UN SENATO DELEGITTIMATO APPROVA CON MODIFICHE DI FACCIATA IL DECRETO DI PRIVATIZZAZIONE DELL’ORO DELLA BANCA D’ITALIA. BISOGNA FERMARLI PRIMA CHE COMPLETINO IL COLPO. di Antonio de Martini

In attesa di organizzarci per presentare organicamente la situazione dello scandalo della Banca d’Italia e del tentativo di rapinarne la riserva aurea, non posso esimermi dal commentare subito l’approvazione che il Senato di questa Repubblica ha votato al “decreto Saccomanni” del 30 Novembre N 133 ossia del servizietto che stanno cercando di fare a Banca Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi ( e non a tutto il sistema bancario italiano come qualche azzeccagarbugli va raccontando).

1) Per convalidare il dal 30 nove decreto, il Senato aveva a disposizione 60 giorni, ma il suo Presidente Grasso ha deciso che non c’era più tempo ed ha tolto la parola a una senatrice del movimento 5 stelle che voleva illustrare un emendamento ( o un odg di non passaggio agli articoli).

2) Nei programmi di riforma costituzionale del PD e di altre forze politiche che stanno giurando di voler approvare in tempi brevi, è prevista l’abolizione di Senato, vissuto come doppione. Intuibile quindi il valore politico e giuridico di una assemblea ricattata e minacciata di scioglimento. Intuibile anche il servilismo del Presidente Grasso che vuole sopravvivere. Ricordiamo tutti la sua proposta di erigere un monumento a Silvio Berlusconi . Non accadeva dai tempi di Nerone di voler erigere un monumento a un vivente e tanto basta a definire il soggetto.

3) Gli emendamenti presentati e approvati dimostrano che tra i signori futuri proprietari della Banca d’Italia, serpeggia la paura:  il tetto massimo di proprietà delle quote è passato dal 5% al 3% ( mentre prima potevano accordarsi in cinque, adesso ne servono otto o nove, intendono allargare il numero dei complici per farsi più forti) ed è stato abolito l’articolo che approvava espressamente l’acquisto delle quote da parte di stranieri ( tanto acquirenti della UE possono farlo in virtù dei trattati di Roma – art 106- , di Maastricht ecc)

4) Non si accenna minimamente alla sorte della riserva aurea: nei bilanci Bankitalia degli ultimi quaranta anni, la riserva aurea è stata sempre iscritta all’attivo, mentre in realtà è in deposito fiduciario (  è proprietà dello Stato, come i gioielli di Casa Savoia  che furono correttamente depositati in Bankitalia da re Umberto prima di partire per l’esilio nel 1946 e che gli eredi hanno invano cercato di recuperare tramite l’avvocato  Carlo D’Amelio che si fece poi cooptare nel Consiglio di sorveglianza provinciale della Banca d’Italia…

Come sappiamo, le leggi che si fanno in Italia sono più importanti per quel che non viene scritto che per il testo che si rende pubblico.

5) lo scopo evidente di Saccomanni è di creare una public company privata  che a governo caduto avrà bisogno di un presidente e un amministratore delegato e chi meglio di lui che ha fatto la legge ed è un ex dirigente generale e gode della fiducia delle maggiori forze politiche che lo designarono al governo?

6) l’esempio TELECOM ( che gli Agnelli scalarono acquistando solo lo 0,61% del capitale) è indicativo della possibilità di impossessarsi di una grande società definita – a chiacchiere – public company. Gli Agnelli perseropoi il controllo della società perché affidarono la gestione a tale Rossignolo ( il very powerful president, ricordate?) che più che un uccello si dimostrò un coglione. A riprova è finito in galera – trascinando il figlio – in una vicenda di fondi destinati alla formazione come un qualsiasi sindacalista di provincia.

Una volta trasferita la proprietà della Banca d’Italia a privati, uscirà fuori, come per la Telecom, chi si occuperà di depredarla – come hanno fatto per TELECOM – magari ricevendo dal presidente del Consiglio in carica la patente di capitano coraggioso.

7) Ora. la palla per l’approvazione definitiva del decreto passerà alla Camera dei Deputati, i cui membri TUTTI come sappiamo, hanno avuto l’elezione non convalidata dalla Giunta e la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime e anticostituzionali le modalità di elezione.

Entrambi i rami del Parlamento stanno compiendo – sotto minaccia – un atto scellerato, aggravato dal fatto di essere l’uno politicamente in coma e l’altro giuridicamente illegale.

aspettiamo serenamente la reazione degli italiani.

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Commenti

  • Roberto  On gennaio 10, 2014 at 4:33 pm

    Aspettiamo la reazione degli italiani? Gli italiani sperano in Renzi. Fondamentalmente siamo dei sudditi fascistoidi ed imbelli. Ci meritiamo tutto

  • patrizia mariani  On gennaio 10, 2014 at 6:00 pm

    Ma quanti saranno gli Italiani che si rendono conto di cosa vuol dire tutto questo? E ancora meno quelli che sanno di cosa si sta parlando !!!!!!

  • antoniochedice  On gennaio 10, 2014 at 9:19 pm

    in tal caso, ogni speranza è compromessa. Ma sta a noi informare i concittadini….

  • Francesco Venanzi  On gennaio 10, 2014 at 9:46 pm

    Esiste una legge che stabilisce di chi è l’oro depositato presso la BdI ?

  • abrahammoriah  On gennaio 11, 2014 at 9:31 am

    11 gennaio 2013

    Per approfondire l’aspetto giuridico della titolarità delle riserve auree della Banca d’Italia e comprendere come il decreto legge del 27 novembre 2013 (la cui conseguenza è trasferire questa titolarità a soggetti privati) non sia altro che l’ultimo atto di un assalto alla diligenza che inizia con le privatizzazioni bancarie degli anni Novanta, si rimanda all’illuminante intervista di Giorgio Vitangeli, direttore della “Finanza sul Web”, al prof. Mario Esposito. In calce il link dell’intervista che per dottrina e chiarezza può essere considerata il “tutorial” di riferimento per tutti coloro che intendono impedire il crimine del furto dell’oro della banca d’Italia, oro della banca d’Italia il cui proprietario è, come esemplarmente mostrato e chiarito dal prof. Esposito, il popolo italiano. Il link:

    Massimo Morigi

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