TERRORISMO INTERNAZIONALE: SIAMO IMMUNI MA CERCHIAMO ROGNA. di Antonio de Martini

 

Evocare fantasmi è uno sport molto  pericoloso e i magistrati di Milano incriminando un povero squilibrato senzatetto per ” Terrorismo internazionale” stanno evocando le forze degli inferi.   Presunzione e ignoranza sono una coppia che provoca quel che si teme.

Un quesito già questo pericoloso,  è il tema  riaffiorante  che riguarda la possibilità che qualche terrorista si sia infiltrato tra i migranti clandestini o meno non importa. Molti nostri cittadini che in buonafede pongono questa domanda fanno in realtà il gioco di chi auspica distrarre l’attenzione dei terroristi dal proprio territorio indirizzandoli da noi. Questa malevola disinformazione viene regolarmente da Londra che teme – a giusto titolo – attentati storicamente meritati. Da noi  non vengono. Non verranno.

Premesso che ” tutto è possibile fuorché l’uomo gravido” come dice il proverbio, riporto uno scambio di mail avuto con un “amico di mail” piemontese in cui spiego quali siano a mio parere i motivi che mi hanno spinto a ritenere che l’Italia non sia un bersaglio principale ( e nemmeno secondario)  del terrorismo arabo islamista, a parte il fatto che la maggior parte dei mussulmani che vengono da noi sfuggono alla guerra e rappresentano spesso  la  unica speranza di una famiglia che attende l’esito del viaggio per tornare a sperare.

Esistono dappertutto squilibrati che vivono di stenti e che alla fine si lasciano reclutare da “basisti” per fame. Ma quando abbiamo analizzato la situazione, il quesito riguardava la possibilità di venire in Italia su barconi che in genere trasportano negri provenienti dall’Africa subsahariana e spesso animisti o cristiani.

Resto convinto – e lo stesso parere ha espresso il generale Mario Mori durante una intervista che mi ha concesso –  che per un terrorista sarebbe una idiozia rischiare la vita in un contesto estraneo all’attentato propriamente detto e i suoi mandanti non rischierebbero pagamento e addestramento affidandosi alle maree.

Inoltre, e questo è il ragionamento più importante, n arabo pensante non sceglierebbe mai come obiettivo l’Italia perché noi italiani:

A) siamo i più simili a loro nel mondo. Le ricerche mediche dicono che il nostro DNA nel centro sud è prevalentemente greco e in Sardegna addirittura fenicio. Voi celti vi meritereste una lezioncina, ma ormai avete imbarcato troppi calabresi che potrebbero restare vittime di un attentato. Scherzi a parte ci vivono come sconfitti dagli anglosassoni proprio come loro.

B) Chi ha suscitato odio per tutto l’ultimo secolo sono gli inglesi e i francesi ex potenze coloniali  spietate ed egoiste. Gli americani provocano piuttosto incomprensione e disprezzo. Erano odiati da Ben Laden (Arabia Saudita mai colonizzata fino al 91) per ragioni nazional-religiose: gli USA avevano occupato il paese che ospitava i luoghi santi dell’islam e Abd El Wahab , il teologo fanatico fondatore del wahabismo non amava gli stranieri in terrasanta mussulmana.  Lo stesso è accaduto in Irak con gli inglesi a partire dal 1916 con i primi sbarchi britannici che si avvicinavano al petrolio.

C) l’Italia nel conflitto palestinese è stata il primo e solo paese a sponsorizzare il piano di pace europeo e riconoscere la causa palestinese facendolo approvare il piano Moro al vertice Europeo di Venezia. Siamo considerati amici della Palestina e degli arabi in questa vertenza che scalda gli animi oltremisura.  Da Berlusconi in poi la posizione italiana ha subito evoluzioni, ma solo a chiacchiere.

Piero Laporta ed io conosciamo l’ufficiale che condusse la trattativa e sappiamo che questa trattativa ci ha dato trenta anni di pace mentre il resto di Europa era teatro di scontri e attentati.

L’attentato fatto alla Sinagoga che costò la vita al piccolo Stefano Taschè ( e di cui ho scritto e parlato ben prima di Mattarella) fu commissionato  a un terrorista cialtrone ( George Habbash FPLP) nella speranza di  rompere questo accordo spubblicando Arafat e l’OLP. L’accordo invece invece resse e l’unico che  ne pagò il prezzo pare sia stato l’onorevole Moro.

D) Un attentato in Italia rischierebbe di far cambiare l’atteggiamento della pubblica opinione verso il mondo arabo e islamico che ancora oggi  è generalmente neutro-favorevole. Sarebbe un errore politico molto grave per gli arabi e finora, in questo contenzioso, gli arabi non hanno commesso errori strategici.

E) La manovalanza terroristica ha bisogno di motivazione anche personale: o è economica o di rancori o poggia su squilibrati. I rancori sono tutti anti inglesi, anti francesi e un pochino anti belgi (per gli africani).         La motivazione economica è per disperati  come l’attentatore di Nizza o per squilibrati-disperati  come il poveraccio che  alla stazione di Milano ha accoltellato tre militari non espertissimi nel bloccare le persone. Vestirsi con le penne del pavone blaterando di terrorismo internazionale è istigazione a delinquere vera e propria.

F) La pubblica opinione araba e anche islamica ( mediamente molto più informata della nostra in politica estera) per tutte queste ragioni ci è favorevole e i terroristi ne tengono conto: gli attentati devono suscitare  il plauso del loro mondo e produrre nuovi adepti. Un attentato in Italia non verrebbe capito e verrebbe anche percepito come un segno di debolezza e una implicita ammissione di non poter operare contro i veri cattivi che sappiamo. Niente alone di gloria, niente adepti.

G) il Vaticano viene assimilato all’Italia ( per una volta …) i cristiani vengono ancor oggi  chiamati ” rumi” ossia romani . Gli ultimi papi – a partire da Paolo VI – hanno sempre preso in considerazione la causa palestinese, un vescovo cattolico di rito greco di Gerusalemme (Ilarion Cappucci) si beccò una condanna a sette anni e ne scontò tre  in isolamento per aver trasportato armi nel bagagliaio della sua auto da un punto all’altro di Gerusalemme La città contesa da tre religioni.Questo fatto, qui in Europa non lo ricorda nessuno, ma nel mondo arabo circolano i santini con la sua effigie e tre o quattro paesi arabi gli hanno dedicato francobolli.

Le proposte vaticane di internazionalizzare Gerusalemme come ” Città Santa” ( in ipotesi la massima autorità cittadina  sarebbe religiosa  e sia gli ebrei che i mussulmani non hanno una figura comparabile ai nostri Patriarchi…) sono un ostacolo oggettivo all’annessione nello stato di Israele. E anche questo conta. Fino a che lo status di Gerusalemme non sarà definito, nella partita a tre sulla città santa, gli arabi non si alieneranno il Vaticano  ( e i cristiani d’Oriente:9 milioni) cercando di colpirlo.

Il 7 per cento dei palestinesi sono cristiani e una legge israeliana del 24 febbraio 2014 con cui veniva concesso ai cristiani di fare il servizio militare, non sta avendo il successo divisivo che il governo israeliano  si aspettava. In queste condizioni un attentato al Vaticano arrecherebbe gravi danni alla causa arabo-palestinese che rappresenta la parte più delicata dello scontro in atto. Anche gli israeliani stanno prendendo atto del crescente numero di Cristiani ortodossi infiltratisi per sfuggire alla dittatura comunista. ADesso sono cittadini israeliani a tutti gli effetti e gli ex russi hanno addirittura creato un partito. In Libano, tra quattro giorni è festa nazionale: si celebra la madonna riconosciuta anche dai mussulmani ( sia sunniti che sciiti). Gli arabi non dimenticano che quando l’Islam è nato essi preesistevano da secoli alla nuova fede. Non si spaccheranno anche se c’è chi ci prova.

Ecco , in breve, le ragioni per cui considero remota l’ipotesi di un attentato islamista in Italia che invece potrebbe essere fatto da elementi estranei all’Islam e vedo nell’insistenza su questi temi irrazionali e nell’assenza di analisi informate sul tema nei media, un elemento preparatorio tipico della politica coloniale britannica degli ultimi cento anni.

 

a)  Scopo principale degli attentati di qualsiasi congrega terroristica  é fare proseliti andando incontro alle fantasie popolari . Gli attentatori quindi ascoltano con attenzione le chiacchiere dei caffè e dei bazar, stimolano idee, lanciano suggestioni atte ad enfatizzare il successo del colpo una volta fatto.  Gli umori dei souk rappresentano la forza dell’opinione pubblica del mondo arabo e sono un barometro infallibile delle quotazioni di un gruppo.

Per intercettare questi umori bisogna conoscere la lingua,  avere tratti somatici compatibili,  vivere frequentando unicamente l’ambiente reale del paese e non il mondo diplomatico o, peggio, quello dei briefing delle missioni militari alleate.  Vorrei tanto sperare che la nostra Intelligence stia usando questi elementi per prevedere e non il pifometro cui stanno abituandoci.

b) L’Italia è il solo paese che  – grazie a  Enrico Mattei e Gillo Pontecorvo ( il regista) – abbia fattivamente appoggiato la lotta anticolonialista in Algeria ( anche col bellissimo film ” La battaglia di Algeri” rimasto negli annali del mondo arabo) e sempre grazie a Mattei,  anche i primi fermenti di indipendenza economica e nazionale dell’Iran del dopo Mossadeq. Invece i “giornalisti” scrivono solo di Rodolfo Graziani che represse i libici nel 1928….Quisqulie rispetto a quel che hanno fatto inglesi, francesi, belgi e – più di recente – gli americani.

c) Infine , nel 1982 il contingente italiano al comando di Franco Angioni e con Corrado Cantatore come ufficiale alla Intelligence, presidiarono i campi palestinesi di Beirut e il quartiere degli sciiti più poveri preservandoli dalla paura e dalla fame e dagli eccidi commissionati ai falangisti dal generale Sharon ( atti pubblicati dal governo Obama).

Partendo, gli italiani regalarono il loro ospedale da campo agli sciiti dei campi di Burg el Barajne e andarono a imbarcarsi sfilando con le bandiere al vento.  In questa impresa,  seguendo altre politiche e procedure, gli americani persero 234 uomini, i francesi 54. noi uno. Accoppato al policlinico di Bari dove era giunto ferito.

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