RICOMINCIA LA SOLFA SU MORO A 36 ANNI DALLA MORTE. INTERVENTO DI PIEROPORTA CONSULENTE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE MITROCHIN.

Da quando una commissione su Aldo Moro è alle viste, impazzano notizie tanto suggestive quanto inattendibili, più di quelle sulla Crimea.
Non c’è da stupirsi, visto che Renato Schifani, tuttora stupito di non avere la popolarità di papa Francesco, quando fu balbettante presidente del Senato, rimise il segreto di Stato sul carteggio depositato in Parlamento.
Viene da chiedersi segreto di quale Stato?
Il segreto tutela certamente gli interessi dello Stato che ebbe parte nella morte dello statista pugliese; anzi più che uno Stato è legittimo pensare a un club i cui soci contribuirono in varia misura.
Stati Uniti e Gran Bretagna sono dentro sino al collo sino a prova contraria. Vediamo perché.

Primo. Ai tempi della commissione Mitrokhin né Usa né Gran Bretagna fornirono il minimo aiuto per dipanare la matassa.
Secondo, il dossier Mitrokhin, fornito alla Commissione senza la decrittazione fu un’operazione di ricatto della Gran Bretagna alla vulnerabile e corrotta classe politica italiana.
Paolo Guzzanti, presidente della commissione, sostenne che la decrittazione del dossier non esisteva perché non operata dagli inglesi per rispetto degli alleati italiani.
Ridicolo, nel metodo e nel merito.
Nel metodo, perché è assurdo presumere che i servizi inglesi non pretesero dal maggiore Mitrokhin la completa decrittazione del dossier prima di accreditare il transfuga.
Nel merito, perché se non avessero decrittato la parte italiana del dossier non avrebbero potuto neppure individuarla, isolarla, estrarla e poi consegnare alle autorità italiane il testo non decrittato.

D’altro canto il governo non voleva la decrittazione e Guzzanti non fece nulla per esigerla da Londra. Questo per dire in che mani fu messo a suo tempo il dossier.
Così cominciò una sorta di Zalando delle panzane, disponibile sul web, con la differenza che quelli vendono scarpe di buona qualità mentre su Aldo Moro il web è farcito di bugie volgari e autorevolmente sottoscritte!.

In queste ore un agente statunitense, Steve Pieczenik, è intervistato in ginocchio dai giornali italiani, i quali, invece di torchiarlo come meriterebbe, bevono la sua versione secondo la quale sarebbe venuto in Italia da solo, senza collegamenti coi servizi statunitensi.

Sempre più ridicolo.

Un personaggio sinistro di tal fatta, venuto in Italia per fare le porcherie, da lui evocate e non descritte compiutamente, si muove con codazzi d’agenti di tutte le specie, tagliagole compresi. Che poi fosse accreditato da Francesco Cossiga, non tranquillizza, tutt’altro.

Con le rivelazioni farlocche dell’americano è arrivato il pentimento tardivo di Enrico Rossi, il quale avrebbe avuto un ruolo di primo piano nelle indagini su via Fani ma gli sarebbe stato impedito di arrivare a risultati clamorosi.
Costui, al tempo in cui si svolgono i fatti, era l’equivalente d’un appuntato dei carabinieri. Come ebbe il ruolo che rivendica?
Se è vero il contrario, faccia nomi e cognomi di chi lo deviò, un maresciallo, un vice commissario, un commissario, un vice questore, un questore, qualcuno insomma che abbia una faccia e un nome, ma non su una lapide del cimitero.
Finora ha citato solo defunti, più defunti di quanti ne abbiano fatto in Crimea per la secessione dall’Ucraina.
Vorremmo, se possibile, qualche testimone vivo e vegeto, pronto a ricordare nomi, fatti e circostanze. Anzi, è stupefacente che in un paese altrimenti prodigo di indagini, sia pure sconclusionate, non si trovi un magistrato che spicchi un mandato di cattura internazionale per Pieczenic e non torchi a dovere Enrico Rossi.

Rimaniamo in fiduciosa attesa delle prossime panzane, intanto ci accontentiamo di quelle della Yulia Timoshenko.

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Commenti

  • donato  On marzo 26, 2014 at 11:47 pm

    Se la presero persino col povero Giuliano Zincone.Di Piecznik in relazione a Moro ed i servizi USA si parla da 20 anni.Tutto sommato IMHO la ricostruzione migliore è ancora quella che fece Sciascia a caldo.I punti chiave sono 3:
    1) Chi decise di rendere pubbliche le lettere dal carcere tagliando le gambe alla
    trattativa?
    2) Ruolo del PCI
    3)Cossiga ed il suo vecchio mentore.

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