GEOSTRATEGIA USA : ISIS-DAESCH: A COSA STA SERVENDO. di Antonio de Martini

Basta dare uno sguardo alla carta geografica del Vicino Oriente per rendersi conto che l’Arabia Saudita è il paese più vasto, con maggiori riserve energetiche e maggiore ricchezza di tutta la regione.

Il paese gode della protezione ufficiale americana, subentrata prepotentemente a quella preesistente inglese, dal gennaio 1945 e ha progressivamente esteso la propria influenza nel mondo arabo, quello islamico e recentemente anche in Europa.

Gli ultimi sei re erano tutti fratelli discendenti non solo dal fondatore della dinastia Abd el Aziz, ma anche dalla stessa madre questo fattore ha dato alle politiche del regno una rimarchevole continuità in un mondo disseminato di incertezze.

Altro alleato affidabile per gli USA nell’area è Israele: nato nel 1948, ha rappresentato, per tutta la guerra fredda, la testa di ponte dell’occidente pronta ad ospitare un corpo di spedizione eventualmente necessario per occupare l’intera regione senza correre l’alea di uno sbarco in territori ostili.

Il resto della regione della “mezzaluna fertile” è stato popolato da Stati è statarelli creati dal patto Sykes-Picot, ufficializzato nel 1928 che ha tenuto conto unicamente degli interessi franco-inglesi e di quelli dello Sceriffo della Mecca Faisal che combatté al fianco degli alleati nel primo conflitto mondiale e che spodestato dal Abd el Aziz, aveva chiesto un compenso per i suoi figli, per i quali furono creati i due regni di Transgiordania e di Irak.

La Francia repubblicana nella sua zona di influenza ( Libano e Siria) preferì la formula del mandato.
La zona promessa agli italiani ( area di Smirne in Anatolia) non si realizzò anche a causa dell’avvento dei giovani turchi ( Essad bey e Mustafa Kemal) sulla scena politica mediterranea.

Alcune zone della penisola araba, specie tra Arabia Saudita e Irak, e tra Kuwait e Arabia Saudita, particolarmente promettenti rimasero statualmente inassegnate e furono indicate sulle mappe come ” neutral zones” segno evidente che l’aspirazione britannica era di evitare per quanto possibile di trattare con chicchessia per il loro sfruttamento.
La stipula di accordi con Sceicchi ed Emiri locali più o meno improvvisati lungo la costa fu la conferma che l’Inghilterra saggiamente preferiva non mettere tutte le uova in un solo paniere.

Scontri, bisticci e guerre locali che precedettero e seguirono la seconda guerra mondiale, non mutarono sostanzialmente gli equilibri così definiti, fino all’irrompere sulla scena della nuova giovane potenza americana nel 1945.

La sostituzione in tutto il Levante dell’alleato inglese fu realizzata negli anni con il misto di sorrisi, intese e calci sotto il tavolo che contraddistinguono i rapporti tra cugini.
Unico segnale di irritazione individuale fu rappresentato da Kim Philby che divenne una spia russa forse anche per vendicare il padre Scheik Abdallah Philby grande e potente consigliere dei monarchi sauditi, messo da parte dalla nuova potenza americana.

L’Irak di Saddam Hussein , per lunghi anni ottimo e collaborativo alleato degli USA, indispensabile per mantenere sotto pressione l’Iran dei mullah, divenne ingombrante quando ritenne di aver titolo ad essere la potenza egemone della penisola araba e fu sacrificato all’alleanza coi sauditi che poggiava su basi più solide ( la sola famiglia reale conta oltre 5000 membri, contro il clan di Saddam di pochi figli) , non ha mai partecipato se non a parole a guerre contro Israele, non parlava di socialismo e non si riforniva di armi in Russia come Saddam.

La scomparsa dalla scena di Saddam Hussein e conseguentemente dell’Irak come potenza militare in funzione anti Iran, ha prodotto una serie di conseguenze geopolitiche e in specie la necessità di tenere sotto pressione l’Iran ( e a questo ha pensato la sopravvalutazione della questione atomica che gli israeliani avevano creato per giustificare la loro politica nucleare) e il ridursi del numero delle uova nel paniere . Se la scena si semplifica, le opzioni si riducono di conseguenza e di vengano più importanti.
Il tentativo di valorizzare il Katar si è rivelato un boomerang e l’Emiro e consorte colti da megalomania acuta sostituiti frettolosamente dal figlio.

La posta americana nella penisola era ormai concentrata pericolosamente sulla sola Arabia Saudita in un momento particolarmente delicato per la successione al trono.
A) I saudari seven i sette figli di stesso letto di Abd el Aziz sono agli sgoccioli e Abdallah, il re, ha novanta anni suonati, ha subito tre delicate operazioni chirurgiche ed è obeso. Il principe ereditario ( crownprince) Salman è quasi coetaneo e affetto da demenza senile al punto che si è creata la posizione di ” secondo crownprince” ) . Il crownprince è di fatto un primo ministro e il titolo non costituisce ipoteca sul trono.
B) La scelta del nuovo re non è automatica e viene fatta dal Consiglio di famiglia secondo riti ancor più riservati di un conclave.

C) la famiglia reale ha una componente religiosa molto forte ( empatica con gli evangelisti americani dal profilo psicologico molto simile) in quanto essa è il risultato della fusione – per generazioni- tra la famiglia Saud e quella di Abd el Wahab, il religioso fondatore del wahabismo.

La componente wahabita è però ostile da sempre alla permanenza di infedeli sul sacro suolo della terra santa che ospita La Mecca e Medina, quindi non vuole le basi, militari e no, americane e aveva previsto – facili profezie – che gli USA, una volta installati ( nel 1991) in funzione anti Saddam non se ne sarebbero più andati.

Forti di questa previsione azzeccata stanno facendo campagna per la successione. Gli USA. Presi in contropiede dalla primavera araba nata prematuramente a causa della imprevista rivolta popolare in Tunisia, hanno dovuto recuperare con affanno e non sono riusciti a saldare che parzialmente il rapporto Israelo-saudita che sarebbe dovuto essere l’inizio e non la fine delle “primavere” per poi offrire la ricostruzione.

D) È intuitivo che adesso una rottura o anche un semplice raffreddamento dei rapporti con l’Arabia Saudita a seguito dell’avvento di un nuovo re, avrebbe effetti squilibranti su tutto il sistema USA di potere e non solo nell’area. La monarchia wahabita si è assicurata anche l’alleanza della sola potenza atomica mussulmana: il Pakistan. L’eccessiva semplificazione del quadro geopolitico ha nuociuto agli interessi USA che ora hanno quasi un unico interlocutore.

E) In Arabia Saudita, sia il partito filo USA. che quello ostile dispongono di mezzi ingentissimi non intercettabili ne prima ne dopo l’impiego e entrambe le cordate stanno impiegando i loro fondi con generosità. Questo spiega il rilevamento di impieghi contraddittori di quello che è visto dall’esterno genericamente come ” denaro saudita” .

F) l’ampiezza e indeterminatezza del corpo elettorale che esprimerà il nuovo monarca è tale da non richiedere solo interventi diplomatici, ma esprime la necessità di creare una atmosfera favorevole alla scelta di un re capace di fidelizzare sudditi e leale agli alleati. Un re che sia una scelta nel solco del già realizzato. Un re filo americano al 100%.

G) l’ISIS-DAESCH risponde a tutti i requisiti necessari alle esigenze USA legate alla ormai imminente successione saudita:
a) ha occupato le terre lasciate in abbandono dai contadini ( per la siccità indotta dalle dighe turche),
b) dispone di media di rete forte quanto tutti gli altri.
c) sta abituando la pubblica opinione a spostamenti di popolazioni intere in maniera da accettare gli spostamenti utili alla pace tra Israele e Palestina, già tentati senza successo col sud Libano nel 1982/3 .
d) facendo finta di esistere e combattere con paranoico accanimento, l’ISIS-DAESCH ha reso inaccettabile un successore di stretta osservanza wahabita sul trono saudita.
Un principe saudita si è fatto fotografare su un jet prima di bombardare i jihadisti di DAESCH.
La pubblicità fatta ai ” volontari europei” ha ripulito Francia e Inghilterra da una serie di romantico-lunatici pericolosi in Patria.

strong>Bandar Sultan Bush che non poteva essere cacciato dalla direzione dell’intelligence saudita e non poteva certo tornare senza l’approvazione USA, ha messo a disposizione i suoi contatti con la galassia jihadista sacrificando i suoi vecchi amici per tornare in auge.
Lui non può regnare perché figlio di una cameriera in cui inciampò suo padre, ma ha un ruolo di intercessore filo USA in tutta la famiglia e un futuro certo.

Ormai tutti i paesi occidentali e numerosi paesi arabi hanno dichiarato guerra a un regime inesistente nella realtà, ma filosoficamente e come stile di vita uguale al sunnismo wahabita.
La decapitazione era in vigore fino a pochi anni fa ( e forse lo è ancora) in tutta l’Arabia Saudita.
Nessuno nella casa reale ritiene ormai candidabile un rigorista.
Ancora pochi passaggi e l’alleanza di fatto tra Israele e l’Arabia Saudita sarà completata. In Israele la campagna elettorale si sta giocando sulla accettazione o meno del piano di pace saudita presentato e approvato dalla Lega Araba nel 2002.
Siamo pronti per la successione e per il nuovo e più grande piano Marshall per la ricostruzione.

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Commenti

  • Roberto  On dicembre 17, 2014 at 8:21 pm

    Il quadro è perfettamente coerente con l’apertura degli USA a Cuba. Con la Russia in difficoltà economiche ed una Cina ancora troppo cruda per questo tipo di giochi ,Obama e Bergoglio hanno una prateria davanti. Speriamo che i bufali non siano gli europei

  • abrahammoriah  On dicembre 17, 2014 at 8:40 pm

    17 dicembre 2014

    Lo avete notato? Dopo il gran cancan ( e la guerra mossagli dall’alto dei cieli) è ora sceso il silenzio sui tagliagole mediorientali …

    Massimo Morigi

  • antoniochedice  On dicembre 17, 2014 at 11:31 pm

    Farà ugualmente l’accordo . Il problema é se i sauditi ( come il conclave) non si faranno influenzare e sceglieranno un ” rigorista” indipendentista. Insomma se esiste una provvidenza mussulmana.

  • raymond issa  On dicembre 18, 2014 at 8:29 am

    Come sempre una analisi perfetta. Sei piuy arabo che Italiano.Bravissimo

  • robert vik bold  On dicembre 22, 2014 at 2:11 pm

    TEORICAMENTE UN PIANO PERFETTO E POTREBBE FUNZIONARE…………QUANDO PERO’ ITAGLIAGOLE DI DAESH CAPIRANNO CHE A NORD, EST E OVEST NON C’E PIU’ SPAZIO L’UNICA DIREZIONE LIBERA (L’ESERCITO EGIZIANO E’ TRATTABILE) RIMARRA IL SUD …..CIOE’ LE CITTA’ SANTE E I POZZI DI PETROLIO………….QUESTO SARA IL MOMENTO ZERO

    • antoniochedice  On dicembre 22, 2014 at 3:47 pm

      Si tratta di piccole bande ad affluenza stagionale e pronte a sciogliersi ai primi segnali di irrigidimento. Appena eletto il nuovo re ed offerta la possibilità di un casus belli, scompariranno come nacquero.

  • antoniochedice  On novembre 22, 2015 at 7:24 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Scritto il 17 dicembre 2014.

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