L’ANNIVERSARIO DEL BOMBARDAMENTO DI ROMA ( 19 luglio 1943) NEL RICORDO DI GiC. ( E in assenza del sindaco) È UN PRETESTO PER RICORDARE LA STORIA DI UNA ITALIA RISORTA DALLA GUERRA E ROVINATA DAI FAMELICI CHE CONOSCIAMO E CHE CHIAMARONO IL LORO ASSALTO ALLA DILIGENZA “APERTURA A SINISTRA.”

Carissimi, come sapete il 19 luglio sono stati 70 anni dal primo bombardamento di Roma, un ricordo in me vivo per i racconti che ne faceva mia mamma. Nella mostra fotografica che celebrava l evento c-era un tram a viale Regina Margherita, ridotto a uno scheletro, vicino al luogo dove morirono due ufficiali dei carabinieri e a quello che era ed e l istituto Superiore di sanita, se non ha cambiato anche lui nome. Quella foto, a due passi dall Universita dove ora lavora mio genero come direttore del dipartimento di matematica, mi ha spinto a inviargli due paginette che vi unisco. Se volete commentare anche voi, malgrado il caldo ve ne saro gra
Giovanni Ceccarelli
Medico

Caro Enzo,
grazie per aver commentato con forza e speranza la foto del tram ridotto a uno scheletro vicino all’ISS , settanta anni fa.
Sono andato a vedere la commemorazione di quel giorno, al Verano: c’era pochissima gente e la strombazzata “mostra dei mezzi dell’epoca” mostrava – appunto – solo un auto dei pompieri e, incredibile, due jeep di quelle d’epoca, le quali, ovviamente, quel giorno a Roma non c’erano e se ci fossero state sarebbero state assalite dalla folla che, quel giorno, considerava gli americani, giustamente, un po’ assassini.
Ma lassamo perde, se non fosse che mi è sembrata, quella presenza delle jeep, segno di quella sciatteria e mancanza di “cultura” del passato che contraddistingue molte cose di questi miei vecchi giorni (un altro esempio è stata la mancanza del sindaco alla cerimonia).

Ma guardando la foto di quel tram, con, dietro, l’ISS diroccato dalle bombe, ho pensato che incredibilmente in quello stesso edificio, che allora era l’unico esistente (laddove oggi l’ISS si estende sull’area di un piccolo villaggio), pochissimi anni dopo (addirittura nel 1947 l’uno, e poco dopo l’altro) sarebbero venuti a lavorare due premi Nobel: uno Ernst Chain, addirittura inglese, appartenente cioè a quel popolo che –con gli americani- aveva lanciato le bombe;
e l’altro Daniel Bovet, svizzero, che aveva fino allora lavorato a Parigi e che lasciava il prestigioso Institut Pasteur – un istituto che godeva del fatto di essere in una Nazione che si considerava (anche se non lo era) vincitrice – per venire là dove pochissimi anni prima (che cosa sono quattro o cinque anni ?) c’era stata la distruzione che la foto del tram testimonia.

Lavorando in quella casa distrutta e ricostruita (simbolo di quello che era l’Italia) quei due signori ottennero il Nobel.
Ma la cosa non era isolata; sono cose che tu sai certo meglio di me.

Nel 1947 (a guerra finita da meno di due anni e con noi sconfitti dopo che due eserciti stranieri si erano combattuti per due anni sul nostro territorio) venne costruito sul Cervino un laboratorio per lo studio dei raggi cosmici e nel 1953 iniziò il progetto Salvini del sincrotrone di Frascati, che iniziò a lavorare, ancora incredibilmente, solo sei anni dopo, nel 1959.
E ci venne un austriaco –di cui non riesco a ricordare il nome-, anche lui richiamato da questa Nazione che sembrava uno scoiattolo nel risalire dal baratro in cui era caduta.

E mi pare di ricordare, almeno così si diceva tra noi studenti (io feci Fisica con Ageno nel 1952), che Amaldi aveva scoperto, con l’aiuto del sincrotrone, prima degli americani (che poi in gran parte erano italiani) una nuova particella del nucleo.

In altri campi,Enrico Mattei metteva paura alle sette sorelle e si faceva a Latina la prima centrale nucleare.
Non parlo della matematica perché non ne so niente, ma mi pare di ricordare la tua ammirazione del de Giorgi – che deve essere di quel tempo- , ma Adriano Olivetti si prese qualche americano giovane (ancora incredibile !) e produsse credo negli anni ’50 i primi calcolatori; e Vandina mi raccontava, oltre agli studi sulla struttura delle penicillina che si facevano nel suo Istituto con Giacomello e un giovane Romeo, il nome di Natta che lavorando a Milano portò a casa l’ennesimo Nobel italiano di quegli anni.

A Cagliari, uno sconosciuto Brotzu scriveva in italiano un lavoretto su alcune muffe, le mandava a Oxford e riceveva la laurea Honoris causa di quella piccola Università.

Uno schivo farmacologo italiano, Vittorio Erspamer, lavorava nell’Università ma con la Farmitalia e scopriva (era l’anno del mio poco trionfale ingresso nell’Università, il 1951) l’enteramina o 5-OH-triptamina o serotonina, una sostanza che ancora oggi non cessa di fornire sorprese in campo biologico.

Ancora più incredibile, oggi, mi pare il fatto che dei genetisti come Luca Cavalli-Sforza, Adriano Buzzati Traverso e persino un “nobile”, Nicolò Visconti di Modrone, dopo essere stati in America o a Cambridge durante la guerra, tornano in Italia – a Pavia a Napoli (!) e a Milano – alcuni per continuare le loro ricerche e altri addirittura per fondare una Industria farmaceutica (la Pierrel).
E mi fermo qui.

Quello scheletro di tram aveva incredibilmente dato frutti, e buoni, ottimi direi.

Ma proprio da Brotzu inizia, secondo me, la fine di quel periodo incredibile.
Brotzu era stato Rettore dell’Università di Cagliari durante il fascismo e fu “epurato”, nel senso che nessuno si occupò della sua scoperta e se mandò le sue muffe a Oxford fu perché a Oxford c’era Florey, un amico di Chain e fu proprio Chain a suggerire l’invio, al quale Brotzu aderì anche perché nessuno gli dava retta.

E non gli si dava retta un po’ per essere anche lui piuttosto schivo, un po’ perché era considerato fascista e un po’ perché a capo del gruppo che “dava i soldi” era arrivato (incredibile di nuovo) Sabato Visco, che era stato uno dei primi firmatari del “Manifesto della razza” ma che si era abilmente riciclato come molti (c’è al riguardo un bel libro scritto da una storica di Lettere alla Sapienza, con cui ho anche fatto uno dei miri esami: Mirella Serri: “I redenti: gli intellettuali che vissero due volte” Corbaccio 2005) aderendo al PCI.

So bene che nulla è più pernicioso che trovare una correlazione tra due fenomeni e ricavarne che uno è la conseguenza o la causa dell’altro, ma è un fatto che tutto –o quasi- si ferma attorno al 1962-1964.

Sono gli anni in cui cominciano gli “scandali”: e i primi due (che seguono il preliminare “scandalo Montesi” che coinvolge Attilio Piccioni, segretario della DC) sono lo scandalo Ippolito (CNEN) e lo scandalo Marotta (ISS, proprio esso) che distruggono quei due centri di sviluppo.

I politici (tra cui Giuseppe Saragat che nel 1964 diventa Capo dello Stato) cominciano a scrivere che le “ricerche e le sperimentazioni servono solo a dilapidare denaro pubblico” (altro bel libro: Montanelli et al.: “Italia sotto inchiesta”, Sansoni 1965) e a lui si accoda subito “L’Unità” nei confronti di Marotta.
Ippolito e Marotta sono naturalmente condannati dai tribunali (anche se oggi si scrive che “le prove contro di loro sono considerate ridicole da grandi giuristi italiani e dalla stampa internazionale”: “Le Scienze”, aprile e luglio 2004: “Il caso Marotta” e “Ippolito e il nucleare italiano”).
Chain ritorna a Londra, Bovet se ne va a Sassari (!). Mattei muore più o meno volontariamente; si attua finalmente l’ ”apertura a sinistra” con Fanfani e Nenni; muore Olivetti e la FIAT di Valletta decreta,
con l’aiuto del politico Visentini, che in quella società c’è “un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare” e come conseguenza si vende il neo alla General Electric che la riduce a commercio.

Nel 1973 finalmente si può affermare che “l’Italia è un paese in via di sottosviluppo … da noi si comprerà solo il prodotto finito” .

Quelle poche cose, tra cui la farmaceutica, che in un primo tempo si erano bene o male salvate (nel 1957 si era ottenuta la rifamicina e poi la rifampicina Lepetit –ancora oggi un antibiotico attivo sulla lebbra-; nel 1968 la Farmitalia commercializza una sostanza ottenuta cinque anni prima -quindi entro il fatale 1963-, la Daunoblastina, uno dei primissimi farmaci antitumorali) sono state distrutte nei primi anni novanta, per cui la profezia del 1973 oggi è completamente avverata.

Ovviamente, non sono così poco avveduto da ritenere che tutto sia derivato solo da fattori “interni”, ma mi pare che nessuno tra chi poteva si è veramente opposto alla situazione che oggi stiamo vivendo; hai in Amaldi un importantissimo precursore della tua idea e del tuo modo di vivere (“restare in Italia per contribuire alla conservazione di una forma di cultura”, disse) ma lo spettro di quel vecchio tram mi pare, purtroppo, incombere di nuovo, per fortuna ancora senza troppi morti, sul nostro avvenire e soprattutto su quello dei miei nipoti. Non so dire altro che: “Dio li aiuti”.

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Commenti

  • antoniochedice  Il luglio 27, 2013 alle 6:11 pm

    Questo excursus di Storia italiana e della medicina è, a mio avviso, il pezzo migliore mai pubblicato dal Corriere della Collera.
    Ricorda come nell’anno in cui Pacciardi, Cadorna, Caronia, Vinciguerra , Tomaso Smith ed altri ruppero col sistema chiedendo quello che oggi si chiamerebbe un tagliando, fu l’anno in cui iniziò la decadenza delle istituzioni nate dalle ceneri della guerra.
    C’è solo una mini-lacuna sui famosi cattedratici che firmarono il “manifesto della razza” : essi vengono descritti dal bellissimo libro di Franco Cuomo ” I DIECI” ( Baldini Castoldi Dalai) che è mirabile complemento al libro di Mirella Serri che citi tu.
    Consentiti di citare i nomi dei dieci professori riciclati : LINO BUSINCO, L’IDIOZIA CIPRIANI, ARTURO DONAGGIO, LEONE FRANZI, GUIDO LANDRA, NICOLA PENDE, MARCELLO RICCI, FRANCO SAVORGNAN, SABATO VISCO, EDOARDO ZAVATTARI,
    Queste persone legittimarono la deportazione in Germania di ottomila persone, tra cui settecento bambini.

  • antoniochedice  Il luglio 27, 2013 alle 6:13 pm

    Chiedo scusa per il LIDIO trasformato dal correttore automatico

  • ettore  Il luglio 27, 2013 alle 6:17 pm

    Bellissima e utile carrellata. L’immagine del tram ridotto a scheletro vicino all’ISS mi ha fatto venire in mente che nell’adiacente edificio dell’Istituto Tumori Regina Elena, in un reparto appositamente lasciato libero per possibili esigenze belliche, il grande Chirurgo Raffaele Bastianelli operò e curò i feriti che provenivano da San Lorenzo. Anche a lui, conosciuto e stimato nel mondo medico anglosassone, toccò l’onta della epurazione decretata dagli omuncoli al seguito dei vincitori, salvo poi ad essere obtorto collo richiamato a dirigere quello stesso Istituto per la sua indiscussa competenza della quale i malati avevano tanto bisogno.

  • carlocadorna  Il luglio 27, 2013 alle 6:56 pm

    La decadenza italiana ha origini e cause soprattutto morali: iniziò con la defenestrazione di De Gasperi. Quello che successe dopo ne fu la conseguenza.
    Questo era il pensiero del Sen. Cadorna. La cura non può essere cercata vanificando le regole democratiche ma solo obbligando chi ha scelto di occuparsi del pubblico interesse ad una sana austerità.

    • antoniochedice  Il luglio 27, 2013 alle 8:40 pm

      Per ora la sana austerita’ la abbiamo noi. Non loro.
      Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

  • robertobuffagni  Il luglio 28, 2013 alle 6:30 pm

    La prego di scusarmi per averle attribuito Beirut come luogo di nascita su http://www.leparoleelecose.it/?p=11519#comment-102190, dove ho segnalato uno dei suoi commenti.
    Le ho fatto le mie scuse naturalmente, anche sul sito dove ho commesso l’errore. Saranno i primi sintomi dell’Alzheimer, non me ne voglia.

    • antoniochedice  Il luglio 28, 2013 alle 6:32 pm

      Per carità! L’avrei preferito anch’io.

      • robertobuffagni  Il luglio 28, 2013 alle 6:40 pm

        La ringrazio. In effetti Beirut è una città meravigliosa, abitata da un popolo del quale conservo, tanti anni dopo esserci andato in gita ONU con i bersaglieri, un ricordo affettuosissimo.

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