UNA SEQUELA DI BRUTTE FIGURE COME QUESTA GLI USA NON LA COLLEZIONAVANO DA TANTO. MA ADESSO IL PROBLEMA DELLE “RIVOLTE DELLA FAME” NON E’ PIU’ RINVIABILE, E INVESTE DIRETTAMENTE GLI USA.

Gli  usa stanno cercando di salvare la faccia lasciando credere alla pubblica opinione mondiale che è stata la Merkel a convincerli che  in Egitto ,”in fondo non si può risolvere ogni cosa con le elezioni” e quindi queste possono essere rimandate.

In realtà, sono stati convinti da due fatti:

  • l’attentato  terroristico ( ma non avevano detto che era una rivoluzione senza violenza?) ad un gasodotto che porta in Giordania, ma che rifornisce anche Israele. L’allarme è stato immediato.
  • L’intervento di Shimon Peres – il presidente israeliano, unica testa fredda della zona – che ha ricodato che Mubarak ” ha consentito di risparmiare molte vite.” e questa è suonata come una  benedizione  tesa a  ottenere i tempi supplementari per il vecchio presidente.

La seconda bugia si sta facendo strada verso il nuovo candidato in sostituzione diel già dimenticato El Baradei, di cui si sono sbarazzati  come di  un profilattico usato: adesso il nuovo “democratico amico dell’occidente”  è Amr Mussa , segretario  generale della Lega Araba e ex ministro degli esteri egiziano. 

Prima  che un  altro politico arabo  faccia affidamento sull’appoggio statunitense, passerà del tempo.

Anche qui il generale Soleiman avrà buon gioco. Al Cairo girano ancora le T shirt con la scritta detesto Israele e amo Amr Mussa. Difficile far ingoiare questa candidatura agli israeliani , sia pure come candidato alternativo a Soleiman  uomo  da loro considerato  troppo abile e ambiguo.

Mussa è stato per troppi anni porta parola della Lega araba, per tranquillizzare gli israeliani. Le sue dichiarazioni  su Israele sono  state troppo  frequenti e sono anche troppo recenti.

Ricapitoliamo: su tredici paesi arabi  più i sette emirati, tutti diretti con mano di ferro e sei da militari , c’è stato il solo Ben Alì che ha gettato la spugna dopo le pressioni USA e dettaglio inquietante: ha ricevuto asilo presso i sauditi che sono il convitato di pietra di questa orgia di democrazia popolare.

Tutti gli altri  satrapi resistono con varie gradazioni: Il Libano ha cambiato premier per evitare di  prendere posizione contro la Siria e  contro gli assassini di Hariri. Mossa non prevista dagli USA e brutta figura del tribunale ONU. Anche l’ONU diventerà più cauto per il futuro.

Il re di Giordania,  dopo una manifestazione  non violenta, ha cautelativamente cambiato il primo ministro prendendo un Rifai: la famiglia superfedele degli hashemiti, il cui padre ha diretto con mano di ferro  – e con successo –  il regno  negli anni ’50 quando era assediato da Nasser , dai siriani e minacciato dai palestinesi.

Finché  El Rifai sarà al potere, dovesse succedere  qualcosa,  in un’ora la capitale Amman verrebbe investita da truppe beduine  fedeli che  elinineranno chiunque minacci l’erede di Maometto.

Gli USA hanno “venduto”  alla   stampa e alla comunità occidentale , questo arroccamento preventivo come una concessione democratica, ma è vero il contrario.

In Siria, la calma è tale che salvo qualche citazione di striscio, non se ne è parlato.  L’esempio di quel che è successo al Baath irakeno è stato sufficiente a compattare il regime., senza eccezioni.

In Egitto, il candidato democratico El Baradei,  ha fatto una figura da cioccolataio e si è rititrato in buon ordine. Gli daranno magari un incarico di prestigio , ma solo  se gli amercicani aumenteranno gli aiuti in maniera consistente.

In Yemen,  Salah è rimasto al potere. Il prezzo pagato è di  4  autoimmolazioni col fuoco  ( una sola riuscita) e un aumento dei salari  per decreto. Dell”Emiro del Koweit abbiamo scritto. Il Quatar ha allineato la TV Al Jazira, ma non ha ceduto di una spanna in politica interna.

In Sudan, c’è stato un ‘autoimmolazione col fuoco, senza seguito. Per distrarre dai  risultati del referendum nel Sud Sudan,  hanno “lanciato” la malaria di George Clooney.

La Mauritania ha  decretato un calo dei prezzi dei generi alimentari del 30% e il Marocco, pur non riuscendo a impedire i 4 suicidi, dei giorni scorsi,  è riuscito ad evitare  le conseguenze emotive  di questi gesti.

La Tunisia, pietra dello scandalo , sta facendo i conti col rinnovamento senza trovare molto: non potere alle donne: il 23% dei parlamentari è donna contro il 21% in Italia.

Il 60 % degli avvocati e il 70% dei magistrati sono donne. Nessuno investirà nuovi capitali almeno per quest’anno e tra un mese e mezzo  inizia la stagione turistica. Meglio  fare con calma piccoli ritocchi  agli alberghi saccheggiati e incassare il calo dei generi alimentari.

Ci sarà un nuovo governicchio con nuovi destinatari delle solite tangenti.

L’Algeria attende il 12 febbraio, giorno della “grande manifestazione ” indetta dal ” coordinamento naziononale per il cambiamento”. Se non funzionerà, ci diranno che Clooney ha la diarrea.

In tutta questa vicenda – a parte i singoli che se la sono cavata – i vincitori sono due e vicini tra loro: Ben Laden e l’Arabia saudita.  L’uno è stato onnipresente spauracchio e l’altro il tabù da non citare. Come si fa a criticare un paese in cui il 70% delle donne fa il magistrato e non citare l’Arabia in cui alle donne è proibito uscire di casa da sole e non possono prendere la patente? Misteri Presbiteriani.

Finora , comunque,  le brutte figure collezionate sono  state un fatto di politica estera. Da adesso in poi gli USA correranno rischi di  ripercussioni in politica interna:

 La prima industria degli Stati Uniti per contributo al PIL, è l’agrindustria. Il primo cliente dell’agrindustria USA nel mondo è l’area MENA ( Middle east & North Africa).  Se rallentano le esportazioni in quella zona, avranno grosse grane coi produttori del MID WEST ( che hanno già perso alcuni sbocchi in Cina  per ragioni politiche). Se abbassano i prezzi  ( aumentando le sovvenzioni governative) la situazione peggiorerà perchè altri agricoltori mediterranei andranno sul lastrico e ingrosseranno le file degli scontenti: Se restano come sono, il problema sarà irrisolto.

Potrebbero investire creando allevamenti di polli in Nord Africa, ma dubito che uno yankee vada in Algeria  o Sudan ad allevare galline.

Attendiamo trepidanti la prossima sciocchezza made in USA.

Posta un commento o usa questo indirizzo per il trackback.

Commenti

  • Gianni Ceccarelli  Il febbraio 6, 2011 alle 5:25 PM

    Forse bisognrebbe acmbiare Segretario di stato e Prsidente USA. GiC

    "Mi piace"

    • antoniochedice  Il febbraio 6, 2011 alle 9:00 PM

      Non si tratta di questo ovviamente. E un problema strutturale di politica economica. Si violano le leggi del libero mercato sovvenzionando agricoltori di paesi ricchi e questo provoca abbandono dei campi nei paesi poveri con conseguenze sociali devastanti per la creazione di sottoproletariato urbano pronto a tutto per sopravvivere. Anche a venire in Europa a piedi.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: