RICORDATE IL CAPITANO COCCIOLONE IN IRAK ? BEH, LA FRANCIA NE HA TREDICI. GLI UFFICIALI FRANCESI CATTURATI A HOMS AL CENTRO DI TRATTATIVE SEGRETE PER EVITARE UNA( ALTRA) UMILIAZIONE A SARKOZY. di Antonio de Martini

La signora Lauren Williams scrive sul DAILY STAR un tabloid libanese che potrebbe essere anche considerato filo siriano, se Wikipedia non ci informasse che appartiene alla stessa editrice che ha fondato AL HAYAT, primo quotidiano saudita e che dal 2000, dopo aver fatto entrare capitali del Golfo nel suo azionariato, ha stipulato un contratto di collaborazione con l’INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE in materia di raccolta pubblicitaria, diffusione e distribuzione.

La notizia è che in un FIELD HOSPITAL di Homs ( Siria) sono stati ospitati tredici ufficiali dell’esercito francese, catturati durante i combattimenti in quel di HOMS.

In pari data l’agenzia russa Russia Today ha annunziato che tra i documenti diffusi da Wikileaks il 27 febbraio, figurano alcune mail dell’agenzia privata di intelligence STRATFOR che fanno chiare allusioni alla presenza di militari NATO in Siria in veste di “istruttori” . Si tratta di Americani, Inglesi, Francesi, Giordani,Turchi e Libici.

La mail parla chiaramente di uccisioni mirate, sabotaggi, partecipazione ai combattimenti ecc.

Nel vicino Oriente, non esistono gli “scoop della bella giornalista che va a letto col magistrato” come accade in altri paesi. Se c’è uno scoop , questo è attentamente calibrato.

Le deduzioni che si possono trarre da questo evento sono:

a) il famoso esercito libero siriano ( FSA) è composto di qualche fuoriuscito della fratellanza mussulmana e mercenari inquadrati da ufficiali NATO, tra cui i francesi spiccano , anche se non per abilità guerriera.

b) l’incontro tra Obama e Netaniahu , in margine alla riunione annuale della Lobby israeliana più influente – che ha deciso l’atteggiamento elettorale degli ebrei USA- non ha sortito l’effetto sperato dagli israeliani, nel senso di avere via libera per l’attacco all’IRAN. E Obama ha preferito non accettare lo scambio voti/rischio di guerra, sottinteso nel calendario degli incontri.
Illustre vittima il nostro presidente della Camera, Gianfranco Fini, il cui incontro con Obama è stato silenziato dall’ufficio stampa del convegno.

In più, è di stamattina, l’annunzio della addetta agli esteri della U E , Catherine Ashton, della ripresa dei colloqui tra il quintetto europeo ( da cui l’Italia è esclusa) che è un ulteriore ostacolo all’idea israeliana di risolvere il problema con un bombardamento.
Il mondo intero non capirebbe un attacco mentre sono in corso negoziati.

Il dibattito odierno tra Israele e gli USA rievoca quello avvenuto tra europei e Stati Uniti durante la guerra fredda.

Gli Europei chiedevano con insistenza l’impegno all’uso delle armi nucleari in caso di attacco all’Europa da parte sovietica e gli americani sono riusciti a trovare formule ambigue ( la più famosa è l'”ich bin ein Berliner” di Kennedy, che non impegnava nessuno e che i giornalisti ruffiani hanno amplificato per anni).

c) la risposta siriana , sia politica che militare, denota una condotta intelligente dello scontro: la Siria non ha fatto come gli Irakeni che sbandierarono le loro prede in TV, ma ha ottenuto il rientro precipitoso dell’ambasciatore francese, Eric Chevallier, a Damasco per trattare una restituzione non umiliante per Sarlozy che è in campagna elettorale.

Anche militarmente , la scelta del combattimento “casa per casa” invece di usare la supremazia aerea, ha reso la crisi siriana diversa da quella libica, impedendo di fatto una campagna interventista nei media degli negli Stati Uniti ed ha anche mostrato che in uno scontro tra fanterie i siriani non fanno sconti a nessuno.

E la loro aeronautica è ancora intatta e gode dell’assistenza del centro di avvistamento elettronico imbarcato sulla KHARG ( nave iraniana in manovra nel mediterraneo orientale) che può offrire sia ai siriani che ai persiani, un “early warning system”.

Il problema di Israele, adesso è decidere se procedere in solitudine politica e militare, col rischio evidenziato dall’ex capo del Mossad PARDO che ho già citato ( “Israele non può vincere una guerra contro tutto il Medio Oriente”), oppure vivere nell’attesa di scorgere la prova certa che convinca gli americani del ben fondato della strategia di attacco preventivo di Netaniahu.

Sul tutto plana una domanda inespressa: può un bombardamento far si che un paese di settanta milioni di abitanti rinunzi all’armamento atomico?

La risposta a tutti questi quesiti sta nel successo del negoziato “Assad( con Hamas e Hezbollah) resta e l’Iran offre garanzie”. Chi pare proprio sulla rampa di lancio è Sarkozy.

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Commenti

  • Stef  Il marzo 8, 2012 alle 12:16 am

    Salve Antonio,
    le offro un sentito “grazie” per il suo eccellente lavoro.

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