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L’Amico Marco Reis ha mandato un brillante post circa l’agibilità della nostra Costituzione.
Parla di corda in casa dell’impiccato. Dal1964 continuo sulla via tracciata da Pacciardi, Maranini, Cadorna, Tomaso Smith, chiedendo una revisione della Costituzione per far partecipare alla politica il grande assente: il popolo.
Dove non sono d’accordo con Reis, è sulle cause della mancata riforma.
Egli sostiene che si tratti di follia. Io ritengo si tratti di furbizia.
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agosto 3, 2013 – 9:43 am
Categorie: Berlusconi, corruzione, costume, Magistratura, Presidente della Repubblica, Storia
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Etichettatocrisi delle istituzioni repubblicane, Giorgio Napolitano, Giuseppe Maranini, Giuseppe Saragat, massimo D'Alema, Raffaele Cadorna, Randolfo Pacciardi
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Inutile parlarne. Non importa a nessuno che non appartenga alla Casta dei bramini del regime.
Se volessero salvarlo, e con lui il governo, potrebbe avere un incarico delle Nazioni Unite.
Lo ebbero sia Fanfani ( presidente dell’Assemblea) , sia Craxi( tema del debito dei paesi in via di sviluppo).
Essendo una sentenza valida sul territorio della Repubblica, non è applicabile fuori dai confini.
Insomma, basterebbe avere nervi saldi.
Non li hanno.
La grande differenza tra gli Stati Uniti e l’Italia è che mentre la legittimità di governo italiana per ragioni geopolitiche non può prescindere dalla politica estera, quella statunitense – per ragioni storiche si basa unicamente sulla politica interna e anche se la storia degli USA è costellata di interventi esteri, questi hanno in se sempre una motivazione di politica interna e qualche volta vi sottende addirittura una mera logica elettorale.
Questo legame con le problematiche interne americane stanno sempre più portando gli Stati Uniti all’isolamento politico internazionale.
Se date un’occhiata alla storia degli interventi militari USA degli ultimi anni, ne calcolate diciassette.
Il primo intervento ( del nuovo periodo, perché dalla guerra di secessione in poi, ne contiamo tredicimila classificati in tre gruppi: overt, covert e clandestine) fu a Granada, una piccola isola caraibica identificata come un pericoloso focolaio comunista caraibico che era necessario debellare, anche a richiesta di una non più vista o sentita ” Associazione degli Stati dei Caraibi Orientali”.
I morti – 19 – furono a un dipresso le perdite subite durante una manovra del ” fuoco amico” in una tranquilla esercitazione nel Nevada.
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luglio 30, 2013 – 4:48 am
Categorie: economia internazionale, guerra tecnologica, Politica Estera, Storia
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Etichettatoattentati ai Marines in Libano, Barak Obama, Bertrand de Jouvenel, Dipartimento di stato usa, guerra civile Algeria, guerra del Vietnam, guerra di Libia, guerra in Afganistan, Hezbollah, Hillary Clinton, Interventismo militare americano, invasione di Granada, invasione di Panama, isolazionismo, john kerry, Manuel Noriega, N.A.T.O., OTAN, Patto atlantico, Piero Laporta, prima guerra irakena, seconda guerra irakena, Taiwan
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Carissimi, come sapete il 19 luglio sono stati 70 anni dal primo bombardamento di Roma, un ricordo in me vivo per i racconti che ne faceva mia mamma. Nella mostra fotografica che celebrava l evento c-era un tram a viale Regina Margherita, ridotto a uno scheletro, vicino al luogo dove morirono due ufficiali dei carabinieri e a quello che era ed e l istituto Superiore di sanita, se non ha cambiato anche lui nome. Quella foto, a due passi dall Universita dove ora lavora mio genero come direttore del dipartimento di matematica, mi ha spinto a inviargli due paginette che vi unisco. Se volete commentare anche voi, malgrado il caldo ve ne saro gra
Giovanni Ceccarelli
Medico
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luglio 27, 2013 – 4:57 PM
Categorie: Storia
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EtichettatoAdriano Olivetti, bruno Visentini, Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare, Daniel Bovet, Edoardo Amaldi, Enrico Mattei, Ernst Chain, Felice Ippolito, General Electric, Indro Montanelli, Istituto superiore di Sanità, Mirella Serra, Sabato Visco, Vittorio Erspamer, Vittorio Valletta
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Non tutti possono permettersi letture impegnative a complemento della istruzione pubblica, ma in una democrazia semiborgatara come l’Italia questa lacuna non è mai stata di ostacolo a carriere apicali.
Ad esempio Sergio Cofferati ha rivelato in una intervista che legge le avventure di TEX WILLER e questo non gli ha impedito di diventare il capo della CGIL e sindaco di Bologna, anche se altre piu corpose letture o frequentazioni gli avrebbero forse consentito migliori performance ed evitato il ritiro anzitempo.
In fondo, ci sono ottomila comuni e qualche sindaco sicuramente non legge nemmeno i fumetti.
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Il Dipartimento della Difesa americano ha acquistato – a valere sul bilancio 2012 – trenta elicotteri Mi 17 alla russa Rosoboronextport per circa 572 milioni di dollari, per equipaggiare l’aeronautica afgana.
Questo artifizio contabile ha aggirato un blitz congressuale USA che proibisce, a partire da questa settimana e a valere per il bilancio 2013, acquisti dalla predetta società russa con la motivazione che i suoi prodotti vengono venduti anche al governo siriano che – secondo la proponente Rosa De Lauro deputata repubblicana del Connecticut – vengono usati per realizzare ” stermini di massa”.
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luglio 26, 2013 – 11:24 am
Categorie: antiterrorismo, economia internazionale, guerra afganistan, guerra tecnologica, intelligence, Politica Estera
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EtichettatoAgustaWestland, Black Hawk, Chuck Hagel, Corriere della sera, F 35, John McCain, politica degli acquisti del Pentagono, Rosoboronexport, Sikorsky Aircraft CORPORATION, SU 35
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” Dopo la semina di tanto odio sotto l’etichetta di “democrazia” gli Stati Uniti e gli alleati a loro più affini, iniziano a raccogliere gli effetti devastanti della “campagna umanitaria di democratizzazione” in Nord Africa.” Così iniziava il post del 7 febbraio scorso ( ore 12,45) sulla situazione tunisina.
Era evidente che partiti politici vissuti in clandestinità avessero più dimestichezza con le armi che con le schede elettorali.
Ieri, il secondo assassinio di un esponente politico contrario ai Fratelli Mussulmani e favorevole a una cultura della tolleranza: Mohammed el Brahimi.
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luglio 25, 2013 – 5:03 PM
Categorie: costume, disinformazione, elezioni, Politica Estera
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EtichettatoAbdel Fattah Sisi, Chokri Belaid, Mohammed el Brahimi, Mohammed Ghannouchi, Rachid Ammar, rapporti Libia-Tunisia, Tunisia elezioni
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