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L’INGHILTERRA VUOLE RESTARE CON L’EUROPA E TUTTI LE REGGONO IL GIOCO

Tutti i giornali esprimono sgomento per ” il gran rifiuto” di David Cameron di aderire all’idea di abdicare alla propria sovranità ( quella di lui, non dell’Inghilterra) a favore del Manuel Barroso di turno.
Armonizzare le politiche fiscali vuol dire far fare il bilancio a quelli che De Gaule definì ” burocrati apatridi” e oggi sappiamo quanto avesse visto giusto.
Naturalmente e’ escluso che l’Inghilterra giochi da sola la propria partita.
Lo stesso Cameron ha dichiarato. – lo abbiamo riportato su questo blog – che l’Inghilterra agli occhi dell’America ha importanza principalmente per la sua influenza sulle decisioni di Bruxelles.
Tutti i punti di vista USA diventano i punti di vista inglesi in sede comunitaria e questo non e’ un segreto per nessuno.
Se ai partigiani dell’alleanza transatlantica britannici che proponevano una piu stretta intesa con gli USA il Premier inglese ha risposto in questo modo ed io l’ho riportato, e’ evidente che solo Sarkosi non se ne e’ accorto, oppure e’ disinformazione.
Anche la scena della mancata stretta di mano tra i due capi e’ disinformazione ben fatta, in quanto e’ ovvio che nel corso di una riunione che dura tutto il giorno, non ci si da la mano ogni volta che ci si incontra, ma ALL’arrivo e alla partenza.
Il saluto ogni volta che ci si incontra, lo fanno solo i galeotti durante l’ora d’aria ( osservazione antropologica di un sociologo) per smorzare l’ aggressività che e’ massima in quegli ambienti.
In realtà Cameron ha preso la palla al balzo e ha capito che Sarkosi su questa vicenda si gioca le residue probabilità di essere rieletto ed e’ pronto a tutto per non far fallire il negoziato di cui si e’ reso portavoce ufficiale. Anche Sarkosy sa che senza un successo personale, non ha alcuna probabilità di rielezione.
L’ Inghilterra presenterà una serie di rivendicazioni accuratamente preparate dai tecnici del Foreign office e otterrà tutto quel che chiederà, inclusa qualche guarentigia sul bilancio da far approvare ai burocrati di Bruxelles.
Sarkosy avrà il suo successo a Marzo, in epoca elettorale.
Notevole il coro di stampa che sta preparando il letto a Cameron, lasciando intendere che
l’ abbandono dell’accordo sui criteri comuni di bilancio ( ancora sconosciuti) da parte dell’Inghilterra sarebbe un disastro.
Il fatto che l’accordo sia concordato, e’ dimostrato dal fatto che tutta la stampa francese ha adottato toni da crisi dell’Europa. Anche i fogli filo Sarkosi.
In tutta Europa la posizione di Cameron ha avuto l’onore dei titoli di prima pagina e nessuno ha detto quel che sanno tutti: l’ Inghilterra si appresta a mietere ancora un buon raccolto di concessioni a spese dei partners.
Noi abbiamo troppi debiti con la Francia per opporci: abbiamo in scadenza ad aprile 400 miliardi di euro di debito pubblico e a decidere sarà il piccolo Nicolas.

NON E’ FINITA. A PRIMAVERA ARRIVA LA STANGATA

Ad aprile scadono 400 miliardi di titoli del debito pubblico italiano, tra BOT CCT ecc.
Se come penso – e lo pensano in molti- il tasso non scenderà sotto il 5%, il gettito della manovra che sta per concludersi, e’ bello che assorbito.
Se dovesse scendere al 4% avanzerebbero un paio di miliardi. Di che pagare il biglietto di ritorno ai contingenti in Afganistan e in Libano.
Entro quella data, il governo dovrà aver messo a punto e approvato, rendendolo esecutivo, un provvedimento capace di procurare la liquidità necessaria o almeno di costituire una solida garanzia per un eventuale creditore o pool di creditori a loro volta solvibili.
Nel frattempo, da adesso a marzo, potremo prepararci a firmare il nuovo accordo europeo elaborato da Francia e Germania in assenza di peso politico nostro, oppure affrontare la situazione che si sarà creata.
Con un’altra stangata ?
Quello sara’ il momento in cui cominceranno a comprare.

PERCHÉ LA LEGA ARABA HA DECISO LE SANZIONI CONTRO LA SIRIA

L’unica discontinuità verificatasi nel Vicino Oriente, consiste nel fatto che la Lega Araba ha condannato la Siria – un tempo il suo braccio secolare – a delle sanzioni economiche, benché nessuno volesse veramente farlo ed e’ evidente a tutti che le sanzioni economiche sono inefficaci.
A prima vista si tratta di un successo della diplomazia americana e in parte lo e’, ma se fossi in loro mi preoccuperei.
Anzitutto, la Lega araba ha sempre vissuto all’ombra dell’Egitto, potenza regionale egemone e questa volta l’ Egitto era assente politicamente. Tutti hanno capito che – ancora una volta gli USA non rispettano nemmeno gli alleati più ossequenti.
Con molto pragmatismo, il governo americano si e’ appoggiato al CCG , il Consiglio di cooperazione del Golfo, che riunisce dei giganti finanziari, ma che sono politicamente dei bonsai dietro i quali si e’ intravista la sagoma dello Zio Sam. Anche questo e’ un errore.
Sarebbe come se si imponessero delle sanzioni a carico dell’Italia, su pressione e voto di San Marino, Monaco e il Lichtenstein.
L’Irak si e’ astenuto al momento del voto rompendo l’effetto che avrebbe avuto un voto plebiscitario sulle opinioni pubbliche arabe. Quel che rimane impresso e’ che gli Sati Uniti non sono riusciti ad ottenere il placet nemmeno da un paese che occupano militarmente. Il bell’esempio di rispetto degli altrui pareri si stempera al calore della considerazione del ministro degli esteri Hoshyar Zabari che ha detto a chiare lettere che l’Irak non si fa influenzare da nessuno. Solo gli Usa hanno pensato a una presa di distanza dall’Iran. Tutti gli altri al fatto che gli attuali governanti irakeni, nessuno escluso hanno vissuto per anni in Siria nel periodo dell’esilio e che l’Irak avra’ bisogno dell’appoggio – mi correggo, dell’alleanza siriana – per affrontare il suo primo problema: la spartizione dell’acqua dell’Eufrate, drasticamente centellinata dalla Turchia con conseguenze pesanti sulla agricoltura di entrambi i paesi della ” mezzaluna fertile”.
Inoltre, un governo sunnita a Damasco non sarebbe l’ideale per il governo sciita irakeno insediatosi da poco e minacciato da una presenza sunnita del 30% della popolazione , reduce da cinquanta anni di dominio incontrastato. Lo avrebbe capito anche un bambino.
Gli alaouiti che governano la Siria, appartengono alla galassia della eterodossia mussulmana e quindi sono più’ vicini agli sciiti di quanto comunemente si creda.
Appena sarà ristabilito il plenum politico della Lega Araba, gli oppositori delle sanzioni alzeranno la testa e gli emiri del CCG torneranno a giocare con i loro Jumbo jet e fondi sovrani.
A primavera ci saranno due eventi elettorali che scandiranno il calendario dell’area: le elezioni presidenziali francesi che sperano tutti vedano l’uscita di Sarkosi e quelle parlamentari iraniane che dovrebbero segnare l’inizio del declino di Ahmadinejad già azzoppato dallo scandalo che ha coinvolto il suocero Esfandiari Rahim Mashai col quale alle elezioni presidenziali del 2013 voleva fare il giochino Putin – Mevdev della staffetta.
Liquidati gli smaniosi di protagonismo sulla pelle degli altri, tutto si può aggiustare. Siamo in Oriente.

CAPITALISMO E LIBERTÀ. PERDEREMO ENTRAMBE? ( segue)

Questa mattina a ” mattino cinque” rubrica popolare di canale cinque( Mediaset), e’ partito il secondo atto dell’attacco al sistema sociale.
Il professor Antonio Martino, uno dei fondatori di Forza Italia, già ministro degli Esteri nel primo governo Berlusconi e della Difesa nel secondo, messo in castigo in questa legislatura per dissensi col capo e non più intervistato, e’ ricomparso in audio nella rubrica ” la telefonata” ed ha fatto un intervento, fortunatamente non sulle miserie del PDL.
Servono due premesse: il professor Martino, e’ allievo di Milton Friedman ed e’ tornato da Chicago con una moglie americana e rafforzato nelle convinzioni liberali ereditate in famiglia.
Personalmente sono favorevole alla sua proposta, ma avrei preferito l’avesse fatta tre anni fa e non ora in evidente sintonia con l’attacco proveniente dall’estero al nostro paese.
La tesi espressa come commento al governo dei professori, condivisibilissima, e’ che l’Italia ha bisogno non di piccoli esattori del prezzo della benzina, ma di RIFORME. Vero.
La riforma che viene proposta concerne la sanità : Martino vuole che diventi privata e che venga sostituita da un sistema assicurativo privato pagato da chi può permetterselo e chi non può riceve un ” buono” valido per l’acquisto di una assicurazione sanitaria privata.
Anche il calcolo e’presto fatto: si risparmierebbero i 120 miliardi che oggi paga lo Stato, nonché ” l’80% delle spese delle regioni” che notoriamente si occupano prevalentemente di sanità.
Se prima non si investiga sui prezzi delle medicine, tutti trattati da Poggiolini and Company, se non si indaga a fondo sul come gli ospedali comprano le attrezzature dalle multinazionali e del perché ci sono sempre delle intercapedini tra i compratori e le aziende a tutela dei legali rappresentanti delle multinazionali, NON VERREBBE MESSO IN FUNZIONE UN MECCANISMO DI MERCATO, MA CI SAREBBE UN ENORME BUSINESS A MARGINI FORMIDABILI DOVE LE BANCHE E LE IMPRESE , OLTRE AL MARGINE COMMERCIALE, SI IMPADRONIREBBERO ANCHE DEGLI IMPORTI DELLE MAZZETTE CHE OGGI VENGONO INTASCATE DALLA POLITICA E DAI BUROCRATI E CHE POSSIAMO VALUTARE A UN DIECI PER CENTO DEI FATTURATI TOTALI.
Un secondo motivo di opposizione a questa idea, oggi, e’ che i capitali per privatizzare la sanità’ li hanno due entita’ : la malavita e le multinazionali e, francamente, non saprei chi scegliere.

DALL’ESODO DEI CAPITALI A QUELLO DELLE PERSONE?MENTRE LO SPREAD SALE E SCENDE, IL SOLO RIMEDIO ALLA INCERTEZZA E’ CERCARE LAVORO E STABILITA’ DOVE LE SI TROVA. di Antonio de Martini

La globalizzazione e il mercato unico sono già’ stati realizzati negli USA e , più in piccolo, in Germania, quando si unifico’ con Bismarck.
Forse potremmo trarne qualche ammaestramento valido per il futuro che ci aspetta.
La moneta unica ha creato un mercato unito e , di conseguenza, un unico mercato del lavoro.
La libera circolazione di capitali infatti, comporta anche la libera circolazione delle persone.
I due fenomeni sono tanto naturalmente connessi che sono contemplati dallo stesso articolo del trattato di Roma ( l’art.106).
Quando questo fenomeno assume le dimensioni che ultimamente abbiamo visto applicate nel nostro continente e si trasmette alle persone, dobbiamo ammettere che il bel concetto di libera circolazione delle persone, compie anch’esso un salto di quantità’ e assume il nome il volto della emigrazione di massa verso le zone in cui ci sono capitali e quindi lavoro.
Lo stesso fenomeno migratorio può accadere a un giovane che voglia sfuggire al debito, mettiamo, irlandese che decide di emigrare in Sud Africa o in Australia.
Abbiamo tutti visto , al cinema, il fenomeno delle città’ fantasma negli USA, abbandonate per l’esaurirsi di una miniera o il fallimento di una industria con cui la città’ si immedesimava.
Abbiamo tutti studiato( o no?) che al colmo della decadenza, Roma si ridusse a un villaggio di trentamila abitanti.
Stiamo assistendo in queste settimane a un fenomeno migratorio anche dal Vicino Oriente verso le Americhe sia da parte di Cristiani arabi che di Ebrei israeliani, al punto che i patriarchi d’Oriente hanno lanciato un solenne grido di allarme e il governo israeliano ha investito in una campagna pubblicitaria TV – considerata razzista persino dalla comunità’ israelita USA – mirante a convincere al ritorno in Patria gli israeliani che sono emigrati ( oltre mezzo milione cioè il 6% della popolazione!) e a non sposarsi con ebrei americani pena la “perdita della identità.”
Siamo pronti , qui in Europa e in Italia in particolare, ad accettare l’ingigantirsi di questo fenomeno che finora si e’ verificato solo in piccoli borghi dell’Appennino abruzzese o in villaggetti della Sila?
L’insicurezza sta spingendo uomini e capitali verso il paese che ha il debito corrente più alto del mondo, ma istituzioni forti e ordinate: gli Stati Uniti.
Se il governo dei professori non prenderà decisioni immediate su piani di sviluppo dell’economia, se non riducono la disoccupazione, l’essere in grado di fare le bucce ai passati governi, o distinguere se il debito e’ nato dal settore pubblico ( che ha speso) o quello privato( che evade), non risolvera’ il problema.
La ricchezza e’ in funzione della velocità di circolazione della moneta ( Adam Smith 1776) , ma in tutte le decisioni del Consiglio dei Ministri presieduto dal professor Monti non vedo traccia di velocizzazione. Anzi.
Se il vertice europeo non ci porterà un piano di sviluppo e crescita immediata o quasi, somiglierà – come il governo dei nostri professori- a quei teologi che discettavano a Costantinopoli se le donne avessero o meno l’anima, mentre attorno alle mura premevano le orde asiatiche che li avrebbero soggiogati di li a poco.

CAPITALISMO E LIBERTÀ . PERDEREMO ENTRAMBI ?

Il governo dei professori, sta iniziando a fare quello che si e’ convenuto chiamare ” il teatrino della politica” in ammirevole continuità’ con i governi precedenti.
La signora Elsa Fornero, piemontese con quel che segue, sta intrattenendo i media ai quali ha già’ propinato la storiella delle lacrime – peraltro non scese – da libro cuore, ha continuato con la favoletta della laureanda che lei va a trovare alle 23 di sera, in realtà’ sottraendosi al dibattito a Ballaro’ dopo aver detto tutto quel che voleva senza essere disturbata.
Oggi si scopre che il governo e’ disposto a rinunziare a un miliardo e mezzo prelevabile dal congelamento della indicizzazione delle pensioni dei poveri e di prelevare altrettanto dai conti correnti dei cattivi, nell’assordante silenzio di Tremonti che pure – nome dello Stato – si era impegnato a non infierire sui “pentiti” che avevano rimpatriato il malloppo.
Sentiamo tutti la voce di Fantozzi che dopo il secondo schiaffo dice ” ma come e’ buono lei” al capo che rinunzia a dare il terzo colpo.
Credevamo che imbroglietti simili li facesse solo, un tempo, l’assessore Augello e credo non ci caschi più nessuno.
Anche ” Il Corriere della sera” pare essersi reso conto che la gente non abbocca e in un angolino della prima pagina mette due titoli, ciascuno su una colonna, in cui i giornalisti Sergio Rizzo e Massimo Frascaro si chiedono se le provincie saranno davvero abolite ( sono in maggioranza di sinistra) e se ora che il fisco può fare quel che vuole nei nostri conti, se la burocrazia allenterà la sua presa sulle nostre vite.
Come mai una classe dirigente tanto scadente? Che conseguenze avrà’ sul nostro futuro ?
Abbiamo precedenti cui rifarci per capire cosa accadrà’?
La ” sciura Elsa” ce lo ha lasciato capire quando – sempre a Ballaro’ – ha fatto il paragone tra la nostra situazione e quella dei paesi dell’est e in particolare della Russia.
Caduta l’Unione Sovietica, e convertiti al capitalismo i cinesi, nulla si oppone più’ alla costruzione di un nuovo ordine mondiale, secondo le idee economiche che il professor Milton Friedman – allievo del herr professor Friederich Hayek – ha diffuso per tutta la vita dalla scuola di Chicago ed applicato poi in Cile durante gli anni di Pinochet; negli USA in occasione dell’alluvione di New Orleans ; i suoi discepoli in Irak e poi in Russia dopo i crolli dei rispettivi regimi.
Il principio e’ semplice ed e’ spiegato nel suo libro- manifesto ” Capitalismo e Libertà”: salvo che l’esercito per la difesa esterna e la polizia per quella interna, lo Stato deve rinunziare ad esercitare qualsiasi altra attività’ perché’ possa realizzarsi un mercato puro, regolato dalla legge della domanda e dell’offerta.
L’applicazione del principio e’ piu’ difficile data la resistenza delle istituzioni esistenti.
Il secondo passaggio, piu’ impegnativo moralmente, e’ consistito in quello che viene chiamato il
Capitalismo catastrofico”: attendere e spiare ogni avvenimento catastrofico, per riuscire a RICOSTRUIRE SECONDO I PRINCIPI DEL LIBERO MERCATO.
Il primo caso fu il Cile di Pinochet, devastato dall’irperinflazione. La ricetta di Friedmann funziono’, se non si tiene conto del fatto che gli oppositori furono azzittiti con la tortura.
L’ultimo in cui Friedmann intervenne di persona con una lettera al ” wall street journal” fu l’alluvione di New Orleans a seguito della quale, invece di ricostruire le scuole pubbliche diedero buoni utilizzabili per studiare in scuole private in giro per il paese. Anche qui, se non si tiene conto che adesso New Orleans e’ una città’ morta rispetto a com’era prima, possiamo parlare di successo.
In Irak, il governatore L. Paul Bremer, nei primi giorni dell’occupazione delle Nazioni Unite, impose massicce privatizzazioni, libero scambio senza restrizioni, imposte a tasso unico del 15% e spettacolare riduzione dell’apparato statale, al punto che il ministro Ali Abd el Amir Allaoui, fece la dichiarazione che ” dopo tante sofferenze subite, il popolo non ha alcun desiderio di essere trattato come una cavia per esperimenti economici”.
L’alleggerimento dell’apparato statale incluse anche l’esercito – con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti- e il personale dei musei talche’ possiamo ammirare capolavori archeologici assiri negli Stati Uniti o comunque non dove si trovavano prima della guerra.
Anche li le privatizzazioni sono riuscite se non si tiene conto dell’enorme numero di morti che il conflitto ha provocato.
Insomma, questa nuova politica economica si presta bene ad essere applicata in paesi indeboliti con le buone o con le cattive, viene applicata anche in Russia e in Cina dove governi “a robusta conduzione” impongono l’osservanza delle regole del ” libero mercato” assecondate da elites economiche locali il cui nome cambia ( oligarchi, pirahnas, ecc) ma non la funzione.
Questa politica dello sfruttare le catastrofi per presentarsi con società’ private e polizie private a proporre rimedi estranei alla vita e alla cultura dei luoghi, si sono applicate anche con lo Tsunami nel Pacifico e in Africa ( con la crisi del debito che gia’ ci e’ stata e che ha privato i paesi coinvolti delle loro ricchezze) al punto che un funzionario del Fondo monetario Internazionale condenso’ nella sua lettera di dimissioni dal Fondo con lo slogan: ” privatizza o crepa” la politica che ad un certo punto si rifiuto’ di eseguire. ( Davidson L. Budhoo : “enough is enough, dear Mr. Camdessus… Open letter of resignation to the mangaging Director of The International Monetary fund,” New Horizons Press, New YORK, 1990 pag 102.)
A questo capitalismo delle catastrofi, ogni occasione e’ buona: una guerra, uno tsunami, un disastro in borsa, tutto consente di introdurre capitali e società ” libere” per sostituirsi al sistema crollato, senza incontrare resistenze per creare “la società più’ giusta e più libera , in un libero mercato”.
Anche da noi la resistenza e’ minima. Siamo tutti terrorizzati dalle prospettive – false – che ci fanno intravvedere questi imbonitori, incaricati di farci bere l’olio di ricino di questa tornata.
Ad ogni disastro – e questo lo e’ – giunge rapidissimo l’attacco alla sfera pubblica per ottenere privatizzazioni lucrative, che devono approfittare dello smarrimento psicologico delle popolazioni.
Gli argomenti sono sempre inoppugnabilmente razionali. Lo diceva anche Marcuse ( remember?)
Nell’opera DIMENSIONE ESTETICA” 1977 in cui analizzava la situazione politica e sociale dopo il ’68, ” la struttura repressiva della ragione e l’organizzazione oppressiva delle facoltà’ mentali si completano e si sostengono a vicenda”. E in questo senso la razionalissima professoressa Fornero e’ la rappresentazione fisica della situazione. sembra la matrigna di Cenerentola.
A proposito, BUON NATALE A TUTTI.
SEGUE NEI PROSSIMI BLOGS.

VIVA LA DIFFERENZA ! I C…. SONO CAMBIATI, MA I C… SONO SEMPRE I NOSTRI.

Il governo ha annunziato una manovra da 30 miliardi di cui 13 di tagli.
I dodici miliardi di euro dell’EMPAM – l’inutile e impopolare ente falsoprevidenziale dei ” medici fascisti” come recita l’atto costitutivo, non verranno portati nelle casse dello stato, mandando a casa i centotre consiglieri di amministrazione.
L’INPGI, istituto previdenziale dei giornalisti, non e’ stato incorporato nell’Inps, benche’i privilegi dei giornalisti siano in più’ aspetti maggiori di quelli dei politici ( es. disoccupazione al 100% per un anno intero….)
Si annunzia l’eliminazione dell’inpdap ( decisa sei o sette anni fa) spacciandola per nuova.
L’IRAP , la tassa dichiarata illegittima dalla Unione Europea, rimane in vigore, ma la si potrà’ dedurre nel bilancio, perché’ fino ad oggi bisognava anche pagarci l’ IRPEG…
Sembra la canzone di Lucio Dalla ” l’anno che verra’ ” anche i muti potranno parlare, mentre i ciechi gia’ lo fanno.
In cambio ci e’ stata ammannita una scena da ” grande fratello” con la ministra Fornero cui scappa il pianterello così poco credibile che Monti – in perfetto stile Berlusconi – interviene e spiega la situazione che l’imbranata non ha fatto capire.
IL presidente francese Sarkosi ha proposto di tassare le transazioni finanziarie. Monti e’, non lo abbiamo dimenticato , uno dei saggi scelti dal presidente francese per consigliarlo.
La tassa sulle transazioni finanziarie, evidentemente non e’ farina del sacco del professor Monti.
Dopo le interviste di De Benedetti alla 7 e quella di Bernabé al primo canale, mi aspettavo l’annunzio della privatizzazione della Rai o almeno quella delle società’ energetiche municipalizzate. Nulla.
Se il 9 dicembre i leaders europei non varano gli euro bond, credo che il governo Monti finirà’ sbranato.

TUTTO L’ORO LINGOTTO PER LINGOTTO ( 2 puntata . seguito dello scorso post)

QUANTO ORO C’E’, CHI LO HA , DOVE STA, CHI LO USA.

Poiché l’oro e’ indistruttibile, abbiamo quello cavato nella storia dell’umanità che e’ valutato a circa 150.000 tonnellate. Oltre il 65% di questo, e’ stato estratto nelle Americhe.
Di 15.000 tonnellate di questo minerale si sono perse le tracce.
Queste valutazioni sono del WGC (World Gold Council), che sta all’industria estrattiva dell’oro come l’OPEC sta a quella del petrolio. ha 22 membri che rappresentano il 60% della produzione – quattro sono solo associati – e benché la maggioranza dei soci sia canadese, la sede centrale e’ a Londra. Non esistono fonti alternative che forniscano dati sull’oro.
Ricordiamo tutti che la Gran Bretagna uso’ in piena guerra la flotta militare per trasferire il proprio oro in Canada , temendo l’invasione tedesca nel ’40-41.

Il grosso dell’oro del mondo , e’ in mano a privati sotto forma di gioielli( 64.700 tonnellate); 30.200 sono depositate presso le banche centrali; 22.700 sono in mano a ” investitori” e 15.400 sono utilizzate dalla industria ( oggi specie elettronica).

L’oro meglio calcolato e’ quello in mano alle banche centrali. La TOP FIVE DELLA CLASSIFICA DISPONE DEL 63% DEL TOTALE DELLE RISERVE E L’ITALIA FA PARTE DELLA CLASSIFICA.
Gli USA detengono 8133 tonnellate presso la Federal Reserve .
La BUNDESBANK. 3140 tonnellate
IL FMI 2814 tonnellate
BANKITALIA. 2410 tonnellate
BANQUE DE FRANCE 2435 tonnellate
I dati sono del 2011.

Poiché il Fondo Monetario Internazionale e’ un ente multinazionale possiamo dire che abbiamo la terza riserva aurea del mondo, superiore a Francia, Inghilterra e a tutti gli altri paesi della UE, eccezion fatta della Germania.
Nel 2010, su un totale di 4.108 tonnellate l’utilizzo e’ stato il seguente: il 50% e’ finito nel mercato della gioielleria ; il 24% su quello dei lingotti e monete di conio; il 7% all’industria elettronica, il 2 rispettivamente alle protesi dentarie e a ” industrie diverse”. Un 15% viene dichiarato come ” investimenti” senza specificare ulteriormente.
Con l’aumento del prezzo da anni in crescita costante, alcune filiere e miniere sono nuovamente redditizie e la prospezione e’ cominciata o ricominciata un po’ dappertutto, con particolare riferimento al Klondike, alla Turchia ed al Sudan.

In testa alla classifica mondiale 2010 degli utilizzatori, troviamo un paese che commosse, nei primi anni sessanta, l’Italia intera che partecipo’ alla prima colletta nazionale, rimasta famosa anche per l’ottimo esito economico: l’ India che, sempre secondo il WGC , ha acquistato oltre mille tonnellate e seguita a quota settecento tonnellate dalla Cina, dagli USA con 238 la Germania con 146, la Turchia con 122 che batte la Svizzera con 104 , il Vietnam con 82 che sopravanza l’Arabia Saudita con 79.
Basta questa statistica per rendersi conto che non tutte le informazioni provenienti dai media siano attendibilissime.
Il primo venditore di oro al mondo e’ il mercato di Zurigo. Finalmente un luogo comune confermato.

CONTINUA DOMANI CON LE CONSIDERAZIONI STRATEGICHE E LA CONTIGUITÀ’ TRA QUESTO MERCATO, QUELLO DEL PETROLIO E QUELLO DELLA FINANZA.

TUTTO L’ORO LINGOTTO PER LINGOTTO.

La mancanza di fiducia nei Bonds di tutto il mondo sta contagiando anche la carta moneta.
Di conseguenza l’oro sta riprendendo il ruolo che ha avuto negli ultimi settemila anni, ad eccezione dell’ultimo scorcio del XX secolo.
Il problema e’ che l’oro, oltre ad essere tesaurizzato dai privati per la sua ” eterna immutabilità’ ” ha anche un ruolo importante nella geopolitica e la corsa dei governi all’accaparramento delle riserve auree, ha sempre coinciso con vigilie di guerra.
Conoscerne la storia, controllarne le evoluzioni del prezzo , le scoperte di nuovi giacimenti, individuare i protagonisti del mercato mondiale, sono tutti aspetti dell’analisi strategica indispensabile a capire se la nostra generazione conoscerà’ un’ altra inutile strage di dimensioni mondiali.

UN PO’ DI ELEMENTI STORICI INDISPENSABILI DA CONOSCERE PER CAPIRE.

I primi a fondere l’oro separandolo da altri elementi, furono gli Egizi, mentre i primi a impiegarlo per fare gioielli, furono i mesopotamici. La prima moneta , diciamo cosi’ a corso legale, la conio’ il re di Lidia Creso. Si tratta insomma di una scoperta del Vicino Oriente.
La Serenissima, al suo apogeo diffuse oltre 1.200.000 Ducati di oro. insomma tutte le civiltà’ prevalentemente mercantili lo usarono come moneta, mentre quelle militari cercarono di appropriarsene senza tanti complimenti. L’Inghilterra del XIII secolo mise a punto il primo sistema di garanzia con la punzonatura, segno che c’erano tentativi di sostituzione truffaldina.
Spagna e Portogallo si impadronirono dell’oro e dell’argento esportando in cambio la democrazia dell’epoca ossia la ” vera religione” e l’ America Latina ne sa qualcosa.
La corsa all’oro della California e quella del Sud Africa sono fin troppo note.
E’ la Germania di Bismarck che vara nel 1871 i criteri della moneta aurea che rimasero in vigore in Europa fino al 1900.
Trovato dagli inglesi il sistema per certificare l’oro , si crearono mille sistemi per evitare o limitare la cessione a terzi. Il primo grande esperimento fu quello di uno scozzese a nome Law, in Francia, che riuscì, per un breve periodo, a sostituire le monete d’oro con una rappresentazione cartacea. Il suo fallimento non fece desistere e col tempo i vari stati riuscirono a imporre una certa misura di circolazione cartacea, pur non proibendo quella aurea o argentea ( Newton si era nel frattempo anche occupato di indagare sul rapporto oro- argento) al punto che, nel 1865 , per agevolare gli scambi, Francia, Italia, Belgio e Svizzera formarono L’Unione Monetaria Latina che fisso’ il valore della moneta nazionale a 4,5 grammi di argento e 0,290322 grammi d’oro.
A questa regola si e’ attenuta la sola Svizzera fino al settembre 1936, anno in cui fu costretta alla unica svalutazione avuta, a causa degli effetti della grande depressione del 1929.
Gli USA stabiliscono all’epoca con l’Emergency Banking Relief Act ( 5 aprile 1933) , la confisca di tutto l’oro detenuto dai privati al prezzo di 20,67 dollari l’oncia.
Il Testo:” To authorize the secretary of the Treasury to order any individual or organization in the United States to deliver any gold that they possess or have in custody of, to the Treasury in return for any form of coin or currency, coined or issued under the laws of the United States.”
(Questa legge e’ rimasta in vigore fino al 1975.).
Spossessati dell’oro i soli americani, vinta la seconda guerra mondiale, si passo’ al mondo.
Dopo la guerra mondiale, infatti , nasce il sistema detto di Bretton Woods ( dalla localita’ dove avvenne la dichiarazione) in base al quale il dollaro USA sostituisce l’oro quale moneta per le transazioni internazionali, fissando Il rapporto di cambio a 35 dollari per ogni oncia ( 33 grammi circa).
Garantiva lo zio Sam che ci aveva liberato.
Contestato, teoricamente dall’economista francese Jacques Rueff e in pratica dal Presidente Charles De Gaulle che presento’ a due riprese una cifra di dollari al cambio, il sistema si vide in pericolo per aver stampato montagne di dollari in eccesso e reagì’: il giorno di ferragosto 1971 il Presidente americano Richard Nixon dichiaro’ la non convertibilità’ del dollaro in oro.
Da allora il dollaro scende tranne che nei periodi in cui abbiamo avuto rischi di guerra, con la sola eccezione della “operazione Libia” ( il prezzo del petrolio, se calcolato in oro, e’ stabile. Varia il suo prezzo in dollari data la scivolata continua sui mercati).
Per anni , tutti hanno fatto finta di non vedere per non affrontare i complessissimi problemi che comporterebbero un tracollo del dollaro USA o Dell’Euro.
Adesso siamo arrivati al dunque ed esistono due alternative: stampare dollari ( e euro) a iosa e affrontare una iperinflazione che dia moneta alla economia reale ( operai-industrie) oppure riequilibrare l’economia con una politica di deflazione ( lasciando la scarsità’ di moneta) che significa ” lacrime, sangue e disoccupazione” come hanno già’ visto i giovani spagnoli, i pensionati greci e i disoccupati tedeschi.
Restare nel limbo della non scelta, crea la situazione detta STAGFLAZIONE ossia la somma di questi due mali. Con Berlusconi eravamo in questa situazione di non scelta.
Con Monti sembra che abbiamo intenzione di scegliere la deflazione ( tra gli applausi del sindacato e della sinistra!). Ritengo che a meta’ guerra – more solito – abbandoneremo i tedeschi e ci alleeremo con gli angloamericani, dichiarando prima che ” la guerra continua”. Deja vu.

SEGUE TRA STASERA E DOMANI

LA GUERRA AL TERRORE STA PER FINIRE, D’ORA IN POI CI VORRA’ IL CONSENSO DEL CONGRESSO. di Antonio de Martini

La fama degli anglosassoni difensori della libertà, risale alla MAGNA CARTA (1215). In realtà si trattò di una insurrezione di Baroni , stufi delle angherie di Re Giovanni.

Non si è trattato di un documento filosofico, bensì di una serie di decisioni molto pragmatiche di cui ne sopravvivono solo tre: il riconoscimento dei diritti e libertà della chiesa di Inghilterra , quello della libertà e usanze di Londra ed altre città ( alcune delle quali eliminate nella campagna contro i “borghi putridi” che diede una nuova legge elettorale agli inglesi nell’800) ed infine la frase famosa che vale sempre la pena di riprodurre ” nessun uomo libero sarà preso, imprigionato o privato dei suoi beni e diritti, o bandito, o esiliato ne si procederà con la forza nei suoi confronti, se non con un ” lawful judgement of his equals”o secondo la legge del territorio.
A nessuno venderemo, a nessuno negheremo, a nessuno dilazioneremo diritti o giustizia”.

Questa è la base su cui ho imparato a conoscere ed ammirare i popoli anglosassoni. Questo mi aspetto che facciano per sempre. SE SI ALLONTANANO DA QUESTA FILOSOFIA , NON DEVONO MERAVIGLIARSI DI PERDERE SIMPATIE. Sarebbe normale immaginare che la naturale evoluzione dell’uomo , li abbia portati a migliorare costantemente il loro standard etico comportamentale e così pare quando si lanciano in crociate per la democrazia dei popoli, magari senza i sottintesi geopolitici e economici cui ci hanno abituato ultimamente.

Non appartengo alla setta di coloro che demonizzano il comportamento brutale degli americani – anche misti di razza, l’imprinting è anglosassone – nella cosidetta lotta al terrore scatenatasi dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, ma nemmeno ai ” clientes” che si affrettano a difendere gli USA con la stessa ” tigna” con cui i piemontesi difendevano casa Savoia.

Hanno agito secondo la migliore tradizione repubblicana dell’antica Roma: si usava nominare un dittatore con pieni poteri per un semestre. Data l’economia rurale dei tempi, si tratta di un intero , o quasi, ciclo economico.Bene, il ciclo economico deli USA è per loro decisione quadriennale .
Ma la mozione decisa del Senato degli Stati Uniti dura da oltre dieci anni.
Dalla dittatura democratica, si rischia di scivolare in quella senza aggettivi.

Il 18 settembre 2001 il Senato USA deliberò la seguente mozione che vale la pena di riprodurre , anche per abituarci a ragionare per documenti e fatti.

” Il Presidente è autorizzato a usare ogni forza necessaria e appropriata contro quelle Nazioni, organizzazioni o persone che egli determini abbiano pianificato, autorizzato, commesso o aiutato a commettere, o aiutato gli attacchi terroristici accaduti l’11 settembre 2001 o che abbiano dato rifugio a queste organizzazioni o persone”

Dal post della scorsa settimana possiamo evincere che il costo in vite umane sia stato elevatissimo – specie di mussulmani – mentre l’occidente ha comunque perso oltre ottomila uomini ( di cui oltre cinquemila americani o aspiranti alla cittadinanza USA).

Per ammissione del Washington Post della scorsa settimana , ormai dei terroristi dell’11 settembre ne restano liberi o in vita al massimo un paio.

Potrebbe nascere l’esigenza di “finire il lavoro” con una campagna preventiva di pulizia – starei per dire etnica – che elimini anche alcune sacche di velleità future ( si vis pacem para bellum, in extenso), ma una volta catturato Zawayiri ed il suo vice, l’opportunità e la legalità di questo orrendo massacro verrà a cadere.

Infatti il potere di dichiarare la guerra , in base alla Costituzione americana , spetta al Congresso e non al presidente.

Il mandato a fare lo sceriffo, finisce con la fine dell’ultimo terrorista ancora a piede libero.

Per tornare all’esempio della Roma antica, Cicerone, per salvare le istituzioni dalla Congiura di Catilina , fece strangolare i senatori Lentulo e Cetego, mentre la vita di un cittadino romano era protetta dalla legge e poteva essere tolta solo dal giudizio.

Passata l’emergenza, gliela fecero pagare cara. Potrebbe succedere anche a Obama o al suo successore.

L’America che ci piace è quella che rispetta il principio di libertà per se e per gli altri. L’America che ci piace è l’America che non mantiene in cattività un cittadino per anni senza portarlo davanti al giudice, l’America che non ammazza un suo cittadino nello Yemen per quanto abbia cambiato religione o sia stralunato.

E’ arrivato il momento in cui il Congresso degli Stati Uniti si svegli e riprenda la propria prerogativa offuscata da dieci anni di dittatura democratica, ricodando a tutti il detto ” IL PRESIDENTE E’ POTENTE. IL CONGRESSO E’ ONNIPOTENTE”.

Non si può continuare a dare la caccia a due persone, facendo pagare il prezzo a due milioni.

Se la strage dovesse continuare, accanto all’elenco dei caduti, gli americani dovranno cominciare a contare – a milioni – il numero delle persone che smetterano di amare il paese di John Wayne, della Coca Cola e della speranza per assimilare l’immagine dello zio Sam a quella di uno mostro che divora i nostri figli.