COLD CASE : LA VERITA’ SULLA DISFATTA DI CAPORETTO di Carlo Cadorna

Le polemiche sulla disfatta di Caporetto – siamo in Italia – sono ancora in corso. D’altronde siamo nel paese in cui i processi per omicidio si celebrano dopo venti anni.I fatti sono noti: un oscuro capitano tedesco operante sul fronte italiano, tale Erwin Rommel, si trovò inopinatamente, avanzando nella conca di Caporetto ( Engels – il partner di Marx che si interessava alla geopolitica –  l’aveva identificata come punto di debolezza dello schieramento molti anni prima ) si accorse che questa non era presidiata da nessuno.

Decise di avanzare avvertendo il comando superiore. Gli credettero e il comqando austriaco si precipitò nella falla dello schieramento.  L’omesso presidio territoriale alcuni sostengono fosse nello schieramento di competenza di Badoglio, altri del generale Capello. La commissione di inchiesta appurò fatti folcloristici, come ad esempio quello di un gruppo di soldati siciliani che dirottò …un treno ordinando al macchinista di far rotta per la Sicilia, ma la verità non emerse in modo univoco.

Il generale Cadorna  – ormai già silurato, divenne il capro espiatorio,  assolto solo di recente dagli storici. Resta in piedi l’accusa di aver scritto e firmato  il bollettino annunziante la sconfitta, in cui si accusavano le truppe di viltà. Carlo Cadorna apporta su questo elemento non secondario un pò di luce . Pubblico con piacere e interesse un suo  articolo  eseguito anche grazie a documenti di famiglia.  A. de M.

 Le conclusioni del convegno di studi storici sulla prima guerra mondiale “Rileggiamo la Grande Guerra”  hanno sostanzialmente rivisto le critiche fatte, in passato, all’operato del Gen. Cadorna sia sul piano organizzativo che su quello strategico.  E’ rimasta la critica al bollettino del 28 ottobre nel quale avrebbe “scaricato sui soldati le proprie responsabilità, infangandone la memoria”.  Desidero pertanto analizzare il bollettino e le sue conseguenze.

Innanzitutto va chiarito che “i soldati” non c’entrano: se io critico la FIAT non me la prendo certo con gli operai ma con i manager.  A maggior ragione per i reparti militari perché i Comandanti hanno dei poteri e delle responsabilità che i manager non hanno.  Quindi la critica ai reparti che si sono arresi è riferita ai Comandanti.  Sul fatto che alcuni  reparti della II armata si siano arresi non ci possono essere dubbi:  lo dicono i numeri (tremila morti contro 250.000 prigionieri), le testimonianze del nemico che non aveva alcun interesse a sminuire il proprio successo, la testimonianza di  Leonida Bissolati che ha coniato il termine  “sciopero militare”, le testimonianze dei cappellani militari, il fatto che ancora negli anni ’60, le trincee fossero intatte (le ho viste io).

A discarico del Gen. Cadorna va precisato che quei numeri furono gonfiati nei rapporti di alcuni comandi : e, al Comando Supremo, la diserzione appariva di ampie dimensioni.  Era quindi naturale e necessario che il Generalissimo  utilizzasse gli strumenti dell’arte del comando affinchè lo sciopero non dilagasse  in tutto l’esercito. Era anche un suo preciso dovere di Comandante.  Il bollettino va analizzato sotto i due aspetti che lo caratterizzano: quello politico e quello  militare.

Sul piano politico fu indubbiamente un errore perché indebolì i nostri rappresentanti nelle   trattative con gli alleati che non vollero mischiare i loro reparti con i nostri, temendone il  contagio;  ed anche perché fornì un argomento forte e gratuito allo schieramento pacifista  ed ebbe conseguenze gravi per la carriera del Gen. Cadorna .

Sul piano militare, mettendo su piani diversi e contrapposti i reparti che si sono vilmente arresi da quelli che hanno combattuto valorosamente,  ha fatto dell’azione di comando.I risultati- l’Esercito nel suo complesso ha combattuto valorosamente durante tutta la  ritirata mantenendosi compatto malgrado la numerosissima presenza di sbandati che  invitavano alla diserzione-  sembrano aver premiato il messaggio contenuto nel bollettino.   Il bollettino fu redatto dal Gen. Porro ed approvato dai ministri Bissolati e Giardino prima  di essere sottoposto al Gen. Cadorna il quale, pur con qualche resistenza, lo approvò  dimostrando di non aver affatto considerato le probabili conseguenze sul Suo incarico:   anche perché si è sempre occupato esclusivamente della sfera militare rivendicandone  l’indipendenza dalla politica.

Questo basta a dimostrare la mala fede di chi accusa il Gen. Cadorna di aver voluto  scaricare ad altri le Sue responsabilità;  inoltre, poiché i due ministri lo approvarono per primi e non è credibile, essendo politici, che non si rendessero conto delle probabili  conseguenze per le prerogative del  Comandante Supremo, ne deriva che essi, in mala fede,  giocarono un brutto tiro al Gen. Cadorna che, infatti, fu sfiduciato dal Presidente del  Consiglio V.E. Orlando.  Lo stesso che da ministro dell’interno aveva sempre negato al Comando Supremo le risorse per il benessere dei soldati con un atteggiamento    conflittuale.

E’ probabile che i due ministri, colpevoli di non aver considerato le   conseguenze politiche del bollettino, siano stati imboccati da lui per liberarsi dalla  scomoda presenza (non accettava interferenze) del Gen. Cadorna al Comando Supremo:   non ci sono prove documentali ma la logica è figlia della matematica e non può essere  considerata un’opinione!  D’altro canto, il Re approvò il bollettino (Pagine Polemiche pag. 255) anche se attese i funerali del  Generale per inviare i CC reali a ritirare la lettera.  Quest’azione  indegna è un’ulteriore indizio delle trame occulte che vi erano intorno alla paternità del famoso bollettino.

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Commenti

  • abrahammoriah  Il gennaio 8, 2013 alle 7:58 pm

    8 gennaio 2013

    La storia contemporanea italiana segue – nella sua rappresentazione mitologica come nella realtà – un evidente schema soteriologico dove a momenti di “perdizione” seguono momenti di resurrezione. Non a caso la riunificazione del paese è stato definita Risorgimento, volendo con ciò intendere che il conseguimento dell’unità territoriale trovava la sua giustificazione riprendendo il discorso interrotto prima con la caduta del mondo romano e poi con la fine del Rinascimento. Nel caso in specie, e seguendo questo schema salvifico, a Caporetto seguì Vittorio Veneto che fu il frutto, oltre che della sempre sottovalutata capacità del popolo italiano al sacrificio, anche di una ritrovata saggezza politica della classe dirigente e non ultima del Generale Armando Diaz, quella saggezza che, comunque lo si voglia giudicare, fu proprio l’elemento che mancò nel caso Cadorna e nel triste vicenda delle accuse e contraccuse su di chi fosse la responsabilità del disastro militare. Tralasciando, per carità di patria, se il fascismo e il secondo dopoguerra si collochino rispettivamente sui due versanti della rappresentazione mitologica o se, più realisticamente, possano sostanzialmente essere considerati due protagonisti di una medesima tragedia di perdita progressiva ed inarrestabile del più elementare senso di identità nazionale, il problema è, ora che si giunti ad una Caporetto culturale, politica ed economica della stessa portata della Caporetto militare, se si saprà ritrovare quella saggezza politica che consentì all’Italia di emergere vittoriosa dalla prima guerra mondiale. Le evidenze ci suggeriscono che le prossime elezioni non rappresenteranno sicuramente il momento positivo in questa rappresentazione mitologica di morte e resurrezione. La rappresentazione mitologica, basata anche sulla realtà effettuale della vita della nostra nazione, ci suggerisce però che questo momento potrebbe anche essere non troppo lontano.

    Massimo Morigi

  • carlo cadorna  Il gennaio 9, 2013 alle 11:06 am

    Il lettore Morigi paragona il Gen. Cadorna al Gen. Diaz dicendo che questi avrebbe introdotto un clima nuovo. Il premier Orlando lo definì “un pover’uomo”.
    Sul piano militare nazionale, Caviglia disse che la sostituzione era stata un grave errore. Sul piano militare internazionale, ricordo che la conclusione della conferenza di Versailles non si sarebbe raggiunta senza la mediazione del Gen. Cadorna.
    E dopo la sostituzione furono i generali francesi a comandare.
    Sul piano morale lascio giudicare i lettori: Mussolini voleva l’appoggio dei combattenti ed offrì il ministero della guerra a Cadorna che rifiutò anche se così avrebbe potuto risolvere tutti i suoi problemi personali; Diaz accettò….
    Quanto al clima di concordia nazionale non fu dovuto ai generali, ma al fatto che prima la guerra riguardava solo gli “sfigati contadini”; dopo Caporetto, di fronte al rischio invasione, riguardò tutti e vi fu una nuova consapevolezza.
    Proprio quella che sembra mancare con le prossime elezioni, ove le ricette dei maggiori collettori di voti(stando ai sondaggi) non serviranno certo a toglierci dai guai.

  • urc  Il gennaio 9, 2013 alle 11:15 am

    Della prima guerra mondiale ho memoria di mio padre Cosimo ritornato invalido per una larga ferita all’anca destra e dopo aver passato vari ospedali. Sull’arte della guerra e le sue strategie ho solo letto due autori Sun Zhu e Carl von Clausewitz. Comprendo bene l’azione della famiglia, ma ricordando anche quanto avvenuto in Africa ad opera del Generale Barattieri di S. Pietro, resto della convinzione, senza offesa per nessuno, che i generali dei Savoia erano pò personaggi d’operetta, cioè più validi sulla scena che in Campo. Questo forse è valido anche oggi con le loro belle decorazioni.

  • abrahammoriah  Il gennaio 9, 2013 alle 7:50 pm

    9 gennaio 2013

    “La storia non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice”. Nel tentativo comune di comprendere la storia del nostro Paese, si offre umilmente all’interpretazione e per il giudizio sulle attuali vicende politiche la citazione che forse meglio sintetizza lo storicismo assoluto del maggiore filosofo italiano del Novecento.

    Massimo Morigi

  • carlo cadorna  Il gennaio 10, 2013 alle 10:18 am

    Condivido! Anche per me Benedetto Croce è un punto di riferimento…

  • gennaro  Il giugno 22, 2016 alle 11:32 am

    A memoria di Cadorna bastano le fucilazioni. il più alto tasso di condanne a morte negli eserciti alleati. Un comandante duro, cocciuto e incapace. Come molti dei suoi coevi beninteso. Ma di certo non un eroe. Tutt’altro.

  • roberto  Il agosto 19, 2016 alle 1:04 am

    Cadorna non volle mai prendere in considerazione altro tipo di attacco che l’attacco frontale, quando altre strategie erano possibili, ma nelle quali non nutriva fiducia, causando inenarrabili stragi nel nostro esercito , con estremo cinismo ,che fu fatto passare per incrollabile durezza; i nostri soldati dovevano morire a migliaia per logorare il nemico, nonostante l’evidenza che il nemico non si logorava affatto, ma per Cadorna questo non aveva nessuna importanza,si doveva morire e tacere; alla minima obiezione si era silurati , e per la truppa c’era la decimazione.

    • antoniochedice  Il agosto 19, 2016 alle 5:38 am

      Credo che Lei applichi la strategia dell”. Ora per allora”.
      La strategia era quella applicata da tutti gli eserciti europei senza eccezioni.
      Le perdite sono state minori che negli eserciti francese e russo che si ribellarono ( uno nel 17 e l’altro nel 18).
      L’esercito inglese , nella sola battagli della Somme perse, in un solo giorno, cinquantamila uomini tra morti e feriti.
      Infine proprio quella ” strategia ” era imposta dal ” patto di Londra” che prescrisse agli italiani l’attacco continuo per impedire che truppe austriache potessero essere distaccate sul fronte francese e su quello russo.
      Quanto alle decimazioni, queste furono una specialità francese del 1918.
      Le fucilazioni furono fatte – come era prassi corrente in tutti gli eserciti- previa costituzione di tribunali militari ed emissione di condanna.
      Ora, a cose fatte, la Francia è fiera della sua vittoria mentre l’Italia continua a polemizzare sul quel che si sarebbe potuto fare, senza tener conto che fummo noi a far concludere la guerra con la battaglia di Vittorio a Veneto.

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