gli consegni il prigioniero.
    <lLibia: sparatoria di una milizia con armi pesanti al limitare di un compound abitato da lavoratori stranieri. La compagnia petrolifera, pagherà?
    <Egitto: quinta notte di fuoco al Cairo. Le gente e l'esercito si scontrano, mentre la polizia decide di cambiare nome e chiamarsi "Homeland Security".
    <Russia: Mosca avverte la Siria che l'aver posto il veto all'ONU per evitarle una fine "libica" è il gesto massimo oltre il quale non andrà. Ma annunzia che le FFAA russe riprenderanno a tenere sotto mira le basi missilistiche americane in Europa ( da noi ce ne sono sette).

    <lCina: annunzia manovre navali nel Sud Pacifico sollevando polemiche e i media cinesi scrivono che gli USA sono "seduti sulla bomba del debito". Gli fa eco il comune di Jacksonville in Alabama che dichiara fallimento. Piccolo comune, piccolo "botto" 3 miliardi di dollari.

    <lGermania: la Merkel parla e l'euro scende al minimo storico contro il dollaro USA.Italia: la ministra Fornero cui è stato affidato il ministero del Lavoro dichiara che "la riforma è stata già largamente fatta". Brava.

    All'attivo di questa giornata, sempre secondo la Reuters, Sarkosi e la Merkel dopo l'incontro con Monti hanno convenuto che non attaccheranno più in pubblico la Banca Centrale Europea.

    Che sollievo.

EGITTO E SIRIA. L’INTERVENTO INUTILE HA FAVORITO I FRATELLI MUSSULMANI COME ERA FACILE PREVEDERE. di Antonio de Martini

Quando sul finire dello scorso anno scrissi su questo blog che l’Egitto negli ultimi trenta secoli era stato dominato da una aristocrazia militare e così’ sarebbe rimasto, fui considerato come ” un reazionario che spera quel che desidera”.
Quando previdi che il vuoto politico sarebbe stato riempito dalla fratellanza mussulmana, ebbi sorrisetti. Ricordo anche una discussione con un giovane egiziano che gestisce una pizzeria all’infernetto ( Roma) che era stato sul posto e mi giurava che ” questa volta e’ quella buona”.
Dopo dieci mesi possiamo constatare che Mubarak, ottantenne malato , e’ stato sostituito da Tantawi, più’ giovane di pochi anni, se non mesi e nulla e’ cambiato.
In Libia, un dittatore militare sta lasciando il posto a un regime islamico che per prima cosa ha abolito le restrizioni poste contro la poliginia ( molte mogli) e a mano a mano che riavrà’ i denari congelati dagli alleati, mostrerà’ il suo vero volto.
In Siria, il regime di Assad, costituito in realtà da un cartello di minoranze religiose non sunnite, viene messo in pericolo dai fratelli mussulmani e si e’ salvato – per ora – da un attacco militare franco- britannico solo grazie al veto di Russia e Cina ammaestrate dalla disinvoltura con cui la Francia interpreto’ la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite.
In Giordania, continua il balletto pseudo democratico con cui re Abdallah cerca di regnare accontentano gli americani con una caricatura di democrazia parlamentare temperata dal potere assoluto del re.
Una petizione firmata dalla maggioranza assoluta dei parlamentari che chiedevano la sostituzione del primo ministro, e’ stata presa in attenta considerazione restando pero’ lettera morta.Sua maestà’ ci sta pensando.
La Tunisia e’ ancora effervescente e gli islamisti avanzano costantemente.
In Libano, la presenza congiunta di un Patriarca maronita energico e di un nunzio apostolico ( Mons Caccia, sangue friulano) in sintonia , stanno disegnando un nuovo ruolo per i cristiani nei paesi arabi.
Israele non sarà’ contento dei risultati, ma l’emorragia di cristiani verso le Americhe, cesserà’ e Israele sarà’ contento.
La Turchia, potrà’ passare dal ricatto dell’acqua e dall’ammassamento di truppe alle frontiere siriane, all’ attacco vero e proprio? Ne dubito fortemente. La Siria risponderà’ col sostegno ai curdi, come fa Israele, per ragioni differenti, dallo scontro navale per Gaza.
La pressione di due fronti curdi più’ la Siria, diventerebbe difficile da reggere anche per l’esercito turco.
Gli sforzi americani profusi in Medio Oriente dal prof Mc Inerney – patron del programma POMED – sono finiti come dovevano finire: senza risultati apprezzabili. E’ brutto dire che l’avevamo detto e scritto, ma l’avevamo detto e scritto.
Resta il problema israeliano in tutta la sua molteplice interezza: il riconoscimento della Palestina, l’indipendenza energetica che potrebbe avere dai giacimenti scoperti nel mediterraneo del Levante, se solo ci fosse una intesa e il timore della bomba nucleare iraniana.
Miliardi USA spesi senza risultati e con migliaia di morti al punto che il politicamente accortissimo generale Petraeus già comandante politico militare supremo in Irak e Afganistan ed ora a capo della CIA ha dichiarato a verbale alla commissione del Senato che “a causa della non soluzione del problema palestinese, la cooperazione coi partners del medio oriente non e’ tanto profonda e vasta come potrebbe essere.”
La soluzione che si profila nelle stesse menti disturbate – la parcellizzazione degli attuali stati dell’area – sarebbe un incentivo deciso all’avvio di un processo arabo federale o addirittura unitario che aggraverebbe la situazione di Israele oltre il punto di rottura anche dell’equilibrio economico a causa delle aumentate esigenze di difesa.
Il problema ora sta nelle mani di Israele e si può’ così riassumere: se dovesse scegliere un americano come presidente di Israele, sceglierebbe Obama. La sua lobby negli USA appoggia pero’ i candidati repubblicani desiderosi di guerra. Un conflitto interno all’ anima ebraica da risolvere prima che nascano altri drammi.

LA ROBOTIZZAZIONE DELLA GUERRA RISCHIA DI RENDERLA ETERNA E UBIQUA. CON CHE REGOLE? di Antonio de Martini

In principio fu la ” tregua di Dio” . La Chiesa medioevale, istituì’ particolari giornate in cui era vietato combattere per dare ai non combattenti una chance di sopravvivenza nei confronti delle bande armate che infestavano i territori orfani della Lex Romana.
Quando nacquero i singoli armati di corazza e cavallo – praticamente invincibili – la Chiesa invento’ la Cavalleria ed il codice cavalleresco, assieme al rito religioso dell’investitura, che spinse quegli uomini a un codice di autoregolamentazione che ancora oggi esplica una sua efficacia, quando definiamo ” cavalleresco” un comportamento rispettoso nei confronti di donne o bambini.
L’avvento di una altra arma assoluta, la bomba atomica, spinse il mondo civile ad un movimento – cui la Chiesa partecipo’ in parte e non con funzione di guida – tendente a mettere al bando qualsiasi tipo di guerra. All’arma assoluta, bando assoluto fino all’irrazionalità e all’isteria.
Il Drone , un aereo senza pilota nato inizialmente per scopi di ricognizione ed ora inevitabilmente usato come arma a distanza, sembra non suscitare nessun interesse etico.
Intanto perché’ sembra e funziona come un videogioco. L’ assassino non vede il sangue ne il terrore sul volto delle vittime e non vede nemmeno i cadaveri a fine dell’ azione.
Forse appare sullo schermo un ” flash” o altra interiezione con punti esclamativi atta a congratularsi per il bersaglio colpito.
Questa disumanizzazione del nemico contribuisce, a mio avviso, a ridurre le remore di carattere morale all’idea di togliere la vita ad una persona.
A questa nuova arma, si e’ aggiunto anche il robot militare in dotazione alle forze di terra: oltre a disinnescare esplosivi, può’ far saltare ostacoli o sparare su una folla. Può’ evitare perdite umane se messo a guidare il primo camion di una colonna in Afganistan o soccorrere un ferito sul campo di battaglia.
Insomma chi guida un Robot o un Drone si trova di fronte a scelte morali come se fosse lui a vedere e uccidere, solo che si sente innocente in una qualche forma. La decisione l’ha presa il comandante, lui ha solo premuto un bottone e guardato uno schermo che mostrava una scena da telefilm.
Il sistema di uccidere a distanza e’ sempre stato visto come ideale da alcuni e come vile da altri.
L’insulto che Omero mette in bocca ai suoi eroi ” guerriero da balestra”, che ho sentito in seconda media, mi risuona ancora nelle orecchie.
Il problema e’ tornato di attualità’ con i bombardamenti sulla Libia, anche se avremmo potuto iniziare a porcelo alla fine della guerra mondiale sulle ceneri degli oltre sessantamila civili italiani morti sotto i bombardamenti.
Con opinioni pubbliche indifferenti a cinquemila morti annui per incidenti automobilistici (Italia) ma che piangono per giorni se un “alpino napoletano” muore in un incidente in zona di guerra e chiedono il ritiro delle truppe, il poter disporre di robot consente la prosecuzione della guerra , specie asimmetrica, anche indefinitamente. ( G. Orwell di 1984 era un profeta!).
Ci stiamo dotando di Drone e di Robot, ma non di un’etica per queste nuove forme di combattimento.
La disumanizzazione della guerra può’ trasformarla in un fenomeno endemico e l’uso a distanza può renderla universale.
Per colpire un terrorista e’ lecito uccidere la sua famiglia? Per far saltare una stazione radar e’ permesso distruggere un villaggio? Si puo’ sparare sulla folla che assale un Robot?
La scorsa settimana in Afganistan ci sono stati i primi due Marines uccisi da un “Drone amico”. Ci sarà’ un’inchiesta?
Immagino che , dopo una imprecazione, l’operatore della consolle sia andato allo spaccio ed abbia ordinato una Coca Cola light. Forse il joystick si era “impallato”.

ESISTONO ALTERNATIVE ALLA GUERRA CHE SI PREPARA? (SECONDA PUNTATA)

In questo mese di Novembre, Barak Obama ha convocato tutti i paesi Asiatici riuniti nell’ ASEAN alle Hawaii – suo stato natale – per esaminare la situazione alla luce degli ultimi sviluppi. il tema sara’ l’Asia Multipolare e la stabilita’ , dove la Cina pensa alla stabilita’ della sua ” Asian supply
chain” – estesa all’Africa- mentre gli USA pensano allo statu quo politico militare.
La Cina, appunto, vuole la multipolarita’ che e’ il solo mezzo per non soccombere all’egemonia USA che vorrebbe inondare il continente di propri prodotti, far comprare solo i propri bond ed essere il tramite privilegiato dell’ export cinese.
Il piatto forte presentato dagli USA sono tre donne che essi candidano ad altrettante presidenze, la solita cambogiana col nobel, la filippina e la Coreana. Fa molto “democrazia in marcia” e le donne asiatiche, si sa, sono di buon comando.
La conferenza ASEAN serve a testare la tenuta delle alleanze ed a scongiurare la nascita di uno schieramento di ” non allineati” , altro interesse comune a cinesi e americani.
Abbiamo visto “il fronte sud” quello del Pacifico, dove la Cina e’ meno forte, ma dove ha tutto da guadagnare.
Il ” fronte nord” l’area Pakistana- himalayana e’ di gran lunga la più’ complicata da seguire per la carica di ambiguità’ che avvolge i rapporti tra il Pakistan , gli USA , la Cina e anche i piccoli paesi limitrofi ( Sikkim, Ladakh , Nepal) .
Lo ” swerpunkt” del fronte in formazione e’ – per entrambi- il Pakistan col quale c’è e’ un duplice rapporto di odio amore. Sentite qua: ” la relazione Cina-Pakistan e’ piu’ alta delle montagne, più profonda dell’oceano, piu’ forte dell’acciaio e piu’ dolce del miele” . E’ la dichiarazione ufficiale di Yussuf Raza Gilani, la scorsa settimana. Gilani non e’ un poeta, e’ il presidente del Pakistan, che in risposta alle accuse che la Cina ha fatto al Pakistan di ospitare nel proprio territorio ribelli separatisti Uiguri dell’ovest cinese ( sono 70 milioni e sono di religione mussulmana.) , si e’ lanciato in questa dichiarazione d’amore verso l’ ” impero di mezzo”.
I cinesi hanno saputo delle collusioni uiguri dagli americani che avevano montato assieme l’operazione segreta in funzione anti cinese e poi han fatto la spia senza pero’ fornire prove, per non tradirsi.
Per essere certi i due stati asiatici litigassero, gli USA hanno anche fatto trapelare colloqui segreti coi cinesi in cui avrebbero ottenuto ” la non obiezione ” cinese qualora gli USA decidessero una azione di forza in Pakistan per assumere il controllo dell’armamento nucleare.
Ma richiesto di commentare, il portavoce USA ha dovuto dire ” no comment”.
Complicazioni quotidiane che in Asia si imparano a scuola.
L’idea che forse ci si fermerà’ sull’orlo del baratro, non sfiora nessuno dei presenti sul fronte nord, almeno a giudicare dagli stanziamenti militari nucleari che vediamo:
USA : 700 miliardi di dollari nel decennio per rinnovare il parco missili nucleari
Russia: 92 miliardi per unificare i sistemi di lancio dei missili nucleari in dotazione alle tre armi e creare dieci brigate operative in ambiente nucleare
Cina : stanziamento ignoto, ma programma per dotarsi di 5 sottomarini in permanenza in mare, capaci di lanciare da 36 a 60 testate nucleari . Oltre a un arsenale nucleare mobile di terra.
Pakistan: il missile Shaheen II con testate più’ piccole e leggere per aumentarne la gittata.
India: nuova versione dell’AGNI con basi terrestri capaci, per gittata, di coprire tutto il Pakistan e gran parte della Cina, Pechino inclusa.
Israele: ha concentrato i suoi investimenti nell’adattare i missili Cruise al lancio da sottomarini ed a una nuova versione del Jericho III.
Nord Corea: ha investito su due missili per testate nucleari , il Musudan con 2500 miglia di raggio d’azione capace cioè’ di colpire il Giappone ed il Taepong-2 con gittata fino a seimila miglia ( colpirebbe meta’ del territorio americano), ma stanno lavorando intensamente alla miniaturizzazione delle testate nucleari per renderle trasportabili, altrimenti , nulla da fare.
Ho tratto queste informazioni dal rapporto BASIC ( British American Security Information Council) composto da influenti dirigenti politici dei due paesi, tra cui un paio di ex ministri della Difesa inglese.
Si noti che non c’è una riga sull’armamento missilistico e nucleare iraniano. Segno che in mano non hanno nulla, ma dare una lezione all’Iran, alcuni pensano sarebbe un bel segnale per i cinesi che pongono il veto ONU , assieme ai russi, ad azioni di forza .
L’import di petrolio gennaio- agosto dall’Iran e’ aumentato del 40% dallo scorso anno. L’antiamericanismo unisce. ( segue)

ESISTONO ALTERNATIVE ALLA GUERRA CHE SI PREPARA?

I lettori de ” il corriere della collera ” si saranno ormai resi conto che e’ in corso un confronto globale che vede gli Stati Uniti nella inedita posizione di “potenza apertamente aggressiva”che sta conducendo un ” build up” militare a livello planetario nei confronti della Cina secondo la collaudata strategia Dullesiana del ” Brinkmanship” ossia di spingersi fino all’orlo dell’ abisso del conflitto nucleare, nella convinzione che, di fronte alla prospettiva di una guerra contro la principale potenza militare del mondo, anche chi ha ottime prospettive di vittoria, offre una alternativa accettabile.
Per risalire a un comportamento sfacciatamente aggressivo USA come quello odierno, bisogna risalire alla secessione colombiana per ottenere la nascita dello Stato fantoccio ( panama) che ospitasse il loro canale di passaggio dal Pacifico all’Atlantico, oppure alla guerra alla Spagna per strappare con la forza e senza tante scuse,le Filippine prima e Cuba poi
Splendida la replica del Console inglese a Cuba durante un te’.
Richiesto se fosse pro USA o Spagna, replico’ porgendo la tazzina: ” ne limone ne latte, grazie”
Altri tempi, altra classe.
Dai tempi di Foster Dulles, indimenticato segretario di Stato col fratello direttore della CIA, il ” Brinkmanship” ha funzionato bene e spesso, anche se tutti ricordano quasi solo la crisi di Cuba del 1962 , attivata dai fratelli Kennedy.
La tecnica consiste nel preparare la guerra con grande determinazione e aggressività’ aspettando l’ attimo di tentennamento in cui l’ avversario – anche solo per aver la coscienza serena – offre una soluzione che e’ sempre l’offerta migliore che si possa ottenere.
Il build up e’ iniziato nel momento stesso in cui gli Stati Uniti si sono resi conto che la Cina minava l’essenza stessa dell’American Dream coltivando le colonie cinesi d ‘ America ( ottenendo successi di reclutamento di scienziati Cinoamericani a fini di spionaggio) e soprattutto quando si resero conto che il piano di penetrazione cinese in Africa stava mietendo successi inattesi e rapidissimi in un continente che ha ricchezze anche petrolifere, decisive per il predominio mondiale.
Il build up politico militare e’ iniziato a primavera col viaggio di Obama in India ( il nemico strategico della Cina al quale hanno appena venduto 60 elicotteri da attacco “”Apache” e stanno trattando altri 200 “multitask”), Indonesia , Corea e Giappone- ampiamente seguito da questo blog- continuato con la visita della Clinton ai primi di ottobre In Kirghisistan e dintorni , ma soprattutto con il consolidamento del bastione avanzato Pakistan-Afganistan con ben 17 basi aeree di cui al mio post di ieri l’altro e un piano di riavvicinamento col Viet Nam ( aiuti per mezzo miliardo di dollari annui) e la firma degli accordi militari con gli australiani con impegno a manovre navali periodiche e frequenti, accordo esteso a Singapore e Corea del Sud.
Entro un paio di anni il build up sarà’ completato dal riarmo aeronavale che rafforzera’ le sei portaerei e i 100.000 uomini – tra Okinawa , Corea e Giappone – che si trovano gia’ nello scacchiere del sud ovest Pacifico . Nuovo revival con Formosa ( Taiwan) alla quale hanno venduto una grossa fornitura di aerei , nuovi, ma non troppo.
Insomma tra alleanze e affari militari, mi ricorda il film di Sordi ” finche’ c’e guerra, c’e’ speranza.”
Lo schema ricalca un po’ quello del contenzioso col Giappone negli anni trenta col contrasto economico diplomatico che sfocio’ nella esasperazione giapponese che condusse all’ attacco a Pearl Harbour ed alla guerra , con la differenza che i cinesi non saranno cosi’ ingenui da attaccare per primi e non sono cosi’ piccoli come il Giappone.
Un’ altra differenza strategica importante da ricordare fu che , mentre gli anglosassoni adottarono immediatamente una strategia comune – con errori iniziali rovinosi a spese principalmente dei possedimenti olandesi- il Giappone e i suoi alleati adottarono strategie differenti e non coordinate.

Fino all’ultimo istante non capiremo se gli USA tra le opzioni a loro disposizione sceglieranno la guerra o l’ accomodamento del ” last minute” .

La strategia cinese, carica di ” umilta’ ed umorismo”, evitando il confronto diretto , lasciando capire ad ogni occasione di snobbare con leggerezza il mito del mondo unipolare , aiutando l’euro ( ma rifiutando l’ etichetta di ” Salvatore”) , strizzando l’occhio all’Iran minacciato per la sua ricerca di indipendenza nucleare; sostenendo la Corea del Nord, ma comprando bond americani, ponendo- ma assieme alla Russia- il veto all’ attacco alla Siria; offrendo all’Indonesia e all’ India di commerciare nella loro moneta rifiutando così il ruolo di re dollaro. Ma senza mai irrigidirsi in una posizione frontale di contrasto.
Ha sospeso la penetrazione economica in Africa dove aveva peraltro investito cifre di assoluto rilievo.
La sua forza e’ la quantità’ di lavoro e di moneta che può profondere ovunque. ( segue)

PAKISTAN E TOGO NEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ ONU

Il nuovo turno biennale del Consiglio di Sicurezza dell’ONU si e’ arricchito di due perle: ll Togo – che non si sa quale sia la posizione politica e il Pakistan la cui fermezza nella lotta al terrorismo e a favore dei diritti umani non puo’ essere discussa a meno che non si voglia subire un attentato.

A commento di queste notizie confortanti per il futuro della pace, possiamo aggiungere che poco tempo fa, la Libia fu chiamata a presiedere la Commissione per I diritti umani in seno alle Nazioni Unite
Se fossi il Pakistan, comincerei a guardarmi le spalle e non mi sentirei sicuro nemmeno in Consiglio, visto che tra i membri siede anche l’India, notoriamente in contrasto coi pakistani coi quali ha già fatto due guerre.
La terza ( guerra) qualcuno vuole farla contro la Cina, facendo alleare i due rivali tradizionali.
Da seguire con attenzione le dichiarazioni di voto di entrambi.

PRIMAVERA ARABA e AUTUNNO DELLA FIDUCIA: COMINCIA IL RIGETTO?

Il presidente afgano Karzai, durante una intervista alla TV privata pakistana GEO, ha rilasciato una dichiarazione ripresa dalla agenzie REUTERS : ” nel caso in cui- Dio non voglia- ci fosse un conflitto tra USA e Pakistan, l’Afganistan si schiererebbe a fianco di quest’ultimo”.
L’ipotesi e’ remota, ma segna il momento a partire dal quale l’Asia ( di cui il vicino oriente fa parte) prende le distanze dal Grande Fratello Armato .
E’ indicativo che la prima presa di posizione sia stata fatta da quello che e’ considerato, a ragione, il Quisling piu’ più Quisling tra i satelliti della politica estera USA. ( nota per i piu’ giovani: Q. Viene dal nome del primo ministro norvegese incaricato da Hitler di costituire un ” governo fantoccio” nel 1940 ed ora e’ usato per antonomasia).
Un ‘ altra reazione di rigetto e’ l’irrigidimento del governo iracheno verso la pretesa degli Stati Uniti di installare basi permanenti in quel paese.
Anche il premier iracheno , Nuri al Maliki , scelto per doti di particolare mansuetudine, ha rifiutato il protettorato sfacciato e Obama ha preso la palla -elettorale -al balzo annunziando il ritiro completo delle truppe. Per al Maliki la decisione e’ suonata come una condanna a morte: il suo governo e l’esercito, non reggerebbero senza l’inquadramento di istruttori occidentali.
Il nuovo primo ministro iracheno – se gli americani sgombrassero entro l’anno- sarebbe il comandante della unita’ corazzata più vicina alla capitale e il gioco ricomincerebbe.
Ciononostante, al Maliki non ha perso la calma ed ha ribadito che istruttori ne avrebbe accettati e basi permanenti, no.
L’interesse USA per una base permanente, e’ di appoggio e legittimazione alle basi in Arabia Saudita che sono sempre meno tollerate dai sauditi e lo saranno ancora di piu’ quando vedranno che gli iracheni – considerati ” inferiori” si saranno affrancati.
L’abbandono di tutte le basi, anche saudite, aprirebbe la via a un confronto aspro tra il potere sunnita e quello sciita in Irak.
La stessa esecuzione di Muammar Gheddafi – certamente frutto del timore inglese di un processo pubblico che avrebbe potuto coinvolgere la corona inglese- ha avuto una componente “indipendentista” rispetto alle richieste NATO di sottoporre al tribunale penale internazionale il dittatore deposto.
Anche nel Levante i segni di insofferenza si notano: il presidente iraniano Ahmadinejad e’ venuto in visita in Libano su invito del Patriarca maronita ( cattolici di rito orientale) , Israele ha violato
L’embargo americano sulle Organizzazioni terroriste” censite dal governo americano, trattando con Hamas ( per aver salutato con un abbraccio , all’uso orientale un dirigente di Hezbollah, D’Alema e’ stato messo in croce dai media) la liberazione del caporale Shalit.
La Siria fa spallucce alle minacce occidentali ( leggi USA) e prosegue nella politica di repressione del contesto interno.
La segretaria di stato Clinton , fa un giro di due giorni nei paesi dall’Asia ex sovietica per mettere in guardia “contro l’ estremismo islamico” , nella generale indifferenza degli interessati.
La Turchia ha ripreso i bombardamenti aerei verso i curdi, per difendere i quali gli USA Avevano creato la NO FLY ZONE contro Saddam Hussein.
L’Egitto sta trattando la restituzione di una spia , arrestata a giugno, con passaporto USA a Israele ( che gli rende 81 prigionieri) e non agli Stati Uniti ( che gli da tre miliardi l’anno).
Sono tutti segni di disagio legati al trattamento inferto al leader libico così mal ripagato per la sua collaborazione economica e antiterroristica.
In oriente non sono quisquilie, sono tutte mancanze di rispetto e in oriente, il rispetto e’ tutto.

Antonio de Martini

CIVILTA’ CIRENAICA, RICCO BOTTINO ? di Antonio de Martini

Alla morte di Maometto, il suo cadavere rimase insepolto per tre giorni in un angolo della casa, mentre gli aspiranti eredi litigavano furiosamente per la successione.
Dopo quindici secoli,sorte analoga e’ toccata a Muammar Gheddafi, sistemato nella vetrina frigorifera di uno “shopping center” nel negozio di un macellaio, mentre sfilano i curiosi.
Il resoconto dell’agenzia Italia, pudicamente parla di obitorio, l’Associated Press, cita invece la macelleria.
Che la situazione politica del Vicino Oriente e del Nord Africa non sia affatto “domata” ma sia alla vigilia di altri eventi, e’ provato da una serie di fatti che stampa e agenzie italiane non riportano, o non riportano ancora.
E’ morto il ministro della Difesa Saudita e “Crown Prince” Sultan bin Abd el Aziz. Era l’ultimo figlio del fondatore della dinastia saudita, aveva 86 anni, grandi simpatie per le tesi di Bin Laden e una moglie che e’ provato abbia fatto la “zakat “( donazione islamica) a uno dei partecipanti all’attacco alle due torri. Questa morte e’ destinata a produrre effetti sugli equilibri di potere in Arabia Saudita e forse anche in Giordania.
La Turchia ha ripreso i suoi bombardamenti sul Nord iracheno dove si annidano i kurdi, probabilmente ” rianimati” dall’ appoggio israeliano dopo la rottura dell’ intesa con Erdoghan; Salah (Yemen) e Assad (Siria) continuano il dialogo con le rispettive opposizioni a colpi di mitraglia; in Libano, l’inchiesta sull’attentato in cui ha perso la vita il premier Hariri, resta congelata;
In Giordania la maggioranza dei parlamentari hanno firmato una richiesta al Re di licenziare il Primo Ministro; Israele ha riconosciuto ” de facto” Hamas – infischiandosene del fatto che gli USA considerino terrorista questa organizzazione – negoziando con questi il rilascio dei mille palestinesi , per vendicarsi del tentativo di Abu Mazen di farsi riconoscere all’ONU.
Israele sta inoltre negoziando con l’Egitto anche il rilascio di 81 prigionieri egiziani in cambio di un cittadino americano accusato di spionaggio e in prigione in Egitto dal giugno scorso.
Insomma, nessuno in zona si e’ fatto impressionare dalla morte di Gheddafi, certamente ucciso perché un processo avrebbe imbarazzato più gli angloamericani ( dai soldi al fratello del presidente Carter ai fondi alla London school of Economics ( e al suo rettore) passando per Juventus e Unicredit.
I pagatori Saif EL Islam e il capo della intelligence el Senussi sono ancora uccelli di bosco e all’appello sembrano mancare un centinaio di milioni di euro.
La lotta per la successione in Libia e’ già cominciata e penso che sarà sanguinosa e lunga.
All’attivo di questa operazione ” primavera araba” c’e’ che la Tunisia e’ in campagna elettorale.

La guerra di Libia sta per cominciare, mentre il CNT viola la prima legge dell’Islam: seppellire i morti entro ventiquattro ore.

Se qualcuno si illude che la morte di Gheddafi porra’ fine all’ “unrest” libico oppure sia di monito a eventuali aspiranti dittatori, si ripassi la storia. Aiutiamolo.

Non e’ mai successo che la morte o la cattura di un capopopolo abbia provocato la fine di un conflitto e a maggior ragione di un conflitto civile.
La morte di Cesare non rese vincitori i ” democratici” che lo uccisero, la morte di Mussolini non ha scoraggiato i suoi seguaci che si riunirono -dopo eventi con qualche somiglianza barbarica con quelli odierni – in un partito che ha finito col sopravvivere e prevalere sui partiti del CLN che sono scomparsi ormai quasi totalmente ( PCI, PSI, PRI, GL, DC,PLI, Monarchici) mentre gli epigoni di Mussolini siedono oggi al governo.
Non e’ successo alla decapitazione di Luigi XVI in Francia e i seguaci di Saddam Hussein sono stati dichiarati ufficialmente sconfitti nel 2002 dal presidente USA George Bush jr e -dopo nove anni di duri scontri – dal Presidente USA Barak Obama ieri.
I dettagli bestiali della fine di Muammar Gheddafi consentono di considerare l’uccisione di Mussolini e la sua esposizione a piedi in su, come quasi una festa campagnola se non fosse che persino i libici – considerati feroci barbari dal mondo arabo autentico, ossia quello della sola penisola arabica – hanno evitato di uccidere l’amante colpevole di amare ed estranea alla politica.
Il cadavere di Mussolini fu restituito dopo dodici o tredici anni, mentre per il colonnello pare si trattera’ di ” pochi giorni”. Parola di CNT.
Si proclamano religiosi ma violano le regola coranica di seppellire i morti entro 24 ore dal decesso.
La pace in Libia non tornerà nel 2012 e nemmeno nei cinque anni successivi.
Avremo una balcanizzazione della Libia e un probabile contagio a qualche altro paese dell’area.
Il Mediterraneo si troverà quindi con due aeree che avranno cessato di essere attori della geopolitica ed una terza, la nostra, sulla via di diventarlo in maniera permanente.
Fino agli ani trenta esistevano due aree – intrise di petrolio – cui gli inglesi diedero lo status di ” Neutral Zone “. Si trattava di due vaste zone desertiche al confine tra L’ Arabia ( divenuta Saudita nel 1928) e l’Irak ( all’epoca monarchia a protettorato inglese). L’indicazione e’ scomparsa dalla carta geografica, ma non vi e’ traccia di riconoscimento di una qualche sovranita’ di uno dei due silenziosi confinanti. Regnano i petrolieri e non devono royalties a nessuno.
Una nuova versione della ” Neutral Zone” e’ stato il Kosovo, tolto, nel 1996, per ragioni ” etniche” alla Serbia con una guerra – appaltata alla NATO – tuttora presidiato e non sovrano, dove l’ esercito di liberazione e’ stato messo su in maniera abborracciata per il tempo di insediare un picchiatore alla presidenza e installare una poderosa base militare USA, dicono più grande della base di Ramstein in Germania. anche in quella. zona periodici scontri, assicurano la necessita’ di truppe straniere per operazioni di “peacekeeping”.
quando Bush padre, alla vigilia della prima guerra irachena nel 1991, parlo’ di ” un nuovo ordine mondiale” abbiamo tutti pensato a una indovinata formula propagandistica.
Ci siamo sbagliati. The new World order sta realizzandosi a prescindere dal colore – anche politico- del presidente USA e noi siamo dalla parte dei paria grazie a una classe politica che non ci invidia nemmeno il Botswana.