L’ ITALIA CERCA UNA BASE OLTREMARE E GUARDA A GIBUTI.

Il Ministero della Difesa sta cercando di ottenere un posto al sole – buono ultimo – nella Repubblica di Gibuti.
Gibuti e’ una piccola Suez, in quanto si trova a controllare lo stretto di Bab EL Mandeb, ossia lo sbocco sud del mar rosso verso l’oceano indiano.
Controllare Bab EL Mandeb e’ quasi come possedere Il canale di Suez.

Durante la seconda guerra mondiale, Supermarina non lo capi’ o non seppe sfruttare la posizione geografica dell’Eritrea e della Somalia britannica, che conquistammo più che altro per mancanza di immaginazione.
Al momento esistono a Gibuti una base francese con una mezza brigata, una di Marines USA con un battaglione ed una squadra navale NATO multinazionale che cerca di dare sicurezza contro la pirateria somala mediante un corridoio navale protetto.
Tre ufficiali italiani, l’ammiraglio Marzano, il generale Vitali e il colonnello Puri, stanno negoziando i termini di concessione di una base italiana di cui nessuno sente il bisogno, se non per dare a intendere che ” ci siamo anche noi”.
Inutile aggiungere che questo prurito da ” faccetta nera” si e’ materializzato durante la gestione del Ministero da parte dell’onorevole Larussa.
A meta’ anni ottanta, il primo ministro gibutino dell’epoca, offri ad una missione informale capitanata dall’on Massimo De Carolis, un accordo per concedere alle nostre FFAA un’area di duemila Km quadrati ad uso poligono per le nostre truppe corazzate che soffocavano nei poligoni friulani e di capo Teulada ed il comando – a un ufficiale italiano – del porto di Gibuti.
Il capo di Stato Maggiore dell’epoca, informato dal capo del V reparto, rifiuto’ dicendo che l’epoca delle avventure coloniali era finita.
Lo Stato Maggiore ebbe tempo di pentirsene quando il porto di Gibuti ospito’ le truppe alleate in rotta verso il koweit nel 1991 per la prima campagna contro Saddam Hussein.
Alle navi italiane fu concesso un posto in rada, mentre quelli nel porto furono dati a USA e UK .
Adesso che l’aspetto strategico ha trovato la sua sistemazione con l’acquisto del porto da parte della Camera di Commercio di Dubai e l’installazione di ben due basi militari alleate ed una squadra navale NATO, arriviamo noi.
Poi quando dico che lo fanno per lucrare indennità di missioni su inutili invii di una nave ogni tanto, si offendono, ma mi sento compensato dal numero e dalla costanza degli accessi al blog come quelli sul post in cui denunziavo che in Afganistan combattevano solo i reparti speciali come il Col Moschin, mentre la Brigata Sassari percepiva le stesse indennità pur non condividendo gli stessi rischi.
Mi auguro che il nuovo Ministro, ammiraglio Di Paola, voglia evitare di creare un’ altra vigna, mentre c’e poco da scialare dal punto di vista finanziario.

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Commenti

  • Mario Maldini  Il febbraio 11, 2012 alle 9:32 am

    Beh, possono sempre ricomprare la Baia di Assab; se c’è ancora in giro qualche
    discendente di Rubattino, potrebbe occuparsene.

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