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CRISI DEL DEBITO GRECO: OGNI PARTE SPARA LE ULTIME CARTUCCE IN VISTA DELLA RIUNIONE DELL’ EUROGRUPPO. di Antonio de Martini

Werner Faymann, il cancelliere austriaco che riceverà il premier greco Tsipras oggi a Vienna, ha rilasciato una intervista al Kurier dicendo che Grecia ed Europa devono scongiurare l’uscita della Grecia ( Grexit) dall’Euro.

Considerando il collegamento con la Germania che l’Austria ha, è una buona notizia. Continua a leggere

USA E RUSSIA: I DUE CORTEGGIATORI DELLA CINA SI PREPARANO AL DUELLO DECISIVO MENTRE I CINESI FANNO GLI INDIANI. .di Antonio de Martini

Mentre l’Ucraina si incammina tristemente verso il default, pur avendo un 40% di rapporto debito PIL (lo scorso aprile), il FMI ( Fondo Monetario Internazionale) è orientato a non chiedere la ristrutturazione del paese con cui ha massacrato la Grecia alla quale negò a lungo i 17 miliardi che ha invece rapidamente concesso agli Ucraini.

Senza ristrutturazione, la restituzione del debito è impossibile e si impone il default.
Con il fallimento del regime di Kiev inseguito dai creditori – tra cui la Russia- l’immagine dell’America ( che non ha prestato quasi nulla di suo) nei paesi slavi scivolerebbe allo stesso livello cui si trova oggi nel Vicino e Medio Oriente: zero.

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DA LIBRE IDEE.ORG UNA ALTRA CONFERMA ALLA TESI CHE BISOGNA NAZIONALIZZARE LE BANCHE. LO DICE JOSEPH STIGLITZ E ORMAI ANCHE ALAN GREENSPAN. LO FECERO SVEZIA E NORVEGIA NEGLI ANNI 90. PERCHÉ NON NOI OGGI?

«La notizia che la nazionalizzazione delle banche potrebbe essere necessaria anche secondo Alan Greenspan dimostra quanto la situazione sia disperata: come è evidente da tempo, l’unica soluzione è che il nostro sistema bancario sia rilevato dal governo, forse sulla falsariga di quanto fecero Norvegia e Svezia negli anni ‘90». Parola di Joseph Stiglitz, docente della Columbia University e Premio Nobel per l’economia. Nazionalizzare le banche: «Bisogna farlo, e farlo in fretta, prima che altri soldi vadano sprecati in manovre di salvataggio», dopo la catastrofe planetaria provocata da «anni di comportamenti sconsiderati, tra cui la concessione di crediti inesigibili e l’avere giocato d’azzardo con i derivati». Teoricamente, siamo già alla bancarotta: se il governo rispettasse le regole del gioco, sono moltissime le banche che uscirebbero dal mercato. Nessuno sa con certezza quanto sia grande il buco: almeno due-tremila miliardi di dollari, se non di più.

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