Archivi delle etichette: Rivolta in siria

L’ ASSASINIO STEVENS E IL DILEMMA USA: MEDITARE O BOMBARDARE ? di Antonio de Martini

L’assassinio dell’Ambasciatore americano casualmente in visita a Bengazi, ci permette di fare una riflessione più ampia, tralasciando gli elogi funebri in corso per l’infelice diplomatico che possono solo contribuire alla ripetizione dell’evento eccitando gli animi degli attentatori, per l’effetto di comunicazione raggiunto.

Un gruppetto di politologi a Washington , all’indomani dell’attacco alle due torri del World Trade Center, disse che

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ECCO IL DOCUMENTO CONTESTATO. LA RELAZIONE DELLA MISSIONE DI OSSERVAZIONE DELLA LEGA ARABA SUL VIAGGIO IN SIRIA PER VERIFICARE SUL POSTO COSA STESSE ACCADENDO.

DOBBIAMO LA SEGNALAZIONE DEL TESTO AL SIG CACOPARDO CHE HA SEGNALATO DOVE TROVARLO IN UN COMMENTO AL POST DI IERI. TUTTO IL TESTO E’ PRESO DAL BLOG SEGNALANTE.

Il protocollo prevedeva la creazione e la messa in campo nella Repubblica Araba Siriana di una missione composta da esperti civili e militari provenienti da paesi arabi e da organizzazioni arabe non governative per i diritti umani

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EGITTO E SIRIA. L’INTERVENTO INUTILE HA FAVORITO I FRATELLI MUSSULMANI COME ERA FACILE PREVEDERE. di Antonio de Martini

Quando sul finire dello scorso anno scrissi su questo blog che l’Egitto negli ultimi trenta secoli era stato dominato da una aristocrazia militare e così’ sarebbe rimasto, fui considerato come ” un reazionario che spera quel che desidera”.
Quando previdi che il vuoto politico sarebbe stato riempito dalla fratellanza mussulmana, ebbi sorrisetti. Ricordo anche una discussione con un giovane egiziano che gestisce una pizzeria all’infernetto ( Roma) che era stato sul posto e mi giurava che ” questa volta e’ quella buona”.
Dopo dieci mesi possiamo constatare che Mubarak, ottantenne malato , e’ stato sostituito da Tantawi, più’ giovane di pochi anni, se non mesi e nulla e’ cambiato.
In Libia, un dittatore militare sta lasciando il posto a un regime islamico che per prima cosa ha abolito le restrizioni poste contro la poliginia ( molte mogli) e a mano a mano che riavrà’ i denari congelati dagli alleati, mostrerà’ il suo vero volto.
In Siria, il regime di Assad, costituito in realtà da un cartello di minoranze religiose non sunnite, viene messo in pericolo dai fratelli mussulmani e si e’ salvato – per ora – da un attacco militare franco- britannico solo grazie al veto di Russia e Cina ammaestrate dalla disinvoltura con cui la Francia interpreto’ la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite.
In Giordania, continua il balletto pseudo democratico con cui re Abdallah cerca di regnare accontentano gli americani con una caricatura di democrazia parlamentare temperata dal potere assoluto del re.
Una petizione firmata dalla maggioranza assoluta dei parlamentari che chiedevano la sostituzione del primo ministro, e’ stata presa in attenta considerazione restando pero’ lettera morta.Sua maestà’ ci sta pensando.
La Tunisia e’ ancora effervescente e gli islamisti avanzano costantemente.
In Libano, la presenza congiunta di un Patriarca maronita energico e di un nunzio apostolico ( Mons Caccia, sangue friulano) in sintonia , stanno disegnando un nuovo ruolo per i cristiani nei paesi arabi.
Israele non sarà’ contento dei risultati, ma l’emorragia di cristiani verso le Americhe, cesserà’ e Israele sarà’ contento.
La Turchia, potrà’ passare dal ricatto dell’acqua e dall’ammassamento di truppe alle frontiere siriane, all’ attacco vero e proprio? Ne dubito fortemente. La Siria risponderà’ col sostegno ai curdi, come fa Israele, per ragioni differenti, dallo scontro navale per Gaza.
La pressione di due fronti curdi più’ la Siria, diventerebbe difficile da reggere anche per l’esercito turco.
Gli sforzi americani profusi in Medio Oriente dal prof Mc Inerney – patron del programma POMED – sono finiti come dovevano finire: senza risultati apprezzabili. E’ brutto dire che l’avevamo detto e scritto, ma l’avevamo detto e scritto.
Resta il problema israeliano in tutta la sua molteplice interezza: il riconoscimento della Palestina, l’indipendenza energetica che potrebbe avere dai giacimenti scoperti nel mediterraneo del Levante, se solo ci fosse una intesa e il timore della bomba nucleare iraniana.
Miliardi USA spesi senza risultati e con migliaia di morti al punto che il politicamente accortissimo generale Petraeus già comandante politico militare supremo in Irak e Afganistan ed ora a capo della CIA ha dichiarato a verbale alla commissione del Senato che “a causa della non soluzione del problema palestinese, la cooperazione coi partners del medio oriente non e’ tanto profonda e vasta come potrebbe essere.”
La soluzione che si profila nelle stesse menti disturbate – la parcellizzazione degli attuali stati dell’area – sarebbe un incentivo deciso all’avvio di un processo arabo federale o addirittura unitario che aggraverebbe la situazione di Israele oltre il punto di rottura anche dell’equilibrio economico a causa delle aumentate esigenze di difesa.
Il problema ora sta nelle mani di Israele e si può’ così riassumere: se dovesse scegliere un americano come presidente di Israele, sceglierebbe Obama. La sua lobby negli USA appoggia pero’ i candidati repubblicani desiderosi di guerra. Un conflitto interno all’ anima ebraica da risolvere prima che nascano altri drammi.

La Siria si adegua

nel post del 9 marzo sulla situazione siriana, analizzando le diversità rispetto all’Irak e alla Libia, concludevo che  la Siria avrebbe virato di bordo con prontezza , tanto piu’ che qualche riforma voleva farla. Continua a leggere

La Siria vuole dire tutti gli equilibri del Levante. di Antonio de Martini

La signora Busseina Chaabane, portavoce del governo siriano  ha parlato  alla stampa di un piano per seminare la discordia tra  i siriani. “L’obbiettivo è colpire l’unità del paese perché questo resiste e si oppone a Israele”. La signora ha  poi rincarato la dose Continua a leggere

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