NAPOLITANO, BERSANI E LA DEMOCRAZIA. TRE DOMANDE AL PRESIDENTE IN VISTA DELLA SCELTA DEL PRIMO MINISTRO. di Antonio de Martini

Approfitto del momento di tregua domenicale per fare i miei auguri al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per le prossime consultazioni che si annunziano complesse per una serie di implicazioni non tutte evidenti.
Bisogna dargli atto che anche quando si è cimentato in operazioni di Alta Ortodossia Costituzionale quale la nomina di un suo cavallo di razza ( rivelatosi un po’ somaro) a senatore o quando lo ha insediato alla testa di un governo del Presidente, lo ha fatto sempre senza che il carisma della correttezza formale lo abbandonasse.

Adesso la situazione é talmente ingarbugliata che rischia, per fare tutto a norma di cerimoniale, di compiere un gesto forse formalmente corretto – personalmente ne dubito – ma nella sostanza di dare il via ad una di quelle liste tipiche dei triumvirati della Repubblica Romana e di dare uno spregevole esempio di ipocrisia politica.

Il Presidente della Repubblica, lo sappiamo, proviene dalle file del Partito Comunista Italiano del quale ha condiviso le sorti e grazie al quale ha ricoperto incarichi di prestigio che lo hanno reso degno della suprema magistratura della Repubblica. ( e uno).
Alla Camera dei deputati, dove la coalizione di centro-sinistra dispone di una confortevole maggioranza che userà , immagino, per nominare un proprio esponente a Presidente dell’assemblea.( e due).

L’aspirante Presidente del Consiglio, Pier Luigi Bersani, proviene anch’egli dal P.C.I. È aspira ad essere chiamato a gestire il primo tentativo della legislatura di costituire un governo. ( e tre)
In un monocolore di coalizione di minoranza quale si profila in Italia in questi giorni, la probabilità che ministro guardasigilli o ministro dell’interno siano esponenti del PD – forse di provenienza post comunista, sono molto forti.

Esiste una prassi costituzionale che il governo è tale quando giura nelle mani del Presidente della Repubblica. La Costituzione prescrive che il governo si presenti alle camere entro dieci giorni dalla sua nomina, per chiedere la fiducia del Parlamento.
Alla Camera dei Deputati, nulla quaestio. Al Senato, a meno di una intesa o di un miracolo, il governo verrà bocciato.

È prassi che il governo bocciato resti in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Vediamoli: a) la nomina del nuovo capo della Polizia in sostituzione del prefetto Manganelli impossibilitato ad esercitare le sue funzioni da una malattia invalidante e comunque anche in zona Cesarini per la pensione.
b) organizzazione della elezione del Presidente della Repubblica; c) gestione della maggior crisi economica che il pianeta abbia avuto; d) Il maggior scandalo bancario dai tempi dello scandalo della Banca Romana ( 1892); e) l’incontro col nuovo sommo pontefice eletto quasi in contemporanea e la necessità di spiegargli le ragioni per cui un governo approvi una legge urgente per permettere il matrimonio tra gay ( a proposito, visto che non vi sarà prole, come giustificherà il governo il divieto alle unioni tra consanguinei?); f) gestire le probabili nuove elezioni.

Tralascio le risibili priorità citate dall’aspirante Presidente del Consiglio quali una legge sul conflitto di interesse ( ha avuto venti anni per occuparsene e B il fatti suoi se li è fatti già), il matrimonio tra omosessuali, una nuova legge sul lavoro ( per contraddire quella che ha votato sei mesi fa) e vado al sodo.

LE TRE DOMANDE

Signor presidente, non pensa che la prima applicazione della nuova legge sul conflitto di interesse potrebbe riguardare lo stesso primo ministro per via della inchiesta giudiziaria in corso sul Monte dei Paschi di Siena?

Signor Presidente, non pensa che la residua credibilità dello Stato verrebbe distrutta dalla gestione dello scandalo Montepaschi a cura del partito che ha operato – per comune contezza – da azionista di riferimento della banca?

Signor Presidente, non ritiene che a causa di questo problema giudiziario sarebbe un vulnus democratico far occupare posizioni chiave di governo ad esponenti del Partito indagato in numero tale da far sentire il magistrato inquirente ” accerchiato”?

Nemmeno nella Guinea equatoriale si istruirebbe un processo penale – con un morto – consentendo a un possibile soggetto coinvolto nel caso, di nominare il capo della polizia che gestirà l’indagine, il guardasigilli che ha potere ispettivo sul magistrato incaricato, il ministro dell’interno che ha il controllo sulla guardia di finanza, il principale mass media ( RAI ) che informerà la pubblica opinione.

È poi dicono che uno si butta con Grillo ( ricorderà che Totò diceva ” si butta a sinistra”, bei tempi….)

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Commenti

  • Maria  Il marzo 11, 2013 alle 1:30 PM

    Estendere il matrimonio anche ai cittadini omosessuali è importante. Piantiamolo di attaccarlo! Che male vi hanno fatto gli italiani omosessuali? Il loro legame merita di essere riconosciuto dallo Stato! Il matrimonio civile è prima di tutto il riconoscimento dell’unione d’amore fra due persone! Se si vuole criticare qualcuno si eviti di farlo sulle spalle di ragazzine e ragazzi omosessuali perseguitati!

    • antoniochedice  Il marzo 11, 2013 alle 3:46 PM

      Cara Marianella, un proverbio argentino dice che ” ognuno puo fare del suo culo un acquilone” per dire che puo’ fare come gli pare. Non intendo proibire nulla. Dico che uno stato ben ordinato segue la Costituzione e questa dice che tutela la famiglia. Non le ” storie d’amore”. Se un omosessuale vuole lasciare la sua eredita’ a un suo sodale, ha mille modi per farlo. Ma deve essere chiaro che i ” non vedenti” sono ciechi; gli “audiolesi” ( tra cui io) sono sordi e i “diversamente abili” sono paralitici. E gli “omosessuali”n omosessuali. Di queste caricature culturali ne abbiamo piene le orecchie. Il sociologo Rene’ Girard diceva che “l’imitazione genera violenza”. ( ” La violenza e il sacro” Adelphi) . Leggilo.

  • donato  Il marzo 11, 2013 alle 3:02 PM

    IMHO unico sistema politico verso cui Napolitano ha orientato
    il suo settennato è la Monarchia comportandosi come suo nonno
    Vittorio Emanuele

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