LA DIMINUIZIONE DEL PREZZO DEL PETROLIO È POLITICA.

Molta disinformazione sulla questione del prezzo del petrolio e dell’oro che in periodi di turbolenza hanno sempre avuto tendenze rialziste.
In questo frangente, invece, i prezzi scendono ad onta della riduzione della produzione saudita e degli acquisti di oro della Banca centrale russa ( riserve auree aumentate del 25% in sei mesi) .
I media occidentali scrivono che il ribasso è dovuto allo shale gas USA. Che è , se esiste, al di la da venire.
La risposta in questa intervista di de Martini a ” la Finanza sul web”.

http://www.lafinanzasulweb.it/2014/prezzo-del-petrolio-perche-e-crollato/

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Commenti

  • Alberto  On dicembre 17, 2014 at 6:10 pm

    il video http://www.lafinanzasulweb.it/2014/prezzo-del-petrolio-perche-e-crollato/

    è datato a qualche settimana fa . infatti il prezzo odierno è attorno ai 60 dollari per barile, altro che 80. inoltre , Antonio, nelle ragioni politiche da te indicate, hai omesso di riferirti alla problematica legata all’evidente obiettivo dell’occidente di indebolimento del bilancio russo e del rublo, essendo come noto il petrolio il secondo elemento di entrata per la Russia. quindi il problema abbassamento del prezzo del petrolio non riguarda solo l’Iran ma anche e sopratutto la Russia , a causa dei provvedimenti presi a carico di Putin per la vertenza Ucraina. un caro saluto

    • antoniochedice  On dicembre 17, 2014 at 6:54 pm

      Al tema russo ho dedicato due o tre post. Mi hanno anche insultato per aver scritto che la Russia sarebbe finita in ginocchio e che gli USA avrebbero rincarato la dose per far ” saltare” Putin.
      Il tempo di durata dell’intervista, non era infinito e ho segnalato l’arrivo dell’Iran sul proscenio. Avrei dovuto dire ” come la Russia”…emozione da catodo.

  • antoniochedice  On dicembre 18, 2014 at 11:38 pm

    Che c’entra la vicenda da lei citata col post? Niente. Fa propaganda alle sue idee.

  • antoniochedice  On dicembre 19, 2014 at 5:11 am

    Si tratta di due questioni distinte e nei negoziati ( quali?) si affrontano i problemi che stanno a cuore ai negoziatori.
    Nel nostro caso, ci sono i negoziati ucraini che vengono fatti tra Ucraina e Russia e tra Russia e UE. con l’aggiunta di una bilaterale con gli USA di tanto in tanto.
    Nel caso Iran, la Russia sta negoziando assieme ai membri del Consiglio di sicurezza e la Germania, con l’Iran.
    Esistono ancora a Ginevra i negoziati con la Siria, mai decollati e mai chiusi, in cui i russi assistono gli americani.

  • Luca  On dicembre 25, 2014 at 9:15 pm

    Come la cooperazione intelligente può disinnescare le speculazioni aggressive e fare trascorrere un buon Natale a milioni di persone.
    La Cina esporta una valanga di merci. E’ diventata la prima economia del mondo. In cambio riceve carriolate di dollari. Troppi. Da un po’ di tempo pensa che il dollaro abbia un futuro incerto, perché sempre più distribuito e sempre meno garantito, e vuole cambiarne una parte consistente in qualche cosa di più sicuro.
    Russia, Iran, Argentina, Venezuela hanno giacimenti enormi di risorse naturali. Agricoltura, allevamento, petrolio, gas, metalli. Ma hanno valute che negli ultimi mesi sono state attaccate da speculatori internazionali e continuano a perdere valore. Così le merci importate costano più care, i prestiti in dollari diventano costosissimi. Si stringe la cinghia, il malcontento sale. Si creano le occasioni per cambiare i governi eletti con governanti corrotti, disposti a privatizzare e svendere le risorse naturali a prezzi di saldo.
    A questo punto però questi cinque stati si mettono d’accordo. In base a questo accordo negli ultimi giorni Russia, Iran, Argentina e Venezuela hanno prima comprato yuan in cambio di rubli, riyal, peso e bolivar. Quindi hanno venduto gli yuan comprando dollari. Infine hanno venduto dollari e ricomprato le loro valute. Siccome più una valuta viene comprata, più il suo valore sale, e viceversa, in questo modo il valore di rublo, riyal, peso e bolivar è risalito mentre quello del dollaro è sceso. Siccome in base agli accordi stipulati questo meccanismo si può ripetere ancora molte volte, le aspettative ribassiste sono diventate incerte e la speculazione si è arrestata.
    Le conseguenze e le implicazioni di questi accordi meritano grande attenzione. Perché in base a essi la Banca popolare cinese può vendere anche più yuan di quanta valuta in cambio abbia bisogno di spendere in quel momento, tenendola da parte come riserva e ri-scambiandola quando le tensioni si saranno allentate. Ma ciò equivale di fatto a un prestito. In questo modo la BPC si affianca silenziosamente al Fondo monetario internazionale tra i soggetti mondiali in grado di aiutare i Paesi in crisi economica da svalutazione valutaria. Si affaccia sullo scenario della finanza mondiale come ente in grado di cambiare radicalmente la storia dei prestiti condizionati, ai quali sovente è seguita – nel corso diqualche decennio – la bancarotta dello stato “aiutato”. I Paesi BRICS oggi – e domani gli altri stati che sapranno rimodulare la loro politica estera – hanno a dsposizione un prestatore di dollari e di altre valute che non chiede in cambio libbre di carne umana e che ha i mezzi per bloccare le scorribande dei gestori dei grandi fondi speculativi.
    La Cina ci guadagna, perché incassa valute, rastrellate in un periodo in cui costavano poco sul mercato dei cambi, che userà per pagare materie prime preziose (invece che debiti del tesoro americano) dagli stati che le possiedono.
    Russia, Iran, Argentina e Venezuela ci guadagnano, perché la loro valuta riprende un valore effettivamente rappresentativo delle loro potenzialità economiche e perché arrestano la speculazione sui cambi senza sprecare riserve in euro o in oro.
    Ci perdono alcune centinaia di speculatori al ribasso; se ne faranno una ragione. Milioni di persone trascorreranno invece un sereno Natale perché, oltre alla tombola, hanno imparato a giocare al gioco del: vinci tu che vinco anch’io.

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