LA RASSEGNA STAMPA di GiC.

PE C H I N O, 21. Passano anche attraverso l’imminente visita del presidente cinese Xi Jinping (atteso in Russia per la sua prima missione all’estero) i progressi nei rapporti fra Pechino e l’Africa: Tanzania, Sud Africa e Repubblica del Congo sono le tappe di un itinerario, che si concluderà il 30 marzo, cui si legano significative prospettive di carattere economico. Alla vigilia del viaggio il presidente cinese, riferisce la France Presse, ha posto l’accento sull’intenzione della Cina di investire in modo deciso sulle risorse dei Paesi emergenti. Infatti Pechino attribuisce «un’importanza speciale» a queste Nazioni ed è alla luce di questo assunto che la missione di Xi Jinping assume particolare rilievo. Il presidente cinese prenderà parte, a Durban, al vertice del Brics (oltre alla Cina, Brasile, Russia, India e Sud Africa).

Si stima che nel 2012 il volume di affari tra Cina e Paesi africani abbia sfiorato i duecento miliardi di dollari. E al riguardo il presidente cinese si è detto fiducioso di trovare nei tre Paesi che visiterà «orecchie ricettive» in merito a nuovi investimenti e a nuove iniziative di carattere economico. Citato dalla France Press, Jonathan Holslag, dell’istituto di ricerca sulla Cina contemporanea a Bruxelles (Biccs) osserva che la Cina è destinata in futuro a giocare in Africa un ruolo sempre più importante. Nel 2006 Pechino ha ospitato un vertice cui hanno partecipato quarantotto Paesi africani. E in questi ultimi anni le imprese cinesi, di Stato e private, hanno operato investimenti su vasta scala nel continente. Gli ambiti principali di investimento sono quelli del petrolio e delle materie prime. Nello stesso tempo, in questi anni, si è puntato alla coltivazione delle terre e alla costruzione di ospedali, di strade e di dighe. In particolare, sono solidi i rapporti commerciali tra Cina e Tanzania, rapporti che poggiano sul settore minerario e sull’agricoltura. La visita nel Paese che si appresta a compiere Xi Jinping riveste anche un valore simbolico perché la Tanzania è uno dei Paesi africani con i quali la Cina ha le più antiche relazioni. Al tempo di Mao e di Julius Nyerere, Pechino aveva costruito nel 1975 la ferrovia tra Tanzania e Zambia, ovvero il più grande progetto cinese in Africa. Anche in Sud Africa e nella Repubblica del Congo la visita del presidente cinese sarà occasione per rilanciare l’intesa commerciale, a partire dalla valorizzazione delle infrastrutture.

TEL AVIV, 21. «Nessuno può dire a Israele come garantire la propria sicurezza». Con queste parole, ieri, il presidente statunitense, Barack Obama, si è rivolto al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, assicurando il sostegno politico e militare di Washington. Questione palestinese, Siria e Iran sono stati gli argomenti al centro della prima giornata della visita di Obama in Vicino Oriente. Nel pomeriggio è atteso a Gerusalemme per un importante discorso di fronte ai giovani universitari israeliani. Il presidente statunitense ha voluto lanciare un chiaro messaggio a Teheran: tutte le opzioni sono sul tavolo per risolvere la disputa sul dossier nucleare iraniano. C’è ancora tempo per una soluzione diplomatica, ma Israele «non dovrà rendere conto agli Stati Uniti». Infatti, «nessun Paese può dire a un altro come garantire la sicurezza dei propri cittadini, ciò che ci unisce è avere come priorità la sicurezza dei nostri popoli». Allo storico alleato il capo della Casa Bianca ha quindi confermato che è interesse fondamentale di Washington stare a fianco di Israele perché questa alleanza «rende entrambi i Paesi più forti e trasforma il mondo in un luogo migliore » . Dal canto suo, Netanyahu si è detto assolutamente convinto della determinazione di Obama ad impedire che l’Iran si doti di armi nucleari. «Siamo stati un popolo perseguitato, oggi abbiamo il diritto e le capacità di proteggerci, non possiamo rinunciare all’autodifesa» ha detto il leader del Likud, precisando tuttavia che la strada principale dev’essere quella diplomatica. Sulla questione israelo-palestinese, Obama ha ribadito il sostegno alla soluzione dei due Stati, affermando l’esigenza di uno Stato palestinese sovrano che conviva con uno Stato ebraico in sicurezza. Proprio questa mattina, quattro razzi partiti dalla Striscia di Gaza, territorio controllato da Hamas, sono esplosi in direzione del Neghev. Fonti militari e della polizia israeliana hanno riferito che un razzo è caduto vicino a un’abitazione nella città di Sderot, nei pressi della Striscia, causando danni materiali, ma non vitime. Un altro razzo è invece esploso in un’area aperta. Gli altri due, probabilmente difettosi, hanno avuto un tragitto più breve. Il terzo punto dell’incontro tra Obama e Netanyahu è stato il conflitto siriano e il presunto uso di armi chimiche. C’è intanto grande attesa, oggi, alla Muqata, quartier generale dell’Autorità palestinese a Ramallah, per l’incontro tra Obama e Abu Mazen. Il presidente statunitense parteciperà anche a un pranzo che vedrà riuniti i rappresentanti dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina e i membri della delegazione americana.

NICOSIA, 21. Alta tensione su Cipro. «La situazione è seria e della massima urgenza» ed è necessario «trovare una via d’uscita coerente e credibile» ha dichiarato oggi il portavoce del commissario UE agli Affari economici e monetari, Olli Rehn. Per la Commissione UE, il Paese rappresenta «un rischio sistemico per tutta la zona euro» ha detto un portavoce a Bruxelles. Intanto, Mosca ha annunciato che potrebbe rivedere la quota in euro delle sue riserve per arrivare a una soluzione della crisi: la proposta è stata lanciata dal premier Dmitri Medvedev, che oggi ha aperto al Cremlino un incontro sulla cooperazione con una delegazione della Commissione UE, guidata dal presidente Barroso. Criticando la misura di confisca sui depositi bancari, il premier russo ha dichiarato che quella cipriota «è una situazione di pre-default che può innescare una nuova crisi finanziaria; certe decisioni avrebbero dovuto essere discusse con tutte le parti in causa». Ieri il ministro delle Finanze di Cipro, Michalis Sarris, è volato a Mosca per chiedere aiuto. D all’Europa il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha assicurato il sostegno di Berlino, affermando che «Cipro è nostro partner e siamo quindi obbligati a trovare una soluzione insieme». Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato ieri che «l’Eurogruppo aspetta una nuova proposta da Cipro ed è pronto a discuterla con le autorità». I piccoli depositi — ha aggiunto — «vanno trattati diversamente dai grandi»

ROMA, 21. Papa Francesco ha incontrato, nella Biblioteca privata del Palazzo Apostolico, giovedì mattina, 21 marzo, l’argentino Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace nel 1980.

WASHINGTON, 21. La Fed mantiene il piede sull’acceleratore: i tassi di interesse restano fermi fra lo zero e lo 0,25 per cento e il piano di acquisti da 85 miliardi di dollari al mese va avanti. La decisione è stata annunciata ieri dal presidente Bernanke al termine del consiglio direttivo. L’obiettivo è sostenere un’economia ancora in difficoltà. A preoccupare è infatti la disoccupazione, che resta elevata, anche se le stime sono state leggermente riviste al ribasso, e la crescita, più lenta di quanto inizialmente previsto anche a causa del rigore imposto dai tagli automatici alla spesa, in grado di ridurla di 1,5 punti percentuali.

TEGUCIGALPA, 21. Un importante finanziamento, che sarà rivolto soprattutto al settore dei servizi e delle infrastrutture, e per combattere la povertà. La Banca centroamericana di integrazione economica (Bcie) ha ottenuto ieri sul mercato dei capitali in Europa un prestito obbligazionario pari a 65 milioni di dollari. L’istituto con sede a Tegucigalpa è riuscito a collocare bond per cinquanta milioni di euro; si trattava di obbligazioni a tasso fisso con scadenza 2033. Il presidente della Bcie, Nick Rischbieth, ha spiegato che l’operazione completa «il bilancio della parte europea di finanziamento che ha avuto inizio nel mese di gennaio in Svizzera». Infatti, lo scorso gennaio l’istituto ha ottenuto un prestito di 164 milioni di dollari dalla Borsa svizzera, per un periodo di sette anni.

TOKYO, 21. Peggiora il deficit commerciale giapponese. A febbraio scorso il dato ha toccato quota 777,5 miliardi di yen (6,2 miliardi di euro): lo ha annunciato ieri il ministero delle Finanze. Le importazioni sono aumentate dell’11,9 per  cento in un anno, mentre le esportazioni sono calate del 2,9 per cento. Si tratta dell’ottavo mese di crescita del deficit commerciale. Ciò nonostante, l’aumento del deficit commerciale avviene in un quadro sostanzialmente positivo. Alla fine dell’anno scorso l’economia giapponese è ufficialmente uscita dalla recessione.

LONDRA, 21. L’economia della Gran Bretagna cresce, ma meno del previsto: per il 2013 l’aumento del pil dovrebbe fermarsi allo 0,6 per cento, la  metà dell’1,2 stimato nell’autunno scorso. Le nuove previsioni dell’Ufficio indipendente per la responsabilità di bilancio (Obr) sono state fornite ieri dal cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, in occasione della presentazione del bilancio al Parlamento. L’Obr stima una crescita economica dell’1,8 per cento nel 2014, del 2,3 per cento nel 2015, del 2,7 per cento nel 2016. Fra le novità del bilancio presentato dal Governo Cameron, spicca in particolare l’abbassamento dell’un per cento dell’imposta sulle società (che scende così al venti per cento) e l’eliminazione del previsto aumento delle accise sui carburanti e della tassazione sull’alcool. In base alle stime fornite dal cancelliere Osborne il deficit 2013 dovrebbe attestarsi al 7,4 per cento, portando il rapporto tra debito e pil all’85 per cento.

LUBIANA, 21. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha chiesto ieri alla Slovenia di mettere in atto una serie di riforme necessarie per contrastare la crisi economica e far ripartire l’economia del Paese. «Difficoltà finanziarie, problemi causati dal consolidamento fiscale e deboli bilanci delle aziende hanno causato in Slovenia una spirale recessiva prolungata» si legge in un rapporto diffuso a Lubiana a conclusione di una missione nel Paese degli esperti dell’FMI. Tra le priorità indicate dal Fondo monetario vi è anzitutto «il risanamento del sistema finanziario». In tal senso la creazione di una bad bank, che si addosserebbe i crediti tossici delle maggiori banche, viene indicata come «una misura efficace» per ripulire i bilanci degli istituti di credito, prima di una loro rapida ricapitalizzazione. Le tre maggiori banche, in maggioranza di proprietà dello Stato, hanno già annunciato che quest’anno avranno bisogno di un aumento dei loro capitali per poter rispettare i criteri fissati  dall’Autorità bancaria europea.

LIMA, 21. Le esportazioni minerarie in Perú ammontano a 1,780 milioni di dollari nel mese di gennaio, in calo del 23,6 per cento rispetto allo stesso mese del 2012 (2,329 milioni). Lo riferisce la Società nazionale delle miniere, del petrolio e dell’energia in una nota pubblicata ieri. Lo scorso dicembre, le esportazioni di minerali estratti sono calate del 19,7 per cento, attestandosi a 2,217 milioni di dollari. Una delle ragioni principali di un tale calo delle vendite — spiegano gli analisti della Società nazionale — è dovuto alla diminuzione del valore dell’oro, del piombo, del rame, del ferro, dell’argento e dello stagno, che insieme rappresentano il 92,5 per cento del totale dei metalli esportati. Il valore delle esportazioni di oro è diminuito del 29,5, mentre il piombo è sceso del 61 per cento e il rame del 11,9 per cento. Lo zinco è l’unico metallo che ha registrato un notevole aumento del valore nel mese di gennaio: è infatti cresciuto del 10,5 per cento.

ISLAMABAD, 21. Pakistan senza pace. Il territorio è segnato dallo stillicidio delle violenze, nonostante una costante azione diplomatica diretta a porre argini ad attacchi e imboscate. E questa volta l’azione destabilizzante portata avanti dai miliziani ha colpito un campo profughi, nella provincia nordoccidentale di Khyber Pakhtunkhwa: il bilancio è di dodici morti e circa trenta feriti.

SEOUL, 21. La Corea del Nord ha minacciato oggi attacchi contro basi statunitensi in Giappone e Guam in risposta ai voli dei B-52 americani in Corea del Sud nell’ambito delle manovre militari congiunte di Washington e Seul. Il comando militare di Pyongyang ha accusato gli Stati Uniti di preparare in realtà una guerra nucleare contro la Corea del Nord. «Gli Stati Uniti non dovrebbero dimenticare che la base di Guam come le basi navali in Giappone sono all’interno della gittata dei nostri missili di precisione», hanno dichiarato le autorità militari nordcoreane all’agenzia di stampa ufficiale. Inoltre, in Nord Corea oggi sono stati fatti suonare gli allarmi antiaerei e la popolazione è stata invitata a recarsi nei rifugi. Lo rendono noto fonti di Seoul che monitorano le trasmissioni televisive del Nord. Ma non è chiaro se si sia trattato di un vero allarme o di un’esercitazione.

PARIGI, 21. La Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja non farà decadere le accuse contro il presidente eletto del Kenya, Uhuru Kenyatta. Lo ha sottolineato il procuratore della Cpi, Fatou Bensouda, in una conferenza stampa ieri a Parigi.

BOMAKO, 21.l presidente francese, François Hollande, si è comunque detto certo che in pochi giorni la sovranità del Governo provvisorio di Bamako sarà ristabilita sulla «quasi totalità del territorio nazionale». L’intervento militare francese in Mali, ha detto ancora Hollande, «ha permesso in due mesi di raggiungere risultati importanti: l’offensiva dei gruppi terroristici è stata fermata e le città sono state riconquistate». Poche ore prima, il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, aveva detto che le truppe francesi incominceranno il ritiro dal Mali «a partire da fine aprile», lasciando il campo alla Misma, la missione africana. Entro luglio, comunque, dovrebbe essere sostituita da una missione di peacekeeping dell’ONU. Il primo ministro francese non ha invece potuto confermare o smentire la notizia, data due giorni fa dal gruppo islamista Al Qaeda per il Maghreb islamico (Aqmi), dell’uccisione di un ostaggio francese, Philippe Verdon.

ABUJA, 21. Ci sono stati non meno di 35 morti in nuovi scontri di matrice etnica, ma anche con connotazioni pseudoreligiose, divampati ieri a Jos, la capitale dello Stato nigeriano di Plateau. Nell’area si fronteggiano da anni gruppi armati di agricoltori di religione cristiana, maggioritari nel Plateau, e di allevatori di religione islamica.

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