GEOPOLITICA DELLO STATO CITTÀ DEL VATICANO, AD USO DELLO SPIRITO SANTO . di Antonio de Martini

Non ho il dono della fede, ma da quando fu eletto un cardinale proveniente da oltrecortina mettendo in crisi, prima psicologica poi politica ed infine istituzionale, l’impero sovietico, tendo a rispettare le scelte di uno dei pochi consessi capaci di operare con spirito ” in consulendo liber” scelte non condizionate dal circo mediatico che tutto condiziona ed inquina.

L’attuale Papa – oltre che cedere a un legittimo desiderio di riposo e meditazione – si è certo accorto, ” ingravescentem aetatem ” , che questa non è epoca per un Papa teologo, ignaro di attività diplomatiche, di nuove tecnologie, di finanza, di media e ne ha tratto le conseguenze.

L’impatto geopolitico della elezione di un nuovo Papa, è dato dal fatto che l’eletto assume la duplice veste di capo spirituale di oltre un miliardo di persone e capo di uno Stato ricco e sovrano, capeggia una grande organizzazione globale di decine di migliaia di fedeli ” soldati”, tutti laureati, senza famiglia, vincolati alla sua persona da un giuramento di fedeltà dal sapore medioevale che altri capi certamente gli invidiano.

Poiché l’eletto può appartenere a una nazionalità piuttosto che a un’altra, si ha una ulteriore, vantaggiosa variabile che da sola potrebbe influire geopoliticamente sulla storia del mondo ( immaginate per un momento un Papa cinese….) .
Si aggiunga che lo Stato Vaticano è stato accettato dall’ONU come ” stato osservatore” e dispone di un corpo diplomatico che viene preparato con una selezione accurata ed un corso triennale e che il reclutamento dei suoi ” ufficiali” è realizzato su base multinazionale , come multinazionali sono il suo capitale umano,le sue finanze, le sue proprietà , sparse su diecimila Diocesi in tutto il mondo.

Il suo patrimonio artistico include capolavori di ogni genere , spesso impropriamente conteggiati come “italiani” per la speciale relazione che ci lega reciprocamente in quanto eredi- entrambi per qualche verso indegni – dell’impero romano.

La più grande comunità cattolica del mondo si trova in America Latina anche se su 118 cardinali 62 sono europei.
Il Papato e il nuovo eletto si troveranno quindi ad affrontare problemi geopolitici e sociologici globali e di sopravvivenza pratica dello Stato quali mai non si posero ai predecessori.

La duplice veste spirituale e statuale del Papato, finora vantaggiosa caratteristica, verrà messa contemporaneamente a durissima prova e, dimettendosi, Benedetto XVI ha in qualche modo dimostrato che lo spirito santo non si è limitato a ispirarne soltanto l’elezione, ma ha fornito un servizio ” chiavi ( di S Pietro) in mano”.

L’elezione di un Papa francese – o meglio francofono – sarebbe una risposta, destabilizzante per François Hollande, alla legge sul matrimonio gay appena varata in Francia. Rilancerebbe il tentativo fallito all’attuale pontefice, di inserirsi nel processo in atto di integrazione europea.

La scelta di un Pontefice proveniente dal Vicino Oriente cambierebbe il dato geopolitico di quella zona in maniera determinante, influenzando la questione palestinese e dello status di Gerusalemme, agevolerebbe una possibile mediazione nel conflitto siriano, porrebbe un freno alla diaspora dei Cristiani d’Oriente ( che USA e Canada incoraggiano), fornirebbe una corazza e un incoraggiamento ai copti d’Egitto in un momento di pericolo, rilancerebbe il dialogo con l’Islam sul loro territorio e non sul nostro.
La scelta di uno slavo ( Papa Woijtila si definì così, ma i polacchi non lo sono) potrebbe avere una influenza determinante nel migliorare l’intesa con la chiesa ortodossa e con i Patriarchi d’Oriente, renderebbe possibile il tanto ostacolato viaggio in Russia del Vescovo di Roma.

Esistono anche scelte “tradizionali” , quale quella di un italiano. Gli italiani , si sa, hanno un approccio più universalistico al mondo e ai suoi problemi che altri popoli più spesso limitano al commercio, ma ritengo che in questo momento sarebbe un passo indietro per la chiesa e un pericolo ulteriore per l’Italia ancora alla ricerca di se stessa dopo 150 anni di unità intermittente.
L’immagine di universalità della chiesa stessa ne sarebbe danneggiata.
Altre scelte potrebbero essere di tipo ” ombelicale” e cadere su un latino-americano o di lingua spagnola, nel mondo più diffusa dell’inglese, e favorirebbe il consolidamento dello ” zoccolo duro” dei fedeli e un lieve tocco di colore renderebbe visibile l’aspirazione all’universalità.
Un Papa di lingua inglese non credo potrebbe attenuare la guerra sotterranea che sta svolgendosi col protestantesimo anglosassone fondamentalista di cui abbiamo visto le prime cruente battaglie sulla pedofilia e sulla finanza e che ritengo mirino a disarticolare il solo autentico avversario globale dell'” American Century”.

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Commenti

  • oraetsemper  Il febbraio 13, 2013 alle 12:56 pm

    La fede è certo un dono e uno non se la può dare, ma l’ammirazione per l’istituzione, che pure è visibile nelle parole, lascia intendere come, di questi tempi anche i non credenti si rivolgano all’unica istituzione in grado di contrastare la follia che pervade il pianeta. Già Benedtto XV fu fiero oppositore della I guerra mondiale che definì “inutile strage” e forse fine dell’Europa civile. Cosa ci attende a breve?

    • antoniochedice  Il febbraio 13, 2013 alle 1:11 pm

      Nel lungo periodo saremo tutti morti come diceva quell’ economista. Nel breve solo alcuni e si potrebbe evitare.

  • Mario Maldini  Il febbraio 14, 2013 alle 8:34 am

    Vedo che molti giornali sottolineano le parole del Papa dimissionario sulle ” riva-
    lità interne che deturpano la Chiesa Cattolica”, incoraggiando le interpretazioni
    di chi ritiene che la grande stanchezza di Benedetto XVI provenga anche dalla
    difficoltà nel governo dell’apparato ecclesiastico. Un Monarca assoluto, anche
    stanchissimo, può disporre a proprio piacimento della Chiesa e, con un tratto di
    penna, può fare tutta la pulizia che ritiene giusta, se non altro a vantaggio del successore e dei posteri. Non riesco a cogliere l’Epica di queste dimissioni.

    • antoniochedice  Il febbraio 14, 2013 alle 8:37 am

      A mio giudizio, si è sacrificato per non dar tempo sufficiente a chi aveva un piano ben congegnato di successione.

  • gicecca  Il febbraio 14, 2013 alle 8:47 am

    Credo che non vi sia nessuna “epica” né cercata né capitata; c’é solo un umano disgusto, una senilità accettata e sofferta e un affidare la Barca allo Spirito. GiC

  • antoniochedice  Il dicembre 29, 2015 alle 9:49 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Scritto a febbraio 2013. Lo pubblico come introduzione al post che pubblicherò oggi pomeriggio sullo stesso argomento vitale. Da notare che l’attuale Papà ha dato impulso ai due problemi vitali che indicavo: l’intesa con gli ortodossi e l’attenzione prioritaria al Vicino Oriente.

  • armstav  Il dicembre 29, 2015 alle 4:42 pm

    La sua distaccata obiettivita’ di analista non condizionata da una fede cieca, le ha permesso di vedere bene il disegno. Sempre piu’ ammirato anche per queste parole riferentesi a noi popolo: l’Italia ancora alla ricerca di se stessa dopo 150 anni di unità intermittente.

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