USA E RUSSIA: I DUE CORTEGGIATORI DELLA CINA SI PREPARANO AL DUELLO DECISIVO MENTRE I CINESI FANNO GLI INDIANI. .di Antonio de Martini

Mentre l’Ucraina si incammina tristemente verso il default, pur avendo un 40% di rapporto debito PIL (lo scorso aprile), il FMI ( Fondo Monetario Internazionale) è orientato a non chiedere la ristrutturazione del paese con cui ha massacrato la Grecia alla quale negò a lungo i 17 miliardi che ha invece rapidamente concesso agli Ucraini.

Senza ristrutturazione, la restituzione del debito è impossibile e si impone il default.
Con il fallimento del regime di Kiev inseguito dai creditori – tra cui la Russia- l’immagine dell’America ( che non ha prestato quasi nulla di suo) nei paesi slavi scivolerebbe allo stesso livello cui si trova oggi nel Vicino e Medio Oriente: zero.

La scienza economica filo americana si è messa al lavoro ed ha coniato un nuovo termine: ” re-profiling” del debito ( in pratica allunga i tempi di restituzione a piacere come proposi io al primo apparire della crisi greca: un paese non è una persona che muore e il debito si cancella. Basta allungare i tempi di restituzione e mantenere i tagliandi degli interessi) . Ora che i debitori sono più di uno è complicato. Se tutti chiedono il re-profiling, si ricrea la crisi.

Mentre, dicevo, noi europei assistiamo a questa disparità di trattamento tra greci e ucraini, Russi e Americani si sono tolti i guanti e si sono affrontati brutalmente sul ring dell’APEC ( comunità economica del Pacifico, 20 paesi membri) a Pechino con il Presidente cinese Xi Jinping in veste di ospite, arbitro, premio del vincitore e vincitore diplomatico del primo round.

Delusi entrambi dagli esiti ucraini, Putin e Obama hanno affrontato direttamente l’avversario nella zona strategicamente vitale per entrambi: l’Asia, di cui la Cina è magna pars, ma non tutto.
Ho già illustrato l’aspetto geopolitico dello scontro: vincerà che realizza il due contro uno in questa gara a tre che gli USA cercano di portare a quattro con l’inserimento dell’India.

Restiamo per ora alla partita a tre.

Putin ha aperto il gioco pesantemente con l’annunzio congiunto di un secondo accordo per una fornitura di gas alla Cina mentre non si era ancora spenta l’eco del primo gasdotto dalla Siberia, un affare da 400 miliardi di dollari di forniture.

Di questo secondo, inatteso, gasdotto si sa tutto tranne il prezzo, il che tradisce la fretta e la valenza strategica e non prevalentemente economica del progetto.
Il negoziato del contratto precedente è durato dieci anni, questo qualche settimana.
Il primo offriva il rifornimento alle industrie, il secondo assicura l’indipendenza energetica dell’impero di mezzo ed il suo affrancamento dalle ipoteche poste dalla Marina USA sui passaggi del rifornimento cinese negli stretti di Hormuz e di Singapore.

Il carico da dodici è stato posto dallo stesso Presidente russo quando ha annunziato che la transazione si sarebbe regolata in Yuan e rubli contribuendo a indebolire il dollaro USA che verrà disintermediato non più dai commerci di un Iran sotto embargo, ma dai ben diversi volumi di business cinesi .

Vale la pena, per chi sa l’inglese e ha tempo, leggersi la conferenza stampa di Putin, la determinazione e il linguaggio non diplomatico. ( clima il link)
Russia’s location in Eurasia determines its role as a major factor for bringing Western and Eastern civilisation closer together.
http://www.informationclearinghouse.info/article40201.htm

Debole la risposta a Pechino di un Obama colto in contropiede : l’annunzio di un accordo , molto ambiguo, sulla parte ecologica in cui la Cina continuerà a consumare e inquinare a tutto il 2030, mentre gli USA si impegnano a ridurre del 26/28% le emissioni di carbonio entro il 2025, non ha retto al confronto.
L’annunzio da parte USA è stato dato dalla Casa Bianca che ha qualificato l’accordo di ” importantissimo ” e ” storico” ( in realtà la Cina già aveva questa tabella di lenta marcia) , mentre da parte cinese la notizia è stata data dall’Agenzia di stato senza alcun commento del Presidente cinese.

Ben più immediato e letale l’attacco americano alle principali fonti di ricchezza russa: Petrolio ( dura da tre mesi la discesa del prezzo) e l’Oro che ha preso a scendere anch’esso, contro ogni logica economica.

È noto che l’URSS ha rimediato per settanta anni alle scemenze dottrinarie dell’economia pianificata vendendo Oro e Petrolio di cui era – e continua ad essere- ricca .
Ho scritto su questo blog di come, d’accordo con le banche centrali canadese e inglese si impedì ai sovietici di pagare la bolletta delle ” guerre stellari” reganiane speculando al ribasso sul prezzo internazionale dell’Oro e costringendo l’URSS alla resa definitiva.

L’oro ha iniziato a scendere – le miniere russe sono senza sbocchi esteri ( andarci sarebbe un affare) – ed è possibile che l’effetto combinato del ribasso dei prezzi del Petrolio e dell’Oro assieme alle sanzioni finanziarie ed economiche produca effetti anche a breve scadenza.

L’ex governatore della FEDERAL RESERVE Alan Greenspan che in un intervento ufficiale aveva riconosciuto all’oro un ruolo monetario , è stato censurato dal sito internet e tolto dalla circolazione.

L’agricoltura russa ha già iniziato a soffrire di carenza di finanziamenti, le banche – a corto di mezzi propri – si concentrano sulle imprese estrattive energetiche che sono un mercato sicuro.

Il rublo ha ceduto in un anno il 30% . La guerra al dollaro e l’utilizzo del rublo per esportare gas e petrolio si ritorce contro i promotori del boicottaggio della moneta americana. Se accettassero dollari guadagnerebbero il 30/40% in più. Nascerà una reazione analoga a quella dei francesi contro il blocco continentale decretato da Napoleone contro gli inglesi dopo la pace di Amiens ?

Apparente vincitore è Xi Jinping: ha incassato il successo diplomatico del convegno APEC a Pechino, il secondo gasdotto che gli assicura il rifornimento energetico via terra, il nulla osta USA per inquinare il mondo per altri venti anni e il silenzio – assordante – sui diritti umani in Cina cementando così il proprio potere assoluto all’interno. È il nuovo incontrastato imperatore.

I russi hanno insomma impostato il duello con una politica economica di lungo respiro mirante a creare una sfera di prosperità asiatica con al centro le ricchezze della Siberia ( coinvolgendo anche il Giappone nello sviluppo di Sakalin…) , investono, anche a costo di svendere le loro ricchezze . Rispettando le leggi del mercato.

Gli americani, sconfitti sul piano dell’immagine in mezzo mondo, stanno, con una serie di colpi sotto la cintura, provocando speculazioni al ribasso sulle materie prime, mettendo in crisi l’agricoltura avversaria e fregandosene delle regole. Puntano al risultato in tempi brevi. Forse Brevissimi. Un cambio di Putin o una forte contestazione ?
A Mosca gli scaffali dei negozi alimentari hanno vuoti vistosi che ricordano agli anziani i tempi di penuria dell’URSS e provocano ai giovani moti di dispetto.

Abbiamo in casa nostra l’esempio paradosso , forse più facile da capire, di quanto sta accadendo a livello internazionale: Achille Occhetto, perdendo le elezioni del 1994, ossequioso della regola democratica non scritta – prima mai praticata – si dimise. Silvio Berlusconi, sconfitto più volte, a dimettersi non ci ha mai pensato.

Mutatis mutandis, succede lo stesso. L’autoritario subisce il fascino delle regole che il democratico invece segue fino a quando non diventa conveniente buttare alle ortiche.

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Commenti

  • Orazio  On novembre 14, 2014 at 12:04 am

    Mah, mi lascia perplesso il discorso sui generi alimentari in Russia che scarseggiano… non aveva Putin fatto accordo con i Brics?
    Se poi non ricordo male, l’agricoltura Russa, non è proprio messa male.

    • antoniochedice  On novembre 14, 2014 at 1:23 am

      Lei è proprio sfortunato: mi trovo da tre giorni a Mosca. Per occuparmi di agricoltura.

  • donato  On novembre 14, 2014 at 12:13 am

    Aggiungerei che anche lo stato debitorio degli USA non è quello del 1996-9 cè il ritiro delle truppe dall’Afghanistan ed il fatto che senza il Donbass l’Ucraina non serve nemmeno ai promotori esteri del Maidan.Ai cinesi poi il collasso di Putin non conviene affatto.

    • antoniochedice  On novembre 14, 2014 at 1:25 am

      E anche le stagioni non sono quelle di una volta. Mi spiega cosa c’entra col discorso del post?

  • fausto  On novembre 14, 2014 at 7:27 pm

    Il problema delle “sanzioni” (assedio) è che nemmeno i russi sono più quelli di una volta. Sanno già chi siamo, e sanno cosa abbiamo fatto quando è cascata l’Urss. E oltretutto si sono invecchiati.

    E’ molto probabile che il comportamento della popolazione sia estremamente diverso rispetto ai desiderata delle cancellerie occidentali. Voglio sperare che gli italiani abbiano almeno l’astuzia di restare in disparte e non farsi coinvolgere in giochi pericolosi, ma temo che combineremo qualche guaio pure noi.

    • antoniochedice  On novembre 15, 2014 at 4:57 am

      Dobbiamo prendere l’iniziativa per criminalizzare l’idea stessa della guerra e fare di tutto per promuovere la pace. O almeno ” cercare di starne fuori”. Parole sante.

  • donato  On novembre 15, 2014 at 12:48 am

    Capisco quanto possa essere poco piacevole ma i russi farebbero meglio a prepararsi ad un lungo periodo di sanzioni e confronto economico oltre a fornire ad Assad equipaggiamento antiaereo il più aggiornato possibile.

    • antoniochedice  On novembre 15, 2014 at 5:03 am

      Il famoso DAESCH serve anche a permettere agli occidentali di bombardare la Siria senza far scattare le clausole di intervento russo in base al trattato di alleanza. I russi stanno rispondendo in questi giorni con una legge che legalizza le ” compagnie di sicurezza” ossia milizie private tipo quelle americane. Inizia la fase della guerra tra milizie di ” volontari ” ben pagati.

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