VICENDA DEI MARÒ: A CIASCUNO IL SUO PEZZO DI POPÒ. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera.com
Presidenza della Repubblica: il primo pezzo è suo per essersi immischiata di una vicenda non di competenza e per aver fatto sapere a tutti quale fosse la posizione del Presidente nelle varie fasi di questa sciagurata vicenda da cui non esce bene nessuno.
Il capo dello Stato non deve essere messo in condizione di avere cadute di immagine, specie in politica estera.

Presidenza del Consiglio: colpevole anche il gatto del portiere. Monti su questa vicenda ci ha fatto la campagna elettorale, la foto ricordo, la figura del Badoglio dei poveri.

Il lato positivo è che il plotone di esecuzione che lo ha eliminato dalla scena politica è composto da sole due persone. Austerità prima di tutto.

Il Capo dell’Aise ( che dipende dalla Presidenza del Consiglio) non è riuscito a intervenire in nessun momento e in nessuna fase. Avrebbe potuto, ad esempio, organizzare una fuga dall’India, un falso incidente stradale a Natale dopo una bisboccia tra commilitoni per trattenerli in coma al Celio, una incriminazione all’ambasciatore indiano magari da compromettere con una bambina ( stupri in bus…) e poi proporre confidenzialmente di ” chiudere con un pareggio”, un ricatto alla famiglia Ghandi sulla fanciullezza della signora, una “iniziativa personale” dei due pacchi postali con fuga e impiego all’estero in maniera da tenere indenne il buon nome dell’Italia, corrompere i giudici in India o almeno un paio di media per attutire il coro di critiche che adesso ci travolge. Ecco un miliardo all’anno da risparmiare.

Ministero degli Affari Esteri: sembra che il ministro Terzi abbia fin dalla prima licenza proposto di trattenere i due malcapitati in Italia in maniera da sottrarlo alla competenza del suo ministero e fottersene. Sapeva per certo di aver affidato la vicenda a un incompetente politico e giuridico e ha cercato di salvare la sua bottega. Quando andrà in pensione, al Circolo gli faranno omaggio della quota annuale in segno di gratitudine. Non ha ottenuto nessun sostegno dalla UE ( la Ashton ha delegato un vago auspicio alla sua portavoce), la NATO, l’ONU ed ogni altra organizzazione internazionale che annaffiamo di denaro.

Ministero della Difesa : avrebbe dovuto prendere in mano la vicenda fin dalle prime battute, in fondo si sta parlando da un anno di due suoi impiegati. Non ha ordinato alla nave italiana di NON tornare indietro a consegnare i marò a un governo regionale. NON ha fatto adeguata pressione sugli Stati Uniti che hanno bisogno delle nostre basi per ottenere il loro appoggio minacciando anche il ritiro delle nostre truppe ( 14.000 uomini e una decina di navi ) da ogni tipo di missione estera fino a che non si fosse chiarito il quadro giuridico di riferimento, NON ha chiarito quali fossero le regole di ingaggio dei maró , NON li ha addestrati adeguatamente, NON ha evitato di far vestire l’uniforme a due imputati di omicidio. Avete mai visto una foto in uniforme del marine Lozano da quando finì nella vicenda Callipari?


Ministero dell’Interno
: c’entra perché l’attività anti pirateria è di sua incompetenza. Se avesse fatto come gli inglesi che hanno detto agli armatori di organizzarsi privatamente ( loro il guadagno, loro il rischio) questa crisi non sarebbe scoppiata. Bravo Bobo.

Ministero della Giustizia: anche questo dicastero ha proposto di trovare una soluzione in un perimetro di diritto internazionale. ( leggi non posso darvi una mano (!) se la spicci Terzi) . Dopo che tutta Italia ha sbandierato la tesi che i maró andavano processati in Patria, aspettiamo l’apertura di un procedimento a carico dei due fucilieri di marina e speriamo che tra dieci anni non cerchino asilo in India per sfuggire a Ingroia.

La stampa: alla patetica ricerca di un orgoglio nazionale, ha sostenuto le tesi più strampalate fornite dagli uffici stampa dei vari dicasteri e adesso che la torta Ikea è fatta, ha giustamente diritto alla sua parte. Riportare acriticamente i comunicati e ” le indiscrezioni” non fa giornalismo professionale. Fa pena.

Notate per la loro inutilità l’avvocatura dello Stato ( perché non li esodiamo?) e la Corte dei conti. Infortunato Di Paola che avrà problemi a continuare a brigare la presidenza di Finmeccanica dato che il primo problema da affrontare sarebbe la vicenda degli elicotteri indiani.
Ricordate quando il settimanale Epoca promosse una colletta “per la fame in India” e Carosone compose la canzone ” Pasqualino Marajá” per il giovane napoletano che impalmò una principessa indiana?
Tiempi belli e ‘na vota…..

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Commenti

  • valgargione  Il marzo 16, 2013 alle 4:44 pm

    bel articolo. bravo.

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