COME SEPARARCI DAI 4 PAESI CON AAA DI RATING E DARE VITA A UN EURO SOFT E FORTE. di Antonio de Martini

Chi avesse letto il post del 3 marzo ” La Germania ci offre una via di uscita,” avrà notato che ho definito l’Euro attuale ” una costruzione sbagliata”. Adesso perché non sembri una battuta – in un tempo in cui abbondano – vorrei fare la proposta alternativa che poi l’amico GIc caldeggia da sempre e ha anche fatto il nome di un propositore illustre che ora non ricordo.

Il signor Hans- Olaf Henkel – già presidente della Confindustria tedesca fino a pochi giorni fa – ha proposto una separazione , non so quanto la immagini consensuale, e la creazione di un “Euro del Nord”  assieme a Olanda, Finlandia e Austria.

Se attuata di comune accordo, la soluzione non solo è percorribile, ma cercherò di spiegare in maniera semplice perché la trovo vantaggiosa per tutti i paesi dell’area Euro che non hanno una tripla AAA di rating.

In caso di separazione,  una operazione di finanza corrente fatta in USA piu volte anche per separare la troppo potente compagnia telefonica ATT divisa addirittura in quattro, è intuitivo che le due valute sarebbero in sano, normale  regime di concorrenza e  non sarebbe la prima volta che si vedrebbero due valute nella stessa area economica o addirittura nello stesso paese.

L’Euro del Nord sarebbe una valuta  fortissima al punto che , secondo me, penalizzerebbe in maniera decisa le esportazioni industriali tedesche e favorirebbe gli aspetti di credibilità finanziaria ( che però è già massima…). La Germania verrebbe però  favorita negli investimenti all’estero.

L’Euro del sud, avrebbe una svalutazione calcolabile attorno al 10/12%  rispetto agli attuali equilibri, che darebbe fiato a chi ha debiti in Euro vecchio conio e aiuterebbe decisamente la ripresa industriale dei paesi latini  necessaria a dare un deciso stop alla disoccupazione che ha raggiunto livelli socialmente pericolosi.

Le merci nostre  e francesi o Spagnole, il vino portoghese o le olive greche troverebbero nuovi sbocchi e l’Italia, primo cliente della Germania, comprerebbe ( come gli altri) meno automobili tedesche  e manufatti industriali, ma, convenitene,  non sarebbe un nostro problema.

L’ Euro ” soft” eserciterebbe una irresistibile forza di attrazione verso i paesi che attualmene sono fuori dall’Euro, considerando la sua disciplina troppo rigida e rappresenterebbe un punto di riferimento per paesi in cerca di un ubi consistam come la Turchia o perfino la Russia. Due amici di Berlusconi.

Il punto critico sarebbe l’emissione di nuovi titoli di credito  e l’accoglienza che riserverebbe il mercato al nuovo euro. UN secondo punto critico sarebbe il rimborso del debito pubblico calcolato in euro “vecchio conio” che sarebbero svalutate del 10-12%.

Ritengo che la risposta a questi interrogativi sia che i paesi dell’Euro del Sud potrebbero emettere  i loro titoli in comune ed offrire un concambio interessante ai cassettisti: gli Eurobond del sud sarebbero così un elemento di coesione e di nuova , non lassista ma nemmeno masochista, disciplina di bilancio e verrebbero ad offrire una garanzia di pagamento enorme e certamente superiore a quella di un singolo paese. 

Penso si potrebbero federare i  13 paesi già euro  superstiti e almeno altri tre che attualmente sono nella UE, ma non nell’area Euro.( Polonia, Romania, Ungheria e  due dei tre baltici)

L’operazione ” separazione” si potrebbe realizzare in maniera semplice: facendo uno ” spin off” ( parola grossa per dire che si dividerebbe la BCE in due).

Perchè l’iniziativa  non sia considerata campata in aria, inserisco in calce l’elenco dei quotisti della Banca Centrale Europea, da cui vedrete che il 30% delle quote è già  in mano a stati che non appartengono all’area Euro; che la Germania possiede solo il 18% del capitale e i suoi alleati hanno degli uno virgola qualcosa, tranne l’ Olanda che ha quasi il cinque.

Continuando nel ragionamento, se le quote della BCE sono già in mano a paesi estranei all’Euro, perché non ipotizzare l’intervento  anche di altre Banche centrali, dalla  Federal Reserve  ( se ben ricordo all’atto della Costituzione della Banca  il 75% delle riserve BCE erano in dollari) o del Brasile, India o della Cina che,  mentre NON sono certamente  interessate a comprare i nostri debiti, sarebbe sicuramente interessate ad una alleanza con l’Europa,  anche acquistando quote della BCE del mediterraneo che sarebbero più a buon mercato e coinvolgerebbero più paesi che non i quattro di cui tre con mercato asfittico.

Dal punto di vista demografico, l’Europa di Henkel avrebbe circa 120 milioni di abitanti e noi 380. e, come diceva quello, il numero è potenza.

Il dibattito è aperto e spero che non si limiti al solo “Corriere della Collera”. Ecco i numeri:

Quote della BANCA CENTRALE EUROPEA sottoscritte dalle BANCHE CENTRALI NAZIONALI degli Stati membri la cui moneta è l’euro. Da questa tabella si deduce che  la Germania possiede il 18,94% del Capitale  e  La Finlandia, che alza tanto la voce,  ha sottoscritto l’1,25% del capitale, ossia meno della Grecia ( 1,96%). 

I paesi aderenti all’Euro hanno sottoscritto in totale 69,97% del Capitale. 

Il restante 30,03 è stato sottoscritto da paesi della Unione Europea, ma non aderenti all’Euro. Tra questi spicca l’Inghilterra  con il 14,51 e la Polonia con il 4,89%. Troverete in calce al post tutte le quote  sottoscritte dai soci della BCE, con l’avvertenza che l’aver sottoscritto le quote non da diritto di voto ( e nemmeno di veto).

Ognuno potrà giocare con le quote e immaginare quali cambiamenti apportare per raggiungere un  nuovo equilibrio soddisfacente .

Propongo di allargare questo dibattito e chiedere conteributi a quante persone possibile.

Nella tabella qui sotto sono riportate le quote di capitale sottoscritte e versate dalle BCN aderenti all’eurozona[5]:

Banca Centrale Nazionale Capitale sottoscritto (%) Capitale versato [€]
Deutsche Bundesbank 18,94 1.406.533.694,10
Banque de France 14,22 1.056.253.899,48
Banca d’Italia 12,50 928.162.354,81
Banco de España 8,30 616.764.575,51
De Nederlandsche Bank 3,99 296.216.339,12
Nationale Bank van België/Banque Nationale de Belgique 2,43 180.157.051,35
Τράπεζα της Ελλάδος/Bank of Greece 1,96 145.939.392,39
Österreichische Nationalbank 1,94 144.216.254,37
Banco de Portugal 1,75 130.007.792,98
Suomen Pankki-Flnlands Bank 1,25 93.131.153,81
Central Bank and Financial Services Authority of Ireland 1,11 82.495.232,91
Národná banka Slovenska 0,69 51.501.030,43
Banka Slovenije 0,33 24.421.025,10
Eesti Pank 0,18 13.294.901,14
Banque centrale du Luxembourg 0,17 12.975.526,42
Banca centrale di Cipro 0,14 10.167.999,81
Bank Ċentrali ta’ Malta/Central Bank of Malta 0,06 4.694.065,65
Totali 69,97 5.196.932.289,36

 

Quote sottoscritte e quote versate dalle BCN degli Stati membri che non hanno adottato l’euro [modifica]

Secondo l’articolo 48 dello statuto della BCE, le Banche centrali nazionali degli Stati membri con deroga, le quali non hanno titolo a partecipare alla ripartizione dell’utile, né sono tenute al ripianamento delle perdite della BCE, versano il 7% delle quote di capitale rispettivamente sottoscritte a titolo di contribuzione ai costi operativi della BCE connessi alla partecipazione al SEBC (Sistema europeo delle banche centrali).Nella tabella qui sotto sono riportate le quote di capitale sottoscritte e versate dalle BCN non aderenti all’eurozona[5]:

Banca Centrale Nazionale

Capitale sottoscritto (%)

Capitale sottoscritto [€]

Capitale versato [€]

Bank of England 14,51 836.285.430,59 58.539.980,14
Narodowy Bank Polski 4,89 282.006.977,72 19.740.488,44
Banca Naţională a României 2,46 141.971.278,46 9.937.989,49
Sveriges Riksbank 2,25 130.087.052,56 9.106.093,68
Danmarks Nationalbank 1,48 85.459.278,39 5.982.149,49
Česká národní banka 1,44 83.368.161,57 5.835.771,31
Magyar Nemzeti Bank 1,38 79.819.599,69 5.587.371,98
Българска народна банка (Banca nazionale di Bulgaria) 0,86 50.037.026,77 3.502.591,87
Lietuvos bankas 0,42 24.517.336,63 1.716.213,56
Latvijas Banka 0,28 16.342.970,87 1.144.007,96
Totali 30,03 1.740.206.681,02 121.176.379,25
Totali generali 100,00 10.760.652.402,58 4.142.260.189,23
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Commenti

  • gicecca  Il marzo 5, 2013 alle 4:07 PM

    Beh, grazie della citazione iniziale. Il nome dell economista che da tempo sostiene l idea di un euro del sud e di un euro del nord é Luigi Zingales, lo stesso che ha abbandonato Giannino quando si é scoperto che quest’ultimo alla Chicago University dove Zingales insegna sul serio, non ci era mai stato. Inutile dire che da povero medico mi pare ancora una cura quasi ideale, con qualche side effect solo per la Germania (che infatti vi si oppone fermamente). GiC

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