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IRAN E SIRIA. E’UN BLUFF PER AVERE L’APPOGGIO DELLA LOBBY EBRAICA ALLE ELEZIONI O ATTACCHERANNO? di Antonio de Martini

L’Iran e la Siria sono ormai strategicamente assediati dal dispiegamento di truppe USA che hanno piazzato – oltre ai 9.000 uomini in Israele destinati ( navvy & Air Force)principalmente alla intercettazione di eventuali missili – 12.000 Marines a Malta ( facendo filtrare la notizia che sarebbero forse destinati alla Libia) e altrettanti in Kuwait.
Le portaerei nel golfo sono diventate due, alla USS Stennis si e’ aggiunta la USS Vinson ( che abbiamo incontrato nel golfo della Sirte a primavera).
La portaerei ,senza nome , annunziata in arrivo sulla costa israeliana dal sito di intelligence locale, “Debka”, non si e’ vista, così come non si e’ vista la portaerei russa ( “ammiraglio kusnetzov”) preannunciata dallo stesso sito, mentre il caccia russo ” ammiraglio Chabanenko” e’ giunto nel porto siriano di Tartous, scortato dalla Fregata ” Yaroslav Mudry”.
L’esiguità dei reparti di Marines e la presenza russa escludono la fattibilità di uno sbarco sulle coste siriane.
Si può piuttosto pensare a una forza di intervento rapido a difesa del governo Libanese oppure ( ma manca la portaerei) a uno sbarco nel sud per investire sul fianco e sul retro gli Hezbollah dello Chouf se dovessero bombardare Israele in risposta ad attacchi nel golfo persico, o semplicemente per debellarli, privando il “partito di Dio” del suo braccio armato.
Il baricentro della forze USA e’ evidentemente sbilanciato verso l’Iran, ma il contemporaneo dispiegamento delle forze verso la Siria fa pensare più a una manovra di “Brinkmanship” ( arrivare all’orlo della guerra per ottenere il massimo) piuttosto che a preparativi di un attacco vero e proprio.
Le portaerei potrebbero lanciare i loro mezzi sulla Siria anche dal Golfo, aggirando le difese siriane orientate verso Israele.
La Russia ha ribadito in queste ore ( anche tramite Primakov ex capo dell’ FSB, molto ascoltato in occidente) che non sarà più possibile usare le Nazioni Unite per ottenere una NO FLY ZONE ( fonti occidentali parlano addirittura di due) con il placet dell’ONU, per poi bombardare.
Prima di esaminare le possibili difese siriane e iraniane, sarà bene capire le motivazioni di questa crisi il cui obbiettivo – a mio avviso – non e’ tanto l’atomica iraniana, quanto all’interno ottenere l’appoggio della lobby filo israeliana per le elezioni USA e all’esterno, ottenere l’impegno iraniano a chiudere il rubinetto del petrolio verso la Cina, a prima richiesta.
Gli USA faranno anche follie, ma non perdono di vista i loro obiettivi e questi si chiamano Cina.
La Cina finge di non capire e che la cosa non la interessi, lo sguardo e’ rivolto a fine gennaio, data di scadenza degli interessi dei Bond USA che da ormai un anno, compra trimestrali.
L’Euro, per gli USA, e’ un danno collaterale provocato dalla stranezza che la BCE non ha i normali poteri di una banca centrale e non può stampare moneta ne’ garantirla.
I gruppi di potere pro guerra interni al governo israeliano e a quello statunitense, non prevarranno perché la Siria e’ un vaso di Pandora e i siriani non sono selvaggi come i libici o primitivi come gli iraken; perché Israele e’ un paese confinante; perché’ le truppe siriane arroccate attorno al massiccio del monte Hermon e del Giabal Alauita potrebbero replicare due battaglie di Montecassino; perché potrebbero invadere il Libano anche se per poco; perché i siriani sono in grado di compiere attacchi terroristici in Israele; perché Hamas interverrebbe e toccare Hamas equivale a toccare l’Egitto che i militari minacciano di consegnare ai fratelli mussulmani ( e’ la democrazia, bellezza!);perché il governo sciita irakeno non vedrebbe di buon occhio – per nulla- l’arrivo di un milione di profughi sunniti-siriani che verrebbero assieme a ottocentomila profughi irakeni che avevano trovato ospitalità in Siria; e soprattutto perché cominciano a capire che le ambizioni turche sono enormi: hanno effettuato un bombardamento dimostrativo – chiamato manovre navali – nelle acque cipriote dove ci sono le riserve petrolifere di recente scoperta, con la conseguenza che NEL GIRO DI TRE GIORNI Ehud Barak , ministro della Difesa israeliano, e’ andato in visita ed ha stipulato un accordo di mutua difesa con la Repubblica di Cipro.
La “questione d’Oriente” non sentiva la mancanza di questo nuovo problema politico: la divaricazione tra la Grecia ( che guarda agli arabi in cerca di finanziamenti) e Cipro che guarda al suo petrolio.
Le motivazioni iraniane, spesso mal comprese, sono semplici: tutti i suoi più importanti vicini hanno armi nucleari ( il vicino afgano e’ una zona di passaggio).
L’Iran ha sottoscritto , ai tempi dello Scia’, il trattato di non proliferazione nucleare e fino ad oggi riceve i controlli della AIEA, che sospetta, ma NON ha mai trovato nulla di concludente.
L’Ayatollh Khomeini, padre della Repubblica Islamica d’Iran , con una FATWA ha bandito sia la bomba nucleare che l’energia nucleare.
Un paese che per quattromila anni ha avuto un impero, NON può abdicare del tutto senza subire un vulnus nazionale decisivo.
Inoltre il test nucleare della Corea del Nord ( noi italiani guardiamo poco a est) ha fatto cessare subito le minacce americane e iniziare i negoziati.
Il suggerimento e’ troppo evidente: chi non ha l’arma nucleare NON e’ indipendente.
Gli USA martellano per controllare i flussi di petrolio verso la Cina e per evitare che l’influenza sciita si espanda verso occidente.
Israele – che ha sempre rifiutato di firmare il trattato di non proliferazione nucleare- vuole invece essere la sola potenza nucleare dell’area. Senza ammette di esserlo.
Benjamin Netaniahu, che conosce il dossier dal 1984 – data del suo primo intervento in materia da semplice deputato – pare abbia proposto di usare ordigni nucleari sul sito interrato di Natanz.
Meir Dagan , capo dimissionario del Mossad, all’atto di ritirarsi ha avvertito che
A) l’Iran avrà la bomba non prima del 2015
B) Israele non può vincere la sfida di una guerra generalizzata nel vicino oriente.

Spiegate le motivazioni di tutti, come mi difenderei se fossi Assad e fossi attaccato da forze preponderanti?

Eviterei di attaccare gli USA e Israele, rendendo inutili i 3/4 delle forze avversarie.
Concentrerei tutta l’aeronautica contro le dighe create dai turchi sull’Eufrate e che bloccano le agricolture della Siria e dell’Irak.
Avrei già distribuito armi pesanti ai curdi di Siria e di Turchia. Lancerei l’esercito verso il Libano invadendo la piana della Bekaa e il monte Libano( abitato da cristiani e Drusi).
Manderei in Europa e negli USA i nuovi “assassini” come faceva il” vecchio della montagna”.
Sentite la relazione dell’inviato di Federico Barbarossa Gherardus, vice dominus di Strasburgo nel 1175: ” si osservi che ai confini di Damasco Antiochia e Aleppo, vi e’ una certa razza di Saraceni nelle montagne, chiamate nel loro vernacolo “Heysessini” e nella lingua dei latini ” segnors de montana”.
Questa genia di uomini vive senza legge. Si ciba di carne di maiale contro la legge dei Saraceni e usa di tutte le donne senza distinzione, incluse le proprie madri e le sorelle( ah i media..).
Costoro dimorano sulle montagne e sono imprendibili, poiché hanno ricetto in castelli ben fortificati…….hanno fra di loro un signore che incute grandissimo spavento ai principi saraceni vicini e lontani e così pure fa coi confinanti principi cristiani. E ciò perché costuma ucciderli in un modo meraviglioso…….quindi il principe dona loro un pugnale d’oro e li manda fuori ad uccidere qualunque principe al quale egli abbia serbato tale destino….” ( da “Ismaeliti ed Assassini” di Pio filippini Ronconi ed THOT).
Da questi mangiatori di hascisc e dalle loro imprese viene il nome “assassini”.
I sistemi di sicurezza non possono difendere tutti. Saddam ha mantenuto la promessa di ” mandare gli invasori indietro a uno a uno in sacchi di tela nera”. Ho già detto che i siriani non sono così primitivi. Invece che ai soldati, mireranno ai capi.

USA E TALEBANI: ALTRO PASSO VERSO L’APERTURA DEL NEGOZIATO CON LA LIBERAZIONE DI ALCUNI OSTAGGI DETENUTI A GUANTANAMO E L’APERTURA DI UN UFFICIO DI RAPPRESENTANZA DEI TALEBANI NEL QUATAR. MA PER ORA LE CONCESSIONI SONO SOLO AMERICANE E DUE NUOVI AVVERSARI. PAKISTAN E AFGANI DI KARZAI.

Secondo il “Guardian” c’e stato un nuovo passo avanti nella preparazione di un eventuale negoziato tra USA e Talebani. Secondo me, il passo avanti lo hanno fatto solo questi ultimi.
Il presidente USA Barak Obama, ha dato il benestare

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MENTRE GLI USA CERCANO DI RIMEDIARE ALLA GAFFE COL PAKISTAN E USCIRE DAL PANTANO AFGANO, NEL LEVANTE PERDONO DUE ALLEATI CONTRO LA SIRIA E LA “HUMAN INTELLIGENCE” SUL POSTO. RESTA L’OPZIONE DELL’ATTACCO DIRETTO O LA SORDINA . DUE IATTURE. di Antonio de Martini

Il nuovo capo della CIA generale David Petraeus, dopo aver organizzato un seminario di tre giorni dedicato ai suoi agenti segreti, sugli aspetti etici dell’impiego dei Drone ( aerei armati senza pilota che organizzano omicidi telematici mirati) , ha lasciato trapelare di aver dato ordine di fermare questi attacchi considerandoli ” controproducenti” .

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LA GUERRA AL TERRORE STA PER FINIRE, D’ORA IN POI CI VORRA’ IL CONSENSO DEL CONGRESSO. di Antonio de Martini

La fama degli anglosassoni difensori della libertà, risale alla MAGNA CARTA (1215). In realtà si trattò di una insurrezione di Baroni , stufi delle angherie di Re Giovanni.

Non si è trattato di un documento filosofico, bensì di una serie di decisioni molto pragmatiche di cui ne sopravvivono solo tre: il riconoscimento dei diritti e libertà della chiesa di Inghilterra , quello della libertà e usanze di Londra ed altre città ( alcune delle quali eliminate nella campagna contro i “borghi putridi” che diede una nuova legge elettorale agli inglesi nell’800) ed infine la frase famosa che vale sempre la pena di riprodurre ” nessun uomo libero sarà preso, imprigionato o privato dei suoi beni e diritti, o bandito, o esiliato ne si procederà con la forza nei suoi confronti, se non con un ” lawful judgement of his equals”o secondo la legge del territorio.
A nessuno venderemo, a nessuno negheremo, a nessuno dilazioneremo diritti o giustizia”.

Questa è la base su cui ho imparato a conoscere ed ammirare i popoli anglosassoni. Questo mi aspetto che facciano per sempre. SE SI ALLONTANANO DA QUESTA FILOSOFIA , NON DEVONO MERAVIGLIARSI DI PERDERE SIMPATIE. Sarebbe normale immaginare che la naturale evoluzione dell’uomo , li abbia portati a migliorare costantemente il loro standard etico comportamentale e così pare quando si lanciano in crociate per la democrazia dei popoli, magari senza i sottintesi geopolitici e economici cui ci hanno abituato ultimamente.

Non appartengo alla setta di coloro che demonizzano il comportamento brutale degli americani – anche misti di razza, l’imprinting è anglosassone – nella cosidetta lotta al terrore scatenatasi dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, ma nemmeno ai ” clientes” che si affrettano a difendere gli USA con la stessa ” tigna” con cui i piemontesi difendevano casa Savoia.

Hanno agito secondo la migliore tradizione repubblicana dell’antica Roma: si usava nominare un dittatore con pieni poteri per un semestre. Data l’economia rurale dei tempi, si tratta di un intero , o quasi, ciclo economico.Bene, il ciclo economico deli USA è per loro decisione quadriennale .
Ma la mozione decisa del Senato degli Stati Uniti dura da oltre dieci anni.
Dalla dittatura democratica, si rischia di scivolare in quella senza aggettivi.

Il 18 settembre 2001 il Senato USA deliberò la seguente mozione che vale la pena di riprodurre , anche per abituarci a ragionare per documenti e fatti.

” Il Presidente è autorizzato a usare ogni forza necessaria e appropriata contro quelle Nazioni, organizzazioni o persone che egli determini abbiano pianificato, autorizzato, commesso o aiutato a commettere, o aiutato gli attacchi terroristici accaduti l’11 settembre 2001 o che abbiano dato rifugio a queste organizzazioni o persone”

Dal post della scorsa settimana possiamo evincere che il costo in vite umane sia stato elevatissimo – specie di mussulmani – mentre l’occidente ha comunque perso oltre ottomila uomini ( di cui oltre cinquemila americani o aspiranti alla cittadinanza USA).

Per ammissione del Washington Post della scorsa settimana , ormai dei terroristi dell’11 settembre ne restano liberi o in vita al massimo un paio.

Potrebbe nascere l’esigenza di “finire il lavoro” con una campagna preventiva di pulizia – starei per dire etnica – che elimini anche alcune sacche di velleità future ( si vis pacem para bellum, in extenso), ma una volta catturato Zawayiri ed il suo vice, l’opportunità e la legalità di questo orrendo massacro verrà a cadere.

Infatti il potere di dichiarare la guerra , in base alla Costituzione americana , spetta al Congresso e non al presidente.

Il mandato a fare lo sceriffo, finisce con la fine dell’ultimo terrorista ancora a piede libero.

Per tornare all’esempio della Roma antica, Cicerone, per salvare le istituzioni dalla Congiura di Catilina , fece strangolare i senatori Lentulo e Cetego, mentre la vita di un cittadino romano era protetta dalla legge e poteva essere tolta solo dal giudizio.

Passata l’emergenza, gliela fecero pagare cara. Potrebbe succedere anche a Obama o al suo successore.

L’America che ci piace è quella che rispetta il principio di libertà per se e per gli altri. L’America che ci piace è l’America che non mantiene in cattività un cittadino per anni senza portarlo davanti al giudice, l’America che non ammazza un suo cittadino nello Yemen per quanto abbia cambiato religione o sia stralunato.

E’ arrivato il momento in cui il Congresso degli Stati Uniti si svegli e riprenda la propria prerogativa offuscata da dieci anni di dittatura democratica, ricodando a tutti il detto ” IL PRESIDENTE E’ POTENTE. IL CONGRESSO E’ ONNIPOTENTE”.

Non si può continuare a dare la caccia a due persone, facendo pagare il prezzo a due milioni.

Se la strage dovesse continuare, accanto all’elenco dei caduti, gli americani dovranno cominciare a contare – a milioni – il numero delle persone che smetterano di amare il paese di John Wayne, della Coca Cola e della speranza per assimilare l’immagine dello zio Sam a quella di uno mostro che divora i nostri figli.

USA. HANNO CAMBIATO POLITICA ESTERA RISPETTO AI TEMPI DEL VIETNAM: ADESSO SONO MOLLI IN ASIA E DURI NEL MEDITERRANEO. di Antonio de Martini

In uno dei miei primissimi post di politica estera, scrissi che la costante della politica estera americana era di essere duri in Asia ( e in America Latina) e molli in Europa.
Il trend e’ rovesciato.
L’intervento nei Balcani prima e lo scatenamento di una serie di rivolte nel corso dell’ultimo anno in particolare nel Vicino Oriente e nel Nord Africa, dimostrano che entrambe le divisioni della segreteria di stato USA che si occupano del mediterraneo e dell’Asia hanno constatato il loro fallimento e si sono scambiate i metodi.
Alla radice di tutte queste scelte, c’è e’ sempre – lo dico con ammirazione – la ricerca dell’interesse nazionale.
Negli ultimi due anni, le spese del dipartimento della Difesa USA destinate alle PR in Asia centrale, sono passate da dieci a centoventuno milioni di dollari.
E’ nato il sito” central Asia online” che si occupa dei progressi dell’ Uzbekistan e del Kirghizistan verso la democrazia ed e’ molto elogiativo verso un regime efferato anche per gli standards asiatici.
” Reporter sans frontieres” non e’ dello stesso parere avendo classificato 168 sui 178 paesi censiti l’ Uzbekistan governato da Islam Karimov per la liberta’ di stampa e di informazione in genere.
Potrete vedere analoghe classifiche di Amnesty e altri enti in vena di selezionare le sofferenze umane.
Non e’ stato sempre cosi’. Nel 2005 infatti, il Presidente Karimov era considerato un ” cattivo” per un massacro fatto in una città’ ribelle ( Andjan) al punto che gli USA promossero una inchiesta, in risposta alla quale il Presidente chiuse la base aerea concessa alla U S Air Force , molto utile ai fini della alimentazione della guerra in Afganistan.
Nella filiera di rifornimento della guerra, la Russia e i paesi dell’Asia centrale sono indispensabili e questa strada viene definita “Northern Distribution Network.”
Senza di questa la guerra Afgana costerebbe molto, molto di più’ perché’ finirebbero per dover trasportare per via aerea anche la carta igienica.
Capita l’ antifona, il governo USA ha assegnato i centoventun milioni di dollari al SOCOM ( special operations command) di stanza a Tampa in Florida e questo ha assegnato il lavoro alla General Dinamics Information Technology che ha creato una serie di siti tutti elogiativi di tutti i dittatorelli che insistono su questo nuovo ” sentiero Ho Chi Min” destinato al trasporto della Coca Cola .
Islam Karimov, non pago, ha ottenuto anche la levata dell’embargo USA dalla fornitura di certi tipi di armi e la Hillary Clinton il 22 ottobre scorso durante il suo viaggio a Tashkent ha pubblicamente elogiato il Presidente per i suoi progressi nel campo dei diritti umani, tra l’ilarità generale.
L’ attacco aereo americano – per errore, provocato da ” sconosciuti” – a un checkpoint point pakistano che ha provocato 26 morti e nuove tensioni, ha ulteriormente bloccato la linea dei rifornimenti USA, mostrando: quanto sia utile la filiera Uzbeka, intelligente e disinvolto Karimov, disinformata l’intelligence americana e non affidabile la guerra tecnologica .
Per vincere in Asia bisogna sparare dopo aver visto il nemico nel bianco degli occhi.
I rapporti USA Pakistan non sono stati peggiori nemmeno dopo l’attacco a Ben Laden.
Se continua così’ a Karimov ci scappa un Nobel.
Quale credibilità’ politica e morale abbia la signora Clinton quando lamenta la situazione dei diritti umani in Siria, mentre e’ reduce dagli elogi – e rifornimenti di armi – al presidente Uzbeko, lascio decidere ai lettori.

DEMOCRAZIA D’ EGITTO

Al Cairo, 4 milioni di persone vivono al cimitero. Vivono tra le tombe nelle quali mangiano, dormono , fanno l’amore.
Non hanno casa, non hanno lavoro e se ci sono solo centomila manifestanti in piazza Tahrir, e’ dovuto alle ristrettezze del budget del POMED project che sta finanziando la seconda rivoluzione.
L’obiettivo e’ ottenere qualcosa che non sia una caricatura dello stato di diritto.
Dall’ 11 febbraio scorso il tribunale militare ha giudicato e condannato diecimila civili per fatto connessi agli eventi della primavera araba, mentre i due militari sotto accusa – il presidente Mubarak e il ministro dell’interno al Adly – vengono processati dal tribunale civile ed i loro processi sono appena stati rinviati rispettivamente al 15 ed al 14 agosto del prossimo anno.
Un giovane eroe della prima rivolta e’ stato arrestato e condannato per offese al Feld Maresciallo Mohammed Tantawi. Deve anche pagare oltre tremila dollari di multa. una cifra di cui dispone in Egitto solo una ristretta élite.
Tre studenti americani ( Derrick Sweeney 19 anni della Georgetown University; Luke Gates 21 anni, della Indiana University e Gregory Porter 19 anni della Drexel University, di Filadelfia); sono stati arrestati ed espulsi dopo che la polizia li ha colti sul fatto mentre lanciavano da un terrazzo bottiglie molotov sulla polizia impegnata contro i manifestanti. Ordinarie ingiustizie.
L’ argomento più urticante e’ pero’ rappresentato dai criteri con cui si vuole far funzionare l’assemblea costituente: il modello e’ quello della democrazia turca, o meglio della sua élite militare così’ come ha vissuto fino a ieri: i militari – secondo il progetto – devono essere considerati come casta che si autogoverna, decide il suo bilancio e questo deve essere la prima voce del bilancio della stato….
Gli USA non hanno torto , in linea di principio, a incoraggiare la nuova rivolta , ma hanno torto a voler spingere la candidatura di Mohammed EL BARADEI , l’ ex DG dell’agenzia atomica ( AIEA), che viene vissuto come un tecnico privo di legittimità’ ormai estraneo alla Nazione egiziana.
Una città’ che ha portato in piazza oltre un milione di persone ai funerali di Nasser, non si fa impressionare dai centomila sfaccendati che in realtà stanno facendo da sgabello alla ascesa al potere definitivo di Tantawi e stanno facendo tornare in gioco i membri del vecchio partito democratico di Mubarak, dato che i militari hanno bisogno di sostegno popolare che ora i fratelli mussulmani gli centellinano per acquisire a loro volta spazi politici.
Il ministro delle Finanze Hazem Beblawi, sta cominciando a dare i numeri: a inizio della “primavera araba” l’Egitto aveva 36 miliardi di dollari di riserve valutarie. Adesso ne ha 29. Segno che la primavera araba e’ costata cara.
Nel 2020 l’Egitto raggiungerà’ i cento milioni di abitanti. Cosa mangeranno se già adesso campano al cimitero e vivono con la pagnotta quotidiana data dal comitato manifestanti del giorno?
Tra un mese gli ultimi appartenenti al corpo di spedizione USA, lasceranno l’Irak. Vedremo anche quanto dureranno i risultati della lezione di democrazia.

LA CRISI SIRIANA : AUMENTA LA PRESSIONE E IL LIBANO TREMA ..DIARIO DI UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA. SARA’ GUERRA LOCALE O GENERALE? di Antonio de Martini

E’ di stamattina la notizia che il governo americano ha ordinato a tutti i suoi cittadini di abbandonare la Siria ed ha annunziato che l’Ambasciatore USA non rientrerà a Damasco.

Un sito americano ha fatto la conta delle perdite irakene, USA e alleate in questi fronti: unmilionequattrocentocinquantacinquemilacinquecentonovanta irakeni e quattromilaottocentouno americani sono morti per realizzare un aborto di democrazia.
In Afganistan sono deceduti duemilaottocentoquindici soldati NATO ( tra cui i nostri).
Il costo delle due guerre – Afganistan e Irak – assommma a milleduecentottantuno Miliardi.
La Libia agli USA è costata un miliardo scarso, mentre la conta dei morti – specie i civili – è ancora top secret.

Questi dati sono forniti dal NATIONAL PRIORITIES PROJECT una ONG USA che ha per compito la trasparenza dei dati forniti dal governo federale in maniera da consentire ai cittadini di controllare l’attività del governo e capirla.

Se riusciamo a capire i conti ragionieristici del governo USA, non riusciamo invece a capire come (e se) questi ragionino sotto l’egida del premio Nobel per la pace Barak Hussein Obama .

Ecco l’elenco scheletrico di quel che è accaduto OGGI di inquietante.

    Afganistan: 30 “insurgents” morti e 40 catturati. La NATO colpisce un villaggio uccidendo sei bambini e ferendo due ragazze. Un terrorista morto. Karzai ordina una inchiesta.
    Somalia:un drone uccide sette persone in una zona centrale del paese( Kalaberka).

    Siria: quattro civili uccisi dalla polizia prima della scadena dell’ultimatum che minaccia le sanzioni della lega araba.
    <Irak : bomba a Bassora fa 9 morti e 40 feriti.
    <Yemen: il presidente Abdullah Saleh firma il passaggio dei poteri al vice, in cambio di immunità, ma gli insorti non cessano il fuoco.
    <lTurchia: bombarda le due provincie di Suleimaniah e Arbil ( in pratica tutto il kurdistan , forse per demolirli prima di attaccare la Siria, per evitare due fronti).
    <lLibia: il premier Abdurrahman el Keib offre il ministero della Difesa al capo banda che ha catturato Gheddafi jr a condizione che gli consegni il prigioniero.
    <lLibia: sparatoria di una milizia con armi pesanti al limitare di un compound abitato da lavoratori stranieri. La compagnia petrolifera, pagherà?
    <Egitto: quinta notte di fuoco al Cairo. Le gente e l'esercito si scontrano, mentre la polizia decide di cambiare nome e chiamarsi "Homeland Security".
    <Russia: Mosca avverte la Siria che l'aver posto il veto all'ONU per evitarle una fine "libica" è il gesto massimo oltre il quale non andrà. Ma annunzia che le FFAA russe riprenderanno a tenere sotto mira le basi missilistiche americane in Europa ( da noi ce ne sono sette).

    <lCina: annunzia manovre navali nel Sud Pacifico sollevando polemiche e i media cinesi scrivono che gli USA sono "seduti sulla bomba del debito". Gli fa eco il comune di Jacksonville in Alabama che dichiara fallimento. Piccolo comune, piccolo "botto" 3 miliardi di dollari.

    <lGermania: la Merkel parla e l'euro scende al minimo storico contro il dollaro USA.Italia: la ministra Fornero cui è stato affidato il ministero del Lavoro dichiara che "la riforma è stata già largamente fatta". Brava.

    All'attivo di questa giornata, sempre secondo la Reuters, Sarkosi e la Merkel dopo l'incontro con Monti hanno convenuto che non attaccheranno più in pubblico la Banca Centrale Europea.

    Che sollievo.

LA ROBOTIZZAZIONE DELLA GUERRA RISCHIA DI RENDERLA ETERNA E UBIQUA. CON CHE REGOLE? di Antonio de Martini

In principio fu la ” tregua di Dio” . La Chiesa medioevale, istituì’ particolari giornate in cui era vietato combattere per dare ai non combattenti una chance di sopravvivenza nei confronti delle bande armate che infestavano i territori orfani della Lex Romana.
Quando nacquero i singoli armati di corazza e cavallo – praticamente invincibili – la Chiesa invento’ la Cavalleria ed il codice cavalleresco, assieme al rito religioso dell’investitura, che spinse quegli uomini a un codice di autoregolamentazione che ancora oggi esplica una sua efficacia, quando definiamo ” cavalleresco” un comportamento rispettoso nei confronti di donne o bambini.
L’avvento di una altra arma assoluta, la bomba atomica, spinse il mondo civile ad un movimento – cui la Chiesa partecipo’ in parte e non con funzione di guida – tendente a mettere al bando qualsiasi tipo di guerra. All’arma assoluta, bando assoluto fino all’irrazionalità e all’isteria.
Il Drone , un aereo senza pilota nato inizialmente per scopi di ricognizione ed ora inevitabilmente usato come arma a distanza, sembra non suscitare nessun interesse etico.
Intanto perché’ sembra e funziona come un videogioco. L’ assassino non vede il sangue ne il terrore sul volto delle vittime e non vede nemmeno i cadaveri a fine dell’ azione.
Forse appare sullo schermo un ” flash” o altra interiezione con punti esclamativi atta a congratularsi per il bersaglio colpito.
Questa disumanizzazione del nemico contribuisce, a mio avviso, a ridurre le remore di carattere morale all’idea di togliere la vita ad una persona.
A questa nuova arma, si e’ aggiunto anche il robot militare in dotazione alle forze di terra: oltre a disinnescare esplosivi, può’ far saltare ostacoli o sparare su una folla. Può’ evitare perdite umane se messo a guidare il primo camion di una colonna in Afganistan o soccorrere un ferito sul campo di battaglia.
Insomma chi guida un Robot o un Drone si trova di fronte a scelte morali come se fosse lui a vedere e uccidere, solo che si sente innocente in una qualche forma. La decisione l’ha presa il comandante, lui ha solo premuto un bottone e guardato uno schermo che mostrava una scena da telefilm.
Il sistema di uccidere a distanza e’ sempre stato visto come ideale da alcuni e come vile da altri.
L’insulto che Omero mette in bocca ai suoi eroi ” guerriero da balestra”, che ho sentito in seconda media, mi risuona ancora nelle orecchie.
Il problema e’ tornato di attualità’ con i bombardamenti sulla Libia, anche se avremmo potuto iniziare a porcelo alla fine della guerra mondiale sulle ceneri degli oltre sessantamila civili italiani morti sotto i bombardamenti.
Con opinioni pubbliche indifferenti a cinquemila morti annui per incidenti automobilistici (Italia) ma che piangono per giorni se un “alpino napoletano” muore in un incidente in zona di guerra e chiedono il ritiro delle truppe, il poter disporre di robot consente la prosecuzione della guerra , specie asimmetrica, anche indefinitamente. ( G. Orwell di 1984 era un profeta!).
Ci stiamo dotando di Drone e di Robot, ma non di un’etica per queste nuove forme di combattimento.
La disumanizzazione della guerra può’ trasformarla in un fenomeno endemico e l’uso a distanza può renderla universale.
Per colpire un terrorista e’ lecito uccidere la sua famiglia? Per far saltare una stazione radar e’ permesso distruggere un villaggio? Si puo’ sparare sulla folla che assale un Robot?
La scorsa settimana in Afganistan ci sono stati i primi due Marines uccisi da un “Drone amico”. Ci sarà’ un’inchiesta?
Immagino che , dopo una imprecazione, l’operatore della consolle sia andato allo spaccio ed abbia ordinato una Coca Cola light. Forse il joystick si era “impallato”.

Amici in ascolto. Spionaggio e tecnologia. di Antonio de Martini

La rivista americana THE ATLANTIC da la parola al suo collaboratore Jared Keller in un articolo datato 4 novembre, il cui succo è questo:Su raccomandazione della Commissione di inchiesta sull’11 settembre, la CIA ha messo in opera in una località della Virginia un centro di ascolto e interpretazione dei social media ( Twitter, Facebook, ecc) mettendo in funzione ” social media tracking center;”>che riceve , analizza e traduce tutto il traffico che può intercetare, al punto che – dice l’autore – esaminano cinque milioni di twitter al giorno.

Se gli iscritti a Facebook ( che i napoletani chiamano fessbook) pare siano 750 milioni di soci e Twitter 250 milioni, immaginando che ciascuno mandi due messaggi al giorno, abbiamo il 2,5% di probabilità di essere intercettati. In pratica le stesse probabilità che ha un cittadino italiano di ricevere una ispezione fiscale.
..Tutto quel che abbiamo saputo è che il direttore del centro si chiama DOUG NAQUIN, ha rilasciato pompose interviste e il prof Bollen dell’università dell’Indiana ha fatto una ricerca – finanziata – per chiedersi se TWITTER possa essere usato come indicatore per predire le oscillazioni dell’indice DOW JONES della Borsa. L’ex presidente Clinton sarà ormai ridotto,quando incontra una donna , a parlare a segni.
,
Bollen ha incassato i soldi, ma – forse per salvarsi la cattedra e il rispetto dei colleghi – ha ammesso che è molto , molto, difficile ottenere dei campioni rappresentativi. In pratica si e’ fatto pagare un articolo al prezzo di una ricerca.

“L’organizzazione che si occupa di queste scemate,dice The Atlantic, pare sia la CIA, l’organizzazione di cui Nixon diede una definizione lapidaria ” 40.000 people reading newspapers”.

>In realtà, l’organizzazione che per legge deve e decifrare le comunicazioni è la NSA e le possibilità che qualcuno legga le cretinate che si scambiano gli adolescenti in tutte le lingue del mondo sono remote, quanto quella di essere colpiti da un asteriode mentre ci si fa il bidét. Rilassatevi , scrivete pure quel che volete e dite quel che pensate della politica del governo americano attuale. Avete gratis qualcuno che trascrive e consegna alla Casa Bianca il vostro parere.

>Come vedete , anche in America esistono carrozzoni elettorali come da noi che – sotto l’usbergo delle esigenze di sicurezza – fanno montagne di assunzioni per verificare fuffa. Comincio a pensare che Obama sarà rieletto.

ESISTONO ALTERNATIVE ALLA GUERRA CHE SI PREPARA? (SECONDA PUNTATA)

In questo mese di Novembre, Barak Obama ha convocato tutti i paesi Asiatici riuniti nell’ ASEAN alle Hawaii – suo stato natale – per esaminare la situazione alla luce degli ultimi sviluppi. il tema sara’ l’Asia Multipolare e la stabilita’ , dove la Cina pensa alla stabilita’ della sua ” Asian supply
chain” – estesa all’Africa- mentre gli USA pensano allo statu quo politico militare.
La Cina, appunto, vuole la multipolarita’ che e’ il solo mezzo per non soccombere all’egemonia USA che vorrebbe inondare il continente di propri prodotti, far comprare solo i propri bond ed essere il tramite privilegiato dell’ export cinese.
Il piatto forte presentato dagli USA sono tre donne che essi candidano ad altrettante presidenze, la solita cambogiana col nobel, la filippina e la Coreana. Fa molto “democrazia in marcia” e le donne asiatiche, si sa, sono di buon comando.
La conferenza ASEAN serve a testare la tenuta delle alleanze ed a scongiurare la nascita di uno schieramento di ” non allineati” , altro interesse comune a cinesi e americani.
Abbiamo visto “il fronte sud” quello del Pacifico, dove la Cina e’ meno forte, ma dove ha tutto da guadagnare.
Il ” fronte nord” l’area Pakistana- himalayana e’ di gran lunga la più’ complicata da seguire per la carica di ambiguità’ che avvolge i rapporti tra il Pakistan , gli USA , la Cina e anche i piccoli paesi limitrofi ( Sikkim, Ladakh , Nepal) .
Lo ” swerpunkt” del fronte in formazione e’ – per entrambi- il Pakistan col quale c’è e’ un duplice rapporto di odio amore. Sentite qua: ” la relazione Cina-Pakistan e’ piu’ alta delle montagne, più profonda dell’oceano, piu’ forte dell’acciaio e piu’ dolce del miele” . E’ la dichiarazione ufficiale di Yussuf Raza Gilani, la scorsa settimana. Gilani non e’ un poeta, e’ il presidente del Pakistan, che in risposta alle accuse che la Cina ha fatto al Pakistan di ospitare nel proprio territorio ribelli separatisti Uiguri dell’ovest cinese ( sono 70 milioni e sono di religione mussulmana.) , si e’ lanciato in questa dichiarazione d’amore verso l’ ” impero di mezzo”.
I cinesi hanno saputo delle collusioni uiguri dagli americani che avevano montato assieme l’operazione segreta in funzione anti cinese e poi han fatto la spia senza pero’ fornire prove, per non tradirsi.
Per essere certi i due stati asiatici litigassero, gli USA hanno anche fatto trapelare colloqui segreti coi cinesi in cui avrebbero ottenuto ” la non obiezione ” cinese qualora gli USA decidessero una azione di forza in Pakistan per assumere il controllo dell’armamento nucleare.
Ma richiesto di commentare, il portavoce USA ha dovuto dire ” no comment”.
Complicazioni quotidiane che in Asia si imparano a scuola.
L’idea che forse ci si fermerà’ sull’orlo del baratro, non sfiora nessuno dei presenti sul fronte nord, almeno a giudicare dagli stanziamenti militari nucleari che vediamo:
USA : 700 miliardi di dollari nel decennio per rinnovare il parco missili nucleari
Russia: 92 miliardi per unificare i sistemi di lancio dei missili nucleari in dotazione alle tre armi e creare dieci brigate operative in ambiente nucleare
Cina : stanziamento ignoto, ma programma per dotarsi di 5 sottomarini in permanenza in mare, capaci di lanciare da 36 a 60 testate nucleari . Oltre a un arsenale nucleare mobile di terra.
Pakistan: il missile Shaheen II con testate più’ piccole e leggere per aumentarne la gittata.
India: nuova versione dell’AGNI con basi terrestri capaci, per gittata, di coprire tutto il Pakistan e gran parte della Cina, Pechino inclusa.
Israele: ha concentrato i suoi investimenti nell’adattare i missili Cruise al lancio da sottomarini ed a una nuova versione del Jericho III.
Nord Corea: ha investito su due missili per testate nucleari , il Musudan con 2500 miglia di raggio d’azione capace cioè’ di colpire il Giappone ed il Taepong-2 con gittata fino a seimila miglia ( colpirebbe meta’ del territorio americano), ma stanno lavorando intensamente alla miniaturizzazione delle testate nucleari per renderle trasportabili, altrimenti , nulla da fare.
Ho tratto queste informazioni dal rapporto BASIC ( British American Security Information Council) composto da influenti dirigenti politici dei due paesi, tra cui un paio di ex ministri della Difesa inglese.
Si noti che non c’è una riga sull’armamento missilistico e nucleare iraniano. Segno che in mano non hanno nulla, ma dare una lezione all’Iran, alcuni pensano sarebbe un bel segnale per i cinesi che pongono il veto ONU , assieme ai russi, ad azioni di forza .
L’import di petrolio gennaio- agosto dall’Iran e’ aumentato del 40% dallo scorso anno. L’antiamericanismo unisce. ( segue)