Archivio autore: antoniochedice

Vivo a Roma. Ho fatto un figlio, piantato un albero e non mi decido a scrivere un libro.
Detesto matrimonio e democrazia, ma non trovo di meglio.

ODIO GLI ANNIVERSARI, MA FRANCESCO P. RICORDA LE FOIBE E DOPO TANTO SILENZIO, UN PO DI RICORDO E’ NECESSARIO.

esattamente un anno fa, il 9 Febbraio 2011, mi trovavo in Friuli.

In quelle terre la Giornata per la Memoria delle Foibe è molto sentita e se hai anche solo una minima inclinazione alla curiosità, puoi ascoltare storie che non si leggono nei libri o che non hanno avuto la risonanza che a mio parere meriterebbero.

Ancora oggi, sono pochi coloro che conoscono questa tragedia. Molti ne conoscono solo i commenti (talora di parte) o le interpretazioni (…). Vi sono molti bravi negazionisti, buonisti, simpatizzanti dei partigiani di Tito che con argomenti anche comprensibili, giustificano gli atti di incredibile violenza perpetrati sulla popolazione Istriana e Dalmata dal 1943 al 1945: sintetizzati appunto con il sinistro termine “Foibe”.

Poi, ascolti le voce dei parenti delle vittime, dei rari sopravvissuti, dei testimoni; un’altra storia.

Dalla gente semplice ma con buona memoria ho ascoltato anche la storia dei cosacchi in Friuli, che vennero stanziati in Carnia nel 1943 dalle truppe tedesche, forse un ringraziamento a spese delle popolazioni del luogo, in altre parole il baratto per una speranza di sopravvivenza, considerato l’aiuto prestato alla Wermacht durante la guerra in Russia.

Di sicuro, nel 1945 dopo averli cacciati in Austria (ben sapendo a cosa li si condannava), dei Cosacchi ne è sopravvissuto solo qualcuno, della loro storia, poche tracce.

Anche oggi, la mia riflessione è incentrata sull’attualità di quei fatti, sulle similitudini con questi momenti e su come tutto sia cominciato: era il giorno 8 Settembre 1943, con prodromi chiarissimi già dal 25 luglio 1943.

La disgregazione della struttura dello Stato in quei caotici giorni, la scomparsa (uccisione) degli uomini che rappresentavano ed erano essi stessi le Istituzioni, (podestà, carabinieri, insegnanti, servizi civili) giocarono allora un ruolo determinante. Le popolazioni prive di figure di riferimento e di difesa, rimasero inermi di fronte agli avvenimenti: non più Leggi, non più una Nazione, finita la sicurezza per la famiglia e per la stessa vita, se non con l’odioso (per molti) schierarsi con i più forti.

Le bande di titini scesero in quei giorni dalle colline nella più completa tranquillità; Lo Stato Italiano non c’era più, quindi i suoi cittadini erano stati condannati automaticamente ad essere privati di ogni diritto.

Molti ricordano le Foibe come qualcosa successivo alla fine della guerra (aprile 1945), dovuto alla occupazione jugoslava delle terre appartenute fino ad allora all’Italia. Pochi sanno che tutto iniziò due anni prima. Troppi, sfortunatamente, non hanno la più remota idea di cosa sia accaduto.

Ancor meno è noto il fatto che a portare ai poveri Italiani una temporanea tregua, realizzando una parziale quanto fragile forma di ordine furono le sempre odiate truppe tedesche, inviate in quei luoghi un mese dopo; già nell’autunno del 1943 si riesumavano le prime vittime delle Foibe.

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La presidenza della lega araba non vuole pubblicare la relazione degli osservatori in Siria, in cui risulta il coinvolgimento del Quatar nella “ribellione”

Dall’inizio degli eventi che adombrano la Siria, due versioni dei fatti si oppongono: per gli occidentali e i loro alleati nel Golfo, il sistema sopprime nel sangue una rivoluzione popolare, mentre per la Siria e i suoi alleati del BRICS, il paese viene attaccato da gruppi armati provenienti dall’esterno.
Per far luce su questi eventi, la Lega Araba ha creato una missione di osservatori composta da persone designate da ciascuno Stato membro (ad eccezione del Libano che ha rifiutato di parteciparvi). Questa diversità di esperti assicura l’impossibilità della manipolazione dei risultati, il loro numero (oltre 160) e la durata della loro missione (un mese) sono in grado di fornire un quadro molto più ampio di quelli disponibili in precedenza. Ad oggi, nessun terzo organismo può pretendere di avere condotto una ricerca più grande e rigorosa, e quindi non può pretendere di conoscere meglio la situazione in Siria.
Il comitato ministeriale della Lega araba, responsabile del Piano di monitoraggio e composto da cinque stati arabi dei 22 membri della Lega (Algeria, Egitto, Oman, Qatar, Sudan) ha convalidato la relazione della missione 4 voti contro 1 (Qatar) e ha deciso di prolungare di un mese la missione degli osservatori.
Il problema è che la relazione conferma la versione del governo siriano e paralizza l’Occidente e le monarchie del Golfo. In particolare, dimostra che non vi è stata una letale repressione delle manifestazioni pacifiche e che tutti gli impegni assunti da Damasco sono stati scrupolosamente rispettati. Si convalida inoltre il fatto importante che il paese è destabilizzato da gruppi armati, responsabili di centinaia di civili e di militari dell’esercito siriani uccisi, e centinaia di atti di terrorismo e sabotaggio.
È per questo che il Qatar sta ora cercando di impedire la diffusione del rapporto con qualsiasi mezzo. Infatti, risulta essere una vera bomba che potrebbe rivoltarsi contro di esso e il suo dispositivo di comunicazione.
Qatar detiene attualmente la presidenza della Lega, non perché fosse venuto il suo turno, ma perché ha comprato dall’Autorità Palestinese il suo turno alla presidenza.
La presidenza della Lega ha deciso di non trasmettere la relazione della missione degli osservatori, di non tradurla e anche di non mettere l’originale in arabo sul suo sito web.
Il rischio per l’emirato wahhabita è enorme. Se purtroppo l’opinione pubblica occidentale dovesse avere accesso alla relazione, sarà il Qatar e il suo relè che potranno essere ritenuti responsabili sulla democrazia e sul coinvolgimento nell’uccisione di persone.

Tratto da htth://www.statopotenza.eu/2128/la-presidenza-della-lega-araba-cerca-di-sopprimere-la-relazione-dei-suoi-esperti-

SYRIANA ( seconda parte)

La seconda esigenza per il successo della rivolta siriana – sempre secondo l’Economist – e’ disporre di un ” santuario” . Questo termine, divenne popolare durante la guerra del Vietnam, per indicare un territorio che fungesse da retrovia agli insorti ( il Vietnam del Nord).
Per la Siria, i pianificatori dell’attacco ritennero

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SYRIANA. di Antonio de Martini

L’Economist di questa settimana elenca le condizioni necessarie per il successo della ” rivoluzione siriana” : unita’ delle opposizioni, un ” santuario” per i guerriglieri. E un atteggiamento deciso da parte dell’occidente.
Ovviamente mancano tutte e tre le condizioni, ma l’averlo ammesso apertamente consente alcune considerazioni.

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LA CINA IN SOCCORSO DELL’IRAN : TRASCINA INDIA E INDONESIA PER ATTUTIRE L’IMPATTO SULLA POPOLAZIONE. di Antonio de Martini

Le sanzioni economiche contro l’Iran, questa volta sono state preparate bene: anzitutto la subitaneita’ ha impedito agli iraniani lo stoccaggio e con 74 milioni di abitanti, non e’ uno scherzo . Poi, la IEA , l’ Agenzia internazionale per gli approvvigionamenti petroliferi, ha comunicato che le sanzioni non avrebbero influito sui flussi di petrolio NEL 2012, ma evita di dire a che prezzi troveremo il petrolio sui mercati.

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PERCHÉ IL REGIME SIRIANO DEVE CAMBIARE PER FORZA. UNDICI FATTI E TRE CONGETTURE GEOPOLITICHE . di Antonio de Martini

Dopo la bella lezione sulla disinformazione data dalla guerra di Libia ( del 2011) credo che abbiamo perduto molte illusioni sulla opportunità di esportare la democrazia a suon di bombe.
Il pressing sulla Siria , che dura ormai da mesi, continua ad onta di una serie di scacchi.

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L’ ITALIA CERCA UNA BASE OLTREMARE E GUARDA A GIBUTI.

Il Ministero della Difesa sta cercando di ottenere un posto al sole – buono ultimo – nella Repubblica di Gibuti.
Gibuti e’ una piccola Suez, in quanto si trova a controllare lo stretto di Bab EL Mandeb, ossia lo sbocco sud del mar rosso verso l’oceano indiano.
Controllare Bab EL Mandeb e’ quasi come possedere Il canale di Suez.

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ORA CHE IL GAS DA RISCALDAMENTO SCARSEGGIA, GHEDDAFI FAREBBE COMODO.

Che altro dire?

PACCO E CONTROPACCO. A CHI SERVE ABOLIRE L’ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI? I SINDACATI NON REAGISCONO PER EVITARE UNA ECATOMBE MAGGIORE? di Antonio de Martini

Il 23 marzo saranno 40 anni che faccio l’imprenditore, ho avuto fino a settanta persone alle dipendenze e l’ articolo 18 dello statuto dei lavoratori e’ stato usato contro gli interessi aziendali in più occasioni, ma mai in maniera ” industriale”.
Intendo dire che si e’ trattato di casi sporadici attuati da elementi che una accurata selezione iniziale avrebbe dovuto segnalare come problematici e comunque attuati

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LA QUESTIONE ARMENA. di Antonio de Martini

L’Armenia e’ una delle due isole cristiane del Caucaso ( l’altra e’ la Georgia).
Per resistere millenni, bisogna avere una forte identità etnico-religiosa ed essere disposti a morire per difenderla, a est dagli Azerbagiani, a sud dagli sciiti dell’Iran e tutt’intorno dai sunniti della Turchia.
Ai nostri fini. – capire meglio la Questione d’Oriente dei giorni nostri – ci limiteremo ad un sorvolo degli ultimi cento anni.
Nel ventennio precedente la prima guerra mondiale, l’impero Ottomano morente fu ripetutamente attaccato e la serie di attacchi culmino’ , nel 1912/13

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