SIRIA: GLI USA TENTATI DA UN’ULTIMA OFFENSIVA. DARANNO LE ARMI ANCORA UNA VOLTA ALLE PERSONE SBAGLIATE. PERCHÉ …. di Antonio de Martini

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Quando a dicembre Valdimir Putin e Tajip Erdoghan si incontrarono a Istanbul , Putin fu lapidario ” non stiamo proteggendo la Siria e non siamo il loro avvocato difensore, ma siamo e restiamo preoccupati circa il futuro del paese”. La preoccupazione consiste nel timore dalla nascita di un altro regime islamista fanatico.

Non è il solo. Re Abdallah II di Giordania ha rilasciato una intervista depressa e deprimente a un giornalista israelo-americano ( Jeffrey Goldberg il 18 marzo su ” The Atlantic”) in cui ha definito incapaci persino i suoi collaboratori ed i fedelissimi beduini che

sembrano non in grado di varare qualche riforma e soprattutto ha ribadito di non volere una Repubblica islamica fanatica al confine Nord , dopo aver dovuto subire quella Egiziana a Sud ed avere al vicino confine i Wahabiti sauditi, nonché la via del mare bloccata da Israele, tranne due Km a Akaba.
La tomba del suo predecessore Abdallah I è a Gaza, ma lui non può andarci.

Il Libano ha, da oggi, il governo dimissionario e ogni sbattere di porta fa sussultare gli abitanti che hanno appena smaltito i postumi di una guerra civile durata una intera generazione.

In questi giorni a Washington, il dipartimento di Stato si affanna in conferenze e briefings ai
Think Tank e agli analisti cercando di convincerli che avendo tratto ammaestramento dalle esperienze Afgane e Irakene, ” questa volta sappiamo come fare, dateci fiducia”. Stanno anche tirando nuovamente fuori dall’arma dio della nonna la storiella della guerra chimica, quando sanno perfettamente che i gas li hanno usati i loro alleati Irak ( contro i curdi) e Israele ( contro i siriani della postazione radar di Jall el Bahar, in Libano).
Se non ti sentì protetto dagli americani, certe cose non le fai.

La differenza tra Afganistan e Irak e tra questi e la Siria poi, è abissale, diciamo un paio di secoli.

L’esperienza che i diplomatici USA dicono di avere acquisito consisterebbe nel saper distinguere i jihadisti ” buoni ” da quelli “cattivi”.
Tutto è possibile fuorché l’uomo gravido diceva un mio compagno di scuola, ma adesso non giurerei nemmeno su questo.

Giurerei però sulla impossibilità americana di fare quel tipo di distinzione: non sono stupidi, diritto peraltro rivendicato da John Kerry il nuovo segretario di Stato, sono però ignoranti nel senso tecnico del termine.

Distrussero l’Abbazia di Montecassino perché non ne conoscevano il valore profondo e ” stonava” nel generale panorama di rovine un immobile intatto.
Il concetto di millennio, all’epoca , era loro sconosciuto. La gente semplifica parlando di stupidità degli americani, in realtà, spesso, non hanno la categoria mentale corrispondente.

Perché esistono americani talebani o membri di Al Kaida? Perché il modo di affrontare i problemi è identico, a partire da un cieco rigore morale.
Un Americano, specie se evangelista o presbiteriano, ragiona esattamente come un talebano.
Hanno gli stessi valori tagliati con l’accetta. Quando si incontrano, simpatizzano ( una considerazione analoga l’ha fatta il Presidente afgano Hamid Karzai due settimane fa).

Il secondo elemento che porta i figli dello Zio Sam a sbagliare nel valutare persone e situazioni è costituito dal subappalto virtuale concesso a Israele sull’analisi di intelligence delle situazioni, senza tenere nel dovuto conto che gli interessi geopolitici sono divergenti.

La presenza della spia Johnathan Pollard nelle galere americane è la prova vivente di quanto affermo. Per questo vogliono cancellarlo dalla memoria.
Israele è consapevole della differenza tra ” alleato” e ” amico”, a loro manca la cultura della sfumatura, ma tra cinquanta anni e cinquanta buchi nell’acqua…..

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