LA GERMANIA CI OFFRE UNA VIA DI USCITA: NASCE UN PARTITO PER ABBANDONARE L’EURO CAPITANATO DAL PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI. SAREBBE LA SALVEZZA PER TUTTI. di Carlo Massimo de Montis

Il primo effetto di paura tedesca provocato dal voto italiano è l’annunzio che ad aprile nascerà un nuovo partito con il programma di uscire dall’Euro.
Per noi è una buona notizia. L’Euro ” abbandonato” dalla Germania e da un paio di paesi satelliti, ma tenuto dagli altri paesi, subirebbe una svalutazione che si risolverebbe un un turbo per le esportazioni degli altri paesi ( Francia, Italia, Spagna, ecc). Sarebbe la fine di una costruzione finanziaria sbagliata, a mio giudizio, l’inizio della crisi delle esportazioni tedesche ( per la forte rivalutazione dell’Euro del nord e la contrapposizione internazionale con dollaro e rembimbi) e la salvezza dello stile di vita mediterraneo che è consustanziale alla nostra civiltà.
La frattura tra protestanti e cattolici si riprodurrebbe a livello economico e la Germania verrebbe risucchiata culturalmente dai paesi scandinavi e dai deliri della Walchiria Merkel.
A de M.

Questo post è tratto da rassegna.it.

“Propongo l’uscita congiunta dall’Euro di alcuni paesi del Nord come Germania, Paesi Bassi e Austria e la contestuale creazione di un Nordeuro”. A parlare e a farsi forte portavoce di un gruppo crescente di ultracritici agli aiuti finanziari per Grecia, Irlanda e Portogallo, è l’ex presidente del BDI – Bundesverband der Deutschen Industrie, la confindustria tedesca Hans-Olaf Henkel.
Henkel ha appena dato alle stampe un libro dal titolo emblematico: “Salviamo i nostri soldi! La Germania viene svenduta. L’inganno dell’euro insidia il nostro benessere”.</strong
Si infiamma il dibattito sul futuro dell’Unione europea e della sua moneta unica. Le posizioni estreme di Henkel sono in parte anche lo specchio della grande paura che si sta diffondendo tra i cittadini tedeschi e nordeuropei. Paura dell’inflazione che cresce, paura di dover sborsare soldi pubblici per quei Paesi del sud Europa che "hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità", che non riescono a gestire i propri bilanci, che non riescono a modernizzare e ad essere competitivi e che, come ha detto ieri la cancelliera Merkel – con una caduta di stile finora sconosciuta – “dovrebbero andare in pensione più tardi e fare meno vacanze”.

Le infelici dichiarazioni della Merkel hanno sollevato un vespaio e le reazioni non si sono fatte attendere e sono state durissime. A cominciare da casa propria. Il segretario generale della SPD Sigmar Gabriel le attribuisce “risentimenti antieuropei” e il leader dei Gruenen Cem Oezdemir parla di “battute da mercato” (Spiegel online). C’è ora chi, come Martin Schulz, capogruppo socialdemocratico al Parlamento europeo, teme “danni per la Germania e per l’Unione europea” (Spiegel online). In Grecia, Spagna e Portogallo le esternazioni della Merkel sono state accolte con insulti dai lettori dei più grandi quotidiani nazionali, mentre il presidente del sindacato CGTP Manuel Carvalho da Silva ha parlato di “puro colonialismo, privo di qualsiasi solidarietà”.

Cosa voleva dire esattamente la Merkel con la sua uscita? Che i cittadini del sud Europa sono pigri e che non lavorano abbastanza? Poco importa. In Germania sta venendo meno la pazienza di cittadini ed elettori non più disposti a pompare miliardi di euro in economie sgangherate e in Paesi forse non più salvabili come la Grecia. Enorme è il timore che la Grecia non sia in grado di pagare i debiti né domani né negli anni a venire e che alla bancarotta della Grecia segua quella di Portogallo, Spagna, Italia e Francia.

Non bastano i richiami alla moderazione fatti dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e quelli di Jean-Claude Junker. L’euro è una moneta forte e chi attacca l’euro mette in pericolo l’Unione europea, sostengono entrambi. Con conseguenze imprevedibili. Come uscire dal dilemma? Con l’euro del nord e quello del sud? Continuando a pompare miliardi di euro nelle economie di paesi disastrati? Oppure, come sostiene l’economista e presidente dell’Ifo (un istituto di ricerca economica, nda) Hans-Werner Sinn, tagliando il flusso di soldi verso la Grecia e chiedendo alla Grecia una riduzione di stipendi e pensioni del 20-30%?

Misure che potrebbero avere effetti sociali incalcolabili mettendo addirittura a rischio la pace sociale e le democrazie dei paesi coinvolti. Si avvicina la fine dell’euro?
Sì secondo il Prof. Wilhelm Hankel, economista ed eurocritico della prima ora nonché autore di una querela dinanzi alla Corte costituzionale federale contro il piano di salvataggio dell’Eurozona. Il verdetto della Corte costituzionale è atteso per la fine dell’anno.
Hankel ritiene che i prossimi candidati a ricevere aiuti nell’Eurozona avranno bisogno di 500 miliardi di euro e di questi la Germania dovrà sborsarne 150.

http://www.rassegna.it

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