LA RASSEGNA STAMPA DI GiC

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BAMAKO ( Mali), 23. Un anno fa il colpo di Stato militare in Mali che il 22 marzo 2012 rovesciò il presidente Amadou Toumani Touré, mise il Paese fuori dall’ordine costituzionale e fece precipitare la crisi nel nord, dove erano insorti gli indipendentisti Tuareg, in una deriva favorevole al consolidamento di gruppi jihadisti.

Questi ultimi, nonostante il ritiro dalle città settentrionali al quale li ha costretti l’intervento armato francese dello scorso gennaio, mantengono intatta la capacità di colpire sia con azioni di guerriglia sia con attentati. Ancora nelle ultime ore si sono intensificati i combattimenti e

rimane incerta quella conclusione in tempi brevi del conflitto della quale si dice certo il Governo francese.
Anche la situazione nella capitale maliana Bamako resta incerta. Le pressioni internazionali avevano costretto i militari golpisti guidati dal capitano Amadou Haya Sanogo ad avviare una transizione.

Capo di Stato ad interim era stato nominato l’ex presidente del Parlamento, Diacoumba Traoré, e primo ministro Modibo Diarra. Quest’ultimo è stato però anch’egli rovesciato a gennaio dai militari al comando di Sanogo, che ha così dimostrato di mantenere intatto il suo controllo sul Governo e che, tra l’altro, guida il comitato di riforma dell’esercito, impegnato a fianco delle forze francesi e di quelle della missione africana.

Le forze politiche restano divise tra quelle favorevoli e quelle contrarie ai golpisti. Le prime criticano la tabella di marcia approvata a gennaio dal Governo del nuovo primo ministro Diango Cissoko. che prevede elezioni generali entro il 31 luglio per voltare definitivamente pagina.
A insistere sul rispetto del calendario prestabilito sono invece le forze politiche che avversarono il golpe.

MOSCA, 23. Picchetto d’onore a cavallo, mai usato prima per un ospite straniero, e un lungo tappeto rosso nella sala di San Giorgio al Cremlino.
Si è capito fino dal cerimoniale l’importanza della visita a Mosca del nuovo presidente cinese,
Xi Jinping, che ha scelto la Russia per il suo debutto sulla scena internazionale dopo l’elezione del 14 marzo scorso. Per dare nuovo impulso alle relazioni economiche tra i due Paesi è prevista la firma di una trentina di accordi, alcuni dei quali già siglati.

Tra questi, l’intesa tra la russa Rosneft e la cinese Cnpc per aumentare le forniture di petrolio e cooperare nell’esplorazione dell’Artico russo. Inoltre, il colosso russo Gazprom e la stessa Cnpc hanno firmato un memorandum d’intesa che getta le basi per un futuro accordo sulle forniture di gas russo alla Cina, attraverso la cosiddetta via orientale. Il memorandum — firmato del numero uno del colosso energetico russo, Alexei Miller, e della controparte cinese, Zhou Jinping — dovrebbe infatti aprire la strada al sofferto accordo sui prezzi del metano, su cui da anni i negoziati tra i Governi di Mosca e di Pechino sono in fase di stallo.

La via orientale dovrebbe fornire 38 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, a partire dal 2018, con la possibilità di arrivare fino a 60 miliardi, ha fatto sapere Miller. Quest’ultimo ha ribadito l’intenzione delle parti di firmare l’accordo entro la fine del 2013. Gazprom sta cercando di aumentare le consegne di gas all’Asia per compensare il calo di domanda registrato in Europa, dove si scontra anche con le pressioni dell’antitrust.
Da anni, Mosca cerca un accordo con Pechino, ostacolato da divergenze sulla rotta delle consegne e sulla formalità di prezzo.

Ieri sera, Xi ha avuto un incontro con il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, mentre oggi sono attesi colloqui con i presidenti della Duma e del Consiglio della Federazione, i due rami del Parlamento russo, oltre a una lezione all’Università moscovita per i Rapporti internazionali.

PARIGI, 23. Per sedici anni è stato il volto simbolo di Air France nelle vicende che l’hanno portata sotto i riflettori, dalla fusione con l’olandese Klm alle trattative sul salvataggio di Alitalia. Ma ormai, alla soglia dei settant’anni, Jean-Cyril Spinetta si appresta a lasciare la sua poltrona di amministratore delegato del gruppo franco-olandese, in anticipo sulla scadenza del suo mandato, fissata nel 2014.

Al suo posto, secondo quanto riferiscono numerose fonti al quotidiano «Le Figaro», confermando le indiscrezioni che giravano da tempo, salirà l’attuale patron di Air France, Alexandre de Juniac, di vent’anni più giovane, arrivato in azienda poco meno di dodici mesi fa dopo un passaggio al ministero dell’Economia come capo di gabinetto di Christine Lagarde.

NEW YORK
, 23. Boeing — la più grande costruttrice statunitense di aeromobili e la maggiore azienda nel settore aerospaziale — ridurrà la propria forza lavoro da tremila a duemila unità nell’area di Seattle, dove c’è il quartier generale per lo sviluppo e la produzione dei jet commerciali. Il colosso dell’aviazione — che è anche il secondo più grosso contrattista militare degli Stati Uniti e il primo produttore mondiale di aerei civili, seguito da Airbus — prevede un calo pari a ottocento dipendenti solo nel 2013 per i programmi del 787 Dreamliner e del 747/8.

Intanto, Ryanair, una delle più importanti compagnie aeree nel settore del low cost, ha firmato un accordo con Boeing per l’acquisto di 175 velivoli della serie 737. Si tratta di una commessa valutata circa 15 miliardi di dollari. L’operazione consentirà a Ryanair di avere una flotta di quattrocento apparecchi, a fronte dei 305 oggi in esercizio.

BERLINO, 23. La multinazionale tedesca Bosch ha deciso di abbandonare il settore dell’energia solare. A rischio il posto di circa tremila dipendenti. «A causa della variazione delle condizioni di mercato non vediamo chance di un miglioramento duraturo» ha spiegato da Stoccarda il presidente di Bosch, Volkmar Denner. «Non possiamo sostenere la pressione sui prezzi al ribasso in un mercato che diventa sempre più difficile» ha aggiunto.

L’impianto di Arnstadt, in Turingia, sarà chiuso all’inizio del 2014. Inoltre, saranno fermati i settori dedicati allo sviluppo. Bosch intende poi vendere la sua fabbrica francese, così come la partecipazione in Aleo Solar. Già alla fine del 2012 la multinazionale tedesca aveva chiuso l’impianto di Erfurt, sempre in Germania. Rimarrà attivo solo l’impianto di Brandeburgo sull’Havel. Bosch tenterà tuttavia di ricollocare quanti più dipendenti possibile.

BEIRUT, 23. Il primo ministro libanese, Najijb Mikati, ha annunciato ieri le dimissioni sue e di tutto il Governo. Come riportato dalla stampa nazionale, il Governo di Mikati si è spaccato per divergenze sull’organizzazione delle prossime elezioni legislative e sulla proroga dell’incarico a uno dei comandanti dei servizi di sicurezza. I ripetuti tentativi di raggiungere un’intesa non hanno condotto a nessun risultato.

NAYPYIDAW ( Myanmar) , 23. Rimane molto alta la tensione nella città di Meikhtila, nel Myanmar centrale, dove il Governo ha proclamato lo stato di emergenza nel tentativo di bloccare violenze tra musulmani e buddisti, che hanno provocato ufficialmente almeno venti morti. Diverse testimonianze parlano tuttavia di oltre cento morti; immagini riportate dalla stampa mostrano scene di totale devastazione di interi quartieri.

IL CAIRO, 23. Almeno cinquanta persone sono rimaste ferite nei nuovi disordini scoppiati ieri davanti al quartier generale dei Fratelli musulmani al Cairo, nel sobborgo sudorientale di Moqatam, dove sostenitori dell’opposizione — in adesione all’appello alla protesta, lanciato dai giovani del Fronte di salvezza nazionale, che chiedono elezioni presidenziali anticipate — si sono ripetutamente scontrati con militanti del partito islamista.
Lo hanno riferito fonti delle forze di sicurezza egiziane, secondo le quali i contendenti si sono affrontati a sassate e con spari di cariche a pallini.

BOGOTÁ, 23. Mentre a Cuba si concludeva ieri, senza sostanziali passi in avanti, la settima sessione di colloqui del negoziato di pace tra il Governo di Bogotá e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), in Colombia la polizia annunciava la cattura di Jaime Aguilar Ramírez, un presunto capo del cosiddetto blocco occidentale, una delle formazioni delle Farc stesse.

L’uomo, conosciuto anche con il nome di battaglia di Dionisio Rayo, è ritenuto responsabile dell’attentato a Bogotá del 2002 durante la cerimonia di insediamento dell’ex presidente, Álvaro Uribe, quando l’esplosione di una bomba lasciò quest’ultimo incolume, ma provocò 27 morti e 13 feriti.

CITTÀ DEL MESSICO, 23. Il Parlamento del Messico ha dato ieri il via libera alla prima grande riforma economica del nuovo Governo del presidente Enrique Peña Nieto, che punta ad ampliare l’offerta di telecomunicazioni e informazione, attualmente controllata dai monopoli dei milionari Carlos Slim e Emilio Azcárraga. In base alla nuova legge, nessun gruppo o imprenditore potrà controllare più del cinquanta per cento del mercato delle telecomunicazioni e dei media.

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