ITALIA: RENZI COMINCIA A MOSTRARE IL SUO VALORE. GIC SI CHIEDE SE VOGLIONO ABOLIRE IL SENATO O NON LA DEMOCRAZIA. di Giovanni Ceccarelli

 il vecchio amico Gic questa volta si mostra ottimista: pensa che assieme al Senato si voglia abolire la democrazia. In realtà la situazione – a mio avviso è ben peggiore: i post comunisti vogliono recuperare cinquanta anni di mancato dialogo sulla Riforma dello Stato e qualche reduce del PCI , ripescando la proposta Ingrao di abolizione del Senato fatta fare al vecchio leader quando cercarono una sinecura per giubilarlo negli anni settanta.A questa scemenza marcata PCI, si aggiunge lo scopo ormai a me chiaro di trasformare l’Italia in una espressione geografica di metternichiana memoria in maniera da assicurarsi il controllo delle basi non più affidate ad una autorità unica.

Vogliono annientare l’unità italiana e per far questo, è necessario che aumenti la litigiosità politica già grande.  I costituenti crearono il Senato ( e il limite inferiore di età) per creare una riserva di saggezza. Lasciano in vita la Camera dei Deputati e aboliscono il Senato? Significa aumentare la frizione tra le forze politiche, il disamore tra i cittadini e la possibilità di riuscire quel che non riuscì nel 92 con la Lega. Spaccare il paese per meglio dominarlo. Non si può far fuori un moro o un Andreotti ogni dieci anni, mentre se si crea un senato delle Regioni, la forza centrifuga aumenterà fino all’esplosione.

Ecco l’articolo di Gic, battezzato per l’occasione ” l’ottimista”.

” Io non ho mai studiato legge e se c’è qualcosa che proprio non capisco è l’arzigogolatura delle leggi. Quindi tutto quello che mi è venuto in mente e che riporto qui sotto può non valere assolutamente nulla; ma mi è venuto in mente e come diceva S. Agostino “neanche l’Onnipotente può far sì che ciò che è stato non sia stato”. Quindi ecco.

Più volte Renzi ha dichiarato di voler abolire, per varie ragioni –economiche e funzionali- il Senato della Repubblica e/o di volerne modificare radicalmente attribuzioni e composizione.

Se si va su Google e si digita “Renzi, Abolizione Senato” si trovano molte dichiarazioni pubbliche al riguardo; al di la del fatto che i tempi dettati dall’ora Capo del Governo appaiono già ampiamente saltati (si parlava di ottenere un disegno di legge costituzionale concordato tra i partiti entro il 15 febbraio e siamo quasi al 10 di marzo) mi pare che ci siano al riguardo alcuni dubbi.

E’ indubbiamente vero che le leggi di revisione costituzionale sono previste dall’art. 138, ma è anche vero che il successivo art. 139 detta che “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione”.

Se, per caso, il Parlamento decidesse di abolire il Parlamento, si tratterebbe di una decisione costituzionale ? O il Parlamento, così come è definito dall’art. 55 (“Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”) fa parte della struttura stessa  della nostra forma di democrazia ?

Che ne sarebbe dell’art. 70 che dice “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” ? e la funzione legislativa non è una struttura essenziale della nostra forma repubblicana ?

Poi,  dovrebbero venir modificati l’art. 83 che regola l’elezione del Presidente della Repubblica (“Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento…” e il Parlamento è quello definito dall’art. 55 già citato);  e l’art. 94 che prevede che “il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”; e l’art. 104 che stabilisce che “Il Parlamento” –sempre definito come sopra- “elegge un terzo dei componenti del Consiglio superiore della magistratura”; e l’art. 135 che stabilisce l’intervento del Parlamento (due Camere) nella elezione di una parte della Corte Costituzionale … Per non parlare dei senatori a vita; che diventano se si abolisce il Senato ? O  li si abolisce – se non fisicamente almeno funzionalmente- anche loro, pur lasciandoli in vita ?

E se il Senato divenisse una Camera della autonomie, come si dice, che senso avrebbe nello stesso momento modificare o abolire il titolo V della Costituzione che si rifà proprio alle autonomie (regionali, provinciali e comunali) ?

Insomma, bisognerebbe modificare gran parte della struttura  prevista per lo Stato (si può fare in base all’art. 139 che dice quello che l’art. 138 non può fare ?)

Inoltre, tutto questo dovrebbe avvenire ad opera questo Parlamento, eletto con una legge elettorale che ha concesso un non indifferente premio ad un partito di per se non certo maggioritario (elemento certo non previsto da una Costituzione  prodotta in base a criteri essenzialmente proporzionalistici), legge elettorale a sua dichiarata non costituzionale …

Si parla spesso e non a ragione di colpi di stato, ma non si tratterebbe in questo caso di un colpo di stato costituzionale, magari suscettibile in seguito, tra sei o sette anni, di essere a sua volta dichiarato incostituzionale ?

In realtà, a me -digiuno di leggi e Costituzioni – parrebbe che l’unica cosa che il Parlamento attuale potrebbe e dovrebbe fare è indire l’elezione –con criteri proporzionalistici con una piccola soglia di sbarramento e senza possibilità di coalizioni- di una assemblea costituente per riformulare, con l’accordo delle più varie forze politiche e rappresentative, una nuova Costituzione adatta ai tempi. Ma, verba volant, come al solito. GiC

Noterella di ADM: se si volesse davvero risparmiare si potrebbe abolire un altro organo costituzionale: IL CNEL comitato nazionale dell’Economia e del Lavoro. è il terzo organo costituzionale con funzione di consulente del Parlamento in materia economico sociale. In tutta la storia della Repubblica, nessuno gli ha mai chiesto una consulenza.

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Commenti

  • Roberto  On marzo 7, 2014 at 11:33 am

    sta passando la legge elettorale che distruggerà la democrazia:lo stenterellum. Milioni di voti verranno buttati nel cestino per far governare poche forze, comunque assoggettate al predomino straniero, non solo tedesco. La posizione di Renzi nei confronti di Bruxelles è scena utile a far credere agli italiani che finalmente abbiamo al governo un patriota. In realtà è un paraculo con i fiocchi. Un Berlusconi geneticamente modificato e perfezionato. Si pensa che per rinnovare la classe dirigente si debba essere giovani e “nuovi”. Non onesti e capaci. E questi sono i risultati: siamo in mano ad una banda di scemi. Purtroppo abbiamo nuove generazioni rincretinite dalla droga e dai telefonini sempre connessi ad internet. Quanto di meglio da poter governare senza problemi. E’ l’ora del Grande Fratello.

    • fausto  On marzo 8, 2014 at 11:05 am

      “….abbiamo nuove generazioni rincretinite dalla droga e dai telefonini sempre connessi ad internet….”

      Di quelle vecchie, rincretinite dalla televisione, non si parla: mai guai a dire male della maggioranza sociale di un paese. Non è educato.

      • antoniochedice  On marzo 8, 2014 at 6:54 pm

        Le speranze devono venire dalle giovani generazioni, non dai vecchi catarrosi.

  • Luca  On marzo 7, 2014 at 1:20 pm

    Pare del tutto evidente che un processo di revisione non soltanto della Costituzione ma della forma parlamentare della costituzione repubblicana richieda un’assemblea costituente. Rappresentativa almeno quanto quella che tra il 1946 e il 1948 ritenne la forma attuale quella più appropriata.

    E’ anche vero che si osserva in tutte le democrazie parlamentari occidentali – così come in altre aggregazioni sociali: dalle associazioni alle società commerciali – una tendenza in atto all’inversione della catena di comando. Gli organi di indirizzo, elettivi, delegano sempre di più agli organi esecutivi, nominati.
    Così da democrazia mista, diretta e indiretta, siamo diventati una democrazia indiretta di secondo livello. Se teniamo conto della circostanza che gli elettori ora non scelgono più i candidati da votare – pur essendo tale scelta palesemente incostituzionale è quella tuttora vigente – il sistema rappresentativo va considerato di terzo livello. Quando poi gli organi esecutivi – diventati di fatto semi-deliberativi – vengono nominati di concerto o su suggerimento di soggetti estranei al parlamento e al capo dello stato, entriamo nella democrazia indiretta di quarto livello.
    Livello dopo livello, a forza di annacquare la rappresentatività popolare, la responsabilità e i doveri di rendiconto, sarà poi un grande sforzo riconoscere che la democrazia è soltanto più un velo che nasconde un’oligarchia?
    Il merito delle riforme di iniziativa governativa che vogliono proporre o imporre riforme parlamentari ha questo pregio, se non altro: l’oligarchia – dopo averle indebolite, soprattutto approfittando delle loro intrinseche debolezze – apre il conflitto aperto con le istituzioni rappresentative. La lotta iniziale dura decenni ed è sotterranea, la spallata finale è manifesta.
    L’idea di una camera delle autonomie può essere una variante all’abolizione che procede comunque nello stesso senso, come giustamente sottolineato. Invece di comporle e prendermene cura, cavalco le debolezze della democrazia rappresentativa per dimostrare quanto essa sia diventata superflua, anzi: d’intralcio.

    Ma tanto impegno riformista per fare che cosa: gli interessi degli italiani? Ma per favore.
    L’Italia ha ancora molte ricchezze. Un territorio, il cui uso esclusivo e incondizionato è utilissimo a fini geostrategichi. Ingente risparmio privato. Quote in società pubbliche che hanno capitale, know how, personale, tecnologia, contratti e accordi energetici che nel mondo vengono tanto invidiati quanto temuti. La politica estera italiana ha tra i suoi punti di forza e per tradizione un approccio multilaterale ai problemi di vicinato e a quelli relativi ai bisogni di sfruttamento delle risorse; per cultura storica, ma ancora di più per necessità.

    Tutto ciò è prezioso, vale, è altamente desiderabile. Soprattutto quando altri stati, alleati o sedicenti alleati, in Europa o fuori Europa, si sentono in crisi.
    Questo è anche il nostro attuale patrimonio, quello da cui è ancora possibile ripartire. Abbiamo davanti forse ancora qualche anno, a essere ottimisti. Poi sarà troppo tardi. A noi scegliere.

  • Roberto  On marzo 7, 2014 at 4:34 pm

    Pacciardi avrebbe detto che siamo sotto dittatura della democrazia. Ma la “spallata”, come la chiamava lui,oggi, in Italia, la può dare solo il Vesuvio

    • antoniochedice  On marzo 7, 2014 at 5:24 pm

      Speriamo, ma in Ucraina non ci sono vulcani……

  • Luca  On marzo 7, 2014 at 6:26 pm

    Veramente qui da noi non vedo tutta ‘sta democrazia. Si rischierebbe di dare una spallata precipitando nel vuoto o di incocciare in qualcos’altro. Una democrazia, per quanto degenerata, presupporrebbe l’esistenza di eletti, che sono scelti, ed elettori, che scelgono. Mancano i primi. In quanto ai secondi, sono tali quelli che assomigliano almeno un po’ a dei cittadini, non soltanto a delle persone. Ci sono probabilmente più occasioni per costruirla, una democrazia, che per demolirla.

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