PRIMAVERA ARABA e AUTUNNO DELLA FIDUCIA: COMINCIA IL RIGETTO?

Il presidente afgano Karzai, durante una intervista alla TV privata pakistana GEO, ha rilasciato una dichiarazione ripresa dalla agenzie REUTERS : ” nel caso in cui- Dio non voglia- ci fosse un conflitto tra USA e Pakistan, l’Afganistan si schiererebbe a fianco di quest’ultimo”.
L’ipotesi e’ remota, ma segna il momento a partire dal quale l’Asia ( di cui il vicino oriente fa parte) prende le distanze dal Grande Fratello Armato .
E’ indicativo che la prima presa di posizione sia stata fatta da quello che e’ considerato, a ragione, il Quisling piu’ più Quisling tra i satelliti della politica estera USA. ( nota per i piu’ giovani: Q. Viene dal nome del primo ministro norvegese incaricato da Hitler di costituire un ” governo fantoccio” nel 1940 ed ora e’ usato per antonomasia).
Un ‘ altra reazione di rigetto e’ l’irrigidimento del governo iracheno verso la pretesa degli Stati Uniti di installare basi permanenti in quel paese.
Anche il premier iracheno , Nuri al Maliki , scelto per doti di particolare mansuetudine, ha rifiutato il protettorato sfacciato e Obama ha preso la palla -elettorale -al balzo annunziando il ritiro completo delle truppe. Per al Maliki la decisione e’ suonata come una condanna a morte: il suo governo e l’esercito, non reggerebbero senza l’inquadramento di istruttori occidentali.
Il nuovo primo ministro iracheno – se gli americani sgombrassero entro l’anno- sarebbe il comandante della unita’ corazzata più vicina alla capitale e il gioco ricomincerebbe.
Ciononostante, al Maliki non ha perso la calma ed ha ribadito che istruttori ne avrebbe accettati e basi permanenti, no.
L’interesse USA per una base permanente, e’ di appoggio e legittimazione alle basi in Arabia Saudita che sono sempre meno tollerate dai sauditi e lo saranno ancora di piu’ quando vedranno che gli iracheni – considerati ” inferiori” si saranno affrancati.
L’abbandono di tutte le basi, anche saudite, aprirebbe la via a un confronto aspro tra il potere sunnita e quello sciita in Irak.
La stessa esecuzione di Muammar Gheddafi – certamente frutto del timore inglese di un processo pubblico che avrebbe potuto coinvolgere la corona inglese- ha avuto una componente “indipendentista” rispetto alle richieste NATO di sottoporre al tribunale penale internazionale il dittatore deposto.
Anche nel Levante i segni di insofferenza si notano: il presidente iraniano Ahmadinejad e’ venuto in visita in Libano su invito del Patriarca maronita ( cattolici di rito orientale) , Israele ha violato
L’embargo americano sulle Organizzazioni terroriste” censite dal governo americano, trattando con Hamas ( per aver salutato con un abbraccio , all’uso orientale un dirigente di Hezbollah, D’Alema e’ stato messo in croce dai media) la liberazione del caporale Shalit.
La Siria fa spallucce alle minacce occidentali ( leggi USA) e prosegue nella politica di repressione del contesto interno.
La segretaria di stato Clinton , fa un giro di due giorni nei paesi dall’Asia ex sovietica per mettere in guardia “contro l’ estremismo islamico” , nella generale indifferenza degli interessati.
La Turchia ha ripreso i bombardamenti aerei verso i curdi, per difendere i quali gli USA Avevano creato la NO FLY ZONE contro Saddam Hussein.
L’Egitto sta trattando la restituzione di una spia , arrestata a giugno, con passaporto USA a Israele ( che gli rende 81 prigionieri) e non agli Stati Uniti ( che gli da tre miliardi l’anno).
Sono tutti segni di disagio legati al trattamento inferto al leader libico così mal ripagato per la sua collaborazione economica e antiterroristica.
In oriente non sono quisquilie, sono tutte mancanze di rispetto e in oriente, il rispetto e’ tutto.

Antonio de Martini

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