CONCESSIONI PETROLIFERE NEL GOLAN: ALTRO PEPE NEL MINESTRONE. di Antonio de Martini

Anche se in ben altre faccende indaffarato, il 28 febbraio, il ministero degli esteri siriano ha inviato una lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed al segretario generale dell’ONU, protestando per la concessione petrolifera per esplorazione concessa da Israele ad una società americana ( Genie Energy) sulle alture del Golan che , a norma di diritto internazionale risultano ” territorio occupato”.
Nella lettera la decisione israeliana viene definita illegale e il governo siriano chiede ” misure serie atte a impedire a Israele di compiere ulteriori atti aggressivi e provocatori”.

Se Israele contava sulla disattenzione siriana, ha sbagliato i suoi calcoli e anche questo segnale mostra che il grado di controllo che il governo di Damasco ha sulla situazione complessiva del paese è maggiore di quanto si pensi.

Passi di questo genere sono sempre stati riecheggiati dalla Lega Araba, mentre questa volta non vi è stata alcuna reazione, così come da parte del governo ribelle.
Questa mancata reazione viene additata dal governo legale siriano come dimostrazione di sudditanza di queste due organizzazioni nei on fronti di Israele e degli Stati Uniti, contristanti con l’interesse nazionale siriano.

La mossa della Genie Energy ha una importante valenza strategica ed economica, in quanto la zona è contigua a quella dei già individuati giacimenti Tamar e Leviathan e se si potesse ottenere petrolio per via di terra invece che in mare, i costi di estrazione ne sarebbero considerevolmente ridotti.
Questa presa di posizione siriana ha creato una sponda inattesa con il governo egiziano che – proprio a fine febbraio per bocca del ministro del petrolio – ha dato il via ad una serie di passi diplomatici e legali presso la corte di giustizia dell’Aia per ottenere un risarcimento , sempre da Israele, per la ” sottrazione del petrolio dai pozzi del Sinai durante il periodo di occupazione, ossia dal 1967 al 1982.

La mossa israeliana ha provocato irritazione anche nel mondo del business inglese che aveva appena intavolato negoziati coi libanesi su questo tema, grazie alla recentissima visita del ministro degli esteri di sua Maestà William Hague.

Il minimo che possa succedere è che il governo siriano, qualsiasi esso sia nel futuro, presenterà anch’esso un conto salato al governo israeliano, anche per il petrolio di terraferma.
Questa notizia, atta a rinfocolare gli animi in una zona in cui non se ne sente il bisogno, rischia di rafforzare il convincimento che le istanze democratiche occidentali sulla Siria siano, come sempre, legate ai rilevamenti del servizio geologico americano ed a rafforzare la convinzione dei siriani che il governo ribelle sia eterodiretto.

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Commenti

  • Donato  Il marzo 4, 2013 alle 2:42 pm

    In genere quando si intraprendono questo genere di iniziative se ne valutano attentamente le conseguenza IMHO potrebbe darsi che a Gerusalemme si stimi inevitabile lo smembramento della Siria (e si operi per agevolarlo)in questa eventualità chi protesterebbe?

    • antoniochedice  Il marzo 4, 2013 alle 3:07 pm

      Pi che smembramento, annessione. Ma e’ ossibile a prezzo di una guerra generalizzata al medio oriente.

  • Donato  Il marzo 4, 2013 alle 11:17 pm

    Gli eventi di oggi avvalorano tale scenario del resto i terroristi attaccano in Iraq e si dicono pronti (assieme alle bande di Hariri JR?)a precipitare il Libano in altra guerra civile.Non a caso il prox numero di “Limes”intitola 3 Guerra Mondiale sarebbe auspicabile una resipiscenza di buon senso,ma temo che come Apprenti Sorcier Obbama supererà quello che Clinton ha fatto coi talebani.

  • Check This Out  Il agosto 5, 2013 alle 1:52 pm

    Thanks for sharing your thoughts about energyadviceline. Regards

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