IL “NUOVO GOVERNO UCRAINO” HA TROVATO COME SPENDERE I SOLDI DI KERRY. ARRUOLA MERCENARI CHE OPERANO A KIEV E DONETSK. di Antonio de Martini

In Irak si chiamavano “Blackwater” mentre adesso in Ucraina hanno cambiato nome ma sono gli stessi mercenari. Si chiamano Academi.

Ufficialmente il nuovo governo ucraino installato a Kiev ha dato loro un contratto per mantenere l’ordine pubblico. Segno che non si fida della polizia o che c’ é ben altro da fare che aiutare le vecchiette ai semafori.

Alcune centinaia  di Academi pattugliano Kiev per “mantenere l’ordine” e altri si sono già battuti a Donetsk dove la rivolta filo russa ha raggiunto livelli di pericolosità tali  da meritare una lezione sanguinosa per evitare che un secondo capoluogo prenda indisturbato la via della secessione.

In Crimea invece i volontari russi  sono privi di un  contratto di diritto privato ma presidiano ugualmente le zone sensibili.

La Turchia – guardiana degli stretti in base al trattato di Montreux ( se non sbaglio del 1874) – ha autorizzato una nave militare americana a entrare nel mar nero, nel quale le navi da guerra non possono superare le misure previste dal trattato, anche se ormai una nave piccolina ha a bordo un arsenale capace di scatenare un conflitto nucleare.

Intanto la USS BUSH, modernissima portaerei col suo gruppo di sbarco,  è  arrivata in visita ufficiale al Pireo in maniera – è evidente –  da essere ” a un tiro di sasso” ed esercitare pressione indiretta.

E’ iniziata la spartizione dell’ Ucraina, così come un tempo si usava fare con la Polonia.

I Polacchi gongolano credendo che lo spettro della spartizione si sia allontanato da casa loro. senza capire che hanno contribuito a rimettere alla moda il sistema e che è inutile aver chiuso ieri  il consolato di Sebastopoli: saranno egualmente coinvolti in caso di surriscaldamento della situazione.

La zona est viene penetrata da russi – in borghese – e quella ovest dagli americani in veste di mercenari. 

Il fondatore della Blackwater,  Erick Prince, è felice e continua a fare comunicati stampa per assicurare che si trova altrove: dice che ha appena fatto un bel contratto con la Cina ed ha finalmente potuto fondare una linea aerea in Africa per assicurare la logistica del petrolio in tutto l’est Africa nel loro interesse.

Dal nord e sud Sudan, all’Etiopia, al Kenia dove bisogna proteggere il petrolio e il pipeline pipe-line che i cinesi stanno costruendo per raggiungere Lamu e di lì la Cina. I servizi di logistica aerea venivano finora assicurati da aerei ucraini ( anche per i trasporti del contingente italiano in Afganistan e in Irak). Ora questa sistemazione contrattuale è utile ai cinesi, agli USA e rende meno necessario il rifornimento russo ai cinesi. Coincidenze fortunate.

Altre notizie, riportate da Peace Reporter, localizzano Prince nel golfo in cui starebbe addestrando seicento uomini ( un battaglione composto da europei francesi, inglesi e tedeschi….) a compiti di sicurezza di immobili e giacimenti a fronte di 529 milioni di dollari. Un milione a metronotte mi pare molto, mentre è un prezzo equo per una gita armata in Ucraina che potrebbe richiedere straordinari.

Il partito di Putin ha in programma per martedì a Mosca un importante convegno con cui intende mettere spalle al muro – ideologicamente – il “partito americano”, oratore di punta Vladimir Yakunin il coordinatore delle olimpiadi e presidente delle ferrovie nonché della “Fondazione Sant’Andrea il primo apostolo” ( equivalente ortodosso di C&L) che sta passando a Mikahil Baydakov, suo uomo di fiducia per il mediterraneo.

Il fatto che l’incontro , con ospiti internazionali, non sia stato rimandato come si vociferava, fa pensare a una valutazione più serena della situazione rispetto a una settimana fa.

I conti aperti con la Russia gli USA li hanno e non da oggi: la Siria, Il trascinarsi del negoziato di Ginevra, il sostegno all’Iran, lo smacco ufficiale alla Cia ( Ryan Flogl a Mosca), il caso Snowden,  la decisiva alleanza tra la chiesa cattolica e gli ortodossi negli USA, l’appoggio sistematico della Chiesa ortodossa a Putin.  Tutti nodi difficili da districare fino a che Vladimir Putin e il suo clan restano in posizione apicale in Russia, senza bilanciamento alcuno.

Forse una guerra tiepida in Ucraina può essere utile a provocare un rimpasto interno alla nomenclatura russa per ottenere se non un  regime change a Mosca o almeno un sostanzioso rimpasto ?             Questo scenario spiegherebbe da una parte la cautela verbale dello Zar verso gli USA e dall’altra la fretta di avere il referendum in Crimea.

E lo sciopero degli addetti al cerimoniale in Israele che hanno dichiarato che non riceveranno il Papa.

Per  tutta risposta, il portavoce vaticano Lombardi ha confermato il viaggio in Terrasanta. E’ una tribuna mondiale indispensabile e se c’è qualcuno che se ne frega del cerimoniale, questo è proprio Papa Francesco.

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