Archivi Categorie: Presidente della Repubblica

ITALIA: IL VERO COMPITO DI MATTEO RENZI E’ PROFUMARE IL CADAVERE PER FAR TORNARE GLI ITALIANI A VOTARE. CRISI E DISOCCUPATI POSSONO ATTENDERE. di Antonio de Martini

Distratti come siamo dalla situazione internazionale, privati di informazioni affidabili anche all’interno, fatichiamo a decifrare le “novità” che sembrano susseguirsi, ma se mettiamo nella giusta luce gli eventi la trama si chiarisce.

I governi che si sono susseguiti nell’ultimo periodo, definiti “non eletti” dai talebani di casa nostra, ci hanno un po sviato nell’analisi. Monti, Letta. Renzi sono altrettanti governi del Presidente e vanno chiamati governi Napolitano. Questo spiega la modestia delle compagini. Continua a leggere

CHI CENSURA IL WEB IN ITALIA QUANDO ESCONO I NOMI LEGATI AL QUIRINALE? di Antonio de Martini

Fino a che scrivo di Ucraina e Siria, tutto bene. Non appena faccio nomi di italiani che si credono importanti, il web inizia a fare i capricci.
Oggi, ad esempio, Continua a leggere

TECNICA DEL COLPO DI STATO IERI E OGGI IN EUROPA E IN ITALIA DA MUSSOLINI A NAPOLITANO. di Antonio de Martini

Cominciamo col  distinguere le differenti azioni che nella nostra povera Patria del diritto vanno tutte assieme rubricate in maniera raffazzonata, come “Colpo di Stato”. L’ignoranza regna .

Esistono il Colpo di Stato, il Golpe, il Putsch e il Quartelazo, ciascuno con la sua peculiarità.

Colpo di Stato: si ha quando uno dei poteri dello Stato ( di solito il governo) trovandosi in conflitto – e in stallo –  con un altro potere ( di solito il Parlamento) lo prevarica utilizzando le Forze Armate o la Polizia.

Golpe: si ha quando, in una situazione di Stallo tra i poteri dello Stato, le Forze Armate intervengono come arbitri senza essere stati chiamati da nessuno.

Putsch:  nome di origine tedesca ( dal Putsch di Kapp Berlino nel 1921) si ha quando in una situazione analoga alla precedente, interviene unicamente un reparto di solito dell’esercito ( nel caso citato di Kapp, un reggimento)

.

Quartelazo :   nome di origine latino americana.
Si ha quando un reparto ( una minore unità ) interviene contro una sola istituzione dello stato ( e non contro tutti i nodi di controllo e comunicazione) per innescare un Golpe o per iniziativa di un singolo comandante.

Nei paesi della primavera araba – e anche nell’est europeo ex URSS-  la funzione di “innesco” del “Quartelazo” è stata affidata a “spontanee manifestazioni che si trasformano – sempre spontaneamente – in sommosse popolari ” appoggiate da un cospicuo numero di organi di informazione internazionali e interventi coordinati di opinion leaders e se ne necessario, da una squadretta di franchi tiratori che versano di sangue ” quanto basta” per terrorizzare una opinione pubblica troppo docile per passare dalla manifestazione alla sommossa senza l’incentivo della paura .

In Cile contro Alliende

Ci fu un colpo di Stato ( il Parlamento votó contro il governo, anche se in Repubblica Presidenziale non esiste il voto di sfiducia), poi intervenne l’esercito.
In Spagna, l’attacco di Franco alle istituzioni che diede il via alla guerra civile ( 1936-1939), fu un Putsch : Franco era comandante militare delle Isole Canarie e usó le truppe ai suoi ordini per aggredire la Repubblica e provocare un ” effetto domino” sulle altre componenti del mondo militare e degli affari sul Continente.

Più recentemente, il tenente colonnello Tejero con la sua aggressione al Parlamento assieme a un plotoncino di guardia civil , fece un Quartelazo con funzione di innesco ad un Putsch che sarebbe stato condotto dal generale Armada utilizzando la seconda divisione corazzata che si era messa già in marcia per occupare Madrid e dare tutto il potere al Re Juan Carlos di cui Armada era stato il precettore.

Se fosse accertato che il re era informato e favorevole, sarebbe stato un colpo di Stato.
La magistratura decise che era un Putsch punendo Tejero e la sua squadra assieme al generale Armada confinato nel suo castello in Aragona. Oggi sono entrambi liberi da un pezzo.

In Francia, l’avvento del generale De Gaulle al potere ( 1958, il 13 maggio) fu il primo esempio di “intervento misto” ( popolo e forza armata) di cui oggigiorno gli USA fanno ormai largo uso: una serie di manifestazioni di piazza organizzate dai francesi di Algeria indussero il comandante della piazza , il generale di brigata Jacques Massu, a comparire sul balcone della prefettura e pronunziare il nome di Charles De Gaulle, mentre un reparto di paracadutisti in Corsica ( ah queste isole! ) si apprestó all’azione.

Tanto bastò al buon presidente René Coty per accettare le dimissioni del Premier più giovane della IV Repubblica ( 37 anni) , Felix Gaillard, officiando il pensionato di Colombey les deux eglises, che soggiogò il Parlamento con un discorso di sette minuti e ottenne una fiducia che salvò le apparenze.
Pochi mesi dopo nacque la V Repubblica, consacrata democraticamente da un referendum.

La formula popolo più esercito non sempre funziona. Quando, scontenti per la scelta razionale di De Gaulle che aveva deciso di liberarsi del fardello algerino, si tentò il Golpe bis, ( il 21 aprile 1961) al solito balcone di Algeri comparvero ben quattro generali ( Salan , Jouhaud, Zeller e Challe) , ma invece di trovarsi davanti a un democristiano, si trovarono di fronte a un De Gaulle che si presentò in uniforme in TV e dettò a tutti i dipendenti dello stato le istruzioni del caso con semplicità e chiarezza, definendo i generali ” un quartetto” .

Tanto bastò per domare il movimento che aveva trascurato di coinvolgere Massu e l’esercito di coscritti,limitandosi a tre reggimenti della Legione Straniera e dato per scontata la resa del governo di fronte a una replica della rappresentazione.

In Italia, l’assenza di partecipazione reale alla politica e alla conduzione della guerra produsse un colpo di stato che sarebbe meglio definire ” di palazzo,” il 25 luglio 1943, fu necessario un minimo di attività : un voto del Gran Consiglio del Fascismo ( inabilitato a cambiare il capo del governo) cinquanta carabinieri comandati da un capitano, un ufficiale del SIM che batté a macchina un mandato di cattura ( il ten col De Francesco, venti anni dopo comandante dell’Arma), e la complicità del capo dello Stato.
Meno di cento persone in tutto.
La vera condanna del regime fascista venne dal fatto che nessuno lo difese: non la polizia, non la Milizia fascista, non una sezione di partito, non un membro del gabinetto, non una delle 73 divisioni dell’esercito, non un parente del duce.
Quando un regime é marcio, cade da solo.
E questo regime è più che maturo.

Esiste anche un nuovo tipo di denominazione da me creata recentemente e che ha avuto un certo successo, ossia ” il colpo di Stato a rate” per ottenere il quale, bastano ancor meno persone.

Serve anzitutto la disponibilità del Premier a farsi spogliare delle sue prerogative storiche e un Parlamento trasformato in Pirlamento di ignoranti docili e incapaci grazie alle sapienti selezioni di lista fatte da  di Berlusconi, Scajola, Verdini, D’Alema, Veltroni, Bersani.

Poi, basta scegliere bene il capo della polizia e quello dei carabinieri ed eternizzarli (a stipendio pieno)  al loro posto in barba alle leggi, regolamenti e criteri di alternanza democratica e il gioco è fatto a patto che la magistratura taccia. E tace.

Numero di partecipanti: dieci/quindici.

Il capo della polizia è nuovo perché il predecessore è morto abbracciato alla poltrona mentre il comandante dei carabinieri Leonardo Gallitelli è scaduto – ma si è fatto rinnovare per due anni – lo scorso anno.

Nel frattempo e per arrivare agli ottanta anni con la certezza dello stipendio pieno ed altre prebende, sta facendo pressione sul Quirinale per essere nominato “consigliere presidenziale per la sicurezza” carica mai esistita e che rappresenta una usurpazione delle prerogative del ministro dell’interno, ma che può farlo restare al caldo per altri quindici anni assieme agli altri geronti annidati alla presidenza della Repubblica ( Rolando Mosca Moschini colpito dai limiti di età dieci anni fa; Gifuni ( già segretario generale  della  Presidenza della Repubblica, ma rimasto in sede  perché li si sta meglio che a casa  e si può regalare un capanno al figlio nella tenuta presidenziale). Qualcuno muore – il meccanismo è perfettibile – ma finché dura…

Credo sia giunto il momento di ammettere che il re è nudo e il Presidente non se la passa meglio e sarebbe ora di smettere di approfittarsi di un uomo anziano – ormai lucido poche ore al giorno-  contro il volere della sua famiglia.

Per dismettere Antonio Segni dalla presidenza della Repubblica bastarono un certificato medico e l’accordo di cinque/sei persone. Presto per Napolitano basteranno due infermieri.

Signora Clio, li preceda.

 

INTERVISTA A DAVIDE GIACALONE SULLA BANCA D’ITALIA E LA SUA PRIVATIZZAZIONE. E’ ILLEGALE?

In questo video Davide Giacalone spiega con precisione di argomenti e illustrando gli antefatti il pasticcio della privatizzazione della Banca d’Italia, Le sorti della riserva aurea e cosa si è fatto contro il parere motivato della Banca Centrale Europea.

ALLA CAMERA E SUI MEDIA SUCCEDE DI TUTTO TRANNE PARLARE DELL’ORO DEPOSITATO ALLA BANCA D’ITALIA. NESSUNO SI CHIEDE DI CHI SIANO 2450 TONNELLATE DI ORO . NAPOLITANO FIRMERÀ SENZA LEGGERE? Il PD SCAMBIA L’AMICIZIA DI QUATTRO BANCHIERI CON TRE MILIONI DI VOTANTI ? di Davide GIacalone

La rumorosa opposizione ortottera ha un merito: ha stanato tutti sulla sorte
di Banca d¹Italia. Il deputato Giorgio Sorial, del Movimento 5 Stelle, ha
dato il suo insperato contributo ad evitare che, anche oggi, i giornali si
soffermino sul merito della questione, che è enorme, e c¹è riuscito dando
del ³boia² al presidente della Repubblica. In più di una banca, di una
redazione e di una sede (indebitata) di partito gliene saranno grati. Ma sta
di fatto che la, pur tardiva (potevano pensarci al Senato, noi battiamo il
tasto da novembre!), determinazione nell¹opporsi all¹osceno trasloco di
patrimonio, da pubblico a privato, ha costretto tutti a uscire allo
scoperto.

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UN SENATO DELEGITTIMATO APPROVA CON MODIFICHE DI FACCIATA IL DECRETO DI PRIVATIZZAZIONE DELL’ORO DELLA BANCA D’ITALIA. BISOGNA FERMARLI PRIMA CHE COMPLETINO IL COLPO. di Antonio de Martini

In attesa di organizzarci per presentare organicamente la situazione dello scandalo della Banca d’Italia e del tentativo di rapinarne la riserva aurea, non posso esimermi dal commentare subito Continua a leggere

SUL DECRETO BANKITALIA L’OMERTA’ CONTINUA. TACCIONO PERSINO I ” MAESTRI DEL NULLA” di Davide Giacalone

Il silenzio continua, sulla sorte della Banca d’Italia. Un silenzio tombale. Escluso il disinteresse, può essere che a produrlo sia un cattivo interesse.

Data la rilevanza del tema, vale la pena specificare non solo cosa non si deve fare, ma anche come si dovrebbe agire. Con una premessa: a questo punto, dopo la pessima partenza e dopo la bocciatura della Banca centrale europea, non credo che il ministro dell’economia possa restare al suo posto. Non è una questione personale, tanto che non c’è bisogno di riprodurne il nome, ma di credibilità e interesse nazionale. Continua a leggere

LA BANCA CENTRALE EUROPEA BOCCIA IL DECRETO SACCOMANNI SUL TENTATIVO DI TRUFFA AI DANNI DEI PARTNERS EUROPEI ( E DI FURTO A DANNO DEGLI ITALIANI). QUESTO ARTICOLO DI DAVIDE GIACALONE RIVELA IL CONTENUTO DELLA LETTERA DELLA BCE AL MINISTRO DEL TESORO: L’AUMENTO DI CAPITALE SUGGERITO DA BAZOLI NON SI PUO FARE. L’ORO DELLA BANCA D’ITALIA NON SI TOCCA.

http://corrieredellacollera.com

Naturalmente non lo ha scritto su “Il Corriere della Sera”, non su ” La Repubblica” , ma solo  sul quotidiano Libero di ieri. Con una lettera che equivale ad una sentenza inappellabile, la BCE distrugge, assieme al decreto Saccomanni, la figura dell’ennesimo dirigente della Banca d’Italia “prestato” alla politica. Ricordo a chi non lo sapesse che Davide Giacalone è stato ( a 25 anni) capo della segreteria di Giovanni Spadolini alla Presidenza del Consiglio. Leggete:

La Banca centrale europea ha demolito il decreto legge relativo alla rivalutazione di Banca d’Italia. Di quel che il governo aveva in mente non è rimasta pietra su pietra, dimostrandosi fondati e preveggenti i nostri rilievi. Posto che la superficiale acquiescenza alla propaganda ha fatto scrivere a qualcuno il contrario, ovvero che sarebbe giunto un via libera, adesso solo la vergogna nell’ammettere di avere sbagliato impedisce di bloccare la follia. Solo il generale, e colpevole, silenzio politico (del Partito democratico tanto quanto di Forza Italia) consente di nascondere la sopravvenuta (ulteriore) illegittimità del decreto legge. Continua a leggere

VERSO IL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA: L’IDENTITÀ ITALIANA NASCE NEI MOMENTI DI ESTREMO PERICOLO. di Carlo Cadorna

Quasi cento anni orsono l’Italia scendeva in campo per partecipare alla Grande Guerra: un immane ed inutile sacrificio di vite umane per quasi tutti i paesi partecipanti ma non certo per noi. Infatti la nostra partecipazione, al di là delle polemiche più o meno interessate degli antinterventisti fu storicamente obbligata dall’incompleta liberazione del territorio nazionale, dalla generale (con l’eccezione dei militari che non furono coinvolti nella decisione) errata previsione di una guerra di qualche mese, dalla mancata previsione dell’effetto delle armi moderne associate alla fortificazione campale, dalla necessità – per evitare milioni di disoccupati proprio durante il successo della rivoluzione bolscevica- di disporre delle materie prime che soltanto gli alleati ci potevano fornire, dalle risibili offerte territoriali dell’Austria, dalla maggiore capacità interventista di infiammare gli animi, dalla presenza dell’istituto monarchico favorevole all’intervento, dalle offerte territoriali degli alleati ed infine dalla scarsa considerazione dell’epoca per la singola vita umana se messa in relazione all’interesse nazionale. Continua a leggere

LA COSTITUZIONE PIÙ BELLA DEL MONDO HA DISEGNATO UN PAESE INGOVERNABILE. di Marco Reis

http://corrieredellacollera.com
L’Amico Marco Reis ha mandato un brillante post circa l’agibilità della nostra Costituzione.
Parla di corda in casa dell’impiccato. Dal1964 continuo sulla via tracciata da Pacciardi, Maranini, Cadorna, Tomaso Smith, chiedendo una revisione della Costituzione per far partecipare alla politica il grande assente: il popolo.
Dove non sono d’accordo con Reis, è sulle cause della mancata riforma.
Egli sostiene che si tratti di follia. Io ritengo si tratti di furbizia.

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