Archivi del giorno: ottobre 23, 2011

L’EUROPE, C’EST FINI? di Antonio de Martini

I veri problemi che l’Italia affronta sono legati al fatto che lItalia ha commesso una serie di errori dovuti al provincialismo della classe dirigente che fa finta di indignarsi perche’ veniamo trattati come la Grecia.
In realta’ veniamo trattati come abbiamo trattato l’Albania nel 1990.
Dicemmo senza perifrasi a Fatos Nano “socialista” – in realta’ comunista- e Sali Berisha ” liberale” che se volevano essere aiutati, avrebbero dovuto costituire un governo di coalizione e subito.
L’ “invito” fu accettato obtorto collo e parti’ l’operazione ALBA diretta dal generale Mario Buscemi.
La disponibilità i tutti i politici ad andare al governo e’ nota.
La sinistra pero’ non poteva decentemente accettare Berlusconi come premier a causa della campagna di attacchi personali lunga e feroce.
Berlusconi non ha trovato tra i suoi milioni di seguaci nessuno cui affidare con fiducia il testimone.
Il ricordo di come Craxi fu buttato a mare da Amato, il suo fido, e’ ben presente, ravvivato dalla sorpresa del 1994, quando Dini – da lui indicato per palazzo Chigi – si mise in proprio e il suo patriottismo e’ peloso come quello di Bersani.
Prova ne sia, il fatto che fa circolare nomi per la successione di soggetti più screditati di lui per scongiurare l’evento temutissimo delle dimissioni.
Dopo mesi di “surplace” durante i quali Casini si dice abbia alzato il prezzo fino a immaginarsi Presidente del Consiglio, i partner europei – che hanno avuto modo di pesare il loro interlocutore nella vicenda libica – hanno fissato dei termini precisi, mentre le esitazioni , dovute anche a motivazioni elettorali, stanno per essere superate frettolosamente e verra’ fuori, il solito aborto.
In questo blog abbiamo spesso ripetuto fino alla noia una serie di suggerimenti quali la nazionalizzazione temporanea delle fondazioni bancarie in maniera da disporne la vendita del patrimonio valutato a oltre 95 miliardi di euro.
Contrariamente alle nazionalizzazioni classiche , questa azione avrebbe anche il vantaggio di non avere passivi dato che le fondazioni non hanno padroni. Niente indennizzi.
Resterebbero colpiti alcuni ex baroni del pentapartito che fece una falsa privatizzazione delle banche mettendo a capo delle fondazioni loro ex dirigenti – Guzzetti gia’ presidente DC della Lombardia negli anni ottanta, Emanuele Emanuele in rappresentanza dei PSDI ecc- che oramai non godono piu’ di protezioni istituzionali perché i loro partiti sono morti.
Sono come le stelle fisse: sono tanto lontane da noi che arriva la loro luce anche se sono morte da un pezzo.
Altri dicono che sarebbe opportuno imporre una patrimoniale sugli immobili. Benissimo. Anche questi denari potrebbero contribuire a coprire le necessita’. Non sono i debiti da pagare che mancano.
Con un decreto si potrebbero unificare gli enti previdenziali , compresi quelli dei giornalisti e si potrebbe così incamerare enti invisi agli iscritti come l’ENPAM ente cui i medici devono versare – grazie a una legge fascista- un obolo annuo per aver diritto a iscriversi all’ordine dei medici.
Questo ente ha un patrimonio di sei miliardi di immobili e altrettanti di liquidita’.
Gli stessi medici sarebbero lieti di liberarsi di questo ente che eroga pensioni di CENTO EURO MENSILI ed ha un consiglio di amministrazione di CENTOTRE persone….
Qualcuno dice di privatizzare le ferrovie. Perché no? Anche questi fondi potrebbero diminuire il debito. Personalmente ho proposto anche la liberalizzazione della della Marjuana che potrebbe dar vita a un giro di affari almeno pari a quello della manifattura del tabacco.
Nelle buste paga di tutti gli italiani c’e una trattenuta per la formazione continua che frutta un tesoretto di circa un miliardo l’anno e che rappresenta un business per confindustria e sindacati che fanno molto, ma non molta formazione. In Francia ogni singolo lavoratore usa i suoi fondi di formazione come crede. noi siamo obbligati a passare per una burocrazia.
Ecco: questa e’ una serie di riforme a costo zero, realizzabili con un decreto, che permetterebbero di rastrellare e /o produrre oltre cento cinquanta miliardi di euro che potrebbero servire a colmare il debito pubblico in misura tale da metterci in zona di sicurezza.
Quanto a un governo di coalizione nazionale, questo sarebbe benvenuto a condizione che i ministri non siano scelti tra gli ex ministri di destra o sinistra. L’hanno ottenuto i tunisini , possiamo chiederlo anche noi.
Se non faremo così, si verificherai’ la previsione di Jose’ Fralon fatta un quarto di secolo fa nel suo libro ” l’Europe, c’est fini ” . Mi dispiacerebbe dargli ragione dopo tanto tempo.

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PAKISTAN E TOGO NEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ ONU

Il nuovo turno biennale del Consiglio di Sicurezza dell’ONU si e’ arricchito di due perle: ll Togo – che non si sa quale sia la posizione politica e il Pakistan la cui fermezza nella lotta al terrorismo e a favore dei diritti umani non puo’ essere discussa a meno che non si voglia subire un attentato.

A commento di queste notizie confortanti per il futuro della pace, possiamo aggiungere che poco tempo fa, la Libia fu chiamata a presiedere la Commissione per I diritti umani in seno alle Nazioni Unite
Se fossi il Pakistan, comincerei a guardarmi le spalle e non mi sentirei sicuro nemmeno in Consiglio, visto che tra i membri siede anche l’India, notoriamente in contrasto coi pakistani coi quali ha già fatto due guerre.
La terza ( guerra) qualcuno vuole farla contro la Cina, facendo alleare i due rivali tradizionali.
Da seguire con attenzione le dichiarazioni di voto di entrambi.

LE ELEZIONI IN TUNISIA. di Antonio de Martini

Oggi, a dieci mesi dallo scoppio della primavera araba, i tunisini vanno alle urne per eleggere la loro assemblea costituente che sara’ composta da 217persone. Sono scesi in lizza oltre cento partiti che hanno avuto a disposizione tre minuti ciascuno nelle due reti TV.
Le liste sono oltre 1500, I candidati quasi 11.000.
In realta’ l’interesse generale e’ piuttosto puntato sulle probabilità di vittoria dello schieramento dei religiosi o quello dei progressisti.
I sette milioni di tunisini – 600.000 dei quali residenti in Francia- scelgono il loro destino senza incidenti, il vecchio partito unico si e’ riciclato con Chi con un nuovo nome e chi nelle liste indipendenti, ma chiunque abbia avuto incarichi di qualche rilievo nel passato regime, non puo’ candidarsi.
L’esito dipende da alcuni fattori classici: gli analfabeti , quasi 2 milioni, i reduci del passato regime, e I ” francesi” , ossia, gli emigrati che hanno votato per corrispondenza.
La forza politica piu’ organizzata e’ rappresentata dai gruppi che si appoggiano alle moschee.
Il sistema elettorale prescelto e’ quello proporzionale, talche’ ne verra’ fuori l ‘esigenza assoluta di una coalizione di governo che per forza di cose non sara’ stabile ne’ autorevole.
Insomma, non sarà una democrazia come lItalia, ma sara’ comunque un bel casino

Nota bene: mi scuso per gli ” errori di ritorno” che avvengono con l’IPad. Sembra che cambiando lingua alla tastiera, avvengano stravolgimenti ortografici a posteriori. Se qualcuno sapesse cosa fare per evitarli e lo comunicasse, gli sarei grato. Ndr

PRIMAVERA ARABA e AUTUNNO DELLA FIDUCIA: COMINCIA IL RIGETTO?

Il presidente afgano Karzai, durante una intervista alla TV privata pakistana GEO, ha rilasciato una dichiarazione ripresa dalla agenzie REUTERS : ” nel caso in cui- Dio non voglia- ci fosse un conflitto tra USA e Pakistan, l’Afganistan si schiererebbe a fianco di quest’ultimo”.
L’ipotesi e’ remota, ma segna il momento a partire dal quale l’Asia ( di cui il vicino oriente fa parte) prende le distanze dal Grande Fratello Armato .
E’ indicativo che la prima presa di posizione sia stata fatta da quello che e’ considerato, a ragione, il Quisling piu’ più Quisling tra i satelliti della politica estera USA. ( nota per i piu’ giovani: Q. Viene dal nome del primo ministro norvegese incaricato da Hitler di costituire un ” governo fantoccio” nel 1940 ed ora e’ usato per antonomasia).
Un ‘ altra reazione di rigetto e’ l’irrigidimento del governo iracheno verso la pretesa degli Stati Uniti di installare basi permanenti in quel paese.
Anche il premier iracheno , Nuri al Maliki , scelto per doti di particolare mansuetudine, ha rifiutato il protettorato sfacciato e Obama ha preso la palla -elettorale -al balzo annunziando il ritiro completo delle truppe. Per al Maliki la decisione e’ suonata come una condanna a morte: il suo governo e l’esercito, non reggerebbero senza l’inquadramento di istruttori occidentali.
Il nuovo primo ministro iracheno – se gli americani sgombrassero entro l’anno- sarebbe il comandante della unita’ corazzata più vicina alla capitale e il gioco ricomincerebbe.
Ciononostante, al Maliki non ha perso la calma ed ha ribadito che istruttori ne avrebbe accettati e basi permanenti, no.
L’interesse USA per una base permanente, e’ di appoggio e legittimazione alle basi in Arabia Saudita che sono sempre meno tollerate dai sauditi e lo saranno ancora di piu’ quando vedranno che gli iracheni – considerati ” inferiori” si saranno affrancati.
L’abbandono di tutte le basi, anche saudite, aprirebbe la via a un confronto aspro tra il potere sunnita e quello sciita in Irak.
La stessa esecuzione di Muammar Gheddafi – certamente frutto del timore inglese di un processo pubblico che avrebbe potuto coinvolgere la corona inglese- ha avuto una componente “indipendentista” rispetto alle richieste NATO di sottoporre al tribunale penale internazionale il dittatore deposto.
Anche nel Levante i segni di insofferenza si notano: il presidente iraniano Ahmadinejad e’ venuto in visita in Libano su invito del Patriarca maronita ( cattolici di rito orientale) , Israele ha violato
L’embargo americano sulle Organizzazioni terroriste” censite dal governo americano, trattando con Hamas ( per aver salutato con un abbraccio , all’uso orientale un dirigente di Hezbollah, D’Alema e’ stato messo in croce dai media) la liberazione del caporale Shalit.
La Siria fa spallucce alle minacce occidentali ( leggi USA) e prosegue nella politica di repressione del contesto interno.
La segretaria di stato Clinton , fa un giro di due giorni nei paesi dall’Asia ex sovietica per mettere in guardia “contro l’ estremismo islamico” , nella generale indifferenza degli interessati.
La Turchia ha ripreso i bombardamenti aerei verso i curdi, per difendere i quali gli USA Avevano creato la NO FLY ZONE contro Saddam Hussein.
L’Egitto sta trattando la restituzione di una spia , arrestata a giugno, con passaporto USA a Israele ( che gli rende 81 prigionieri) e non agli Stati Uniti ( che gli da tre miliardi l’anno).
Sono tutti segni di disagio legati al trattamento inferto al leader libico così mal ripagato per la sua collaborazione economica e antiterroristica.
In oriente non sono quisquilie, sono tutte mancanze di rispetto e in oriente, il rispetto e’ tutto.

Antonio de Martini

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