DA VAN ROMPUY A OBAMA, OVVERO ITALIANI SUSCETTIBILI A UN CERTAIN SOURIRE di Antonio de Martini

Ho scomodato un titolo di Francoise Sagan per riprendere una storia di sorrisi e sorrisetti iniziata dal francese Sarkozy, proseguita con la tedesca Merkel e continuata dal Presidente Van Rompuy con il gran finale di Barak Obama che nessuno sembra aver notato oggi.

I primi sorrisi, insultanti e complici, furono fatti alle spalle di un Berlusconi-guascone  e sono ormai lontani nel tempo.          Ho anche visto il sorriso stanco di van Rompuy che già otto mesi fa annunziò il suo ritiro definitivo dalla politica .  Penso che si sia trattato di un rictus melanconico di fronte all’irruenza baldanzosa di Renzi. Deve essersi rivisto giovane e presuntuoso, non era un sorriso maligno, ma nostalgico di un uomo che ha poco tempo di fronte a se.

Stasera ero a casa di un amico e mi è capitato di vedere il TG3 mentre  Matteo Renzi e Barak Obama passavano in rivista un picchetto d’onore di ragazzi impennacchiati ingolfati in  uniformi  della cavalleria, stile “belle epoque”.     Vedendo la risata irridente che si è fatto Obama mentre il giovane Renzi – militesente – cercava di darsi un contegno da novizio tutto sommato accettabile, mi ha fatto male al cuore.

Mi permetto di suggerire al ministro Pinotti – finalmente una donna alla Difesa dopo tanti mezzi uomini – di sopprimere senza pietà questi divertimenti di aspiranti stilisti che si esercitano volentieri su ragazzi sani ed etero, sprecando denari in tentativi tra il decadente e il carnascialesco che suscitano risate sgangherate come quella vista sulla faccia del Presidente USA al quale non saprei dare torto.

Siamo nell’epoca cibernetica e ci trastulliamo ancora con aste di legno pomposamente chiamate lance e colbacchi di pelo, cercando di far rivivere tradizioni  oltretutto prive  di prestigio.

La cavalleria italiana non si è mai illustrata per imprese particolari nell’intera storia d’Italia, Risorgimento compreso.           La carica di Pastrengo, nella seconda guerra di indipendenza – a parte il fatto che fu una scaramuccia – la fecero i carabinieri e non la cavalleria. Nella prima guerra mondiale non svolsero compiti incisivi a causa della guerra di trincea e anche da Vittorio Veneto in poi non impressionarono. Nella seconda guerra mondiale, in libia operarono gli Spahis, che erano a cavallo ma non cavalieri, tranne che in Russia nella famosa carica di Isbuchensky ( Gic controlla l’ortografia ! )   che fu una carica alla rovescia.

I cavalieri comandati dal colonnello Bettoni si erano attestati per errore e nottetempo tre Km oltre le linee italiane e vistisi tagliati fuori al mattino, pensarono bene di caricare per tornare indietro nelle proprie linee tra gli sguardi stralunati di tutti.

Me lo ha raccontato il generale Giambartolomei che era sul posto come comandante di plotone Bersaglieri ed ha concluso la carriera come capo gabinetto del ministero e con una croce di ferro tedesca di prima classe.

Questa passione un po finocchiesca per le uniformi d’epoca e la pompa militare,   valorizzazione della cavalleria compresa la si deve al ministro Antonio Martino – economista militesente –  ed al suo consulente preferito – un ufficiale di cavalleria poi deceduto in un incidente ippico –  e che era giunta fino alla soppressione del corpo dei carristi assorbito dalla ” arma di cavalleria”. E’ stato come se i laureati in farmacia venissero assegnati alla corporazione degli alchimisti.

Signora Pinotti, non si faccia intimidire da questi miles gloriosi, si ricordi che la più famosa opera di strategia – il Della Guerra di Clausevitz – ha avuto la prefazione di una donna ( la moglie Maria) e tagli tutto quel che le sembra un orpello.          Risparmierà denari e cerimonie ridicole che piacciono ai tanti che non hanno mai visto il nemico in faccia.

Vedrà che  se smetteremo di fornire occasioni, smetteranno di ridere.

 

 

 

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Commenti

  • Anafesto  On marzo 28, 2014 at 12:22 am

    Ahimè, il correttore ortografico fa le bizze? Sembra aver trasformato Pinotti in Pinocchi, o è un retaggio dovuto ai precedenti ministri della guerra?
    In compenso, il correttore, non ha infierito su “Isbuscenskij”.
    Verso fine serata, ho potuto gustarmi come un Gino Strada sia riuscito a ridicolizzare e annientare un altro mezzo uomo, cotal ministro Mauro che se n’è pure ucito dai gangheri.
    Domanda: è mai possibile che i nostri mezzi uomini, nel senso ministri della guerra, siano sempre mancanti, oltre che della fascia centrale anteriore, anche della parte sommitale?

    • antoniochedice  On marzo 28, 2014 at 3:53 am

      EMERGENCY che spara sulla croce rossa….

    • antoniochedice  On marzo 28, 2014 at 6:06 am

      grazie per la correzione…

  • Carlo Cadorna  On marzo 28, 2014 at 6:32 am

    Alla fine di novembre del 1917, quando tutto sembrava perduto, la Cavalleria, chiusa nelle Sue uniformi storiche “come se stesse andando ad una parata” , risalì la fiumana di profughi e di disertori ed andò incontro al nemico. Fu il segnale che l’Esercito non era affatto sconfitto, come molti credevano ed alcuni speravano: fu il segnale vincente della riscossa contro un nemico baldanzoso che di lì a pochi giorni doveva accorgersi che la sua “passeggiata” era finita.
    Lo stesso è avvenuto il 12 settembre 1943: nel clima del “tutti a casa” la Cavalleria era a Monterosi e Bracciano a dare una sonora lezione ai baldanzosi tedeschi, premessa militare della Resistenza! Quindi mi sembra che, alla prova dei fatti, l’attaccamento alle tradizioni abbia un grande valore. La controprova l’abbiamo avuta pochi anni fa quando un’arma di recente formazione si è rifiutata di andare a combattere in Iraq accampando delle scuse risibili….

    • Anafesto  On marzo 28, 2014 at 8:46 am

      Ma l’Italia non dovrebbe ripudiare la guerra?
      Cosa ci andava fare “un’arma di recente formazione” (premetto di non sapere che arma era) in un paese straniero, martoriato dai soliti bulli internazionali, che oltre a non averci attaccato, nessuno sgarbo aveva fatto all’Italia?
      Quindi le scuse, a mio avviso, non sono risibili!
      Credo che possa trattarsi di una questione di dignità o siamo totalmente gli zerbini dei fondamentalisti puritani?

      • antoniochedice  On marzo 28, 2014 at 10:11 am

        Il gen Cadorna allude con la signorilità che gli è propria gli elicotteristi che in un paese appena appena serio avrebbero dovuto finire sotto processo.

    • antoniochedice  On marzo 28, 2014 at 10:09 am

      Fatti d’arme di minor rilievo, a difesa di Roma c’era la Centauro e altre quattro divisioni contro due tedesche….

  • gicecca  On marzo 28, 2014 at 8:19 am

    Come si vede, sono stato preceduto. Ma la trascrizione di nomi cirillici é sempre un poco controversa. Infine, non butterei le tradizioni. Se un parvenu come Obama ci ride sopra, é lui che non capisce un tubo. GiC

  • Subbuteo (@Subbuteo_L)  On marzo 28, 2014 at 12:00 pm

    Invece se non sbaglio al Quirinale Obama ha passato in rassegna la Guardia di Finanza in uniforme d’epoca? le tasse come arma suprema?

  • Carlo Cadorna  On marzo 28, 2014 at 12:08 pm

    Per la verità “storica” debbo precisare che la riforma della cavalleria fu fatta dal ministro Andreatta (governo D’Alema) nell’ottica di razionalizzare le forze corazzate(polo blindo-corazzato). Ne facevano parte cavalieri, carristi e cavalieri dell’aria(elicotteristi, come negli USA). Ma il ministro Martino, compiendo un grave errore come dimostrarono i fatti (un esercito senza disciplina non vale niente), ricostituì l’Aviazione dell’Esercito. Quanto all’importanza dei fatti d’arme sostenuti dalla cavalleria bisogna tener conto che era ed è l’arma dell’esplorazione, non quella del combattimento (la fanteria). Oggi svolge essenzialmente il ruolo importantissimo della ricerca degli obiettivi sui quali poi vengono lanciati i droni etc… Gli americani usano i mezzi elettronici (satelliti etc…) che sono molto più costosi ed hanno dato, in Afganistan, risultati pessimi.

    • antoniochedice  On marzo 28, 2014 at 2:20 pm

      Non discuto l’utilità, ma al momento del merger avrebbero dovuto chiamarle, come erano già Truppe corazzate e non cavalleri con un salto all’indietro di mille anni. Andreatta approvò la riforma e Martino la storpiò.

  • Carlo Cadorna  On marzo 28, 2014 at 6:07 pm

    Andreatta pensava che fosse utile inserire la nuova arma nella tradizione più antica…

  • Alberto Zignani  On aprile 8, 2014 at 5:20 pm

    Scusate se mi intrometto Ma le tradizioni non si tramandano con le uniformi o, meglio, non soltanto con quelle. Sono d’accordo con Antonio che, in sostanza, dice di eliminare tutte le uniformi storiche le quali, oltre a non significare nulla per chi non è militare, costano anche dei soldi. E poiché queste uniformi le usiamo quasi esclusivamente per le parate e le cerimonie (in presenza, appunto, di persone a cui queste uniformi non dicono nulla) non vedo come possano essere fondamentali nel trasmettere le tradizioni. Aggiungo che sarebbe il caso di sciogliere anche tutti i reparti a cavallo dell’esercito. Che assorbono uomini, soldi e sono ormai proprio fuori del tempo! Lascerei l’equitazione soltanto nelle Scuole militari come palestra di coraggio. E per favore non mi si venga a parlare dell’equitazione sportiva militare, che è stata distrutta per cecità nostra (dei militari) già 40 anni fa!

  • Carlo Cadorna  On aprile 9, 2014 at 5:38 am

    Concordo con il Gen. Zignani: le tradizioni dovrebbero rappresentare più una questione di sostanza che di forma. Ma siamo in Italia… Quando nel ’99 si prospettò la possibilità di togliere il piumetto ai bersaglieri, è scoppiata la rivoluzione. Allora, poiché ha un costo limitato, perché non lasciarlo anche se, di fatto, i reparti sono tutti omologati secondo gli standard europei. Per quanto riguarda l’equitazione italiana, che frequento e seguo in prima persona (www.lastriglia.com) ha toccato oggi il punto più basso proprio perché si è allontanata dalle sue radici militari. E’ auspicabile ed oggi anche possibile una maggiore integrazione tra enti civili ed enti militari( che già oggi, in larga misura, si autosostengono) che sono rimasti gli unici depositari di una tecnica rispettosa della biomeccanica e del benessere del cavallo.

  • Carlo Cadorna  On aprile 9, 2014 at 6:31 am

    Aggiungo che è difficile che riusciamo a riscoprire una identità nazionale senza che si riesca a suscitare un qualche entusiasmo intorno ai simboli dell’Unità. In Francia, nell’anniversario della presa della Bastiglia, tutti i francesi sono uniti nella festa. Ho partecipato a moltissime edizioni della parata del 2 giugno: è incredibile come i romani, popolo che ne ha viste di tutti i colori senza scaldarsi più di tanto, cerchino di assicurarsi fin dalle prime ore del mattino una buona visuale in un clima di grande partecipazione. Quindi queste manifestazioni servono moltissimo per incrementare la partecipazione popolare: alcuni anni fa ho condotto un’indagine per stabilire quale reparto fosse in testa nel gradimento popolare. E’ la batteria a cavallo! (Forse il Gen. Zignani -che da quel reparto proviene- resterà sorpreso). Quindi bisogna valutare attentamente il costo-efficacia di ogni reparto di rappresentanza. Altrimenti tanto vale abolire tutte le cerimonie perché avrebbero soltanto un costo senza alcun ritorno. Il Presidente Ciampi, inizialmente scettico, se ne era convinto…

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